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Full text of "Delizie degli eruditi toscani"

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UNIVERSITY  OF  CALIFORNIA 
AT   LOS  ANGELES 


DELIZIE 

DEGLI 

ERUDITI   TOSCANI. 


TOMO      VI. 


DELLE     POESIE 

D    I 

ANTONIO    PUCCI 

CELEBRE    VERSIFICATORE    FIORENTINO 
DEL      M  C  C  C. 

E  PRIMA  i  DELLA  CRONICA 

DI  GIOVANNI  VILLANI 

RIDOTTA    IN    TERZA    RIMA, 

PUBBLICATE,  E  DI  OSSERVAZIONI  ACCRESCIUTE 

D      A 

FR.   ILDEFONSO    DI   SAN    LUIGI 

CARMELITANO    SCALZO 

DELLA    PROVINCIA    DI    TOSCANA 

ACCADEMICO   DELLA   CRUSCA 
VOLUME    QJJARTO. 


IN  FIRENZE  V  ANNO   MDCCLXXV. 

PER  GAET.    CAMBIAGI    STAMPATOR  GRANDUCALE 
CON   LICENZA   DE*  SUPERIORI  » 


0       n   o    a 


ALL'  ILLUSTRISSIMO  SIC.  MARCHESE 

BENVENUTO  GIUSEPPE 

DE       VENUTI 

CIAMBERLANO     DELLE    LL.     AA.    RR. 

CAVALIERE   DEL    SACRO    MILITARE    ORDINE   DI    S.  STEFANO  P.  M, 
E   PATRIZIO   DELL'  ANTICHISSIMA   CITTA'  DI  CORTONA 


FR.  ILDEFONSO  DI  S.  LUIGI  CARM.  SCALZO. 


Ra  le  molte  vetufte  glorie 
che  la  Nobiliilima  Cafa  d 
V.  S.  Illustrissima  mirabil 
mente  adornano,  una  fi  è  per  certi 
f  eccelfa  >    e  magnanima   affezioni 

*  3  alte 

428000 


alle  Lettere,  ed  agli  ftudj  delle  più 
nobili  facuità,  che  rifchiarano,  e 
perfezionano  lo  fpirito  dell'  uomo , 
e  lo  rendono  vero  Cittadino,  e  Pa- 
dre della  Patria,  de' quali  ed  Ella, 
ed  i  fuoi  chiariffimi  Antenati  fatti 
fi  fono  e  laudevol  parte  ,  ed  alti 
proteggitori  in  ogni  tempo .  Del 
che,  fenzach' io  inutilmente  venga 
qui  rimembrando  tra*  più  rimoti 
tempi  gli  Uomini,  ed  i  fatti  lumi- 
nofiffimi  de'  Marchesi  Venuti  ,  vivo- 
no tuttora,  e  viveranno  immorrali 
nella  memoria,  e  nelle  lingue,  non 
dico  folamente  de'gentiliffimi  Corto- 
nefi ,  non  de'  Tofcani ,  né  degP  Ita- 
liani foltanto,  ma  di  tutti  i  Let- 
terati d'  Europa  i  Nomi  dolcilfimi 
di  Niccola  Marcello,  già  degno 
Padre  ,  e  di  Monfig.  Filippo  ,  e  del 
Marchefe  Abate  Ridolfino  Zii  a- 
mantiflimi  di  V.  S.  Illustrissima,  che 
col  maflìmo  ardore ,  che  pofla  mai  un 


ani- 


animo  nobile ,  la  Repubblica  delle 
lettere  hanno  per  ogni  maniera  e 
copiofamente,  ed  ampiamente  illu- 
Arata.  None  quefta  mendicata  arte 
di  dire .  Le  due  famofiflime  Acca- 
demie di  Cortona,  di  cui  ho  F  o* 
nore  ancor  io  di  eflere  umililìimo 
membro ,  Etrufca ,  e  Bottanica ,  o  in- 
ftituite ,  o  riftaurate ,  ed  amplificate  , 
e  porte  in  queir  alta  giuftiflìma  ri- 
putazione ,  e  fplendore,  in  cui  fon  di 
prefente ,  è  opera  per  la  miglior  par- 
te e  Sua  ,  e  di  Loro .  Le  tante  Opere 
fcritte,  ed  impreiTe,  ed  in  ogni  genere 
dì  dotto  argumento,  e  che  fono  1'  a- 
more  più  dilicato  degli  Scienziati , 
mandano  di  per  fé  all'eternità  più 
famofa  quefti  celebratiffimi  Nomi.  La 
corrifpondenza  perpetua,  ed  ami- 
chevole co'  primi  Letterati  d' Euro- 
pa, e  perfino  col  maggior  Filofofo, 
che  tuttavia  rifplenda  fui  Trono  tra  i 
Monarchi  ,  la  quale  bene  apparifee 

dal 


vìi) 

dal  coftante  loro  carteggio  co'  tre 
dinominati  Venuti  ,  che  delia  pub- 
blica luce  ben  degno  farebbe  ;  e 
quindi  i  dubbj  difficiliflìmi  Loro  pro- 
poli ,  e  prontamente  da  Eflì  di- 
fciolti  in  qualfivoglia  feientifica  ma- 
teria ;  P  erudite  ricerche ,  e  cogni- 
zioni, fatte  da  Loro  agii  amici  libe- 
ralmente comuni ,  e  quei  molto  di 
più,  che  può  mai  appagare  Pinfa- 
ziabile  difiodichi  q  dato  tutto  alla 
cultura  dello  'ngegno,  e  che  da  ogni 
lettera,  come  da  un  copiofo  torren- 
te rifulta ,  fono  altrettante  riprove 
della  pubblica  meritata  Loro  efti- 
mazione  .  Né  è  da  trafeurarfi  col  Si- 
lenzio la  domeftica,e  fcelta,  e  co- 
piofa ,  ed  elegante  Libreria ,  che  a 
V.  S.  Illustrissima  hanno  Eglino 
tramandata  ,  e  che  ogni  dì  più  viene 
da  Lei  coi  più  fquifito  gufto  arric- 
chita .  Il  più  bel  monumento  però 

di   quefto  genio   letterario",  che  ci 

ab- 


JX 


abbiano  ferbato  fino  a  quefti  tempi 
gli  Eroi  de' Venuti,  io  direi  fenza 
tema  di  adulazione,  che  foffe  appun- 
to la  Perfona  di  V.  S.  Illustrissima 
che  come  in  tutte  1'  altre  gloriofe 
doti,  così  in  quella  raccoglie  in  le 
fola  ,  ed  avanza  i  pregi  di  tutti  i  fuoi 
Avi  fplendidiflimi  ;  onde  non  fia  ma- 
raviglia ,  fé  e  dalla  Patria  fua,  e  dal- 
la Mente  fagaciflìma  del  Noftro  fe- 
liciflimo  Sovrano  fon  quelli  in  tan- 
te guife  riconofciuti ,  impiegati ,  e 
onorevolmente  dipinti.  Ma  non  più 
mi  permette  di  dire  7  comecché  nulla 
appena  detto  m'  abbia ,  la  Sua  in- 
nata Modeftia ,  che  a  tutte  V  altre 
nobili  prerogative  fa  la  corona  più 
vaga.  Come  però  per  tutte  quelle 
niuno  dovrà  maravigliarli,  fé  con- 
fortato io  pure ,  ed  eccitato  dallo 
Splendore  di  sì  rari  pregi, che  in  V.  S. 
Illustrissima  li  adunano  ,  mi  fo  co- 
raggio di  porre  fptto  i  fauftiflimi  auf- 

pi- 


pizj  di  Lei ,  e  del  fuo  Chiarifììmo 
Nome  quefto  fello  Volume  della 
mia  Raccolta  di  Scrittori  Tofcani; 
così  ancora  confido,  che  la  ringoia- 
re Sua  Gentilezza  non  (blamente  fi  a 
per  condonare  a  me  benignamente 
quefto  ardimento,  ma  vorrà  de- 
gnarli eziandio  di  accogliere,  ed  ac- 
cettare cortefemente  nella  Sua  va- 
lidiflima  Protezione  queft'  umile  tc- 
ftimonianza  di  mia  più  divota ,  ed 
antica  ftima,  e  venerazione,  quai 
io  riverentemente  Gliel'offero,  de- 
dedico  ,  e  confacro. 


Adì  3.  Giugno  1775. 

~\jOì  appiè  fono  ferini  Ceti  fori  ,  e  Deputati 
_l\  dell'  Accademia  della  Crufca  5  riveduta  a 
forma  della  Legge  preferitta  dalla  Generale  Adu- 
nanza de Uy  anno  1705.  la  feguente  Opera  dell'  In- 
nominato noflro Accademico  Fr.  Ildefonfo  di  S,  Luigi 
Carmelitano  Scalzo ,  intitolata  :  Delizie  degli  Eru- 
diti Tofcanì  Tomo  VI.  non  abbiamo  in  efa  ofler- 
vati  errori  di  lingua. 

Il  Migliorato.  )  renrQr\ 

Inn.  Leopoldo  Andrea  Guadagni.  )        1 

Inn.  Zanobi  Covoni .       )  ~  fc  _. 
Il  Sofferete ,  j  Deputar,. 


Atte  fa  la  fopraddetta  relazione  fi  da  facoltà 
air  Innominato  noflro  Accademico  Fr.  Ildefonfo  di 
S.  Luigi  Carmelitano  Scalzo  di  poterfi  denominare 
nella  pubblicazione  di  detta  fua  Opera  Accademico 

della  Crufca, 

Inn.  Giovanni  Federighi  Arciccnfolo . 


Inn.  Vincenzio  Alamanni  VicefegretariQ 


PROEMIO 

DI  CHI  PUBBLICA  LA  PRESENTE  OPERA; 

fi. 

Del  contenuto  in  queflo  ultimo  Volume 
dell'  Opere  dì   Antonio  Pucci . 

COntiene  il  prefente  Volume ,  col  quale  fi 
pon  fine  a  tutte  le  Foeile  del  Pucci,  che 
per  noi  fi  fon  potute  ritrovare,  gli  ultimi 
diciaflette  Canti  del  Tuo  Centiloquio  ;  cioè  *  dal 
ixxv.  al  xci.  che  comprendono  appunto  I"  ultima 
parola  del  diftrco  altrove  fpiegato ,  Cronica  ,  e  la 
finale,  Deo gratias  ;  a'  quali  Ganti  abbiamo  fatto  im- 
mediatamente feguire  la  Défcrizione  della  Guerra 
fra*  Fiorentini  9  e1  Pifani  dal  mccclxii.  al  mccclxv. 
quindi  il  Capitolo  intitolato*  Le  Proprietà  di  Mer- 
cato Vecchio  ;  e  appretto  V  altro  Morale  contro  alcuni 
viz'jt  ed  ufanze  biafimevoli;  pofcia  ajcuni  Sonetti* 
tracciandone  pochi  altri ,  che  trattano  d*  amore  , 
o  di  cofe  a  noi  meno  dicevoli  ;  e  finalmente  un 
altro  Capitolo  [opra  i  mali  della  Vecchiaia  ,  a  lui 
attribuito  non   fenza  qualche   dubbiezza  . 

Intorno  a  quelli  diciaflette  Canti  del  Centilo- 
quio* è  da  notare  primamente,  che  V  ultimo  ,  cioè 
il  xci.  non  appartiene  propriamente  a\V  ordine 
della    Cronica  di  Giovanni    Villani,  ma  egli  è  fcl« 

Tom.  VU  a  tan~ 


li 

tanto  un  epìlogo  delle  dignità  ,  e  prerogative  più. 
Angolari  di  Firenze ,  come  fi  trovava  in  que'  tempi . 
Quindi  è  avvenuto  ,  che  di  quello  Cinto  ve  n'han- 
no feparatamente  molte  antiche  co  )ie  manofcritce 
in  diverfe  Litrerie  pubbliche,  e  private  di  noli r a 
Patria,  lotto  varj  titoli,  dove  di  Deferitone  di  Fi- 
renze ,  dove  di  Nobiltà  di  Firenze,  e  dove  final- 
mente di  Bellezze  di  Firenze .  Due  di  quefh  MSS. 
fé  parati  da  tutto  il  Centiloquio  m'  è  venuto  faro  di 
rifecntrare,  e  confrontare  covfoliti  tre  Codici,  di 
cui  mi  fon  fervito  in  tutta  quella  edizione ,  e  collo 
Campato  dal  Corbinelli ,  e  poi  da  Tommiìo  Buo- 
naventuri  dietro  la  Beila  Mino  dì  Giulio 'de*  Conti  • 
L'  uno  è  quello  della  Riccardiana  fotto  la  lettera 
M.  IV.  n.  xxxnl.  in  quarto,  fcritto  nel  ecoio  xv. 
o  nel  principio  del  xvl.  di  cui  parla  il  noflro  im- 
mortale Gio.  Lami  nel  fuo  Catalogo  Rampato 'di 
que'copiofìfilmi,  e  riguardevoli  MSS.  L1  altro  è  in 
un  volume  in  quarto  di  molte,  e  varie  Poefie  di 
diverfi,  fcrtto  fui  fine  del  xiV.  o  nell'  ìncomincia- 
mento  del  xv,  fecolo,  fegnato  eternamente  n»  93. 
e  pofleduto  dal  Chiariflimo  Sig.  Domenico  MarÌ3 
jvlanni,' nel  quale  il  Canto,  o  Capitolo  del  Pucci, 
di  cui  fi  tratta,  cade  appunto  a  car.  23,  col  titolo, 
La  Nobiltà  di  Firenze,  e  termina  in  tronco  a  car.  27. 
nella  danza  86.  per  mancanza  di  una  intera  carta  . 
In  quelli  due  Codici ,  fra  le  altre  molte,  ho' o ner- 
vata quella  gran  varietà,  che  occorre  nel  primo 
verfov  cioè  ,  che  dove  gli  altri  leggono,  S'ttantatre 
mille  trecen  correndo  ;  ovvero ,  come  nota  il  men- 
tovato Buonaventuri  nella  Prefazione  a  detta  Bella 
Mano:  Mille  trecen  fettantatre  correndo',  quelli  due 
hanno,  Mille  trecen  jettantajei  correndo  .  Ma  è 
chiaro  in  parte  l'errore,  per  la  ragione,  che  ivi 
adduce  il   Buonaventuri \    cioè?  perchè    dovendo 

que- 


Ili 

quefto  ultimo  Canto  del  Centiloquio  incominciare 
perla  lettera  Sf  eh'  è  l*  nltimadel  Deo  gratias  ,  Set- 
tantatre ,  o  Settantafel  dee  efière  la  Tua  prima  pa- 
rola ,  e  non  Mille.  Il  perchè  poi  quelli  due  Co- 
dici portino  Settantafel ,  e  non  Settantatre ,  io  non 
lo  faprei  indovinare,  fé  non  attribuendolo  ad  er- 
rore ,  o  ad  arbitrio  de'  Copifti ,  che  molte  altre  li* 
cenze  peravventura  fi  fon  prefe  ;  febbene  io  non 
neghi,  che  il  Pucci  anche  nel  1376.  potette  edere 
tra'  viventi ,  e  capace  di  verfeggiare  .  Ma  dappoiché 
delle  variazioni,  e  licenze  de' Copifti  corre  ora  il 
difeorfo ,  piacemi  di  non  privare  qui  la  curiofità 
de'  miei  gentili  Leggitori  di  quelle  più  notabili , 
che  ho  oflervate  nel  riferito  Codice  dei  Sig«  Man- 
ni ,  particolarmente  in  tutto  quei  tratto,  ove  il 
Pucci  riferifee  i  Cafati  illuftri ,  che  allora  erano  in 
Firenze,  lafciando  le  poche  altre  divertita  di  minor 
conto  da  me  notate  nel  Codice  Riccardiano  anzi- 
detto, che  pure  ho  legnate  appiè  dello  fletto  Canto 
infra  le  altre  folite  Annotazioni,  fotto  quello  fegno 
Altri,  o  Ah  Ecco  adunque  quelle  del  primo. 

It.  33.  v.  2.  Tornaquinci,  Yofinghu'Bi[dominiie Donati» 
34.  2.  liberti ,  Abati,  Lifei ,  e  Lamberti. 
35.2.  Franzefi,  Scolari  ,  Brunelle fcbi\  e  or  di  quelli . 
38.  2.  Soderini  ,  Carne fecchi  ,  Muzzi  ,  e  Quaratefi. 

41.  3.  Bona  e  cor  fi ,  Anfelmi,  Velluti ,  e  Rinucci  • 

42.  2.  Qne*  da  Filicaia  ,  e  Manovel/i  9 

Attaviani ,  Daffoli ,  e  Cerretani . 
43.1.  Guadagni ,  Aleffandri ,  Lupaccbini ,  e  Bovcrelli . 

3.  Manetti  ,  Pecari  ,  Lanfredini  ,  e  Rufercbelli. 
44»  1  •  Agl'ioni ,  Buccinani  ,  Sirigatti ,  e  Valorini . 
45.  2.  Compiobbefi  >  Cor fi ,  e  Ardingberi . 
49.  3»  Ardinghelli ,  Bufoni ,  e  Tolofini . 
Si.  1.  Benzi  >  Botte ,  Cafferelli  >  e  Jucci , 

a  2  3.  C///- 


IV 

3-  Ciuf  agni ,  Vai ,  Gattoli  ,  e  Pucci  • 

52.  i,  Angulini  ,  Ug  anelli ,  e  Pigio  vanni . 

BiiiHCtardi ,  Morelli ,  ?  Te  dal  di . 

53.  1.  Fa/coni ,  Gallar  i  ,  Sa  flètti  ,  ?  Porcellini . 

54.  3.  Xt'*'  ^^  CV//tf ,  Mazzetti,  e  Monaldi , 

Il  vedere  qui  inferiti  quaft  a  forza,  ed  in  pili 
luoghi  anche  lenza  attendere  alle  leggi  del  verfo, 
e -delia  rima,  Calati,  che  in  nifliino  altro  Codice 
fi  leggono,  potrebbe  far  fofpettare,  che  quello 
Copifta  fofTe  flato  condotto  dall'  amor  privato  di 
alcune  Famiglie  ad  alterare  così  il  vero  tefto  del 
Pucci;  parendo,  che  il  ricorrere  alla  femplice  igno- 
ranza, o  negligenza,  che  in  tutto  il  retto  non  (1 
oflVrva  ,  fo(Te  un  troppo  condonare.  Né  pure  ce 
«e  fiamo  flati  all' edizioni  accennate  o  del  Corbinel- 
li ,  o  del  Buonaventuri  perla  più  corretra  lezione 
-di  quefto  Canto;  ma,  toltone  pochi  luoghi,  abbia- 
mo prefcelta  tempre  quella  de'  noftri  ere  MSS.  che 
ci  fono  (lati  guida,  ed  efemplare  in  tutta  quella 
lunga  ,  e  f3ticofa  opera ,  perchè  in  verità  ci  è 
fembrata  fèmpre  la  migliore;  ficcome  ognuno  po- 
trà giudicarne  dalle  differenze  di  quefte  impreflìo- 
m  9  che  altresì  abbiamo  fedelmente  riportate  appiè 
del  Canto,  con  quefto  fegno  Ed»  Fir.  Tutto  ciò 
abbiamo  creduto -dover  notare  intorno  a  queir.'  ul- 
timo Canto  del  Centiloquio  ,  come  quello,  eh' è 
Irato  finora  il  più  celebre,  ed  il  più  conofeiuto  di 
tutto  il  reftante  dell'Opera,  e  del  quale  lì  fono 
valuti  ancora  p-li  ultimi  Compilatori  del  Vocabola- 
rio  della  Crufca,  ficcorne  abbiamo  detto  nel  Proe* 
mio  del  primo   Volume. 

Ma  non  è  men  degno  per   altre  cagioni  di  oH- 
fervazione  il  fine  del  Canto  xc.  e  penultimo  ,  col 
quale  fi  crede  il  Pucci  di  dar  compimento  a  quan- 
to 


V 

to  avea  iafdato  fcritto  Giovanni  Villani ,  chiudende 
così  rutto  l'ordine  della  fin  Verdone.* 

ioo.   Mancaci  qui  la  prò  fa  per  rimare; 

Ma  fi  Villan ,  figlimi  dell'  Autore 

Vorrà  ,  potremo  ancora  feguitare  ; 
Se   non  vorrà  ,  mi  feufo  a  te  ,  Lettore . 

É  così  egli  feguita  la  Cronica  del  Villani  /blamente 
fino  all'anno  r3 36.  che  corre  col  Capitolo  50.de! 
Libro  xl.  quando  è  noto  al  contrario,  che  il  Vil- 
lani profeguì  a  fcrivere  fino  all'anno  1348.  che  fu 
quello  della  gran  peftilenza  di  Firenze  ,  della  quale 
egli  morì,  conducendo  tutto  quel  Libro  fteflb  xl. 
fino  a  Capitoli  142.  e  tutto  il  xil.  feguente  fino  a 
Capitoli  122.  Ora  effendo  manifefto  per  la  riferita 
dichiarazione  del  Pucci,  eh' e' non  reftò  di  poetare 
né  per  iftanchezza  ,  e  faftidio,  né  per  altro  malva- 
gio volere,  e'  bifognerà  dire  ciò,  che  abbiamo 
appiè  del  Canto  medefimo  avvertito;  eh*  egli  non 
àvefle  tutti  i  Manofcritti  di  Giovanni,  o  perchè 
non  ancona  in  quell'  ultima  parte  porti  da  lui  at 
pulito,  (lo  che  potè  fard  peravventura  da  Matteo 
figliuolo  y  )  o  perchè  il  Pucci  fi  fèrvifFe  di  alcuna  di 
quelle  molte  copie  tronche ,  ed  imperfette  ?  come 
tuttora  ferbanfi  in  varie  Librerie  ,  e  Cafè  partico- 
lari della  noftra  Città  ,  e  com'  e  quella  più  volte 
da  me  citata  ,  che  fi  cuftodifee  in  quella  noftra  Li- 
breria di  S.  Paolino,  la  quale  non  tira  più  là  de- 
gli anni  1331.  Sorte  ,  che  hanno  fòrterto  Umilmente 
molti  altri  antichi  Manofcritti  di  ogni  genere,  co- 
me in  fatto  appunto  di  fio  ria ,  e  di  croniche 
avremo  luogo  di  far  vedere  appretto  fra  quelle, 
che  andiamo  preparando  per  Io  profeguimento  di 
t|uefta  noftra  Raccolta;  la  quale  abbiamo  animo  di 
a  3  far 


VI 

far  fervire  non  (blamente  al  diletto  della  Lingua  , 
ma  eziandio  all'utilità  della  ftoria  ,  fpezialmente 
Fiorentina,  e  Tofcana. 

Dopo  il  lungo  Centiloquio  abbiamo  pollo  in 
ferie  dell'Opere  del  nollro  Pucci  la  Defcrizione 
della  Guerra  Pifana  in  ottava  rima  ,  come  quella  , 
che  e  per  V  argumenco  ,  e  per  la  lunghezza  dee 
precedere  V  altre  .  Quella  abbiamo  tratta  dall'  in- 
signe Codice  della  Stroziana  ,  comprefo  in  un  vo- 
lume in  quarto,  fegnato  num.  405.  fcritto  in  per- 
gamena con  Ibmma  eleganza  ,  e  chiarezza  di  carat- 
tere, colle  lettere  iniziali  lavorate  a  miniatura ,  ma 
lènza  alcun  titolo  né  dell  Opera  ,  né  de'  Canti  ,  che 
perciò  è  flato  fupplito  modernamente  dal  Sig.  Do- 
menico M.  Marini  Bibliotecario ,  nella  prima  pagina 
bianca,  in  quella  guifa ,  che  noi  l'  abbiamo  meflò 
in  fronte  di  tutto  il  Poema,  il  quale  pare  cerca- 
mente  copiato  nello  ftelTo  fècolo  xiv.  In  capo  poi  di 
ciafcun  Canto  abbiamo  per  titolo  fcritto  piuttofto 
Cantare ,  che  Canto ,  perchè  così  gì*  intitola  più 
fiate  l*  Autore  medefimo  per  entro  all'  Opera . 
Anche  l'Ottave  fono  ìlate  da  noi  numerate  per 
comodo  maggiore  de'  Lettori  ,  e  per  ogni  altro 
buon  ufo  de'  tempi  avvenire .  Ottima  è  pure  1'  or- 
tografia di  quello  Codice  per  maniera  ,  che  poco 
è  convenuto  fare ,  per  ridurla  alle  regole  ultima- 
mente fidate  da'noftri  diligentiffimi  Accademici; 
fé  non  che  fi  trafcura  collantemente,  e  fi  tronca 
da  quello  Copifta  V  fi  nella  parola  Che ,  ed  in  tutte 
le  fue  limili,  e  derivate  in  Rne ,  avanti  a  qualsi- 
voglia vocale,  che  non  fiaZT,  o  1,  e  fcrive  C  ab- 
bia ,  Concio  ffi 'a coj a  e*  ogni ,  Pere'  uno ,  ec.  Regola  ,  che 
non  può  allòlutamente  riprenderli,  e  che  fi  vede 
praticata  da  altri  buoni  Scrittori ,  fpezialmente  Poe- 
ti, tanto  negli  antichi  loro  MSS.  quanto  nelle  flam- 


VII 

pe  ;  ben  he  io  non  ardirei  di  ridurla  in  ufo,  e 
perciò  una  volta  fola  ,  o  due  ,  per  darne  un  puro 
faggio,!' ho  qui  lafciata  correre,  ed  a  Tuo  luoso 
l'ho  botata.  In  quello  tanfo  riguardevole  Codice 
un  ibi  difetto  s'incontra  dello  Hello  Cupida  ,di  tre 
vern  mancanti  tramezzo  all' Ottava  38.  del  Secondo 
Cantare .  Ula  poi  il  Pucci  in  tutto  quello  Poema 
una  certa  agrezza  nimica  contro  i  Pifàni ,  che 
dee  alta  condizione  di  que* tempi,  incaloriti  dalle 
due  fazioni ,  perdonarli  9  ma  non  già  in  quelli  no- 
stri di  felicità,'  e  di  pace  approvarli. 

Alla  Guerra  Pifana  fegue  in  quello  ultimo  Vo- 
lume il  bizzarro  Capitolo  intitolato ,  Le  Proprietà  dì 
Mercato  Vecchio ,  tratto  per  me  da  due  MSS.  di 
Cafa  Riccardi;  l'uno  pofleduto  in  proprio  dal  No- 
bile Sig.  M^rchefe  Suddecano  Gabbrielle  Riccardi , 
tanto  meritamente  celebrato  per  la  fua  inlìg ne  pri- 
vata Raccolta  copjoliliìma  di  antichi  Codici  MSS. 
e  per  la  fua  Iceltiflìma  Libreria  particolare,  e  final- 
mente per  lo  collante  fplendidiffimo  genio  di  au- 
mentare ogni  dì  più  i'una,  e  P  altra  .  Quello  è 
un  volume  ,  o  pmttofto  un  quaderno  di  carta  or- 
dinaria ,  che  fra  V  altre  cofe  contiene  del  n olirò 
Pucci  il  prefente  Capitolo  così  intitolato  -  Que  fi  e  fi 
thiamano  le  Bellezze  di  Mercato  Vecchio  ;  ed  un  altro 
morale  di  buone  creanze,  del  quale  apprelfo  parlere- 
mo ,  fentto  ,  com*  io  credo  ,  nel  xv.  leeolo  ,  ma  affai 
fcorretto,  e  fenzadiflinzione  di  verfi,  tronco  di  molte 
flanze  in  qua  ,  e  là  ,  e  dopo  la  68.  del  tutto  con- 
futa con  altra  materia  fuor  di  propofito  ,che  non 
è  certamente  elei  Pucci,  e  che  offende  anzi  che  no 
le  modelle  orecchie.  L*  altro  Tello  è  nel  Codice 
fopra  delcrìtto  delia  Libreria  pubblica  parimente 
Riccardiana,  fegnato  num.  xxxnl.  in  quarto,  nel  qua- 
le dopo  il  riferito  Canto ,  o  Capitolo  delle  Bellezze 
14  Hi 


VII* 

di  Firenze  fi  legge  quefto  col  titolo  :  Le  Proprietà 
di  Mercato  Vecchio,  Benché  non  fiafl  trafcurato  il 
primo  ,  ed  in  qualche  luogo  fiaci  anche  (tato  cT  aiuto, 
abbiamo  però  per  la  prefente  impreflìone  preferito 
quefto  fecondo  Te  fio  ,  come  più  corretto,  ed  in- 
tero .  Di  quefto  leggiadro  Capitolo  dei  Pucci  fé 
già  menzione  Francefco  Sacchetti  fuo  amiciflìmo  nella 
Novella  175.  eh1  è  tutta  fopra  di  lui,  fcrivendone 
così  :  In  quello  trattava  (  Antonio  Pucci  )  di  tutti 
li  frutti ,  e  condizioni  di  queir  orto ,  ne  più  ,  ne  me- 
no ,  come  fé  foffe  ubertofo ,  come  la  piazza  di  mer- 
cato vecchio  di  Firenze  ,  della  quale  già  mife  in 
rima  tutte  le  condizioni  ,  magnificandola  fopra  tutte 
le  piazze  d'Italia»  Lo  rammemora  ancora  il  Si- 
gnor Manni  nella  Vita  dell'  Autore  ,  premerla  da 
1101  a  quefte  fue  Poefie ,  Voi.  L  pag.  xl.  e  predo  lui  > 
ivi,  il  xMigliore  nella  Firenze  illuftrata  ;  e  final- 
mente lo  cita  il  Lami  nel  fuo  Catalogo  de'  MSS. 
della  Riccardiana,  Art.  Pucci  (  Antonio.  )  Nella 
flampa  di  quefto  Capitolo  ci  fumo  preti  la  libertà 
di  mutare  qualche  parola  poco  decente  ne' terzet- 
ti 30.  e  35.  come  ivi  pure  notiamo. 

Il  Capitolo  Morale  contro  alcuni  vizj  ,  edufanze 
biajtmevoli  9  che  viene  apprettò,  e  col  quale  il  Puc- 
ci ha  prevenuto  in  gran  parte  il  Galateo  di  Mon- 
signor della  Cadi,  è  flato  da  noi  copiato  fimilmente 
dal  Codice  Riccardinno  in  quarto  ,  legnato  n.  xxvl. 
fotto  la  fcanzia  O.  III.  riferito  nel  iiiddetto  luogo 
dal  Lami,  e  fcritto  forfè  nel  fecolo  xvl.  Imperoc- 
ché quantunque  più  antico  fia  di  fcrittura  V  ac- 
cennato qui  fopra  del  Sig.  Suddecano;  pure  e  per 
le  dette  ragioni,  e  perchè  manca  ,  tra  per  entro  il 
corpo,  ed  in  fine,  quafl  della  metà,  non  ce  ne 
fìamo  valuti ,  fé  non  fé  per  correggere  in  molti 
luoghi  l*  altro,  facendone  così  di  due  uno  intero  , 

e  per- 


e  perfetto ,  e  tutte  le  mutazioni  fono  fiate  al  foiiro 
da  noi  notate  appiè  deilo  fletto  Capitolo.  Infra  le 
molte  mancanze  però  vi  fi  legge  in  quello  un  ter- 
zetto ,  eh'  è  in  ordine  il  53.  che  non  ho  veduto 
in  aitre  copie  ,  e  dice 

A  noia  fri*  è  quand"  è  pefto  il  favore  , 

Che  il  pe fi  elio ,  e  V  mortai"  con  man  Ji  nette  , 
Perchè  appiccato  non  rimanga  il  fiore. 

E  di  più  a  capo  di  elfo  porta  quefto  titolo,  che 
in  altri  Tetti  non  fi  vede:  Quefi e  fi  chiamano  An» 
noie.  Anche  di  queflo  Capitolo  molte  copie  MSS. 
fé  ne  trovano  in  Firenze,  ma  quafì  tutte  con  qual- 
che varietà  dall'  una  all'  altra  ;  com'  è  pur  quella  , 
da  cui  ne  traffe  il  fàggio,  che  ne  dà  il  Sig.  Manni 
«ella  citata  di  lui  Vita ,  pag.  xvrl.  talmentechè  fé 
ora  tra' viventi  tornafTe  il  noftro  Verfeggiatore  , 
avrebbe  tutta  ragione  di  dir  per  lagnanza  ciòcche 
per  chiufa  di  quello  fuo  Capitolo  allora  minac- 
ciando fcriflé; 

A  noia  ni*  è  chi  quelle  cofe  muta  , 
Ovver  le  crefee ,  janza  Antonio  Pucci; 
Al  vofiro  onor   quefta  parte  è  compiuta  9 

Non  lo  mutar ,  fi  non  vuoi  me  ne  crucci . 

Di  Poefìé  certe  del  Pucci,  oltre  le  riferite,  ed 
oltre  i  varj  Sonetti  pubblicati  già  nel  I.  Voi.  dentro 
la  citata  Vita  dell'Autore,  altro  none' è  avvenuto 
di  ritrovare  ,  fé  non  que'  pochi  Sonetti ,  che  qui 
diamo  dopo  i  detti  due  Capitoli ,  tratti  dal  Codice 
Riccardiano  in  fogl.  fègnato  num.  x.  fotte  la  Jean- 
zia  Q.  II.  e  deferitto  dal  Lami  nel  fuo  Catalogo, 
traforatine  altri,  che  ivi  fi  leggono,  e  che  trat- 
tano 


X 

tano  d'  amore.  Siccome  non  abbiamo  qui  voluta 
riprodurre  il  di  lui  giovanile  Romanzo,  intitolato 
la  Regina  a"  Oriente  ,  e  per  la  fteMl  cagione  ,  e 
perchè  già  corre  per  le  mani  di  tutti  mille  fiate 
riftampnto.  Ci  duole  bensì  di  non  avere  nella  fretta 
Riccardiana  Libreria  potuta  ritrovare  la  Raccolta 
di  alcune  Tue  Laudi ,  che  cita  il  Lami  alla  fcan- 
zia  O  III.  in  un  Codice  in  foglio  legnato  num.  xv. 
per  la  falfa  citazione  occoria  forfè  nella  ibmpa  ; 
poiché  quel  Codice  altro  non  contiene  da  capo  a 
fondo,  fé  non  (e  il  Canzoniere  del  Petrarca  col  Co- 
mento  del  Filelfo,che  fi  riporta  pure  da  etto  Lami 
nel  citato  Catalogo,  /otto  V  Art.  Petrarca ,  col  iblo 
fcambio  delia  fcanzia  O.  IL  Né  minore  fi  è  il  no- 
itro  difpiacere  di  non  aver  faputo  ritrovare  alcu- 
na copia  dell'  altro  Capitolo  da  lui  comporto  fopra 
il  tanto  amato  fuo  orto,  come  ne  fa  teftimonianza 
nella  citata  Novella  175.  Franco  Sacchetti,  con 
quelle  parole  :  E  Quefto  cosìfatt*  orto ,  con  le  proprie- 
tà jne  ,  ave  a  mejjò  il  detto  Antonio  in  rima  ,  in 
capitolo  come  Dante; e  Io  conferma  il  Sig.  Manni, 
nella  fua  Vita,  pag.  x. 

Abbiamo  bensì  fupplito  a  cotal  difetto  col 
produrre  qui  alla  luce  altro  Capitolo  Sopra  i  mali 
della  vecchiaia-,  cavato  dal  fopra  defcritto  Codice 
Riccardiano  in  quarto,  num.  xxxnl.  M.  IV.  Ilqual 
Capitolo  benché  non  polliamo  con  tutt3  ficurezza 
affermare,  edere  del  Pucci;  pure  ce  Io  fa  credere 
quanto  bafta  la  fimi^lianza  del  penfare>  e  dello  Iti- 
le ,  la  dipintura  >  che  fa  in  elio  di  le ,  e  di  fua  fa- 
miglia, e  finalmente  la  probabilità  •  che  ne  moltra 
anche  il  criticiifimo  noftro  Lami  medefimo,  che 
dopo  aver  defcntti  gli  altri  due  Capitoli  certi  del 
Pucci  fopra  le  Bellezze  di  Firenze,  e  di  Mercato 
Vecchio,  ài  quello,  che  fegue  immediatamente  neilo 

fteffo 


fteflb  Codice,  così  parla  :  Sequuntur  alia  qnaedam 
Carmina  Italica,  quae  eiufdem  aucloris  effe  poffhnt  * 
fed  an  fint  incertum  eft .  Pure  per  diftinguerla 
dall'  altre  Compofizioni  certe  del  Pucci,  V  abbiamo 
pofto  in  fine  a  modo-d3  Appendice .  E  così  abbiamo 
dato  compimento  a  tutta  quella  edizione,  ed  alle 
iioftre  promette. 

$.    il 

Catalogo  delle  Voci  tifate  ne  fé  gitemi  Canti ,  che 

mancano  nel  Vocabolario  della  Grafia,  o  che 

poco  fono  in  ufo  oggidì . 

A  CC  ARNARE  ,  metaf.  per  Infimi  are  con  parole  i 
Propr.  Mere.  Vecch.pag.  273, Co;;;,  io  v'  accar- 
no  .  V.  Vocab.  nel  §.  ov'  è  qualche  fentimento,  che 
a  quello  s'  aprefla . 

AGIO  ,  per  Quartiere  ,  o  Sefto ,  o  Parte  ,  o 
Caf amento;  Can.  80.  18.  2.  p.  $8.  Ed  arfe  alquante 
cafe  di  queir  agio  ;  ficcome  abbiamo  ora  corret- 
to ,  e  crediamo  meglio  dover  leggere ,  benché  i 
M'SS.  fembrino  avere  ,  P  uno  ,  Di  que*  lagio ,  e  1'  al- 
tro ,  Da  quel  lagio.  Ma  di  quelle  attaccature,  e 
diftaccature  negli  antichi  Codici  non  è  da  tenere  gran 
conto.  E  fé  Agio  leggera*  voglia,  io  lo  interpetre- 
rei  per  Quartiere*  o  Sefto ,  o  Parte  della  Citta, 
ch'era,  fecondo  il  tetto  dei  Villani,/,  io.  r.  186. 
da  Santa  Trinità  ;  ovvero  per  Cafamento,  ed  unione 
di  cafe ,  e  di  botteghe  .  Agio  per  luogo  fi  prende 
in  qualche  fentimento  anche  dal  Vocabolario  al  §,  II. 
Se  poi  piaccia  piuttofto  di  leggerli  Lagio ,  non  mi 
pare  ,  che  pofla  valere  altro  , Ye  non  fé  Via  ,  o  Stram 
ffo  f  che  tagifl  fi  diffe  in  un  corrotto  Latino  de'  renu 

Pi 


XII 

pi  barbari ,  dal  non  men  barbaro  Leda ,  che  i  Fran- 
cefi  dicono  Lee  ;  onde  quel  verfo  del  Romanzo  di 
Garinu ,  predo  il   Du  Cange  : 

La  Linde  fu  et  belle  ,  et  grande  ,  et  lee . 

Veggafi  il  detto  Scrittore  alle  VV.  Lada  ,  £0f/4  * 
Leda  ,  Z>/rf  ,  che  profuiamente  ne  paria  .Colla  fem- 
plice  ,e  facile  mutazione  dunque  della  lòia  finale  A 
in  0  >  potè  il  Pucci  peravventura  ufàre  quella  voce 
Lagìotpev  dinotare  la  via  per  dove  Teorie  il  fuo- 
co >  a  II'  incontro  della  vìa  di  Porta  Roffa  ,  come  fenve 
il   citato  Villani  nel  luogo  fopraddetto. 

AGOSTINI,  per  Agoftiniani;  Can.  76.  io.  1* 
pag.   13.  Frati  Agoftini . 

AFFIBBIARE,  figurat.  per  Attaccare ,  o  Con- 
durre a  certo  intendimento  il  difeorfo  ;  C.  79.  55.  3« 
p.  50.  Nel  Vocabol.  fotto  quella  voce  vi  iòno  al- 
tri fimili  lignificati  figurati;  ma  quello  non  è  ac- 
cennato . 

ALLA  PEDANA,  per  A  piedi  ;  C  79.  li.  1. 
pag.  46.  Nò  cosi  avvetbìalmente  ,  nò  in  forza  di 
Addiettivo  feparato  dalla  prepofìzione  fi  trova  nel 
Vocab.  e  non  io  per  verità  ,  fé  pari  eiempli  le  ne 
potettero  addurre .  Piuttoflo  fi  direbbe  oggidì  Alla, 
pedona,  fé  non  anche  Alla  pedina,  benché  né  pur 
così  vien  regiflrato  nel  Vocabolario  •  Diciamo  ,  che 
ila  quella  una  licenza  del  Pucci  ;  ièbbene  malvo- 
lentieri mei  creda;  e  penferei  piuttofto,  che  que- 
fla  maniera  di  dire  avelie  allora  qualche  ufo  nel 
volgo.  Pedana  fi  dice  o^gi  da  alcuni  in  cambodi 
Gherone ,  o  di  quel  Pezzo,  che  fi  mette  alle  vejli 
per  giunta  ;  né  pare  molto  lungi  la  fpiegazior.e  » 
che  dà  a  quella  Voce  S.  Ifidoro,  prelibi!  Du-Cin- 
gè,  prendendola  per  Io  pedule  nuovo?  che  fi  ag- 

giu- 


XIII 

glu?ne,  e  fi  cuce,  o  fi  ripezza  alla  calza:  Pedana* 
Pedulis  novus,  qui  calìgae  adfuitur;  benché  per 
vero  dire  anche  i  Pedules  de' Latini  prefiò  Ulpia- 
no  /.  25.  d.  de  àur.  &  arg.  fembra ,  eh*  e'  s' intenda, 
no  per  quelle  ftrifee ,  colle  quali  gli  antichi  fi  fa- 
lciavano i  piedi . 

ALLA  PRIMAIA,  per  Alla  prima;  C.  81. 
53.  2.  r>.   72.  Manca  nel   Vocab. 

APPOLLONIA,  per  Polonia;  Can.  80.71.  i, 
pag.  6%. 

ARTF,  per  Arti;  C.  pi.  60.  2.  p.  183.  Quella 
non  è  (blamente  forza  di  rima,  ma  antico  idiotifmo  , 
rimalo  ancora  nel  popolo,  di  adoperare  ne*  nomi , 
che  efeono  in  E  nel  (ingoiare,  V  ufeica  del  numero 
del  meno   nel  plurale  . 

ASIMARE,  per  Affannar  fi  ;  pag,  282.  72.  3. 
Nel  Vocab.  è  folamente  il  nome  Afima,  e  V  Add. 
Afimato  . 

ASSEGUITGRE  ,  per  Esecutore;  C.  88.  54.  1. 
e  56.  1.  p.  149.  e  C.  91.  63.  2.  p.  1S3.  V.  Tom.  4. 
V.   Affé  cut  or  e  . 

ÀVAMO  ,  per  ['  antico  Avavama;  C.  04.  io.  2. 
p.  101.eC.  89.  72.  2.  p.  162.  Così  troncato,  cred'  io> 
o  dall'antico  Avavamo ,  o  anche  dal  comune  Ave- 
vamo per  la  neceflìtà  del  verfò  ,  o  piuttosto  per 
maggior  vezzo ,  che  allora  corrette. 

AVE,  per  lo  tempo  , in  cui  fi  dice  un*  Avem- 
maria i  C.  84.  97.  1.  p.  109.  Manca  del  tutto  nel 
Vocabolario  .  V.  T.  4. 


B\  VIERI,  per  Baviera;  C.  80.  71.  2.  p.  63.  Qui 
per  la   rima  . 
Benne,  per  Bene;  C.  75.  14,  3.  p.  3.   per  la 

forza  della  rima. 

BI- 


BICO ,  pei:  Bieco;  C.  pi.  6.  3.  p.  177.  Manca 
nel  Vocabolario. 

BURLARE,  per  dittar  via;  C.  76.  26.  3. 
p*  14.  D/  a/i  parole  oltre  non  burlo  .  V.  Vocab. 

C'  AL  ,  per  C//  /*/;  C  78.  58.  3.  p9  40»  Quella- 
maniera  di  fcrivere  la  voce  Che  ,  col  bando 
non  folamenre  dell' £  finale,  ma  ancora  della  mez- 
za lettera  H,  avanti  alle  vocali  A,0,  U>  fi  trova 
frequentiflìma  anche  in  ottimi  MSS.  del  buon  fé- 
colo,  ed  è  fovente  parimente  in  tutti  e  tre  quelli  del 
Centiloquh  del  Pucci,  perpetua  poi  nel  bel  Codice 
Stroziano  della  Tua  Guerra  Pifana ,  del  quale  ab- 
biamo parlato;  la  quale  ufanza  ,  quando  più,  quando 
meno  >  è  Tempre  rimala  ancora  ne'  tempi  feguiti  ,  in 
varj  buoni  Scrittori,  e  Tpezialmente  appo  i  Poeti; 
perchè ,  cred'  io  ,  quella  benedetta  lettera  più  la- 
tina, che  noftra  ,  ha  avuto  Tempre  due  gran  par- 
titi, in  prò ,  e  incontro,  in  tutti  que' cafi ,  ne  i 
quali  pare  all'orecchio,  ch'ella  ila  affatto  oziofa  r 
ficcome  nelle  predette  troncature  .  Noi  ufìamo  di 
porla  Tempre,  o  di  Tupplirla  quando  manca  nel  MS. 
ma  quella  volta  ,  che  tutti  e  tre  i  Codici  concor- 
demente P  elidono ,  1' abbiamo  noi  pure  tolta,  per 
darne  un  èTempIo .  VeggaTi  per  lo  migliore  uTo  il 
noftro  Lionardo  Salviati,  Avvera  dì  Ling.  lib.  3. 
£..2.  partic.  ìó.efegg.  Anton  Maria  Salvini,  par.  3. 
difc.  28,  Dell'  ufi  dell'  H*  ed  il  Sig.  Domenico  Man- 
ni,  Lez.  io. 

C ACAL ASCHÈ  y  nome  d*  ignominia  dato  a'  Pe- 
rugini ;C.  87,  23.  3.  p.  13 5. ove  Ti  Tpiega  il  perchè. 

CAL AMAGNE  ,  per  Torca  di  mele;  Propr. 
Mere.  Vec.  43.  2.  p.  271. 

CANAPULI,  per  Arme  offenfiva ,  come  Sti- 
letto; C.  76.  3 1.  3.  p.  1  5.  Perche  armeggi  ajjer  fanza 

caua~ 


XV 

canapuli .  Manca  quefta  voce  nel  Vocab.  avvegna- 
ché io  mi  dia  a  credere  ,  che  non  fofle  nuova  in 
Italia  a' tempi  del  Pucci,  ficcome  può  vederfi  nei 
Du-Cange,  V.  Canipulus ,  ufata  con  barbara  Lati- 
nità nel  xiil.  e  xiv.  fècolo  nel  riferito  fenfo  di 
piccola  fpadina ,  o  coltello  ,  che  ora  Stiletto  fi  di- 
ce, e  fatta  peravventura  cosi  Latina  dalla  Italiana  , 
Canapaio ,  colla  piccola  mutazione  dell'  A  fecon- 
da in  7. 

C  ARMELLINI,  e  CARMINELLI  (  Af£9.  Str. 
e  Magi.')' per  Carmelitani;  C.  83.  73»  2.  pag.  96. 
ficcome  (1  ditte  Agoftini,  per  Agoft intani  ;  maniere 
di  parlare  non  ancora  del  tutto  anticate ,  né  aboli- 
te almeno  dal  popolo.  V.  qui  (òpra ,  V.  Agoftinu 

CAVALIERI  ST ABOLÌ,  per  Cavalieri  pro- 
di 9  o  per  Ufiziali  di  milizia  ;  C.  80.  49.  2.  p.  61. 
La  voce  Stabole  non  fi  trova 'preflò  i  buoni  Scrit- 
tori ,  le  non  fé  compofta  coli'  altra  Conte ,  o  Cme 
per  fincope,  Conteftabile ,  o  Coneflabole  ;  che  Te 
non  la  prima  ,  certamente  è  oggidì  da  per  tutta 
l'Europa  delle  prime  dignità  della  milizia.  La  vo- 
ce viene  dal  Latino  Comes  Stabuli ,  che  nella  fua 
origine  fignificava  quella  carica  di  Corte ,  che  ora 
fi  appella  di  Cavallerizzo  maggiore  ;  la  quale  poi 
dalla  Corte  paflan do  alla  milizia ,  fi  dice  ora  più 
comunemente  di  Marefciallo .  Quefto  aggiunto  di 
Stabolt  adunque^  dato  dal  noflro  Pucci  a' Cavalie- 
ri,  io  m' immagino  non  valere  altro  qui,  (e  non 
fé  Caveìieri  più  diftinti  o  per  valore  ,  o  per  dignità . 

CENTlLOQUIO,  per  Componimento  di  cent* 
Canti ,  0  Capitoli  :  tìtolo  dell'Opera  principale  de! 
Pucci,  da  lui  ipiegato  nel  Prologo,  §.  //.  p.  evi. 
del  Vcl.  I.  che  per  dimenticanza  aveamo  tralafcia- 
to  di  notare;  tanto  è  vero,  che  le  cofe  più  fre- 
quenti  fono  talora  le  meno  confidente    da    noi . 

Non 


XVI 

Non  è  nel  Vocab.  quefh  voce,  forfè  per  la  fletta 
cagione;  ma  vi  fono  bensì  Breviloquio ,  Colloquio* 
Soliloquio  ,  a  quella  molto  fi  migliami ,-  e  di  limili 
compofizioni  fatte  con  raffinato  giudizio,  e  con 
buon  orecchio  la  n offra  Lingua  n'  è  capaciffima 
non  meno,  che  b  Greca,  e  la  Latina  fue  antiche 
madri,  e  gli  uomini  di  profondo  fapere  le  hanno 
fempre  amate,  e  ne  hanno  in  tutti  i  migliori  tem- 
pi del  noftro  parlare  fapute  vagamente  inventare 
delle  nuove,  fenza  punto  trapanare  i  termini  del- 
la Nazione . 

CERNA,  per  Cerne;  C.  88.  28.  2.pag.  147. 
Non  fo ,  fé  qui  fia  per  forza  di  rima,  o  che  fi 
trovi  appo  gli  Antichi  anche  il  Verbo  Certiare  , 
ficcome  fi  trova  Cernire*   per  Cernere. 

COLLIGATI,  per  Collegati  ;  Can.  87.  68.  2. 
p.   140.  per  Pamiftà  tra  VE,  e  Vi. 

COMATRICE  ,  per  Comare  ;  Son.  IV,  Manca 
nel  Vocabol . 

CON  VENE,  per  Conviene;  Guer.  PiC  C.  2. 
25.  2.  p.  207.  E  così  fpefiò,  o  quafi  fempre  in 
quefto  Poema  della  Guerra  Pijana  ;  ficcome  Vene 
per  Viene  >  è  Tene  per  Tiene  fi  feri  ve  comunemente 
in  quefl*  ottimo  Codice  Stroziano  ;  che  fono  modi  an- 
tichi ,  che  ora  appena  fi  foffrirebbono  anche  ne'  Poe- 
ti ,  come  ben  dice  il  Sig.  Piftolefi  ,  Ver.  Venire  num»  6. 
e  perciò  noi  gli  abbiamo  per  lo  più  corretti. 

CONVERTO,  per  Convertito;  C.  86.  67.  j. 
p.  128.  forfè  dall'  3ntico  Con  vertere  ,  o  per  fincope. 

CORICARE,  in  att.  fignif.  e  metaf.  per  Por- 
re ,  Scrivere  j  C.  81.47.  3.  p.  Ti.Come  qui  la  penna 
corica*  Quefto  Pentimento  non  è  punto  accennato 
nei  Vocab.  lotto  quefta  Voce  . 

COSE  MOLTITUDINE  ,  per  Di  coje  molti- 
indine ,  C,  84,  <;,  2.  p.  lei.  E' proprietà,  e  talora 

va- 


XVII 

vaghezza  di  noflra  Lingua  il  tacere ,  e  trafcurare 
«e*  nomi  V  articolo ,  o  1  fegno  del  cafo  ;  come 
fi  può  vedere  ben  dichiarato  dai  Cinonio  ,  Offèrto. 
della  Ling.  /tal-  e»  80.  ;;.  1 8. 

COSTA  ,  per  Coftata  ;  Guer.  Pif.  C.  4.  28  5. 
p.  229.  Sarie  cofta  cara .  E1  una  (incope  molto  ulata 
da'  nouYi . 

DI',  per  De9',  C.   78.  30.  1.  p.  37.  e  così  quafi 
Tempre  nel  Tello  Magi.  V.  T.  5.  V.  Pi\ 
DIBUCCIARSI,    figur.    per  Agitarft ,  e  can- 
giar ji  fortemente  per  ifdegno ',  C.  76.  12.  3.  p.  13. 

Di  che  ancora  de  W  ira  mi  dibuccio.  Così  il  Bur- 
chiello ,  2.  24.  canta: 

Col  vifo  acerbo ,  dibucci  ato  9  e  tinto  • 


1  Pataffio,   1.  fi  legge:   /sbucciati,  e  non  far 
liizzoCo.  Ma  benché  il   Vocab.  riporti  quelli 


E  nel 

dello  ftizzofo  .  Ma  benché  il   Vocab.  riporti  q 
efempli,  non   pone  però  quello  figurato  fentimen- 
to  lotto  la   V.  Dibuccia  re  . 

DIE,  per  Dio;  C.  76.  13.  2.  p.  13.  come  fi 
legge  ne'  MSS.  Str.  e  Magi,  e  qui ,  e  forfè  altro- 
ve.  Idiotifmo ,  che  Ci  ode  tuttora  in  varie  occor- 
renze nella  noftra  plebe,  introdotto  peravventura 
da  una  certa  fdrucciolevole  velocità ,  e  agevolezza 
di  parlare.  Di  qui  forfè  dirivano  que' noftri  Ca- 
fati'compofli  da  quefto  Santilfimo  nome,  che  con 
tal  finale  fi  leggono  ,  e  fi   proferirono  . 

DI  PRIMA  MANCIA,  per  Di  primo  tratto; 
C.  80  46.  1.  p.  60.  £7  Duca,  che  credea  di  prima 
mancia.  Quella  è  una  di  quelie  voci,  che  fi  ufa 
dagli  Antichi  in  mille  diverte  guilè ,  e  bilògni , 
che  il  Vocabolario  accenna  nel  §.  lòtto  quella  voce 
folamente  in  generale.  Dante  ivi  allegato  in  efem- 

7 ìw».  VI.  b  pio  9 


XVIII 

pio,  nel  5<  del  Paradifo  l' adoprò ,  con  una  fimi, 
gliante  finale  di  verfò  ,  per  offerta,  o  voto  là,  do- 
ve difle  ; 

,,  Non  prendano  i  mortali  il  voto  a  ciancia? 
„  Siate  fedeli,  ed  a  ciò  far  non  bieci; 
»  Come  fu  Iepte  alla  iua  prima  mancia  . 

Qui  dal  Pucci  è  prefo  avverbialmente ,  e  vale  quan- 
to s*  e'  dicefle ,  Alla  prima  ,  o  Al  primo  tratto .  E 
nello  (reflo  fentimento  ricorre  nel  C.feg.  (1.92.1.  pj6\ 

DISCERPARE,eDISTERPARE(  MS.Tem.) 
per  Ifcerpare  ,  e  Sterpare  ;  C.  83.  85.  2.  p.  97.  Manca 
nel  Vocab.  l'ima,  e  l'altra  V3ce  comporta;  mavì 
fono    le   loro  femplici  >  Scerpare  ,   Sterpare;  né    fi 
può  negare  ,  efler  quefta  maniera  di  comporre,  o 
per  meglio  dire  ,  di  prolungare  fimili  verbi,  tofca- 
niflìma ,  ed  all'  orecchio  afTai  graziola  ,  come  lì  ve- 
de  in  quelli  Disbarbare  ,   Disbandire  ,  Disbrancare  , 
Difendere,    Discalzare,    Di/capitare,    Di) caricar  e  7 
Difendere  ,  Difcerre  ,  Disceverate  ,  DiJ  chiuder  e  ,  Di- 
fc'togliere  ,  Di  [conciar  e  ,  Di  [confortare  ,  Difconvenìre, 
Dijcr  editar  e  ,   Difcuoprire  ,    Di  f cu  far  e  ,    D'fiaccare  , 
Di/iemperare ,  Difendere  ,  Diflerminare  ,  Dift  illare  , 
D'ift  ornare ,  Diftorcere ,  Diftogliere  ,  ed  in  altri  mil- 
le sì  fatti, 

DISENTIRE,  per  Sentire;  Guer.  Pif.  Can.  4. 
2.  3.  p.  222.  Anche  qui  fenza  neceffità  di  verfo  ,  m3 
per  puro  vezzo.  Noi  altri  Fiorentini  abbiamo  fpeflò 
in  ulò  quefta  particella  D/  riempitiva ,  e  fpefllilìmo 
l'ha  pure  il  Pucci  in  quefte  lue  compofizioni .  D/- 
fentire  manca  nei  Vocab. 

DUGl,  per  Dof*  ;  C.  $9.  96.  1.  p.  164.  Né 
Z)0£f»  né  Dugi  fi  legge  nel  Vocabol.  Quefte  però 
fono  delle  lolite  metatefi  a  che  fi  trovano  negli  an* 

Ù- 


XIX 

tichi  MSS.  per  la  Gretta  amiftà  ,  eh'  è  tra  1'  U  9  e 
l'O,  e  tra  TE,  e  P  /. 

F  AMILI  A  ,  per  Famiglia  ;  C.  84.  38.  3.  pag.  104. 
Alinea  ,  fcritto  così ,  nel  Vocab.  benché  lènza  G 
vi  fieno  tutti  i  Tuoi  dirivati.  Lo  pone  il  Rufcelli 
tra  le  Rime  fdrucciole. 

FAR  GROTTE  DI  LEONE ,  per  Far  vtfo 
grave  ,  e  min accio fa  ;  C.  81.  89.  3.  p.  76.  La  me- 
tafora è  prefa  dalla  faccia  increfpata  del  Lione  in- 
furiato, o  minaccio(b  .  Quindi  Aggrottar  le  ciglia • 
e  potrebbe  dirli  anche  la  faccia,  in  un  fentimento 
non  molto  diverfo;  del  che  veggafi  il  Vocab.  do- 
ve però  manca  quefto  Far  grotte  di  leone . 

F  ARNETICO  ,  per  Materia  ,Argumento  ;  Can. 
So.  68.  1.  pag.  162.  Nel  Vocab.  al  §.  fotto  quefta 
voce,  v'ha  un  fimile  lignificato,  e  modo  di  dire, 
ma  con  un  fòlo  efempio  . 

FERUTE  ,  per  Ferite,  C.  87.  14.  1.  pag.  134. 
V.  Vocabol. 

FUNE,  per  Partito  >  Accordo,  ec.  C.  76.  19. 
2.p.  14.  Così,  ed  in  altri  sì  fatti  fen  cimenti  s*  ufo 
figuratamente  quefta  voce  dal  Pucci  in  più  luoghi. 

GAZZ  ARE ,  per  Barche  da  armare;  C  $2.  58.  2. 
p.  84.  Manca  quefta  voce  nel  Vocabol.  ma  è 
ufata  anche  dal  Villani  in  quefto  fteflb  luogo,  /.  10. 
e.  218.  e  nel  medefimo  fentimento:  Mandaronvi 
fubitamente  diciaffette  centinaia  di  cavalieri,  ec.  e 
venticinque  gazza  re  armate  in  Po  ;  dove  il  Remi- 
gio chiola  in  quefta  maniera  :  Cazzare  fon  quelle , 
che  oggi  fi  chiamano  Burchi ,  /  quali  facilmente  fi 
pojjòno  armare  ,  e  fon  molto  comodi  per  il  Po  . 

GRAMATICHI ,  figur.  per  Maggiori ,  Capi ,  et. 
C  76. 1 1,  2.  p.  14.  /  pia  Gramatichi  -  Qhibellin  di  Pi. 

b  2  pi\ 


XX 

ftoi\  ec.  che  il  Villini  qui  ,  I.  io.  e.  132.  dice  Capo- 
rali.  Ora  man  ci  anticamente  da'  noftri  erano  detti 
coloro,  che  fapeano  la  Lingua  Latina;  e  come  in 
certi  tempi  barbari  il  fa  per  ciò  fola  mente  badava 
a  pattare  per  la  maggiore  trasdotti  uomini  ,  così 
quefta  voce  fu  fpeflò  adoperata  a  fignificare  i  più 
fcienziati,  ed  i  più  celebri  nelle  lettere;  donde 
poi  il  noftro  Pucci  con  eftro  poetico  i*  ha  qui  ap- 
plicai a*  maggiorenti  della  fazione  Ghibellina  .  Quan- 
to poi  all' ufcita  in  Chi  piuttofto,  che  in  Ci  »  per 
neceflìtà  della  rima,  veggafi  ciò,  che  di  fimili  no- 
mi infegna  il  noftro  Sig.  Manni,  Ling.  Tufc.  Lez.  4. 

IDONIO,  per  Idoneo-,  C.  76.  96.  3.  p.  21.  Vedi 
Tom.  3.  I doni  a  . 
IN  VERGARE,  per  Ifcrivere;Cw.  81.  21.  2. 
p.  69.  E  come  per  me  $%  inverga  mo .  Quefta  voce 
manca  nel  Vocab.  ma  fi  vegga  nelle  Giunte  della 
edizione  di  Napoli  ,  coli*  elempio ,  e  coli'  ottima 
fpiegazione  infieme,  che  ne  fa  il  Bini  ivi  allegato. 
Ciò  ,  che  qui  è  mirabile  ,  fi  è  la  congiunzione,  che 
ne  fa  il  Pucci  con  quella  particella  Mo  ,  per  tro- 
vare la  rima  difficili/lima  a  Bergamo^  ed  a  Pergamo. 

LA  DIC  HI,  per  laici;  Can.  83.  48.  3.  p^g.  94. 
Ma   qui    lo   credo  ufato  metaforicamente  per 
Uomini  liberi ,  e  fciolti  ;   ovvero  per  Militari* 
LAG  IO.  V.  Agio. 

LETT1ERI,  per  Lettiere  ;  Propr.  Mere.  Vec. 
55.    1.  pag.  272. 

LI  ALE  ,  per  Leale;  Guer.  Pif.  Can.  5.    17.  i, 
p.  235.  Manca  nel  Vocab.  ove  però  è  Li  alt  a  • 

LIGiARE  ,    per    Promettere  con  dolci  palore ; 
C.  86.  36.  3.  p.  125.  Come  qui  ti  ligio*   Ligiare  e 
lo  fteflb,  che  Lodare  ;  e  Lì  [dar  e  è  talora  V  Afon- 
ia « 


XXI 

fari,  e '1  Blandivi  de'  Latini  (  Voeab.  V.  Lifciare 
§.Il.  )che  anche  fi  dice  Fiorentinamente  Piaggiare, 
Sotto  queir/  ultima  voce  nel  §.  il  Vocab.  pone  un 
fenfo  molto  fimigHante  al  prefente;  cioè,  Seconda- 
re con  dolcezza  di  parale  V  altrui  opinione ,  ad  ef- 
fetto di-  venire  cautamente ,  e  qua  fi  Con  inganno 
pian  piano  a  fine  del  fio  penfiero  .  Ligio  vale  fud- 
dito,  ed  obbligato  altrui  o  per  patto,  o  per  fer. 
vitù  ;  e  Ligia  in  Latino  corrotto  predò  il  Du-Cange 
lignifica  Lega  ,  e  Convenzione  . 

LI  VERE,  per  Rotte,  Logorate  ,  Tronche ',  o 
Abbandonate  ,  C.  84.  48.  1.  p.  105.  V.  nei  Vocabol. 
Liverare  ,  §.  I.  e  IL 

MAIO  ,  per  Maggiore,  0  Capitano;  C.  85.  8.2. 
pag.  H2.  Nel  Vocabol.  fi  trova  Maggior  e 
Maiore  per  Maggiore,  e  perfino  Maiorfa  per  Mag- 
gioranza ;  ma  non  già  Maio  in  quefto  fentimento* 
Non  pare  però  da  negar  fi  ad  un  Poeta  del  buon 
fecolo  quefta  libertà,-  perchè  fìccome  da  Maggiore 
i  noftri  Antichi  fecero  per  fincope  Maggio,  tanto 
in  profa ,  che  in  veriò  ;  così  da  Maiore  poterono 
far  Maio  • 

MAIO,  per  Corona  di  vittoria,  o  Autorità; 
Guer.  Pif.  C.  3.  5.  5.  p.  213.  In  fimili  fenrimenti  ab- 
biamo veduta  ufata  dal  Pucci  quefta  voce  anche 
fopra  .   V.  Tom.  5.  V.  Lafcio  il  Maio ,  e  Maio  . 

MANCIA  ,  per  Affronto  ,  Ingiuria  ;C.  81.  16.  3. 
pag  68.  V.  anche   qui  fopra  Di  prima  mancia  . 

M  Ai\TDOGLIELE  ,  per  Mandoglielo  ,  come  ora 
più  comunemente  il  direbbe;  C.  78  64.  2.  pa<j.  40. 
Gliele  (dice  Gio.  Bat.  Strozzi  bizzarramente,  ÒJJerv* 
intor.  alla  noftra  Ling.  De*  pronomi  >  )  è  una  pazza 
befiia  ;  il  Boccaccio  ,  e  gli  altri  antichi  fé  ne  fervono 
per  mafcbio ,  €  per  femmina ,  e  nel  fingolare  >e  nel 

b  3  />/«- 


XXII 

plurale ,  ec.   Ora,  credo,    meglio   fi    accomoda    ai 
genere  ,   ed  al  numero  ,  cui  fi   riferifee  . 

MASINATA,  per  Mafnada  ;  Can.  87.  98.3. 
pag.  14^.  V.T.  3.  V.  Masnadieri. 

MIE,  per  Mio ,  e  Mia  ;  Guer.  Pif.  C.  1.9.  3. 
pag.  191.  E  così  quafi  Tempre  in  quefti  Cantari 
della  Guerra  Pifana  9  e  nelle  feguenti  diverfe  altre 
Poefie  del  Pucci,  come  fi  legge  ne' migliori,  e  più 
antichi  Tedi  da  noi  adoprati  ;  ed  ecco  una  confer- 
ma di  quanto  dice  fu  quefto  idioti  imo  il  dotto  Si- 
gnore Ab.  Marrini,  Cec.  di  Vari.  Sr.7.  pag.  38. 

MISCIOLFO  ,  per  Balordo,  ec.  Guer.  Pif.  C.  3. 
2.  6.  pag.  212.  Veegafi  quanto  fi  è  detto  nel  T.  3. 
e  5^  alia  Voce  Micci 'olfo  ,  eh'  è  la  ftefla .  I  noftri 
Antichi  aveano  anche  la  voce  Mefcianza  ,  per  Di- 
Javventura,  donde  pure  potrebbe  forfè  dirivare 
quefto  Mifciotfo  tanto  collantemente  ufato  dal  no- 
stro Autore . 

MOBILIA ,  per  Mobile  ,  o  Mobili  ;  C.  84.  38. 1. 
pag.  104.  Non  faprei  affermare ,  fé  qui  quefta  vo- 
ce foflè  nel  numero  del  pili ,  o  in  quel  del  meno  . 
K  fé  è  del  più,  non  è  d'  uopo  ricorrere  al  termine 
Mobilia,  o  Mobiglia  oggidì  introdotto  in  Italia, 
ed  in  molti  luoghi  della  Tofcana  medefima,  in 
cambio  di  aggregato  di  Mobili  ;  perchè  potrà  effe- 
Te  di  quelle, che,  fpezialmente  per  qualche  necef- 
fità  poetica  ,  hanno  doppia  ufeita  nel  plurale ,  in  /, 
ed  in  A  ;  come  Ciglia  ,  e  forfè  Ciglia  ,  Coniglia  , 
Concilia  ,  ec.  Ma  le  fofie  dei  immero  del  meno  , 
bi/ognerebbe  dire,  che  anche  a' tempi  del  Pucci, 
O  per  abbreviamento  di  difeorfo ,  o  per  necefiità 
poetica  fi  dicefTe  la  Mobilia  nel  fenfo  dichiarato. 
Sulla  voce  M  bile  il  noftro  Salvini  ha  un  erudito 
Difcorio  più  Forenfe  ,  che  Accademico  ,  Difc  42. 
tm*  3* 

MO- 


XXIII 

MODINA,  per   Modena-,  C.  76.  91.  1.  p.  21. 

Così  (pedo  in  tutti  i  MSS.  per  la  parentela  di  quelle 
due  lettere  E  ,  ed  /. 

MONETA  ,  per  Signoria  ;  C.  79.  74.  1.  p.  52. 
Cui  monete  ;  Cioè  lor  pgnoria  .  Spiega  di  per  fé 
quefta  Tua  metafora  lo  fteflò  Pucci  ;  ed  è,  fecondo 
me,  molto  giudiziofa»  perchè  il  coniare  moneta  è 
fegno  di  (ìgnoria,  e  di  dominio. 

MOR IC  A  ,  per  Murica  \  cioè,  Dice,  Afferma,  ec. 
Can.  81.  47.  1.  p.  71.  SecondQckè  per  me  fi  morica . 
Metafor.  da  Murare  .  V.  Tom.  5. 

MOR SELLA  ,  per  Morfica  ,  o  Morjeccbia ,  dim. 
di  Mordere;  Son  I.  pag.  286.  ih  4.  Manca  nel  Voc. 
dove  però  fi  trova  Morjello,  e  Morfelletto .  Qui  è 
anche  per  forza  di  rima  . 


OPARE  ,  per  Opere-,  C.  75.  45.  3.  p.  6*.  e  quafi 
fempre  nel   Tetto  Magi,  con  dialetto    Saneiè  • 
V«  Proem.  T.    3.  p.  xxxm. 

ORLARE  IL  CAPPELLO,  per  Far  vergogna, 
o  rabbuffo  ;  C.  76*64.  3.  p.  xS.  V.  Vocabol.  CappeU 
io,  §.  Vili. 

P\RTE  ,  per  Parti;  C.  91.  6k  3.  p.  183.  Idio- 
cilmo,  e  forza  di  rima. 

PER  CERTANZA,  Avverbi  come  Per  certo-, 
G.  83.  S6.  3.  p  97. 

PIANETO,  per  Pianeta;C  84  64.2.  p.  106. 
PONTEF  ICl ,  Add.  per  gli  Collegati  del  Papa  ; 
G.78.  39  2.  p.  38.  Può  eflere  impegno  delia  rima; 
ma  può  anch'  eflere,  che  in  quel  tempo  non  avef- 
fero  ancora  i  noftri  Antichi  tante  dirivazioni  da  i 
nomi   principali    fuftantivi , .  o  che  non   le  ufaffero 

b  4  tan- 


XXIV 

tanto  frequentemente,  come  poi  s'è  fa  tro  .  L1  ab- 
biamo qui  fopra  veduto  anche  nella  voce  Agofii* 
ni  per  Agofliniani . 

POR  PIEDE  ,  per  Por  fine  .  C.  77.  100.  3.  p.  $  3, 
E  pero  fopra  quefta  pongo  piede  •  V.  T.  5,  Pofto  pie  , 
in  altro  lèntimento . 

POTRE' ,  per  Potrebbe  ;  Guer.  PiC  C.  6.  39.  7. 
pag.  2  54.  E  così  molte  altre  fiate  ne'  MSS.  sì  di 
quefto,  e  sì  de' feguenti  Componimenti;  fincope 
non  tanto  ufata  da  altri  nella  terza  ,  come  nella 
prima  perfona  ,  ma  pur  frequente  anche  nel  noftro 
favellare  domeftico ,  e  popolare  . 

PRESENTE  ,  per  Prefetti  ;  C  7  5.  57-  2.  p.  7. 
per  ragion  di  rima,  e  per  quel  frequente  idiotifmo , 
che  aveano  anche  i  buoni  Antichi,  di  ufare  la  de- 
finenza  {ingoiare  per  la  plurare  ,  com'è  rimalo 
ora  molto  famigliare  nei  volgo,  fpezialmeute  in 
que'  nomi  ,  che  nel  numero  del  meno  efcono  in  Ente  . 
PRIETAMALA,  per  Pietramala-,C.  75.  67.  1. 
p.  8.  ne'  MSS.  Str.  e  Tem.  per  quella  volgar  no- 
lira  trafpofizione  della  R9  fpezialmence  quando  è 
avanti ,  o  dopo  il  7',  come  Addietro  ,  e  Addrieto  . 

PROFENDA,  tnetaf.  per  Contraccambio  dy  of- 
feja  ,   o  Vendetta  ;  C.  87.  32.  3.  p.  136. 

PULO  ,  per  Pulito  j  C.  76.  3  1.  2.  p.  1  5.  Netti  > 
e  pilli-  A  lor  donar  fé  domila  fiorini*  Qua  fi  nello 
fteflò  fentimento  adoperava  il  Pucci  quefta  voce 
nel  Capitolo  fopra  le  Proprietà  di  Mercato  Vecchio  , 
che  qui  fi  è  impreflb  ,  ft.  35  v.  3.  dove  fi  leggea  : 
Perch'*  ognun  di  danari  e  netto ,  e  puh;  benché  noi 
1'  abbiamo  mutata  in  Puroy  per  ifchifare  le  due 
cornfpondenti  rime  di  (òpra  ,  che  poteano  le  onefte 
orecchie  difguftare  ,  come  ivi  abbiamo  notato. 
Quefta  voce  manca  affatto  nel  Vocab. 

QUA- 


XXV 


QUARANTINA  ,  forfè  per  Quarefima\  Guer. 
"il'.  G.  $.  5.  2.  p.  213.  //  primo  giorno  della 
Quarantina  ;  che  quel!'  anno  1363.  fu  appunto  il 
dì  15.  di  Febbraio,  perchè  venne  la  Palqua  a*  dì  2. 
di  Aprile.  Onde  benché  Quarantina  fia  nome  ge- 
nerico ,  qui  oerò  non  il  può  irfrendere  altramente» 
che  rer  la  Quarefima. 

QUATTORDECI,  per  Quattordici  ;  Can.  77. 
84    3.  nag.  31. 

QUFGL  I  ,  per  Quello  ,  in  caio  obliquo  ;  Guer. 
Pif.C.  7.  37.  7.  p-  =6s«  V.  Vocab. 

R ACQUETO  ,  forfè  per  Quitanza  ;  C.  82.  io.  3. 
p.   79.   da  Racquetare  ,  iiccome  da  Quetare  * 
Q'teto  Suih  Non  è  però  nel  Vocab. 

RAMICOLO,  per  Ramicello  ;  Can.  84.  26.3. 
p.  102.  Fra  tanti  diminutivi  di  Ramo ,  quefto  man- 
ca nel  Vocabol.  Può  effere ,  che  al  Pucci  lo  abbia 
fu-jrgerito  il  bifogno  della  rima  fdrucciola;  pure  la 
dirivazione  è  buona,  e  Tofcana,  e  fi  trova  intor- 
no a  que' tempi  ufato  nel  corrotto  Latino,  Rami' 
culus  ,  come  riferiice  il   DuCange. 

RIMOSINxA  ,  per  Ijmufina  ;  C.  7  5.  51.  1.  p.  6\ 
nel  Tello  Tem.  V.  T.  3.  alia  Voce  Difci priva,  e 
Flagellondei  . 

RIMPAFFARE,  forfè  per  Ringraffare  ;  Cap. 
Mor.  99.  2.  p  285.  E  negli  altrui  difetti  fi  rim- 
faffa  .  Manca  nel  Vocab.  non  folamente  Rimpnffa* 
re  9  ma  ancora  Paffare  ,  o  Impaffare ,  da*  quali 
parrebbe  dirivafle;  ed  al  contrario  evvi  Paffuto, 
che  fembra  dirivato  da  Paffare. 

RI  SPARMA,  per  Ri /piar ma  ,  o  Rifparmia  ; 
C.  76.  89.  3.  p,  21.  Così  i  noftri  buoni  Vecchi, 
ed  ora  il  nottro  popolo  ,  che  ad  arbitrio  tronca  ,  od 

Topi»  VI.  b  5  in- 


infrappone  [a  lèttera  /  In  limili  voci  ;  come  Matcra  9 
Vicaro ,  e  Materia  ,  Vicario  9ec, 

SANSIPQLCO,  per  la  Città  di  Savjepolcro  \CtfU 
75.  67.  2.  p.  8.  e  Can.86.  97.  2.  p.  131.  ne'MSS. 
tutti?  e  così  altre  volte  ;  e  per  lo  più  fi  legge  an- 
che fuuri  delia  neceflìtà  della  rima,  come  ai  Cari. 
So.  17.  3  p  57.  ed  altrove  ;  onde  farebbe  cola  trop- 
po rilchioft ,  ed  incerta  il  dire,  che  qui  fofìe  una 
licenza  Poetica  per  forza  di  rima,  e  non  piuttofto 
una  maniera  di   parlare   popolare  di  quel  tempo, 

SBARRERÀ,  per   [sbarra  ;  Guer.  Pif.Can.  6. 
33.  6.  p.  252.  Manca  nel    Vocab. 

SCHEGGIO  ,  figur.  per  Guardia  ,  Sicurezza  ,  o 
Prefidio ',  C.  75.  92.  3.  p.  io.  Mettendovi  il  Legato 
(in  Parma  ,  ed  in  Reggio  )  alcuno  fileggio  .  Scheggio 
nel  fuo  natio  lignificato  vale,  fecondochè  fpiega  il 
Vocab.  Scoglio  fileggiato  ,  o  ficoficefio  ;  e  come  un  tale 
icoglio,  o  rupe  ferve  fpefle  fiate  alia  pedona  di 
aguato,  di  guardia,  e  di  difela  ;  così  potè  il  Pucci 
con  buona  figura  poetica  ufar  quella  voce  in  un 
fimigliante  fentimento.  In  fatti  anche  il  Divino 
noftro  Dante  non  molto  diverfamenre  V  adoperò 
nell'efempio  medefimo  dal  Vocab.  riportato  ,  Infi  21. 

Giù    ?  acquatta 

Dopo  uno  J che ggio  ?  che  alcun  [eh ermo  &  aia  • 

E'  ben  vero,  che  il  Pucci  qui  ad  una  feconda  fi- 
gura la  trae,  applicandola  a  guardia,  o  prefidio  di 
gente  ,  ficcome  (ì  rileva  dal  tetto  dei  Villani ,  /.  io. 
ì'.ij;.  che  dice  così:  Mettendovi  il  Legato  fiuoi 
rettori  ,  et  u fidali  con  poca  gente  sì  ,  che  la  fignoria  , 
e  la  forza  delle  dette  Terre  fi  rimafie  fure  a*  Si* 
gnori  di  quelle  . 

SCIO- 


XXVII 

SC10VERI  ,  per  Ifcioperi ;  Can.75.  49.  1.  p-  6. 
Il  Vocabol.  pone  Scioperare  per  Levare  chicche ffia 
dalle  ftte  faccende  ,  facendogli  perder  tempo  .  E  ap- 
prettò nel  §.  In  fignif.  neutr.  pafs.  per  Levarfi 
dall  opera  .  Qui  Scioverare  in  fignif.  pafs.  pare  , 
che  abbia  un  ièntimento  limile ,  o  mo!to  profilino: 
Ma  perche  il  gran  pe'  ricchi  non  fi  fcioperi;  e  va- 
glia lo  fteflò,  che  Non  manchi.  Non  fi  a  levato  ,  o 
tolto ,  o  prefo  da' poveri  ,  e  così  ad  altro,  che  al 
divinato  fine  ,  fia  involato  .  Scioverare  con  quella 
ortografia  non  è  nel  Vocab.  ma  per  le  regole  ge- 
nerali lappiamo  la  ftretta  parentela ,  eh'  è  in  noftro 
Linguaggio  tra '1  P,  e  VV,  come  Sopra,  e  Sovra* 
e  tutti  i  comporti  da  quella  voce,  e  miile  altre. 

SCORTA  ,  per  Avvifo ,  Infegnamento ,  Can.82. 
76.  2.  p.  85.  In  quello  fentimento  manca  nel  Voc. 
E'  prefa  V etimologia  dal  precedere,  che  fa  altrui 
la  guida  ,  o  la  feorta  ;  e  perciò  fi  direbbe  anche 
Annunzio  . 

SFERZARE,  meta f.  per  Dire;  C.  83.  66.  1. 
p.  150.  Siccome  qui  ti  sferzo*  E'  vaga,  benché  bafla 
metafora ,  alla  quale  pare ,  che  vi  fi  fottintenda 
parole ,  o  con  parole  .  Si  direbbe  fors*  anche  Borda- 
re 9  Menare  . 

SV  FORTISSIMO,  fi  peri,  raddopp.  C.  84.  98. 
3.  p.  1  io,  V.  T.  3.  Più  fimmo  . 

SMARRUTE,  per  Jjmarrite  ;  C.  87.  14.  3. 
p.  134.   V.  Vocab, 

SORBIDA,  per  Sorhina ,  Afpra  ,  ec.  Can.  84. 
36.  3.  p.  103  forfè  per  la  forza  delia  rima  ldruccioia. 

SPACCIO,  per  Licenza,  Commiato,  Parten- 
za ,  ec.  C.  79.  89.  2.  p.  54.  In  quello  particolare 
fentimento   non  è  nel  Vocab. 

SPUPP  A  ,  per  Ifpoppa  ;  Cap.  Mor.  p6*.  3.  p,  284. 
Mutato  P  0  ,  in  U ,  sì  per  la  loro  fcarabievole  amiltà , 
e  sì  per  la  rima  .  STA- 


XXVIII 

ST  ABOLÌ.  V.  Cavalieri  St  abolì . 

STARLICCHl,  per  oft eri eh  ,  Atipia  ;  C.  So. 
71.  2.  p.  63.  V.  T.  5.    V.  Sterlicche  . 

STIBBIO,  forfè  per  Iflabbio;  Can.  79.  55,  1. 
p.  50  Come  gente  da  fiibbio  .  Così ,  cred'  io ,  per 
cagion  deiia  rima  . 

STRIDE,  per  Ijtridi ,  o  Strida;  Guer.  Pif. 
C.  3.24.  3«  p»  218.  per  la  rima . 

TANTO  ALTISSIMA ,  fuperlativo  raddoppia, 
to;  C.  84.  14.  3.  p.  101.  V.  T.  5.  V.  Affai  peffì* 
ma .  Più  fornivo  . 

TAUCCOLI,  per  Soldati  ,  o  Seguaci;  Can.  77. 
37.  3.  p.  26.  //  Bavero  con  tutti  i  fuo*  tauctoli .  Di 
quella  voce  non  credo  poterli  trovare  altri  efem- 
pli  ,  o  perchè  fia  una  di  quelle  inventate  a  bizzar- 
ria di  chi  le  ufa,  e  quali  per  it'eherno  altrui,  o 
perchè  forfè  dirivata  ftorpiatamente  da  qualche  al- 
tra voce  Tedefca  attenente  a  cola  militare.  Evvi 
in  Germania  nel  Paladinato  la  famofa  antica  For- 
tezza detta  Thaun  ;  della  qual  voce  la  noflra  plebe 
col  lungo  ufo',  e  per  ifchifare  V  afprezza  della  con- 
fo nante  ,  farebbe  facilmente  lati  ;  donde,  non  di- 
stinguendo poi  più  un  paefe  ,  che  l' altro  ,  tutti  i 
Soldati  Tedefchi  potrebbono  correr  rifehio  d'efTer 
chiamati  Tauccoli ,  quali  Abitatori  di  Thaun  .  Noi 
abbiamo  Taccola  ,  per  lignificare  la  Cornacchia  ,  uc- 
cello loquacifTimo ,  dal  quale  s'  è  fatto  il  Verbo 
Taccolare  ,  per  ciarlar  molto  ,  o  per  altercare;  come 
al  noflro  volgo  e' fembra  ,  che  facciano  i  Tedefchi, 
quando  parlano,  per   la  forza  di  quella  Lingua. 

TENITORO,  per  Tenitorio  t  Can.  77.  lt.  i. 
pag.  24.  Che  così  va  letto  per  cagion  della  rima, 
benché  nella  (lampa  ci  fia  pattato  Tenitorio.  V.  Vocab. 

TKESTIZIA,  per  Trijìizia;  Guer.  Pi f.  C.  1. 
18.  4.  p.  104.  VEG- 


XXIX 

VEGGE  ,  forfè  per  Segni ,  o  Ve  frigie  ;  Can.  77. 
87,  3.  p.  3  e.  Del  qnal  (Cartello)  ancora  ap- 
paìon  le  fue  vegge .  Reggia  ,  iecondochè  pone  il 
Vocab.  (lenifica  o  Bone  ,  o  Tenuta  d'una  botte ,  o 
Traino ,  che  in  Latino  Ci  dice  Vehes .  Non  lungi 
da  queft*  ultimo  fentimento  pare  adoperata  qui  dai 
Pucci  querta  Voce;  perciocché  di  qualunque  trai- 
no è  proprio  lafciare  fcolpita  in  terra  la  traccia  ,  o 
veftigia  ;  dal  quale  tratta  l'  avrà  a  .lignificare  le  ve- 
fligie  ,  ed  antichi  avanzi  di  quel  Cartello;  ficcome  , 
benché  Veftigia  (la  propiamente  l'orma  dell'  ani- 
male ,  pur  s'  adopera  figuratamente  per  altri  fegni. 
Vocab.  §.  fotto  querta  V.  Il  Villani  qui,  /.  io. 
€.  155.  con  più  rigore  di  Lingua  parlando,  dice: 
Ancora  fi  vede  il  proprefo  ;  cioè,  il  Circuito,  o  Pro- 
cinto del  Cartello  da  Lifo. 

VEMBRO  ,  per  Membro  ;  App.  pag.  293.  2.  4- 
E  ciò  per  la  parentela  antica  :ra  la  lettera  M,  e 
e  T  Vi  ficcome  fi  oftervò  altrove  nella  voce  jB/vz- 
mante  per  Br ab ante  . 

VESPER,  troncato  per  Vefpero;  C.  81.  71.  2. 
p.  74    Così  ipefib  s' incontra  nei  MS.  Magi. 

VITIPERO  ,  per  Vituperio  ;  C  83.  26.  j.  p.  146. 
eVitiperata  ,  Guer.  PifVC.  4. 1 5.  5.p.  226.  V.  T.  4. 
V.  Vitiperato. 

ZENZERI  A  ,  figurar,  per  Zenzoverata  ,0  Confa* 
fione  di  cofe\  Can.  80.  24.  2.  p.  58.  Manca  nel 
Vocab.  querta  voce  ;  ma  certamente  vale  le  rteflò , 
e  viene  dalla  rtefTa  radice  Zenzero  ,  come  Zen- 
zoverata  .La  qual  voce  nei  fuo  primiero,  e  natu- 
rale ientimento  fignifica  un  Compofto  di  più  ingre- 
dienti medicinali  ;  e  figuratamente  un  Mefcuglio 
di  cofe  imbrogliate ,  e  confa  fé  . 

S.  III. 


XXX 


$.  III. 

Voci  /piegate  ne*  Tomi  pajpiti . 

BUemma  ,  per  Boemia  ;  C.  79.  25.  3.p.  47.  ed  al. 
trove.  V.  Tom.  5. 
Calavra  ,  per  Calabria  ;  C.  83.  18.  2.  p.  pi.  ed  altro- 
ve. V.  T.  3. 
Chermona  ,  per  Cremona  ;  C.  75  pò.  2.  p.  io.  e  così 

per  lo  più  nel  MS.  Scr.   V.  T.  5- 
Conventare ,  per  Ammaeftrare  >  Iftruire  ,  ec.  C.  78. 

32-  i.p.  57.  V.  T.  5. 
Dimoiti ,  per  Molti;  C.  77. 33.  i«  p«  26.  V.  T.  5. 
Dicennove,  per  Diciannove;  C.  76.  78.  2.  p.  20.  e 

così  quafi  Tempre  .  V\T.  5. 
Diceflètte*  per  Diciaffette\Q.  75. 41.  2.  p.  5.  E  così 

quafi  Tempre  in  tutti  e  tre  i  MSS.  V.  T.  4. 
Domila  ,  e  Domilia  ,  per  Dumila  ,  ec.  C.  80.  68.  3. 

p.  63.  e  fpeflb  altrove  .  V.  T.  5. 
Firenza ,  per  Fiorenza ,  o  Firenze;  Can.  85.  8.   3. 

p.  112.  e  forfè  altrove.  V.  T.  5. 
Frolì ,  e  Fruii ,  e  Furlì ,  per  Forlì  Città  ;  C.  80. 41.  2. 

p.  60.  Così  Tempre  variamente  fecondo  i  varj 

MSS.  V.  T.  i.V. Frolì. 
Gesò  ,  per  Gesù  ;  C.  85    59»  3.  p.  95.  V.  T.  3* 
Giubbiteo  t  per  Giubilo  ;  Guer.  Pif.  Son.  epiU  p.  266. 

V.T.4. 

Grandizia,  per  Grandigia >  Can.  pi.  56.    i.  p.  182, 

V.T.4. 
Grolia ,  per  Gloria  ;  C.  ^o.  63.  2.  p.  161.  ed  altrove . 

V.T.  5. 
In  perpetua,  per  In  perpetuo,  C.  80.  P5»  *•  p.  <**• 

V.  T.  5. 

S.  Li. 


XXXI 

S.  Liperata,  per  S.  Reparata  ;  C.  80.  arg.  p.  56.  e 
così  altrove  .  V.  T.  3. 

Mafinadieri ,  per  Masnadieri;  C.  77.  36.  3.  pag.  26. 
e  fpeflo  altrove .  V.  T.  5. 

Miglia' ,  e  Migliai',  per  Migliaia  ;  C.  75.  73,  2.  p*  8. 
ed  altrove  fpeflo  .  V.  T.  5. 

Moietta  ,  per  Molefiia  ;  C.  77. 47.  3.  p.  27.  V.  T.  4. 

Mongioia*  V.  T.  5.  ed  a  quanto  ivi  è  (tato  detto 
aggiugni  :  In  quello  fenfo  di  paga  militare  fi 
trova  ancora  nel  Codice  ferino  nei  buon  fecok) 
xiv.  legnato  num.  93.  pretto  il  Sig.  Manni,  e 
qui  fopra  da  noi  deferitto,  Proem,  pag.  il 
in  un  Sonetto,  fatto  quand"  era  la  guerra  coti 
Marco  da  Bibbiena,  che  comincia  a  e.  31.  così, 
Partiti  vedere  Sere  della  fera  ;  ove  nel  fecondo 
vedo  della  prima  terzina  fi  legge** 

,,  5'  e'  non  mi  manda  monda  mia  Mongioia  9 
,i  Io  gli  faro  fare  un  nuovo  artiglio  • 

La  Mongioi  della   Pieve   bajfa ,  dicono  alcuni 

inoltri  popolari ,  per   dinotare   qualche   buona 

ventura,  come  donativo,  ec. 
Palvia ,  per  Pavia;  C.  75.  arg.  pag.  1.  ed  altrove. 

PAVVIA  ,nelmed.  Tetto  .  V.  T.  5. 
Pi*  ,  in  cambio  di  Pe\  o  Per  gli  ;  C.  75.  14.  1.  p.  3.  e 

più  volte  nel  Teft.  Magi.  V.  T.  f. 
Punga,  per  Pugna;  C.  81.  32.  t,  p.  70.  V.T.  5. 
Rammarco,  per  Rammarico;  Can.  76.  35.  i.p.  15. 

e  App.  p.  293.  2.  3.   V.T.  5* 
Rimine  ,  per  Rimini »  o  Rimino  ;  C  79.  94.  2.  p.  54. 

eC.  83.  37.  2.p. 92» e  forfè  altrove.  V.T.  5. 
Strafcinare  fenz'  affi  ,*C. 79.  69.  3.  p.  52.  V.T.  5, 
Truglio,  per  Troglio  ,  C.  75.  20.  3.  p.  3.  V.  T.  5. 
Ziano,  per  Zio  ;  C.  77.  68.  2.  p.  30.  V.  T.  *. 

SOM' 


XXXII 

«■!■■■■■    Il- 


SOMMARIO    DEGLI    ARGUMENTI 
D  F    XVII.    CANTI, 

CHE    SI    CONTENGONO    IN  QUESTO  QUARTO   TOMO, 
COME    SONO    NE*    MANOSCRITTI. 

MS.  c.  io5.        Canto   LXXV.  pag.  i. 

Degli  TJb aldini ,  e  Giovanni  del  Sega> 
E  come  V  Antipapa  contro  al  Papa 
Variamento  ;  ma  poca  gente  lega  : 
E  d'  altre  cofe ,  e  come  in  Lombardia 
N'  andò  il  Bavero ,  ed  ebbe  Pavia . 

MS.  e.  107.        Canto  LXXVL  pag.  12, 

Di  MeJJer  Marco ,  eh1  era  nelle  mani 
De"  Tedefcbì  dal  Bavero  fuggiti  5 
E  della  guerra ,  e  pace  de"  Pi/ani , 
Di  Mefler  Can  ,  che  fece  (1)  sì  gran  fatti  > 
E  come  morto  fu  Salvejlro  Gatti. 

MS.  e.  209.         Canto  LXXVII.  pag.  23, 

Siccome  il  Bavey  «'  andò  nella  Magna , 
E  lafciò  V  Antipapa  al  Conte  in  Pifa  : 
Di  Meffèr*Gberardino  ,  e  fu  a  compagna  > 
E  del  Conte  d"  Analdo ,  cb'  a  Vignone 
Andava ,  e  7  Papa  il  paJJo  gii  vistone  . 

Can-- 

(1)  Magi.  cFehbc* 


XXXIII 


MS.  dio.         Canto  LXXVIIl.        pag.  34. 

Di  color  j  che  chiù  fono  CO ti  Modonefe } 
£  j?o/  ie//'  o/fc  di  Monte  Catino , 
£  rewf  #7  Ptfpd  /'  Antipapa  prefe , 
£  d?/  ^w^'5  che  la/ciò ,  ci?'  #  tutti  i  poveri 
Bei  piccioli  del  fuo(^)per  un  *'  annoveri, 

MS.  0  1 1 2.         Canto    LXXIX.  ?/*g.  45. 

Come  /  ajjìdìò  Lucca  fanza  fallo  , 
E  cowe  /'  ebbe  poi  il  Re  Giovanni  > 
E  ferfi  allor  le  porti  di  metallo . 
E  della  novità  del  Colligiano , 
Di  Sambarduccio  ì  e  quel  da  Vefpignano . 

MS.  e.  113.        Canto   LXXX.  pag.  56, 

Di  Firenze  intr addetta  per  la  Pieve , 
E  di  Barga ,  e  del  fuoco  ,  e  de*  Leoni . 
E  di  Viftoia^  e  Siena  ,  e  Mafia  in  brieve ^(3) 
Di  Santa  Liperata ,  e  di  Cortona  } 
E  che  Bologna  alla  Chiefa  fi  dona . 

MS.  e.  113.         Canto    LXXXL  pag.  67, 

Degli  Ubaldini  \  e  poi  di  Firenzuola  5 
E  deì  Turchi^  e  di  Brefcia^  e  come  Barga 
Voi  fé  mantello  ,  ed  altri  vi  fé  fcuola, 
De'  Genovtfi \  e  di  Sangimignano , 
E  de*  Marchefi J confitti  nel  piano. 

Can- 

(1)  Str.  e  Tem.  che  rincbiufe .  (2)  Tem.  fei  piccioli  per  un . 

(3)  Magi,  mafembrava . 


xxxiv 


MS,  e.  116.        Canto   LXXXII.         pag.  78. 

Di  Cwipo ,  del  Legato  ,  e  7  Re  Giovanni , 
Owe  /confìtto  fu  prejìo  a  Ferrara  j 
£  /fe/iU  Compagnia  de'  Bianchi  panni , 
E  *fe//*  Porta  4  Vergala ,  e  dfc/f//  Of^fa* 
Da'  Colonnejt  morti  in  fuy  cammini . 

MS*  ci  18.        Canto  LXXXIIL        ?*£.8^ 

J2#/  rf;  Mor rocco  ,  e  f  0/  4M  K<?  Uberto  5 
D/  Siena  >  Maffa ,  Fr  ance  fio  Ardilaffi  , 
De'  Malate ili ,  e  4?/'  Ce  fina  accerto  .  ' 
De/  figliuol  di  Cajìruccio  ,  e  ^;  quijéione  3 

MS,  e-  1 19.        Canto  LXXXI V.      ? rfr.  100. 

Capitolo ,  c&e  ptfr/4  folamente 

Della  gran  pejlilenzia  del  diluvio , 
Oe  ;'«  Firenze  offefi  tanta  gente  5 
C/>'  £  voler  far  ciò ,  (0  cb'el  fé  ,  manifeflo  y 
Hon  bafleria  maggior  libro ,  c^e  ^a^o  • 

MS.c.|2ir        Canto  LXXXV»        />fl£.iir> 

De/  Legato  cacciato  di  Bologna  5 
De/  fondamento  del  bel  Campanile, 
E'I  Re  Giovanni^  per  farci  vergogna , 
Do^ò  ^er  ftfrta  Lwcctf  #/  Ae  *//  Francia , 
M**  e/  /«  yfow  5  e  fatto  /'  e££e  #  ciancia . 

Can- 

(1)  Magi.  /#/?/** 


xxxv 


MS.  e.  123.        Canto  LXXXVI.       pag.  I2*« 

Come  in  Firenze  ebbe  fette  Bargelli  f{i) 
E  della  morte  di  Papa  Giovanni, 
E  de"  Turchi  /confitti  crudi ,  e  felli , 
De*  Genovejì,  e  di  Fra  Venturina, 
Che  per  invidia  fu  mejìo  al  dechina . 

MS.  €.  124.        Canto  LXXXVII.     pag.  133. 

Della  Montagna  >  onde  ufciro  i  Serpenti  y 
Degli  Aretini,  e  di  Mejfer  Ma/lino, 
Com! ebbe  Lucca  ay  fuo1 {*)  comandamenti >f 
E  come  nel  detf  anno  del  vaiuolo 
Ci  morì  di  fanciulli  grande  (1)  Jiuolo. 

MS.  e.  126.        Canto  LXXXVIII.    pag.  144. 

Di  Mafia,  e  poi  di  Città  di  CaJlello> 
E  come  il  Re  di  Scozia  fu  feonfitto 
Dallo  Re  a"  Inghilterra  prode,  e  bello > 
E  del  primo  di  guardia  Capitano , 
Che  fu  in  Firenze,  e  pofeia  del  Tifano* 

MS.  e.  127.        Canto  LXXXIX.      pag.  15J. 

Siccome  furon  traditi,  e  Sgannati 
I  Fiorentin  da'  Tiranni  Lombardi , 
Co'  quali  in  prima  j'  era»  (4}  collegati  , 
E  con  Arezzo  fer  guerra  a  diletto  5 
E  poi  del  nuovo  Papa  Benedetto . 

Can- 

(  1)  Magi,  hattelli .     (2)  iv.  Lucca  fuo* . 
(3  )  Magi,  un  grande  .    (4)  iv.  furori . 


XXXVI 


MS.  e.  129.         Canto    XC.  pug.  166. 

Come  il  Cornuti  di  Firenze  fé  lega 

Coy  Vinizian  contro  a  Meffèr  Ma/lino  y 
Kè  curò  fpefa,  per  metterlo  in  piega  3 
E  fé  a*  Fiorentin  fé  villania . 
La  comperò  infino  in  Lombardia  . 

MS,  e  130,        Canto  XCI.  Vag**ll* 

V  ultimo  Canto  dice ,  come  flava 
Firenze ,  quando  fine  (1)  il  dicitore 
Fece  (a)  al  preferite  Libro ,  eh'  e"  rimava  y 
E  le  Schiatte ,  da  cui  era  abitata , 
E  com*  eir  era  in  pregio  formontata  . 

(z)  Mzglfim .         (2)  iv.  Feline . 


Errori  occorfi  .  Correzioni . 

Pag.  24. 11.  3.  Tenitorio  Tenitoro. 

34.  2.  4.  in  ver  inver 

58.  j8.  2.  da  quel  hglo, meglio  di  quell*  agio 
100.  tit.  LXXXI1I.  LXXXIV. 

126*42.  3.  da  Lato  dallato 


CEN« 


C  E  N  T  I  L  O  CLU  I  O 

D      I 

ANTONIO    PUCCI 

-      CHE       CONTIENE 

LA     CRONICA 

DI    GIOVANNI    VILLANI 

IN      TERZA       RIMA. 


i*    A    N     T     O       LXXV. 

ARGUMENTO. 

anni  di  Degli  Uh  aldi  ni  ,  e  Giovanni  del  Sega,     villani 
CR.  1323.      E  come  V  Antipapa  contro  al  Papa        1. 1  o.c.  1 1 S, 

e  fegg.        Parlamentò  ;  ma  poca  gente  lega  :  e  fegg, 

E  d}  altre  co/è ,  e  come  in  Lombardia 
N'  andò  il  Bavero ,  ed  ebbe  Pavia  . 


E  fer  con  un  de'  nofiri  Cittadini 
Di  gran  cuore,  e  di  baffa  condizione, 
Com' udirai,  fé  qui  l'animo  chini, 
Che  quattro  cafe  condufie  a    pigione 
In  quattro  parti  di  Firenze ,  e  quelie 
Empie  di  feope  foce' altra  cagione; 
Tom.  VI.  A  4.  E  po' 


1 


2  CENTILOQyiO    CANTO   LXXV. 

4.  E  po'dovien,  feguendo  le  novelle, 
Venirci  molti  fanti  appoco  ,  appoco, 

E  ilare  per  gli  alberghi,  e  per  le  celle, 

5.  E  la  notte  ordinata  metter  fuoco 

In  quelle  cale,  acciocché  tutta  gente 
Traeffer  quivi ,  e  non  in  altro  loco  ; 

6.  E'  fopraddetti  fanti  incontanente 
Dovevan  trarre  alla  Porta  de)  Prato, 
Ed  arderla,  o  tagliar  futuramente, 

7.  E  dal  lato  di  fuori  apparecchiato 
Doveva  efier  coli' arme,  e  con  gli  arnefi 
Il  Baver ,  da  fuo  gente  feguitato  , 

8.  Co'  Pifani ,  e'  Lucchefi  ,  e5  Piftolefi  , 
E  metter  quefta  Terra  a  ruberia* 
E  molti  della  vita  effere  offefi . 

9.  Non  piacque  a  Dio,  né  a  Santa  Maria, 
Che  Firenze  periffe  a  quefto  tratto, 

E  fece  palefar  l'altrui  follia. 

io.  Che  colui ,  che  guidava  il  detto  fatto , 
Un  giorno  diede  ad  un  fuo  ragazzino , 
Che  del  trattato  fapea  bene  ogni  atto. 

il.  Onde  idegnato,  ad  un  gran  Cittadino 
Diffe  :  Io  fo  cofa ,  eh*  io  potre'  campare 
Quefta  Città,  eh' è  per  andare  al  chino. 

12.  Udito  il  come,  e  que' fenza  tardare 
N'andò  a' Signori,  e 'n  prefenza  di  loro 
Tutta  la  cola  fé  manifeftare. 

13.  Prefo  fu  il  Caporal  fanza  dimoro, 
E  fu  punito  ,  come  fi  convenne  , 

E  quel  fante  ^bbQ  mille  iiorin  d'oro. 

14.  Non 


AN.  DI  CRISTO  1 3  2  3*  E  SEGG.  J 

14.  Non  fi  vide  pe'frvj-,  e  non  fi  tenne, 
Ch'egli  aveller  così  facce  le  balle, 
Come  avvitato  avevan  d'ogni  benne; 

15.  Perocché  quefta  non  era  Capalle  , 

E  la  gente,  che  ci  è,  coli' arme  in  mano 
Avrieno  avuto  al   petto  ,  ed  aUe  fpallc . 

16.  Nel  detto  tempo  l'Antipapa  vano 
Fé  Cardinal,   dal  Bavero  pregato , 
Meffer  Giovan  Vifconti  da  Milano» 

17.  E  di  prefente  il  mandò  per  Legato, 
E  Vecepapa  in  tutta  Lombardia  ; 

Ma  poco  fu  creduto  a  fuo  mandato. 

18.  E'IBaver  confermò  la  Signoria 

E  di  Melano  ,  e  del  fuo  Territorio 
A  MefTer  Azze,  che  prima  l'avia. 
ip.  Ed  el  piomife  a  lui  fanza  dimoro  » 
Per  pagar  que',  che  cenieoo  il  Cerruglio, 
Centoventi  migliai'  di  riorin  d' oro . 

20.  I  quali  iicenziaron  del  cefpuglio 
Meffèr  Marco,  eh' andalfè  pe' danari, 
Mad  il  Porcaro  fu  di  lui  più  truglio; 

2 1.  Ch'  andaro  infieme ,  e  giunti  00  frefehi ,  e  chiari 
Trentamila  fiorin  die  Meiler  Azzo 

A  quel   Porcar,  che  gii  ebbe  molto  cari, 

22.  E  ditte:  Or  dich' io  ben,  eh/  i' fare' pazzo, 
S'i'  li  portali!  a  chi  di  me  lì  lagna, 
E'nfra  fé  fteflb  fé  ne  fèOÒ  foiLzzo. 

23.  Poi  fé  n'andò  con  efiì  nella  Magna, 
E  Mefler  Marco  ritenuto  pegno 

Fu  da  que',  che  gli  avien  facto  compagna, 
A  2  24.  fi  ri- 


4  CENTILOQUIO    CANTO    LXXtf. 

24.  E  rimenarlo  addietro  con  ingegno. 
Là  fi  fcusò  >  che  la  pecunia  in  mano 
Fu  data  a  quel,  che  fi  partì  dai   legno. 

25.  Nel  detto  tempo  fé  Sangimignaoo , 
E  Volterra  ,  per  non  edere  offefi  , 
Triegua  col  Baver  di  che:>,  e  di  piano, 

26.  Perchè  non  cavalcale  in  lor  paeiì  ; 
Di  che  i  Fiorentlli  fur  malcontenti, 
E  furonne  da  lor  forte  riprefi. 

27.  Nel   predett'  anno  ancora   vo',  che   fenti , 
Che  '1  Capitan  del  Patrimon  fnperbo 

Si  motte  di  Febbrai'  con   moire  genti  , 

28.  Credendo  per  trattato  aver  Viterbo, 
Ed  entrò  dentro  quafi  lànza  guerra  ; 
E  dando  in   piazza  coli' animo  acerbo, 

29.  I  fuoi  fi  diero  a  rubar  per  la  Terra. 
Sentendo  i  Cittadin  cotal  trafitta, 

Ad  ogni  canto  fecero  una  ferra  , 
$0.  E  mifer  que'  di   piazza  in  ifconfitta  , 
Ed    a  cacciarli  fuor  furono  accorti, 
E  chi  di  qua  ,  e  chi  di  là  fi  gitta  ;    ' 

31.  È  fumé  più  di  quattrocento  morti, 
E'I  buon  cavai  campò  il  Capitano,     1 

E  gli  altri,  eh' a  fuggir  fi  trovar  forti,  (e) 

32.  Nel  dett'  anno  il  Comune  Qrbivetano 
Chiufi  rendette  fenza  far  dimoro 

Alli  Signori  di   Montepulciano, 

33.  Perocché  n'era  Vefcovo  un  di  loro  5 
'     Ed  ogni  ufeito,  che  di  fuor  fi  doma, 

Potè  tornar  con  gli  altri  a  concefìoro. 

34.  Nel 


AN.  ETI  CRISTO  I328.  E  SEGG.  5 

34,  Deci/  anno  ettendo  Sanator  di  Roma 
Metter  Guiglielmo  d'  Ebol  colle  bande 
Del  Re  Uberto,  che  per  Signore  noma, 

35.  Avendo  li  Romani  il  caro  grande  , 
Incontro  al   Re   fi  levaro  a   romore, 
Perchè  non  gli  forniva  di  vivande, 

35.  Gridando:   Muoia,  muoia  il  Sonatore  ; 
Ed  attediarlo  dentro  in  Campidoglio  5 
Onde   per  attutare  il  Jor  furore, 

37.  Ditte:  La  fignoria  render  vi  voglio. 
Ufciiten  fuori  ;  e  i  Roman  di  novello  > 
Poiché  la   rabbia   lor  giitò  lo  fcoglio , 

3B.  Mettere  Srefano,  e   Metter  Poncello , 
L'  un  de  'Colonna  ,   e  /acro  degli  Ortini, 
Fecero  (d)  Sana  cor  fanza   rappello; 

30.  Qua*  di  lor  grano,  e  à' altri  Cittadini 
Aliterò  in  piazza  sì  ,  di  con  le  carte  , 
Che  contentaron  grandi,  e   piccolini  . 

40.  E  non   pur   lì  fu  car;  ma  in  ogni  parte, 
E  dal  ventocto  al  quaranta  fé  dura  , 
Com*  udirai,  falendo  a  parte,  a   parte. 

41.  Che  valendo  lo  ftai',  noftra  mifura* 
Del  fine  grano  foldi  dicefietee, 

Sail  a  trenta  ,  e   parve  cofa  dura. 

42.  Ma  poco  tempo  a  quel  termine  flette, 
Ch'  e*  fall  tanto  in  molti  pochi  meti  , 
Ched  un  fiorino,  e  più  poi  (i  vendette. 

43.  Perugia  ,  Siena  ,  Lucca  ,  e'  Piftolefi  , 
Ed  altre  Terre  affai,  per  impotenza, 
I  poveri  cacciar  ài  lor  paefì. 

A  3  44.  Ma 


6  CENTILOQUIO    CANTO   LXXV* 

44.  Ma  la  piatofa  Città  di  Fiorenza 
TVti  li   ricettò,  ficeome  madre 

I  iW  figliuo' ,  con  umile  accoglienza? 

45.  Ei  il  Cornuti  di  tutti  fi  fé  padre , 

E  per  grano  in  più   parci  mandò  corto, 
E  fero  in  ciò  molte  opere  leggiadre  ; 

46.  Perocché  non  guardando  a  nìun  corto  , 

II  fero  in  piazza  dar  per  foldi   trenta, 
Vero,  e  (c)  mifchiato  d'  ogni  biada  in  porto. 

47.  E  tanta  gente  allora   vi  s'  avventa  , 
Che  convenia,  che  fi  ceppo,  e  la  mannaia 
Ifteffe  in  piazza,  e  la  Famiglia  attenta. 

48.  Ed  in  due  anni ,  bugia  non  ti   paia  , 
Che 'I  Comun  mife  in  mantenere  i  poveri 
De*  florin  più  di  fdThrra  migliaia. 

49.  Ma  perchè  i!  gran  r/  r  echi  non  fi  feioveri  x 
Pan  di  ùì  once  fero  ad  un  quattrino 

A  Canova,  do^e  fi  dava  a  noveri. 

50.  E  Giovanni  Villan  ,  car  Cittadino, 
Si  ritrovò  a  ciò  con  umilrade, 

Per  mantenere  il   popjl  Fiorentino» 

51.  Se  limoline   alcuna,  o  caritade 

S'usò  allora  in  quanto  ii   mondo  fpazia, 
Veracemente  fu  iti  qu^ta  Cittade. 

52.  Gnrì*  io  credo  ,  che  Iddio  le  faccia  grazia, 
E  guardi  di   pericoli,  e  d'inganni, 
Perchè  di  fòv venir  mai  non  fi  fazia. 

53.  Nel  fopiaddetto  tempo,  mefe,  ed  anni, 
In  Vih  T  Antipapa  per  lo  certo 

Di  nuovo  condannò  Papa  Giovanni, 

54.  E  fca- 


AN.  DI  CRISTO  1 3  2  8.  E  SEGG.  7 

54.  E  (comunicò  lai,  e'1  Re  Uberto, 
E  i  Fiorentini ,  e  chi  con  lor  fi  piglia, 
In  fulla  piazza  ,  predicando  aperto  . 

$$.  Nota,  Lettore,  una  gran  maraviglia, 
Che  predicando  quefti  in  di  di  fefta, 
Bandito ,  che  v'  andallè  ogni  famiglia , 

$6.  Venne  dal  Cielo  una  gran  tempefta 
D'  acqua  ,  di  vento  ,  e  di  gragnuola,  fenza 
Avere  in  tutto  quanto  il  giorno  refta  . 

57,  Molti  lafciar  l'andare  per  cofcienza 
Sì,  che  poche  perfone  eran  prefeote, 
Al  predicar  di  sì  fatta  fsntenza. 

58.  E'i  BAver  fé  coftringere  la  gente, 
Ch'andafTero  ad  udir  cotal  fermone, 
E  tutto  quefto  fu  quafi  niente  ; 

S9*  Che  ad  udire  v*  andar  poche  perfone  j 
Ma  chi  fi  ftava  all'  ufcio,  e  chi  nel  palco 
Alle  fineftre  ,   a  farne  diJigione  . 

60.  E  sforzando  la  gente  il  Malifcalco  > 
A  cafa  fi  tornò  con  molto  lagno 

Sì  prettamente  ,  che  parve  girfalco  ; 

61.  E  d'acqua  l'alfa  fi  fé  fare  un  bagno, 
Nel  quale  <  (Tendo,  vi  s' acce  fé  il  fuoco, 
Ed  arfevi  entro,  e  quello  fu  il  guadagno. 

62.  E  non  fu  p;ccol  fegno  cotal  giuoco 

A  que*  Signor,  che'l  vidon  così  cotto} 
Pognan,  che  ciafchedun  vi  deffe  poco. 

63.  Nel  dett' anno,  di  Marzo, a' dì  ventotto, 
Il  Conte  Chiaramonte  Capitano 

De' Ghibellin,  per  trattato  condotto, 

A  4  $4-  frefc 


8  CESTILOQUIO    CANTO    LKXV, 

ó>  Prefe  la  Città  d'  hui ,  (0  dove  Tanj 
Era  Signore,  ed  ebbelo  a  pregione, 
E  tagliogh  la  cefta  a  mano,  a  rinarro. 

(35.  Ma  primamente  di  de  in  confezione, 
Che  d'effèr  Capitan  de' Fiorentini 
Aveya  già  accettata  la  lezione, 

66.  E  eh'  el  dovea  pe*  grandi  Cittadini 
Volger  lo  Stato,  che  ancora  non  cala* 
Ma  Iddio   volle  a  noi  gii  occhi  divini. 

6-j.  Nel  prederanno  que'di  Pietramala 
Impetrar  Signoria  (g)  di  Sanfipolco,  (h) 
D'Arezzo,  e  di  Cartel  tenendo  l'ala.  (0 

68.  Volendo  i  Borghigiani   ufeir  del  folco,  (k) 
Intorno  gli  aflfcdiaron  gli   Aretini, 
E  flettervi  orto  meli  a  freddo,  e  dolco. 

tfo.  E  volendofi  dare  a' Fiorentini 
Liberamente  ,  furor*  rimirati  , 
Perchè  i  Tedefchi  eran  molto  vicini. 

70.  Veggendofì  da' Guelfi  abbandonati  4 
Né  podendo  aver  altra  difendane, 
Di  Marzo  s'arrenderono  a' Tarlati. 

71.  Nel  predetto  anno  il  Bayer  per  quiftioiie 
Da  Lucca  zr«  Pogginghi,  e  'nrerminelli , 

V'  andò,   per  non  peggiorar  condizione. 

72.  Trovando,  che' Pogginghi  erano  quelli, 
Che  non  voleano  efier  tra   !or  mani  , 

Di  Lucca   gli  cacciò  come  rubelli  ; 

73.  E  fé  Vicar  Francefco  Caftracani 
Per  ventidue  miglia' di  fioriti  d'oro, 
Ch'egli  ebbe  tra  promeffe,  e  fio r-in  fani. 

74.  E  fat- 


AN.  DI  CRISTO  1328.  ESEGG.  9 

74*  E  fatto  quello  fi  partì  da  loro, 
E  colia  gente  fua,  con  feda,  e  gioia 
A  Fifa  fi  cornò  fanza  dimoro. 

75.  Nel  detto  tempo  entrarono  in  Piftoia 
I  figlino'  (1)  di  Caftruccio,  e  col  Cognato 
Meifer  Filippo,  fenza  alcuna  noia; 

76.  Vivano  li  Duchini;  da  ogni  lato 
Gridando,  corfer  la  Terra  a  furore; 

E  poche  parve  aver  lor  vinto  il  piato, 

77.  Rinovaro  i   Panciatichi  il  romore, 
Con  Gualfreducci ,  e  Muli,  e  Vergelle!!, 
Gridando:  Viva  il  fanto  lmperadore. 

78.  Onde  de' lor  fur  molti  morti,  e  prefi, 
Que'  da  Caftruccio  ,  e  Tedici  fuggendo  , 
Quivi  lafciar  dimoki  loro  arneli. 

7P.  Nel  detto  tempo  il  Legato  dovendo 
Reggio  aver*  vi  mandò  da  Bologna 
Di  molta  gente  ,  fecondoch'  intendo  . 

80.  Intanto  fu  (coperta  la  biibgna , 
W  traditori  furo  prefi ,  e  guaiti , 

E  que'  tornar  con  canno,  e  con  vergogna 

81.  Nei  tempo,  che  da  me  prima  notarti, 
Farcendo  M-ffer  Can  guerra  a'  Brefciani, 
Aliali  un  Csftel   per  certi  catti. 

82.  E  come  i  fanti  fuoi  far  proffirnanj, 
Fu  loro  aperto;  e  corri'  ebber  l'entrata, 
Si  dierono  a  rubare  a  mano,  a  mano, 

83.  E' Brefciani  avvifati  dell'andata 
Dietro  a  lor  cavalcarono  sì  forti , 
Che  non  potè  la  porta  effer  vietata  , 

84.  E  cac- 


10  CENTIL0QIJIO    CANTO    LXXV. 

84»  E  cacciargliene  fuori ,  e  prefi  ,  e  morti 
Ne  furo  affai,  ed  e*  perde  fue  pruove $ 
E'  Brefcian  furo  a  rafforzarli  accorti . 

85.  Nel  mille ,  con  trecento  ventinove  , 

11  Bavero  ri  andò  in  Lombardia, 

E  fece  un  grande  parlamento  ;  dove 
86~»  Furon  Tiranni,  e  grande  Ambafceria, 
E  contro  a  Mefler  Azzo  fece  imprefa 
Di  guerreggiar,   perchè  non  ì'ubbidia, 

87.  Dicendo,  eh/ e' trattava  colla  Chiefa  : 
Onde  la  gente  per  cotale  oltraggio 

Fu  d'  un  volere  a  così  fatta  offefa . 

88.  Laonde  il  Baver  del  mefe  di  Maggio 
Con  molta  gente  andò  in  fui  M-lanefe, 
Ed  a  Monda  fi  pofe  a  fuo  vantaggio . 

8p.  E  cominciò  a  guadare  ii  paefe  , 
Ma  non  ch'egli  acquiflaffe  fignoria 
D'alcuna  Terra  di  tutto  quel  mefe. 

90.  Ver*  è,  che  poi  di  Giugno  ebbe  Pavia, 
E  poi  entrò  con  fua  gente  in  Cremona  ; 
E  non  ne  fo  più  lunga  diceria. 

91.  Nell'anno,  che  di  (òpra  fi  ragiona, 
Il  Legato  fece  ofte  a  Parma,  e  Reggio 
Rubellati  da  lui ,  come  qui  fuona . 

92.  E  poi  fer  pace,  per  tema  di  peggio: 
La  lìgnoria  rimafe  a  chi  i'avia, 
Mettendovi  il  Legato  alcuno  folleggio . 

93.  Quindi  partita  la  Cavalleria, 

Al  Modonefe  n'andò  di  prefente  ; 
Ma  poco  fi  lafciò  far  villania; 

94.  re- 


AN.  DI  CRISTO  I329.  E  SEGG.  II 

94.  Perocché  s'arrenderò  incontanente, 
Ch'  ebber  veduta  la  genre  fovrana, 
Co' patti  ,  ch'ebbe  Parma  primamente. 

95.  Nel  dett'  anno  il  Legato  di  Tofcana  , 
Veggendo(m)  dalia  Chiefa  rubellata 

La  Città  ai  Viterbo,  e  fatta  fìrana, 

96.  Effèndi  a  Roma,  fece  grande  armata  5 
Andovvi  ad  ode,  e  dievvi  intorno  il  guafto, 
E  prefe  alcuna  fua  Terra  murata. 

97-  Ma  la  Cittade  era  troppo  gran  patto, 
A  volerla  così  follo  pigliare, 
Avendo  a  petto  sì  fatto  contado. 

98.  Veggendo  ,  eh*  altro  non  potea  acqui(ìare> 
Tomoli!  a  Roma  molto  malcontento, 
E  'i  popol  men ,  (n)  eh'  andava  per  rubare. 

99*  Perchè  venuto  al   termine  mi  fenco  , 
Ne  (I  convien  palla  re  il   legno  dato  , 
Daremo  a  queito  Canto  compimento* 

100,  Nell'altro  cibo  ti  farà  mutato 
Sk,  che  potrai  aguzzar  Tapperito, 
E  rischiarar ,  fé  tu  i'  avrai  turbato  . 

Da  queito   vo'wntier  mi  fori  partito.  (°) 

FINE     DEL     CANTO     i.XXV. 

N  O  f  È  ~A~L      C  TÌ^mFo     LXXV. 

1.  (f)  Tem.  Cento  ,  e  centotto ,  e  centotto  ,  e  mille  -  Anne  cor* 
rendo  .   2 1 .  fa)  Magi,  ognun  .     2  2.  (b)  Tem.  ne  prefe  . 
31.  (e)  Tem.fi4iti.  3». (4)  MSS.Fur  fatti.  4$.  (e)  Magi*  V'era. 
64  (f  )  Tem  hfi .     67.  (g)  Str.  e  Magi.  Signor .  (h)  Magi,  e 
Tem.  Sanjipolcro  .    (i;  Mz<*\.fala  .    68.  (k)  Magi,  lafcia  i 
fei  verfi  feg.    75.  (li  Magi.  Il  figlimi .  £J>  (m\*v.  efendo  . 
98.  (n)  Magi. />/*}.   1 00.  (o)  Str.  aggiugne  quelli  due  Verfi. 
„  Perche  a /quanto  mì  e  riììcrefciuto  , 
i,  Pèrche  inalzato  non  ho  il  Giglio  fiorito . 

CAN- 


12 

CANTO         LXXVI. 

ARGUMENTO. 

ANNI  DI  Di  Meffer  Marco  ,  et?  era  nelle  mani  villani 

Cr.  1 3  29.      De*  Tede/chi  dal  Bavero  fuggiti  ,  l.io.c.i  3 1. 

e  fegg.        E  della  guerra  ,  e  pace  ìUy  P  funi  .  e  fegg. 

Di  Meffer  Cau  ,  eòe  fece  ff  )  sì  gran  fatti  , 
E  come  morto  fu  Salvejlro  Gatti. 

1.  T~J  Itorncti  a'  Tedefchi  Tabellari 

X\-  Dal  Bavero  nei  tempo, eh'  io  ti  moiho, 
Mille  trecenvenrnove  contati  .  (a) 

2.  Che  per  trattato  del  Yefcovo   noftro, 
Inlieme  con  Meffer  Pin  della   Tofa  , 
Siccome  chiaro  ti  dice   lo 'nchioftro, 

3.  Fecer  lor  Capitano  ad  ogni  cofa 

I!  detto  MelTer  Marco  de'  Vi  (conti  , 
Ch'era  lor  gaggio ,  come  qui  fi  chiofa  . 

4.  Ed  una  notte  ,  con  ardite  fronti 
N'andaro  a  Lucca ,  come  avien  la  pofta 
Da  certi  dentro,  eh*  a  ciò  furon   pronti, 

5.  E  dieder  lor  l'entrata  della  Goda. 
Come  fur  dentro  pe'  0>)  patti  ordinati , 
Mandar  fobicamente  fanza  foìta 

6.  Pe' figliuo'  di  Caftrcccio  confinati, 
E  Fnncefco  lafciò  la   fignoria 

À  MelTer  Marco,  co' detti  foldati . 

7.  Corfer  la  Terra  fanza   ruberia, 
Siccom'  era  ordinato  a  lor  vantaggio, 
Di  fuor  faccendo  ogni  gran  villania. 

8.  Eì 


AN.  DI  CRISTO  13  20,  E  SEGG.  f$ 

8.  E '1  fefto  giorno  dei  mefe  di  Maggio 
Rubaro  ,  ed  arfer  tutto  Camaiore  : 
E  perchè  certi  rìi&ndien  (c)  l'oltraggio, 

p.  N'  ucci  fé  r  più  di  trecento  (<*)  a  furore. 
Così  facevano  a  tutti  i  vicini  ; 
E  poich' a  Pefcia  guado  ebber  di  fuore, 

io.  A  Firenze  mandar  (e)  Frati   Agoftini 
Per  la  prò  me  ila   facta  primamente  , 
Ch'erano  ottanta  miglia' di  fiorini. 

H.  E  prometteva!!  dar  liberamente 
La  Goda,  e  Lucca,  lafciandofi  il  cruccio, 
Che'  Fiorentini  avevan  nella  mente 

12.  Contro  tf  figlio o',  che  fa ron  di  Caftruccio, 
E  d'efler  Cirtadin,  co' lor  famigli; 

Dì  che  ancora  dell'ira  mi  dibuccio. 

13.  Perchè  di  ciò  fi  fé  molti  configli, 
Dio  (f)  ci  dia  grazia,  dicie  il  dicitore, 
Che  '1  migliore  d'  erto  fatto  fi   pigli . 

14.  Onde  per  tema  fi  fuggì  il  migliore  , 
Coro' udirai,  e  Firenze  corretta 

Fu  poi  da'fuoi  di  prendere  il  peggiore. 

15.  O(g)  per  invidia  ,  che  fotte,  o  per  fetta, 
O  per  qualunque  fofle  la  cagione  , 
L'opera  andò  sì,  che  non   mi  diletta; 

16.  Che  contraddice  a  ciò  Metter  Simone 
Della  Tofa,  moflrando,  ch'era  il  peggio, 
Argomentando  con  falla  ragione. 

17.  Per  la  qual  cofa  chiaramente  veggio, 
Che  Maftro  Cecco  Aftrolago  valente 

Ne  ditte  sì ,  che  più  orpre  non  chieggio , 

18.  Là  , 


14  CENTILOQyiO    CANTO    LXXVI. 

18.  Là,  dove  diffe,  che  fimiiemente 
V  uom  ,  che  degli  occhi  corporali  è  guercio, 
Eller  dovea  degli  occhi  della  mente: 

ip.  E  quefti  fu  ài  tal  difetto  lercio  ; 
L'effetto  il  moftra,  ov'el  tirò  la  fune: 
Più  non  l'accufo,  e  più  noi  ti  rimbercio. 

io.  Mad  io  fo  ben ,  ched  il  noflro  Comune , 
PofTendo  andare  in  cima,  andò  nel  fondo, 
Per  le  ragion ,  che  fi  moftraron  brune . 

21.  E  per  la  detta  mutazion  ,  fecondo 
Che  fcrive  P  Autore  ,  i  più  Gramatichi 
Ghibellin  di(<  Piltoi' veggendo  il  pondo, 

22.  (Ciò  furo  i  Muli,  e  altri  co' Panciatichi, 
Che  di  M^fler  Filippo  eran  nimici , 

E  co' figlino' di  Caftruccio  fianchi,) 

23.  Non  vider  modo  da  regnar  felici 
In  quella  Terra  pe' dubbioii  guazzi, 
Se*  Fiorentin   non  foiler  loro  amici . 

24.  Metter  Francefco  Fiorentin  de'  Pazzi 
Tra' Fiorentini ,  e  lor  fi  fé  (h)  mezzano, 
E  d'ogni  nimiftà  levò  gli  fprazzi . 

25.  Liberamente  ci  die  Carmignano  , 
Arrimin,  Vitolino  ,  e  Montemurlo, 

E  più  Caftella  di  queto,  e  di  piano, 

26.  Ed  in  Pi 'loia  rimetter  fenz'  urlo, 
Doveano  W  i  Guelfi,  falvoche'  Tedici , 
Di  cui  parole  più  ojtre  non  burlo. 

27.  E  poi  dovien  raccomunar  gli  uficj, 
E  per  pegno  di  ciò  ci  dier  Tizzano, 
E  fopra  ciò,  ch'io  t'ho  fcritfco  quid, 

28.  Cidier 


AN.  DI  CRISTO  13  29.  E  SEGG.  1$ 

28.  Ci  dier  Piftoia  in  guardia ,  e  1  Capitano  ,00 
Acciocché  T  un  coli'  altro  più  non  cozzi , 
Vi  foffe  Fiorentino,  e  Popolano. 

ig.  Metter  Iacopo  allora  degli  Strozzi , 
Sindaco  del  Comun  fu  in  ta' me  Sieri  ; 
E  perchè  tanta  nirniftà  fi  fgozzi, 

30.  Fece  in  Piftoia  quattro  Cavalieri, 
Due  de'  Panciatiehi,  e '1  terzo  de' Muli, 
Ed  un  de' Gualfreducci  volentieri. 

31.  E'1  Comun  di  Firenze  netti,  e  pulì 
A  lor  donar  fé  domila  fiorini, 
Perchè  armeggiaffer  fanza  canapuli» 

32.  E  poi  a  fpefe  di  lor  Ghibellini 
Là  entro  fer  crentafei  cavallate, 
E  parte  ne  pagaro  i  Fiorentini  • 

33.  L' Aguglie  furo  fpente ,  ed  accecate, 
E  l'Armi  Ghibelline  ;  e' Nicchi  d'oro 
Con  Sa' Iacopo  fer  con  unitate» 

34.  Nel  dett'anno.i  Pifan  fanza  dimoro 
Sentir,  che  '1  Baver  di  moneta  fcarco, 
In  Tofcana  tornava  verfo  loro; 

35.  Onde  tra  lor  ne  fu  grande  rammarco, 
Temendo ,  che  gravezze  non  rinfrefchi , 
Ed  a  Lucca  mandar  per  Meffer  Marco; 

36.  Il  quale  a  Pifa  venne  co'  Tedefchi, 
Ch' eran  nemici  dello 'mperadore, 

E  dell'arme  erano  arditi,  e  manefchi. 

37.  Allor  fi  levò  la  Terra  a  romore, 

E  quefta  gente,  e'1  popol  tratte  al  Conte, 
Com'  ordinato  avien  per  lo  migliore, 

"38.  Ap- 


\6  CENTILOQUIO    CANTO    LXXVI. 

38.  Apprcffo  a  ciò  Meffer  Marco  Vifeonte 
Guafìòil  Ponce  alla  Spina,  e'i  Ponce  nuovo, (1) 
E  fece  afìerraglia're  il  vecchio  Ponce , 

39.  Perchè']  Vicario,  fecondoch' i' truovo  , 
Ch'era,  come  dece' è,  Meffer  Tarlato, 
Danneggiar  non  poceffe  il  Conce  un  novo .  (m) 

40.  Quando  il  Vicar  fi  vide  mal  paraco, 
Andò  pe' facci  fuoi,  fuggendo  guerra, 
E  ciò,  che  ne  portò,  gli  fu  rubato. 

41.  E  li  Pifan  riformaron  la  Terra, 

E  dier  connato. a  molti  incontanente, 
E  poi  appreffo,  fe'J  Libro  non  erra, 

42.  Provvider  Meffer  Marco  riccamente, 
Ed  el,com' un,  ch'aveva  fale  in  zucca, 
Diede  commiato  a  tutta  la  fua  gente  , 

43.  Dicendo:  L' effer  gaggio  mi  riftucca , 
Gite  con  Dio,  non  abbiate  temenza, 
Ch'i*  torni  più  per  voftro  pegno  a  Lucca. 

44.  E  poi  appreffo  avuta  la  licenza 

Da  que' ,  che  in  quel  tempo  eran  Priori  9 
Venne  a  veder  la  Città  Hi  Fiorenza; 

45.  Ed  in  Calen  di  Luglio  co'  Signori , 
E  con  due  Vefcovi ,  ed  altri  Prelati 
Fu  a  mangiare  con  grandiffimi  onori . 

46.  Dopo  molti  altri  fatti  ragionati, 
I  Cherici  fi  dolfer  dell*  offe  fa, 
Che  ricevuto  avien  da- Tuo'  pa flati. 

47.  Ed  el  promife  ,  e  giurò  la  difefa, 
E  la  fua  vita,  fìccorne  ebbrigaco, 
Ed  ubbidente  della  latita  Chic  fa, 

48.  E  poi 


AN.  DI  CRISTO   I  3  2  9.  E  SEGG.  I  7 

48.  E  poi  di  Lucca   ritoccò  il  trattato. 
Ma  niente  monco,  perchè  coìioro, 
Come  dect' è  ,  avien  rocco  il  mercato. 

4p.  Po' gli  donaron   mille  fioriti  d'oro 

Per  lo  Comune.  Qjmdo  gli  ebbe  in  mano, 
Li  ringraziò ,  e   partirli  da  loro  ; 

50.  E  tanto  cavalcò,  che  fu  a  Melano, 
E   11  fu  onorato  ,  e  riverito 
Da'Citcadin  più  ,  che  dal  Capitano  . 

51.  E  perchè  MdTèr  Azzo  avie  iencito 
Co*  Fiorentini  il   fuo  dimenticare  , 
Per  gè  loda  di  non   e  (Ter  tradiro, 

52.  Un  giorno  lo  'nvitò  a  delinare  , 

Con  altri  molti  ;  e  poich'  ebber  mangiato, 
E  tutte  genti  fur  per  via  andare, 

53.  E  Metter  Marco  addietro  fu  chiamato, 
Ed  e'  cornò,  e  con  ceni  fi   ferra 

In  luogo,  e  *n   parte,  che   fu  (Irangolatoj 

54.  Pofcia  il  gittar  dalle  fìneftre  irj  terra. 
E  quello  al  popol  fu  molto  fpiacevoJe  ; 
Ma'  niuno  a  parlar  bocca  diserra. 

5$.  Nel  detto  tempo  que'di  Valdinievole, 
Sentendo  concordati  i  Piilolefì 
Co'  Fiorendo  ,  per  modo  convenevole, 

$6,  Anibafciador  ci  rnandaron  palei!  , 
E  domandar  di  grazia  un  Capitano, 
E  fur  di  loro  a*  Fiorentin  corcefi  . 

57.  Nel  detto  tempo  fentito  il  Pifano, 
Che'  Fiorentin  vclean  comperare 
Lucca,  per  trarla (n)  lor  torta  di  mano, 
Tom:  VI  fi  Fé- 


l8  CENTILOQUIO    CANTO    LXXVf. 

58.  Fecer  mercato  fanza  più  penfare. 
Seffantamila  fiorin  d'or  fu  il  parco, 
Ch'  a  cerco  tempo  ne  dovevan  dare  ; 

59.  De' qua' tredicimila (°)  innanzi  tracco 
Dieder  per  arra,  e  perde'r  quell'avere, 
Perocché  fenza  ftatichi  avien   facco. 

60.  Sicché  Ci  può  chiaramente  tenere  , 
Che'Pifan  la  perderon  per  lo  poco, 
E' Fiorencin  per  troppo  antivedere. 

61.  Ma  poche  de' Pi  fan  fenciro(p)  il  giuoco, 
Lì  cavalcar,  guaftando  ciò,  che  v'era, 
Fino  alle  porci  con  ferro,  e  con  fuoco. 

62.  Cosi  faccendo  entrar  nella  Val  d'  Era , 
E  prefero  il  Cartel  di  Pratignone  ,  (<ì) 

E  quel  di  Camporena  alla  primiera, 

63.  E  fecerli  disfar  fanza  tendone 

Per  modo  ,  che  di  quefto  ,  né  di  quello 
Non  vi  rimafe  pietra,  né  mattone. 

64.  Qnde'1  Pifan  veggendofi  rubello 
Del  Baver ,  come  dinanzi  è  contato  , 
I  Fiorentin  gli  orlarono  il  cappello. 

Ò5.  Parve  loro  eiTer  in  si  male  flato, 
Che  chiefer  pace ,  ed  ebberla  parecchia  (0 
D'  un'  altra  fatta  nel  tempo  paflato  ; 

66.  E  que'  patti  ebbe  quella  , che  la  vecchia,  (0 
E  fedì  in  Montetopoli  d'  Agorto . 
Cara  corto  a  certi:  e  qui  ti  fpecchia  ; 

6y.  Perchè  il  feguence  mefe ,  che  fu  torto , 
Siccome  in  tal  Cittade  a  Dio  piacque ,  ft) 
E  cui  è  bene,  e  cui  è  mal  difpofto, 

6i.  Cer- 


AN.  DI  CRISTO  I  3  2p.  E  SEGG.  1^ 

68.  Certi  Pifani,  a  cui  Ja  parte  fpiacque , 
Co'  Lucchefi  cercaro  vie  diverfe 

Di  tradir  Pifa  ;  or  odi,  che  ne  nacque. 

69.  Cotal  trattato  in  brieve  fi  fcoperfe, 
E'  traditor  fur  prefi ,  e  giudiziari, 

E  pe '1  meglio  di  molti  fi  iofferfe. 

70.  Nel  predett'  anno  furo  ripigliati 
Da' Fiorentini  i  popol  d' Ampinana, 

Ch*  avia  il  Cont*  Ugo  più  tempo  occupati 

71.  Nell'anno,  che  addietro  fi  rifpiana  , 
I  Ghibellini  di  Monte  Catini 
Cacciaro  i  Guelfi  fuori  della  tana  5 

72.  Onde  vi  cavalcare  1  Fiorentini, 
E  Mefler  Amerigo  de'  Donati 
Rimafe  Capitan  prellò  a' confini, 

73.  E  Caporal  di  tutti  i  collegati 

Di  Val  ài  Nievol  ,  per  me' guerreggiare 
Monte  Catin  da  tutti  quanti  i  lati. 

74.  Poi  per  volere  il  fimigliante  fare, 
Di  Monte  Vettolin  fi  moffer  certi 
De' Caporali  di  maggiore  affare, 

75.  Ed  a  Monte  Catini  andar  coperti, 
E  MefTer  Amerigo  per  la  via 

Li  fé  pigliare,  ed  ayrieli(u)  diferti  ; 

76.  Se  non  che  diero  intera  fignoria 
Della  lor  Terra  al  Comun  di  Fiorenza, 
Ch'erano  amici:  altro  non  fé  n*  avia. 

77.  Nel  detto  tempo,  colla  fua  potenza 
Metter  Can  della  Scala  andò  a  Trevigi , 
Che  r  A  vogar  teneva  con  temenza. 

B  2  78.  A'dì 


2  0  CENTILOQIJIO    CANTO    LXXVI. 

78.  A*  dì  quattro  di  Luglio  ,  e'  ta'  fervigi 
Fé  alla  Terra,  eh'  a7  dì  dicennove 
Dentro  paisò  co' fuoi  Bianchi,  e  Bigi. 

79.  Appretto,  come  piacque  al  iornmo  Giove, 
Egli  ammalò,  ed  a' dì  ventidue 

Rimafe  il  corpo,  e  l'anima  andò  altrove. 

80.  Poi  a  Verona  portato  ne   fue 

Con  grande  onore  ,  e  con  5)  gran  lamento, 
Che  forfè  d'altri  mai  non  fi  fé  piue. 
Si.  Dì  lui  non  fo  da  me,  né  d'altri  l'eneo, 
Che  figliuol  ne  ca  ai  palle  per  memoria, 
Che  legittimo  folle  del  Convento. 

82.  Noca  ,  Lettor,  eh' i' noi  dico  per  boria, 
Come  in  un  punto  perde  Me  (Ter  Cane 

La  vita,  e  poi  ogni  mondana  gloria. 

83.  Vedi,  che  !on  felicità  mondane; 
Ben  puoi  veder,  le  per  co/lui  le  noti, 
Che  fenza  fallo  elle  fon  tutte  vane. 

84.  Rimafer  di   Merle r  Can  due  nipoti, 
Metter  Màftino,  con  Mettere (x)  Alberto, 
Che  fur  de'  Fiorentin  poco  divoti  . 

85.  Nel  dett'anno  il  Legato  favio,  e  iperto 
Olle  a  Faenza  (y)  fé  ,  eh'  Alberghettino 

L'  aveva  rubdlata  per  lo  certo  . 

86.  Poi  s'  arrendè  ,  e  gì  col  capo  chino 
Al  Legato,  eh' a  lui  perdonò  rodo, 
E  per  amico  il  tenne  a  fé  vicino. 

87.  Nel  predett'  anno  ,  ad  mefe  d'  Agofto 
Il  Legato  in  Bologna  fé  venire 


Metter  Ghiberto  da  Coreggio  toSo, 


88.  Ed 


AN.  DI  CRISTO  1 3  29.  E  SEGG.  2  I 

88.  Ed  Orlando  de*  Rolli,  a  non  mentire; 
Ma  con  akra  cagion  fi  cuopre,  ed  arma> 
Ch'  è  per  volerlo  vedere,  ed  udire; 

8$.  Ma  ibi  per  gelofia  ,  ch'avie  di  Parma, 
Orlando  tenne  (eco,  e  con  buon  volto 
In  fargli  onor  niente  fi  j  ifparma  . 

pò.  I  Parmigiani,  che  l'amavan  molto 
Si  rubellaro,  ed  ancor  fecer  peggio, 
Ch'agli  Uficiali  ogni  cofa  fu  toico. 

pi.  Simiiemente  fé  Modena,  e  Reggio, 
Perchè  diceva  la  gence  famelica: 
E'  fu  fidato ,  ed  or  pregione  il   veggio . 

92.  EfTendo  ad  ode  la  Chieià  a  Mattelica, 
Fu  rotta,  e  (confitta  in  tutti  gli  atti, 
Né  valfe  lor  parlar  con  voce  Angelica . 

93.  Nel  predett*  anno,  Saìveftro  de' Gatti , 
Ch'era   Signor  di  Viterbo,  fu  morto 
Dal  figliuol  del  Perfetto  in  pochi  tratti; 

94.  Il  qual  corte  la  Terra  molto  accorto 
Per  fanta  Chiefa  ,  e  colla  fpada  in  mano 
Tornar  la  fece  ubidente  al  porto . 

95.  Vennevi  apprelTo  poi  MeiTer  Guatano, 
Cardinal  degli  Orftni ,  e  col  fuo  conio 
La  riformò,  e  di  queto,  e  di  piano. 

96.  E  l'altre  Terre  ancor  del  Patrimonio, 
E  della  Marca  ne  recò  ad  un  calle 

In  iftato  pacifico,  ed  idonio. 

97.  Nel  dett'anno  Pifroia  Serav3lle(t) 

Die  in  guardia  ^'Fiorentlli,  che  l'ebbe r  caro/8) 
Perchè  a  Monte  Catini  era  alle  /palle  ; 
B  3  98.  Il 


2  2  CENTILOQUiO    CANTO    LXXVI. 

<?3.  Il  quale  aveva  Scato  mcko  amaro, 
Peroccli' era  affediato  incorno,  incorno 
Dalle  Cartella  fanz'  alcun  riparo 

pp.  Si,  che  poco  di  nocce ,  e  men  di  giorno 
Vi  pocie  roba  incrar,  ma  pur  v'encrava, 
E  fpefle  voice  ricevieno  (corno. 

ioo.  Perch'  io  fon  giunco  al  fegno ,  che  mi  grava 
Di  far  fine'  al  Capicol,  cos\  faccio; 
Che  già  V  andar  più  innanzi  mi  noiava; 

Né  di  quefla  macera  or  più  m'impaccio» 

FINE     DEL     CANTO     LXXVI. 


NOTE     AL    CANTO    LXXVI. 

Arg.  (f)  Magi,  ch'ebbe.    ì.  (a)  iv.  correnti . 

5.  (b)  Magi.  pi'.     8.  (e)  iv.  difender. 

9.  (d)  Vili.  1.  io  e.  1  31.  quattrocento . 
io.  (e)  Magi,  n'andar.     13.  (f)  Magi,  e  Str,  Die . 

15.  (g)  Str.  E.     24    (h)  Magi,   e  /or  fu  . 

16.  (i)  Magi,  e  Str.  rimette  Jl>nzy  urlo  -  Rimettere  .  Errore 
28.  (k)  Magi.  E  dierPiftoia  in  guardia  al  Capitano  . 

38.  (1)  Magi,  il  Ponte  alla  Spina  nuovo',  errore. 

39.  (m)  Magi,  il  Conte  nuovo. 

57.  (n)  Magi,  e  Str.  Lucca  comperare  -  Per  trarla . 
59.  (o)  Magi,  tremila . 

61.  (p)  Tom.  Ma  poi  i  Pifan  fentendo . 

62.  (q)  Tem.  Patrignone.   Vili.  e.  138.  Pratiglione . 
65.  (rj  Tem.  ebbone  parecchia . 

66    (s)  Tem.  c££?  ^«f«^i  peli  a  vecchia  . 

67.  (t)  Str.  e  Magi,  ha  di  più  acque . 

75.  (u)  Magi,  avendogli.     84.  (x)  MSS.  e  Me  (fere . 

85.  (y)  Magi,  a  Firenze  .     fc'ó".  (2)  iv.   tf^tfi  . 

$?>  (t)  M?.gl.  e  Seravalle.     (a)  iv.  f</  ebbel . 

CAN- 


23 
CANTO        LXXVIL 

ARGUMENTO.(f) 

amni  di  Siccome  il  Baver  n1  andò  nella  Magna ,      villani 

cr.  1 3  29.      Eia/ciò  V  Antipapa  al  Conte  in  Pifat  l.i  o.c.144. 

e  fegg*       Di  Mejfer  Gherardino ,  efìia-evmpagna »  e  fegg  - 

E  del  Conte  dy  Analdo  ,  e  fi  a  Vignane 

Andava ,  e  7  Papa  ilpajjogli  vietone  , 

i.  ì^\  Vero  Iddio  guarda  la  mia  Cittade  , 
V^/  Che  non  arrivi ,  ficcome  arrivata 
Lucca  fi  vide,  onde  mi  vien  pietade. 

2.  Nel  ventinove  decco  fcapeftrata 
Si  ritrovò  fanza  fren  di  Rettore 
Guidar,  ficcome  preda  guadagnata. 

3.  E  que'  Tedefchi ,  eh' eran  fenz'an&ore, 
Vender  la  vollon  prima  a' Fiorentini, 
Poi  a  molti  altri,  fecondo  il  tenore. 

4.  Poi  fi  levar  certi  fuo' Cittadini, 
Per  comperarla  dopo  ta' novelle, 
Dandone  ottanta  migliai' di  fiorini  » 

5.  Ma  volien  tutte  l'entrate,  e  gabelle 
Per  certi  modi ,  e  '1  Fiorentin  ne  deffe 
Per  arra  quindici  innanzi  di  quelle, 

6*.  E  che  la  guardia  della  Gofta  avefle  . 
Giovan  Villani  fu  de' fingulari, 
In  cui  le  dette  cofe  fur  rimeffe . 

7.  Dice,  che  non  rimale  pe' denari; 
Ma  per  la  'nvidia  ,  e  per  la  ipocrifia 
De' Cittadini,  che  a  ciò  fur  contrari; 

B  4  8.  Mo- 


24  CENTILOQyiO    CANTO   LXKVII. 

8.  Moftrando,  ch'era  mala  mercanzia, (») 
E  che  nc:ì  era  contratto  ficuro  , 

Ma  cupidigia  piena  di  roda. 

9.  Ma  chi  il  predente,  e '1  palfato,  e'1  futuro 
Ben  guarderà,  dirà,  che  mni  più  fino 
Contracco  non   fi  udì  ,  nò  così  puro  . 

io.  Roteo,  che  fu  il  mercato  Fiorentino, 
Fu  in  concordia  a  mano,  a  man  con  loro 
lì  Genoveie  Meffer  Gherardino  , 

li.  E  de  lor  trentamila  fiorini  d'oro, 
E'i  a' dì  due  di  Seccembre  (i   face 
Signor  di   Lucca,  e  del  fuo  Tcnicorio. 

12.  E  poi  richiefe  il  Fioreocin  di   pace, 
Over  di  rnegua  ,   ma  non  v'ebbe  modi? 
Perchè  (uà  'roprefa  a  ciaichedun  difpiace. 

13.  E'rubellare  il  Cartel  di  Collodi, 

Il  quale  ha  prdTo  a  Luce?- (b)  fuo  rifedio , 
Fecer  d*  Otcobre  ,  ficcarne  cu  odi. 

14.  E  Mefler  Gherardin  vi  poi  e  aflecio, 
Ed  e' fi  difenderort  bene  appreflo; 

Ma  non  veggen'do  al  fine  alcun  rimedio , 

15.  E  non  grugnendo  il  foceorfo  promeiTo, 
A  pacci  s'arrenderò  di  preferite, 

Con  poco  onor  de'  Fiorentini ,  ad  erto. 

16.  Poi  Me.ìer  Gherardin  raunò  gente 
A'ntenrìimento  di  levar  la'mprdà 
Di  Monte  Garin  ,  facca  primamente. 

17.  Nel  detto  tempo  colla  fanta  Chiefa 
Si  racconciar  Melale/i,  e  Filini , 
E'I  Papa  perdonò  loro  ogni  e  fife  fa  , 

18.  Eì 


AN.  DI  CRISTO  1329.  E  SEGG.  2y 

i8.  E'1  Cardinal  Melanefe  in  fiie  mani 
Rinato  il  Cappel,  ch'egli  avie  avuto 
Dall'  Antipapa  ,  ch'ebbe  i  pender  vani, 

ip.  Siccome  fastamente  conceduto 
Dal  fallo  Papa,  che  giiel  die  per  arra, 
E  faliamente  da  lui  ricevuto. 

20.  Ed  e'  Vefcovo  il  fece  di  Noam  , 
E  levò  lo  'ntraddetco  da  Melano  ; 
Ma  guardi  pur,  che  Pietro  non  gli  garra» 

il.  Quando  di  Pifa  fi  fece  lontano 
Il  Baver  ,  sì  co' modi  avie  falciato 
Quell'Antipapa  col  Conce  Pifano , 

22.  E  molto  glielo  avia  raccomandato; 
Onde  in  Maremma  ad  \m  fuo  bel  Cartello 
Il  facea  ftar  fervito,  ed  onorato. 

23.  Papa  Giovanni  poi   fentendo  quello, 
Co'  Pifani,  e  col  Conte,  a  pafo,  a  paflb 
D*  averlo  prefo  fé  fare  il  tranello , 

24.  E  diede  al  Conte  Fazio  Mcntemaflb  : 
Ma  più  dirne  al  prefente  non  bifcgna, 
Che  ne  diren  quando  fia  più  al  bailo  . 

25.  Nel  detto  tempo,  fanza  dir  menzogna, 
11   Baver  fi  credette  per  trattato, 
Come  diren  più  innanzi,  aver  Bologne; 

2&  Ma  piacque  a  Dio,  che  fi  fcoprifìe  il  guato  • 
Onde  il  Bavero  tutto  sbigottito , 
Perch'ogni  fuo  pender  venia  fallato, 

27.  Di  fubito  da  Parma  fu  partito. 

Andonne  a  Tremo ,  per  crefcer  compagna  > 
E  tornare  a  Bologna  me'  fornito, 

28.  E  cor- 


2<S  CENTILOQyiO  CANTO   LXXVII. 

28.  E  torre  a  fanca  Chiefa  Ja  Romagna  . 
E  ftando  quivi  per  quel,  ch'i'  t'ho  porto, 
E  novella  gli  venne  della  Magna, 

2$.  Che '1  Duca  di  Scerlicchi  (c)  s'era  morto; 
Per  Ja  qual  cofa  poi  con  tutti  i  fuoi 
A  tornar  nella  xVlagna  fue  accorto  ; 

30.  E  mai  i  Monti  non  pafsò  dappoi, 

Ne  voglia  Iddio,  chedel,  nei  iuo'  par  mai 
Li  paflì  fani  ,  e  lieti  ci  fian  noi . 

31.  Ritornoti  al  trattato,  ch'io  lafciai  , 
Del  quale  il  Conte  da  Panago(d)  n  era 
Il  Caporale  ,  e  gli  altri  furo  aliai  ; 

32.  Orlando  Rodò,  con  tutta  fuo  ichiera  , 
Appretto  Metter  Guido  Sabatini 
L'Arciprete  Galluzzi,  e  fua  bandiera, 

33.  E  dimolti  altri  lontani,  e  vicini, 
A  cui  ipiacea  iignoria  del  Legato  , 

Che  ciafcun  brama,  (e)  ch'egli  a  terrà  chini. 

34.  Alberghettino  per  F  ordine  dato 
Dovea  far  Faenza  rubellare, 

E  metterv' entro  gente  d'ogni  lato. 

35.  E  come  di  Bologna,  per  andare 
Alle  Frontiere ,  ufcitfe  fuor  la  gente , 
E'1  romor  dentro  fi  dovie  levare; 

36.  E'1  detto  Conte  Ettore  francamente, 
Una  con  Guiderei  (0  da  Monte  Cuccoli, 
E  co'  mafinadier  fubitamente 

37.  Do  vieti  battendo  colle  fpade  i  zuccoli,(g) 
Il  Legato  cacciare ,  e  dentro  mettere 

Il  Bavero  con  tutti  i  fuo*  tauccoli . 

38.  Ma   ' 


AN.  DI  CRISTO  1329.  E  SEGG.  1J 

38.  Ma  non  volendo  tanto  mal  commettere , 
Come  Iddio  volle  ,  V  un  de'  congiurati 
Scoperfe  il  fatto  a  bocca  fenza  lettere, 

39.  E  gì9 infrafcritti  fur  prefi ,  e  legati; 

Il  detto  Aìberghettino,  e  l'Arciprete, 
E  Meffer  Guido,  con  quefti  nomati • 

40.  Il  Conte  Ettore  non  die  nella  rete, 
Perocché  alla  Montagna  fanza  motti 
Per  gente  er' ito  con  miglior  pianete  ; 

41.  Ma  fu  prefo  il  Cognato,  Nanni  Dotti. 
Poich'ebber  confelìato  il  tradimento, 
Ed  il  Legato ,  trovando  condotti 

42.  A  quefto  così  fatto  ordinamento  . 
Molti  grandi ,  e  poffenti  Cittadini , 
Di  far  l'efecuzione  ebbe  pavento, 

43.  E  mandò  per  più  gente  a'  Fiorentini , 
Che  gli  mandar  trecento  Cavalieri 

Di  que'  foldati ,  eh'  avieno  i  più  fini , 

44.  E  quattrocento  di  lor  balestrieri, 
Tutti  rettiti  di  bianco,  e  col  Giglio, 
Che  d'ogni  parte  il  portar  volentieri; 

45.  Dt  qua'  fu  Capitan  fanza  perig!io 
Meffer  Giovanni  Tofinghi  Mafcella , 

Che  fu  del  vecchio  Meffer  Rodo  figlio.  (0 

46.  Veggendo  il  Cardinal  gente  sì  bella , 
Riprefe  cuore,  e  fecene  gran  fefta  , 

E  la  iuo  gente  fé  armar  con  quella  ; 

47.  E'n  falla  piazza  fa  tagliar  la  teda 
A' detti  Caporal,  falvoch' all'uno, 

Che  per  la  cherica  ebbe  più  molefta^W 

48.  Quei- 


2Ì  CENTILOQJJIO    CANTO    LXXVH. 

4S.  Quello  Arciprete  ;  il  quale  in  luogo  bruno 
Fu  carcerare  e  con  mojio  dolore 
Nel  detto  luogo  fi  mori  digiuno. 

49.  E  Giovanni  Villani  noftro    Autore 
Tefìimonianza  ne  rende,  che  rnoftra , 
Ch*  e'  fode  là  per  nofìro  Ambafciadore; 

50.  E  dice  chiar,  che  fé  la  gente  noftra 
Non  fofTe  fiata  a  quel  punto  a  Bologna , 
Che  quel  Legato  perdeva  la  gioftra, 

51.  Ed  erane  con  danno,  e  con  vergogna 
Cacciato  fuori,  e  la  Chiefa  con  lui  j 
E'1  Bavero  forniva  fuo  bifogna  . 

52.  Per  lo  miglior  non  diftefe  ad  altrui 
Quella  giuftizia  ,  e  la  gente  ritenne 
Più  dì  temendo,  né  fappiendo  cui. 

53.  Nell'anno, a  Lucca  di  Novembre  avvenne,  0) 
Che' figliuo' di  Caftruccio  a  lor  dimino 
Corfer  la  Terra,  e '1  popò!  ciò  lofienne. 

54.  Nella  Goda  era  Meffer  Gherardino  ; 
Se  ciò  non  fotìe ,  egli  eran  vincitori , 
Perchè  durar  dalla  Terza  al  mattino. 

$$*  Dopo  mangiar,  co*  fuoi  ufcì  dì  fuori 
Il  Genovefe,  e  per  la  Terra  corfe  , 
Gridando  :  Muoiati  quefli  traditori . 

56.  Non  fuggir  sì  di  gualoppo  T  orfe , 
Quando  di  dietro  fi  fentir  (m)  la  caccia, 
Comi' un  l'altro  di  Lucca  fuori  feorfe. 

57.  A  lor  Cartella  con  turbata  faccia 
Ridotti  furo;  ed  e' co' fuo i  armati 
Signor  di  Lucca  rimafe  in  bonaccia  , 

58.  E  fé 


AN.  DI  CRISTO  1 3  2£,  E  SEGG.  2p 

58,  E  fé  appreffo  molti  confinaci, 
Rinnovò  gente,  come  lì  ragiona, 
E  cafsò  molti  di  vecchi  faldati  ; 

59,  Ed  amici ,  e  parenti  da  Saona 
A  Lucca  fé  venir  per  fìcurcade 

Sì  della  Terra,  e  sì  della  perfona. 

60,  E'Fiorentin  per  quella  novitade 
L'  aflèdio  a  Monte  Catin  ringroffaro 
Di  buona  gente ,  e  grande  quantitade  c 

6u  E  di  Febbraio  alquanti  s' appreffaro , 
Al  Cartel  colle  fcale  tanto  accorti, 
Ch'una  brigata  dentro  ne  paflaro. 

62.  Ma  i  Terrazzani  fur  dentro  sì  forti, 
Che  ne  cacciar  la  gente  malcontenta, 
E  quanti  ne  rimafer  furon  morti. 

63.  Negli  anni  mille  con  trecento  trenta, 
Que*  di  Ccftantinopoli  in  Turchia 
Parlar  con  gente  di  maifare  accenta. 

£4.  ETTurchi  alior  mandaro  in  Tarteria 
LV  Tarteri ,  che  moffer  ,  come  cani, 
Gente ,  che  tutto  il  paefe  copria . 

65,  Come  giunfer  ,  percolerò  a' Criftiani, 
E  iconfitìèrgli  sì,  che  'n  quella  guerra 
Molti  pochi  campar  dalle  lor  mani, 

C6.  E  prefer  quaii  chQ  tutta  la  Terra 

Di  là  dal  Braccio  San  Giorgio,  e  per  mare 
La  gente  in  Arcipelago  Ci  ferra  , 

6y.  E  poi  ogni  anno  venieno  a  rubare» 
Lo'mperador  tenuto  fu  codardo, 
E  molto  dibafsò  per  quello  affare  • 

6B.  Nel 


30  CENTILOQUIO    CANTO    LXXVII. 

68.  Nel  predett' anno,  di  Marzo,  Adoardp 
Re  d' Inghilterra  al  fuo  Zian  carnale 
La  tefta  fé  tagliar  fanza  riguardo  ; 

6p.  Conte  di  Canabiera  (n)  fu  -,  del  quale 
Fu  biafirnato,  perchè  mai  pendere 
Non  ebbe  contro  a  lui  di  niun  male. 

70.  D'Ottobre  appreflb  prefe  il  Mortiniere, 
Il  qual  guidò  la  fua  perfona  fola, 

La  madre  ,  e  tutto  contro  al   Difpenflere  ; 

71.  E  fenza  domandarlo,  o  dir  parola 
Gli  oppofe  ,  eh*  egli  ufava  tradigione  , 
Ed  impiccar  lo  fece  per  h  gola. 

72.  Nota,  Lettor,  che  cotal  guiderdone 
Rende  il  Signore  al  fervo  di  leggiero, 
E  non  gli  falla  trovar  la  cagione. 

73.  Ma  ben  fi  dille,  (non  fo  ,  s'è'  fu  vero) 
Che  colla  madre  di  chi  '1  fé  impiccare  , 
Commeflb  avea  più  volte  avokero. 

74.  Nel  detto  tempo,  d'Aprii,  ciò  mi  pare, 
I  Fio  re  n  ti  n  fé  r  nuovi  ordinamenti, 
Volendo  molte  fpefe  rifrenare 

7$.  Sopr' a' corredi ,  nozze,  ed  ornamenti 
Delie  donne,  e  degli  uomini  sfrenati, 
Con  grievi  pene  a' difubbidenti , 

76.  Ed  Ufficiai  fopr'a'  cafi  (°)  vietati, 
Che  parte  avie  della  condennagione  , 
Ci  venne,  e  furne  molti  condannati. (p) 

77.  Nel  detto  tempo  il  Lucchefe  Campione , 
Ciò  fu  Metter  Gherardin  Genovefe  , 
Con  moka  gente  a  pie,  ed  in  arcone, 

78.  E  coir 


AN.  DI  CRISTO  1330.  E  SEGG.  31 

78.  E  coir  aiuto  di  Spina  Marchefe, 
Monte  Catin  fi  credette  fornire, 

E  la  Rocca  d' Uzzano  allora  prefe. 

79.  Per  tutto  ciò  niente  venne  a  dire, 
Perchè  trovando  si  afpro  il  parteggio 
Tornoflì  a  Lucca,  fperando  reddire. 

80.  Poi  coli' aiuto  de'  Pi  fan  ,  di  Maggio 
Vi  ritornò ,  e  trovò  monte  ,  e  piano 
Affo  (Tato  ,  e  fleccato  di  vantaggio» 

81.  Da  Seravalle  al  Cartel  di  Buggiano 
Era  tutto  (leccato  ,  e  'mbertefcato , 
Con  forti  larghi ,  e  cupi  d'  ogni  mano. 

82.  La  Nievole,  e  la  Pefcia  nel  foffato 
Mettevan  colla  borra ,  e  fu  pe'  Colli , 
E  per  lo  piano  erano  da  ogni  lato 

83.  Di  forti,  e  ben  forniti  battifolli, 
E  folo  quel,  che  lo  fleccato  piglia, 
Non  par,  che  di  fei  miglia  fi  fatolli. 

84.  E  non  ti  paia  quefto  maraviglia, 
Ch'  a  voler  tutta  la  guardia  cercare  » 
Girava  più  di  quattordici  miglia. 

85.  Del  Cartel  non  poteva  ufcir,  n*  entrare 
Alcun,  le  non  a  rifchio  del  capeftro, 
Non  eh'  altra  roba  potette  pattare. 

86.  E  dice  il  noftro  Autore,  e  Maeftro, 
Che  vide  quel,  che  quefta  imprefa  regge, 
E  di  vedere  adagio  anch'ebbe  il  deftro: 

87.  Quella,  che  fé,  fecondochè  fi  legge, 
Giulio  Cefare  al  Cartel  da  Lifo, 

Del  quale  ancora  appaion  le  fue  vegge, 

88.  E  pruo* 


32  CENTILOQUIO    CANTO    LXXVII. 

88.  E  pruova,  eh'  è  ,  fecondo  fuo  avvifo, 
Quella  eie*  Fiorentin  maggior  di  faldo, 
Alia  qual  ei  fu  ben  con  gli  altri  affifo . 

89.  Nel  detto  tempo  il  gran  Conte  d'  Analdo, 
Andando  con  fua  gente  inver  Vignone , 
Perchè  dal  Papa,  di  fancità  caldo, 

90.  Volea  aver  la  benedizione'; 

Per  andar  poi  fopra  que'.di  Granata, 
Per  voto  fatto  con  divozione  ; 

91.  Ed  effendo  a  Cardona  con  fuo  armata, 
Papa  Giovanni  avendone  temenza  , 
Perchè  fua  figlia  al  Bavero  avie  data  > 

92.  Mandò  pe  '1  Sinifcaico  di  Proenza, 
E  per  tucti  altri  Baron  del  paefe  , 
Che  torto  foffer  nella  fua  pretensa 

93.  Con  lor  forza,  arme,  cavagli ,  ed  arnefe  $ 
E*  Cardinal  *  Prelati,  e  Cortigiani 

Fé  tutti  armare,  e  tutti  gli  richiefe. 

94.  Cento  a  cavai  coverti ,  allegri ,  e  l'ani, (r) 
E  trecento  da  piede  al  fuo  comando, 
Furono  Fiorentini,  e  non  villani  - 

9ì*  E '1  Papa  al  Conte  .mandò  comandando, 
Soppena  00  di   feomunic^zione  , 
Ch'  el  non  vernile  più  innanzi;  e  quando 

96.  Ebbe  Caputo  lui  inenzjone, 

Dil  voto  W  fatfolverte,  e  fegli  dire, 
Che  pe'l   miglior  tornaiT'e  a  fuo  rraghr-e. 

97.  E '1  Conte   alJor,    per  non  d:f  ubbidì/:, 
Si  tornò  a  cafa  ,  e  moftrò  e'  aver  caro 
Di  non  avere  in  quelle  parti  a  gire. 

98.  S'egli 


AN.  Li  CRISTO  TJ30.  E  SEGG.  JJ 

p&  S'egli  avea  dolce  bocca,  e  '1  core  amaro, 
Quefto  fa  Iddio,  ed  egli  il  feppe  avanti: 
Buono  è  il  iblpecco,  e  buono  è  il  riparo 

90.  Partitofi  quel  Conce ,  i  Mercatanti 
Si  diiarmaro,  e'i  Padre  Santo  diede 
La  benedizion  tua  a  tutti  quanti . 

100.  Io  fono  in  parte  tal ,  che  fi  richiede 
Di  dare  alia  mia  penna  pofa  alquanto, 
E  però  fopra  quefta  pongo  piede , 

E  muterotti  poi  maceria,  e  Canto. 

FINE     DEL      CANTO     LXXVII. 


NOTE     AL     CANTO     LXXVII. 

Arg.  (f)  Il   feguente  Argumento  è  alquanto    diverfo    in 
tutti  e  tre  i  noftri  MSS.  tanto   nell'ordine  delle  co- 
fe  ,  quanto    nel   metro  .  Abbiamo    fcelto    quello  del 
Tempi  ,  come  migliore  . 
8.  (a)  Magi,  e Tem.  mercatanzia  . 

13.  (b)  Magi,  e  Tem.  E  rubellar  il  Capi  di  Collodi, -Il 
quale  appreffo  a  Lucca  ;  e  Tem.  prejfo  da  Lucca  . 

29.  (e)  Str.  Starli  cebi .  Tem.  Storlichi . 

31.  (d)  Così  il  Vili.  MSS.  Pavanico  «     33-  £e)Tem.  bramo. 

36".  (f)  Vili.  iv. Guidine Ilo.     57. (g)  Magi,  zocceli  . 

4J.  (ij  Vili.  iv.  Mefs.  Ciò.  di  Mefs.  Rojfo  della  Tofa  . 

47.  (k)  Magi,  mode  fi  a  . 

53.  (1)  Vili.  e.  151.  a*  dì  27.  di  Dicembre* 

56.  (m)  Str.  e  Tem.  fentiff'er , 

69.  (n)  Viì\.c.i$f.Catttibìera. 

7C .  (o)  Str.  e  Magi,  così .  (p)  iv.  molte  condannate . 

78.  (q)  Vili.  e.  155.  la  Rocca  Ve za  ne fé  . 

94.  (r)   Magi,  gai  .  Str.  tutti  allegri  ,  e  fan:  . 

$5.  (s)  Magi,  e  Tem.  Sotto  pena  .     o5.  (t)  Magi.  Del  tutto  • 
Tom,  VI.  C  CAN- 


J4 

CANTO        LXXVIU. 


ARGUMENTO 


anni  di  Dì  color  ,  che  chiù  fono  il  Modoncfe  (f)        villani 
CR.  1330.      E  poi  dell'  ofle  di  Monte  Catino  ,  Li  o.c  1  56. 

e  fegg.        E  come  il  Papa  V  Antipapa  prefe ,  e  iegg. 

E  di  que\  che  la/ciò  ,  e//  a  tinti  i poveri 
Sei  piccioli  delfuo  (a)  per  un  s'  annoveri . 

1.  'TvTEl  tempo,  che  dinanzi  è  chiamato, (*0 
JLN    Mille  trecento  trenta  per  ragione, 

Il  Re  Uberto  mandós  al   Legato 

2.  Mefler  Ramondo  ,  e  Meffer  Beltramone, 
Ed  un  fratello,  ch'egli  avea  ballardo, 
MeflTer  GalalTo,  ciafeun  gran  Barone, 

3.  E '1  Malilcalco  ilio  prode,  e  gagliardo 
Con  cinquecento  Cavalier,  mi  pare; 

E  poiché  fur  nel  paefe  Lombardo 

4.  Stati  d'Aprile,  a  Reggio,  nel  tornare 
Àndaro  in  ver  la  villa  di  Formigine, 
La  qual  dovien  per  trattato  pigliare. 

5.  E' Modonefi  udendo  la  caligine, 
Popolo ,  e  Cavalier  vi  cavalcar© 

La  notte  innanzi,  che'l  Signore  origine. 

C.  Quando  que' della  Chiefa  s' appreiTaro , 
Sentir,  che  il  Modonefe  v'era  innato, 
Onde  di  maggior  gente  dubitaro, 

7,  E  ridotti  fi  furo  in  fu  un  prato 

Predò  alla  Terra;  ma  non  s1  avvedieno , 
Che'ntorno  incorno  era  poi  affollato. 

8.  E'Mo. 


AN.  DI  CRISTO  133O.  E  SEGG.      %$ 

8.  E'ModonefI,  che  ben  lo  fa  pieno 
Ufciron  fuori  ,  e  preièr  quella  bocca  ; 
Sicché  fuggir,  né  combatter  pocieno. 

j>.  E  qualunqu'  era  perfona  sì  fciocca , 

Che  d'altra  parte  ufciife  fuor  del  cerchio , 
Com'  egli  avvien,  eh'  alcun  di  fchiera  feocca, 

io.   Subito  del  padul  facìe  coperchio, 
E  s'egli  ufeifle  ,  donde  intrato  v'era, 
Di  fubito  era  morto  dal  foperchio  . 

il.  Finalmente  tv  ufciron  tutti  a  fchiera, 
E  tutti  fur  prigion  dentro  alle  mura 
Di  Modona  ,  menatine  a  bandiera. 

12.  E  quella  fu  sì  gran  difavventura, 
Che  quali  tutti  i  Guelfi  Italiani 

Se  ne  turbaro,  ed  ebberne  paura. 

13.  Nel  dect'  anno  di  Giugno  i   Parmigiani 
Frefer  per  forza  il  Borgo  a  San   Donnino, 
li  qual  la  Chiefa  aveva  tra  le  mani . 

14.  Onde  il  Legato  allor  mife  in  cammino 
Tutta  fuo  gente ,  ed  in  fui  Modonefe 

Li  fece  andar  col  fuoco,  e  coii' uncino, 

15.  E  guaflo  eh*  ebber  d'intorno  il  paefe  , 
Con  molta  preda  a  Bologna  tornando, 
Dimolta  gente  lor  dietro  li  ftefe 

1(5.  Infino  al  follo  della  Moncia  andando, 
Di  più  Città,  Cavalieri,  e  fanti , 
Volgetevi  ,  volgetevi ,  gridando  ; 

17.  Nò  mai  rifletter,  ch'eran  due  cotanti 
Que'  della  Chiefa  ;  ma  quafi  in  un  corfo 
Rientrarono  in  Bologna  tutti  quanti. 

C  2  118.  Nel 


$5  CENTILOQUIO    CANTO    LXXVIII. 

1 3.  Nel  dett'  anno  ,  di  Giugno ,  gran  foccorfo 
Venne  di  gente  a  Me  (Ter  Gherardino: 
Pognan  ,  che 'n  fine  valle   men  d'un  torio. 

ip.  Con  mille  Cavalieri  in  iuo  cumino 
Moffe  di  Lucca   popolo  infìnuo  , 
E  venne  ,  per  fornir  Monte  Catino „ 

20.  E  poche  fu  accampato,  a  mal  partito 
Fu  con  Metter  Francefco  Caftiacani , 

Ed  e*  da  un  fuo  parente  fu  fedito; 

21.  E  in  Buggiauo  fuggirò  (?)  falvì,  e  fani 
Certi  con  lui  compagnoni  efficaci,  (<0 
Ch'  erano  flati  al  fatto  proffimani . 

22.  Mettir  Francefco  con  certi  feguaci 
Menato  a  Lucca  ne  fue  a  pregione  , 
E  guafto  ne  fue  un  de*  più  fallaci. 

23.  I  Fiorentin  s  accampar  per  ragione 
PreiTo  a' Lucchefi ,  e  i  follo  era  mezzano, 
E  nondimen  guardar' era  il  girone. 

24.  Ed  era  allora  noftro  Capitano 
Metter  Alamanno  Obizi ,  che'l  gozzo 
Quivi  s'empiette  d'altro,  che  di  grano. 

25.  De'  Configlieri  fu  Metter  Giannozzo 
De'  Cavalcanti  ,  ed  il  fecondo  attento 
Di  Cafa  Bardi  fu  Metter  Gerozzoj 

26.  Metter  Francefco  de'  Pazzi  confento , 
E  Metter  Biagio  Tornaquinci  ,  e  poi 
Di  Cafa  BucelJi   Metter  Talento. 

27.  E  Metter  Gherardin  faceva  a'  fuoi 
Combatter  gli  fteccati ,  e  di  gran  vaglia 
Eran  difefi,  come  penfar  puoi. 

28.  I  Fio- 


AN.  DI  CRI  STO  1 3  3  O.  E  SEGG.  3  7 

28.  1  Ficremin  richiefe  di  baccaglia  ; 
Mad  e'  là  rifiucaro  a  lor  vancaggio  , 
Acciocché  non  paffaffe  viccaaglia . 

29.  E  Muifer  Gherardin  ,  ficcome  faggio 
Di  notte  i  fuoi  armar  fece  di  frefco , 
Ed  una  parte  ne  mife  in  viaggio  , 

30.  De' qua'  fu  Capo  il  Gobole  Tedefco, 
Da  Gangalandi  Durazzo  rubello  , 

Che  femore  contro  a*  Guelfi  fu  manefco  ; 

31.  E  con  (e)  gli  fopraddecci  andò  il  fratello 
Di  iMetler  Gherardin  con  quattrocento , 
E  cinquecento  fanti  ad  un   pennello. 

32.  Ed  il  Ponte  alla  Gora,  ti  convento, 
Che  per  forza  paffaro,  e  più  di  tredici 
Ne  rima  fero  a  cerra  con  tormento. 

33.  La  Pieve  combatter,  dove  de* Medici 
Meffere  Iacopo  erane  Campione, 

E  fu  pregion  ,  con  anche   più  di  fedicì  ; 

34.  De'  qua'MeiTer  Tedaldo  Caftigliooe  ,(0 
Con  gli  altri  fi  trovò  pregione  al  baffo, 
Perocch' agli  altri  fu  buon  compagnone  • 

35.  Quando  fentì ,  ch'egli  era  prefo  il  palio, 
Mdlèr  Gherardin  craffe  dalla  parte, (g) 
Dov'era  (tata  la  rotta,  e '1  fracaflò, 

36.  E' Fiorentin  fi  recaro  in  difparce, 
E 'i   paffo  re.vjer  valorofamente, 

E  non   paiTaron:  quefto  abbi  per  carte. 

37.  E  que' ,  eh'  eran  paffati  in  primamente, 
Dal  lato  lor  combactieo  la  badia  , 

E  Meffer  Gherardin  limilemente. 

C  3  38.  Veg- 


38  CENTILOQUIO    CANTO   LXXVIII. 

38.  Veggendo  il  cerchio,  che  guardare  avìa 
Il  Fiorentino,  e  la  gente,  che  addoffò, 
Com,  hai  incefo,  cuccor  gli  venia, 

3p.  Fece  di  gente  1*  a  (Tedio  più  groflò. 
Per  lo  Comun  foldar  gente  i  Pontefici, 
E  da  ih  fìeffo  alcun  fé  ne  fu  modo  . 

40.  A  loro  fpefe  vi  mandar  P8  gli  artefici  ; 
Così  la  parte  Guelfa  dal  fuo  lato, 

Per  effer  tutti  di  tal  ben  partefici. 

41.  E  perchè '1  Capitano  era  malato, 
V'andò  la  Podeftà  al  primo  tratto; 
Sicché  '1  campo  fu  tutto  rincorato. 

42.  Quando  M effer  Gherardin  vide  il  fatto  , 
Cioè,  che'  Fiorentin  la  guerra  prefa 
Avien,  per  non  partirti  in  niun  atto, 

43.  Torneili  a  Lucca,  e  lafciò  la  contefa 
Con  fua  vergogna;  ma  più  il  cuor  gli  ferra, 
Veggendofi  perduta  tanta  fpefa. 

44.  I  Fiorentin  fi  flrinfero  alla  Terra  , 
E  cominciaro,  per  vincer  lor  prove, 
A  rinforzar  d'ogni  parte  la  guerra. 

45.  Onde  di  Luglio,  a' dì  dicennove, 

A  patti  s'arrenderò,  e '1  Fiorentino  (') 
V  entrò  ;  e  gli  altri  andaro  a  (lare  altrove  ;  (*) 

46.  Per  la  qual  cofa  Meffer  Gherardino 
Ne  dibafsò,   ed  inalzonne  il  Giglio. 
E  poi  appreffo  di  Monte  Catino 

47^  Nella  Città  di  Firenze  configlio 
Si  tenne,  di  disfarlo  tutto  quanto, 
Per  la  vendetta  del  vecchio  periglio. 
<  48.  Ma 


AN.  DI  CRISTO  1330.  E  SEGG.  39 

48.  Ma  un  buon  Citcadin  ditte  da  canto: 
Signor,  mercè,  per  Dio  non  fiate  ingrati, 
Ricordivi  del  ben,  come  del  pianto. 

49.  Quando  di  Lucca  i  Guelfi  fur  cacciati. 
Niuna  Terra  ricettar  li  volle  ,• 

Ma  fol  da  quefìa  furono  accettati  ; 

50.  Onde  rimare  la  propofta  folle, 
E  fedeltà  giuraro,  e  prometterò, 

E 'I  meglio  fu,  che  averne  fatto  zolle. 
5  1.  E  per  fegno  di  quello  ,  ogni  anno  un  cero 
Ci  dà  per  San  Giovanni,  col  Catino, 
Che  del  fuo  nome  non  prefenta  il  vero  ; 

52.  Ch' e' fu  chiamato  Monte  Catellino 
Per  Catellina,  ched  alle  fue  mani 
Vi  fé  la  Rocca,  e  tennela  in  dimino 

53.  Quando  fi  dipartì  da' Fiefolani , 
Prima  eh' e'fofle  nel  pian  di  Piceno 
Sconfitto  ,  corri'  el  fu  da'  fuo'  Romani . 

54.  Ma  come  ogni  vocabolo  vien  meno. 
Quel  piano  è  oggi  Peteccio  appellato; 
Ed  a  quella  materia  pongo  freno  . 

55.  A  mezzo  Luglio,  Vefpro  valicato, 
Scurò  il  iole,  ed  a' dì  ventifei 

Di  Dicembre  la  luna  da  ogni  Iato. 

$6.  Nel  detto  tempo,  come  fiper  dei, 
Il  Re  di  Francia  ,  Accorri'  io  ti  dico, 
Per  amendare  i  fuo*  peccati  rei , 

57.  Andò  a  MarfiJia ,  per  veder  l'antico, 
E  Real  Corpo,  che  fempre  rinverde, 
Cioè,  il  Beato  Santo  Lodovico, 

C  4  58.  E  per 


4^  CENTILOQyiO    CANTO    LXXVlir. 

58.  E  per  veder  la  Donna  di  Valverde. 
E  ficco  ch'ebbe  quel  viaggio  adorno 
Con  fuo  famiglia,  e' al  ben  far  non  perde, 

59.  Col  Papa  frecce  a  Vignone  alcun  giorno  9 
Dirle  fi',  cri*  e'  ragionò  del  pallaggio, 

E  poi  in  Francia  fece  fuo  ricorno. 

60.  Nel  prederanno ,  e  giorno,  che  dece'  haggio, 
Meffer  Gherardo  Lanfranchi  trattato 
Tenne  con  cerei  in  Fifa  per  V  oleraggio  ; 

61.  Cioè,  di  volere  al  cucco  lo  Staco  \ 
E  come  quefti  facci  fur  palefi , 

E'  fi  partì ,  e  fu  mi  e  condannato 

di.  Egli,  e  più  altri;  e  quattro  ne  fur  prefi, 
Ched  impiccaci  furon  molto  tolto; 
Altri  per  tema  mucaron  paefi . 

63.  Nel  predett'  anno  ,  di  quaccro  d'Agortó, 
Fui  Comune  di  Pifa,  e '1  Conte  Fazio 
In  concordia  di  ciò ,  eh'  avien  propofto  ; 

6*4.  Cioè  ,  di  far  Papa  Giovanni  fazio 
Dell'  Antipapa  ,  e  mandargliele  prefo  , 
Promettendo  egli  di  non  farne  ftrazio'. 

65  •  D' A  godo  detto,  s' i' ho  ben  comprefo, 
Giunfe  in  Vignone  ;  e  poi  il  di  feguente 
Papa  Giovanni,  benché  folle  offefo , 

66.  In  Concertar,  davanti  a  tutea  gente, 
Il  fé  venire,  ed  el  venne  con  pianto, 
E  col  capeftio  a  gola,  e  riverente 

67.  A' piedi  fi  gictò  del  Padre  Santo, 
Confeffàndofi  falfo  peccatore , 

Come  chi '1  Tullio  la  ben  tutto  quanto, 

68.  Con 


Àtt.  DI  CRISfO  1330.  E  SEM.  41 

68.  Con  belle  autorità,  e  con  dolore, 
Mifericordia  dimandò  per  Dio, 
Che  fu  di  cucci  quanci  Redentore . 

óp=  Il  Papa  udito,  ch'ebbe  fuo  dillo, 
Piangendo  d'allegrezza  ,  che  gli  tocca, 
A*  (noi  pie  l'allblvette  d'ogni  rio; 

70.  E  con  quella  pietà ,  che  dal  cuor  fiocca  > 
Per  mano  il  prefe,  e  le  voi  fufo  in  piede» 
Ed  in  fegno  di  pace  il  baciò  in  bocca  ; 

fi.  E  pretto  a  fé  la  camera  gli  diede, 
Di  bello  Audio ,  e  di  libri  fornica , 
Come  in  sì  facto  luogo  fi  richiede  ; 

72.  E  fotto  buona  guardia,  quella  vita, 
Ch'  el  faceva  per  fé,  fé  fare  a  lui, 
Salvochè  non  avea  di  fuor  P  ufcita, 

73.  Né  favellar  non  gli  lafciava  altrui . 

E  'n  quefto  modo  in  quel  luogo  fi  flette, 
Finché  finiti  furono  i  dì  fui. 

74.  Quivi  tre  anni ,  ed  un  mefe  vivette ,  (0 
Ed  alla  fine  ,  eh'  e'  venne  al  morire  , 

Il   Papa  d'ogni  offefa  V  aflolvette , 

75.  Ed  onorevolmente  (m)  fòppeliire 

Il  fé  ,  Frate  Minor  nel  fuo  Convento  , 
Siccom'egH  era  innanzi  a  tal  fallire. 

76*.  Nota,  Lettore,  il  grande  tradimento, 
Ch' all' Antipapa  ferono  i  Pifani , 
Per  far  Papa  Giovanni  effèr  contento» 

77.  Nota,  eh' effendo  peggio,  che  Pagani, 
Il  Papa  gli  affolvetce,  e  puofe  in  pofi , 
Perchè  gliel  delTon  prefo  nelle  mani . 

78.  Se 


42  CENTILOQyiO    CANTO   LXXVIII. 

78.  Se  fu  ben  fatta  l'ima,  e  l'altra  cofa, 
A  te  ,  ed  agli  altri  favj  lafcio  quello  j 
Ch'io  per  me  non  ci  fare' più  chiofa. 

79.  Nel  predett*  anno  attediato  un  Caftello 
Il  Re  di  Spagna  di  quel  di  Granata  , 
Ed  e' ,  venuto  al  foccorfo  di  quello 

80.  A  cavallo,  ed  a  pie  con  grande  armata, 
Sconfitto  fu  quafi   predò  a' confini 

Di  quel  Caftello,  pe 'I  qual  fé  l'andata. 
8i.  E  ben  quindicimila  Saracini 

Vi  furon  morti ,  e  que'  con  fua  potenza 
Ebbe  il  Caftello,  e  fé  guerra  a' vicini. 

82.  Nel  detto  tempo  mori  di  Fiorenza 
Un,  eh' avie  poco;  ma  ciò,  ch'egli  avia 
A' poveri  lafciò  per  cofeienza, 

83.  Con  quello  modo,  eh/ e' vuol,  che  fi  dia 
Sei  piccioli  de' fuoi  ad  ogni  povero, 
Ched  in  Firenze  accatti ,  qualcheffia . 

84.  A'  Munifterj  ,(n)  e  Frati  crebbe  il  novero, 
Similemente  a'  prigioni  ,  e  Spedali , 

E  a*  bifognofi  di  cotal  ricovero  ; 

85.  Cioè,  che  ciafehedun  di  que'cotali 
Aveffe  danar  dodici  per  Dio  ; 

L'  avanzo  il  godefter  gli  Uficiali . 

8(5.  E  poiché  morto  fu ,  al  parer  mio  , 
Gli  eft'ecutor  volendo  al  fuo  comando 
Soddisfar  pienamente  con  difio  , 

%7*  Per  tutta  la  Città  mandaro  il  bando: 
Chi  la  tal  carità  vuol,  vada  prefto 
Nella  tal  Chiefa ,  quella  nominando  ; 

88.  Che 


AN.  DI  CRISTO  1 3  30.  E  SEGG.  43 

88.  Che  furon  fei  ;  che  n'ebbe  una  per  Sefto, 
E  piene  far  della  gente  Criftiana 
In  men  ,  ch'i' noi  ti  faccio  manifefto. 

gp.  Appreffo  fecer  fonar  la  campana , 
Ed  in  quel  punto  la  gente  contenta 
Fu  della  carità  ,  che  qui  fi  fpiana  , 

90.  E  montar  lire  quattrocento  trenta, 
E'  Munifterj ,  co'  Riligiofi, 

E  Spedali ,  e  pregioni ,  e  chi  s' avventa  , 

91.  Da  parte,  e  molti  pover  vergogno!!  , 
Quefti  montaro  in  tutto  lire  ottanta  : 
Fa' ragion ,  quanti  furo  i  bifognofi. 

92.  Quefti  lafciò ,  fecondochè  fi  canta, 
Dugento  fiorin  d'or,  eh' avie  a  tenere, 
E  fé  romir  Firenze  turta  quanta. 

93.  Or  puoi,  Lettor,  chiaramente  vedere 
Quel ,  che  montar  le  dette  fpefe  in  tutto, 
E  quel,  che  apprettò  reftò  per  godere. 

94*  Perchè  tal  ben  non  rimanefte  aferutto, 
Volle  Giovanni  qui  farlo  palefe , 
Acciocché  anco  Taffempro  faccia  frutto* 

$5,  Nel  predett'  anno  ancora  il  Veronefe 
Fé  òde  a  Brefcia,  e  d'intorno,  e  d'allato 
Le  diede  il  guaito,  e  più  Cartella  prefe. 

95.  Nel  detto  tempo  Mefler  lo  Legato 
Fé  cavalcare  a  Mcdona  fua  gente, 
Per  danneggiar  chi  f  avie  nemicato  5 

$j.  E  fé  guaftar  d'intorno  il  rimanente» 
E  con  gran  preda  fi  tornò  a  Bologna , 
E'1  Modonefe  rimafe  dolente, 

98.  E  la 


44  CÈNTlLOQyiO   CANTO    LXXVIIK 

p8r  E  la  vendetta,  quanto  può,  agogna  \ 
Ma  la  Chiefa  è  fi  forte,  a  dir  lo  vero, 
Che  iopra  ciò  penfar   non  gli   bifogna. 

09.  Cozzar  con  fuo  Maggiore  è  atto  fcro, 
E  rade  volte ,  1'  una    delie  fette  , 
Arriva  aW  ben  chi  ha  folle  penderò; 

100,  Ma  egli  è  apparecchiato  :  il  ben  gli  ftecte 
Non  dico  più  ,  perocché  le  parole 
Del  prefente  Capitolo  fon  dette  , 

Né  valicare  il  termine  fi  vuole. 

FINE     DEL     CANTO     LXXVIII. 


NOTE      AL      CANTO     LXXVIII. 

Arg.  (f)  Magi.  Melane jé .  E  appretto  ,povari ,  e  oimovarì . 
(aj  Tem.  fei  piccioli  per  un . 
i.  (b)  Magi,  dichiarato  . 
ai.  (e)  Tem.  furo,     (d)  Magi,  e  fé  guarì , 
31.  (e)  Magi,  lafcia  E  . 

34.  (f)  Vili.  e.  159-  Tedaldo  di  Caftilio. 

35.  (g)  Magi,  alle  porte  ;   errore. 
40.  (h)  Magi,  sì  v'  andar  . 

45.  (i)  Tem.  s*  arrendè  il  Fiorentino  ;  errore .  (k)  Magi,  an* 

darò  no  ad  altrove  , 
74«  0)  Magi-  /'  avette . 
7$.  (m)  Magi,  e  Tem.  onorevolemnift  • 
84.  (n)  Tem.  A*  Minijlri  . 
99-  (°)  Str*  e  Magi,  arrivan  . 


CAN. 


45 
CANTO      LXXIX. 


ARGUMENTO 


'  anni  di  Come  s*  ajfediò  Lucca  fanza  fallo ,  villani 

gr.  1 330.      Ecome  C  ebbe  poi  il  Re  Giovanni ,         l.io.c.167. 
e  tegg.        hferfi  ali  or  le  porti  di  metallo  ,  e  fegg. 

E  della  novità  del  Colligiano , 
Di  Sa  ubar  duccio ,  e  Quel  (f)  da  Vefpignano. 

1.  T'  Ti  contai,  che  Mefier  Gherardino 
JL  Rimefli  in  Lucca  certi  ufeiti  avia  , 
Poicrregli  ebbe  la  Terra  in  fuo  dimino. 

2.  Avvenne  pofeia ,  che  per  gelofia 
De' Quartigian  pigliò  Metter  Pagano, 
Ed  anche  un  fuo  nipote  ebbe  in  balia, 

3.  E  tagliò  lor  la  tetta  a  mano,  a  mano, 
Apprefio  poi  i  Fiorentini  offefi 

■m  Fur ,  che  da  lor  fi  rubeliò  Buggiano; 

4.  Cioè,  il  Cartello,  e  dìeffi  a'Lucchefi, 
Che  venner  poi  a  combattere  il  Borgo: 
Onde  i  foldari  ,  che  v'erano  accefi, 

5.  A  lor  percofler ,  (■)  ficconVio  ti  porgo, 
E  rtippergli,  e  cacciargli  a  lor  magione, 
E  rimafene  alcun,  fé  bene  feorgo. 

6.  E  per  la  detta  rubelhgione 

I  Fiorentini  a  Lucca  fero»  ode , 

Ed  il  Cerruglio  acquiftar  di  Rondone, 

7.  Ed  ebber  Vivinaia  fanza  forte , 

E  San  Martino  in  Colle,  e  Monpechiaro , 
E  Porcari  feguì  cota*  propofte  j 

8.  Ed  a 


4^  CENTILOQUIO    CANTO   &XXIX. 

8.  Ed  a  Lunata  appreflb  s'  accampare  ; 
Appreilo  poi  fi  ftrinfero  alla  Terra, 
E'ncoi^no  intorno  lor  campo  afforzaro. 

9.  E  per  potervi  far  più  afpra  guerra 
Vi  fecer  molte  cafe  di  legname  , 

E  porci,  con  che(b)  quel  campo  fi  ferra. 
1$.  Corfer  tre  palj  ;  1'  un  di  bucherarne, 
Quefto  fi  corfe  con  molto  fogghigno , 
Perocché '1  corfer  meretrici  dame; 

11.  E  T  altro  fu  di  panno  lan  fanguigno, 
Il  qual  corfero  i  fanti  alla  pedana; 

Il  terzo  fu  da  più  con  bslf  ordigno  : 

12.  Una  lancia,  con  una  melagrana, 
Con  cinquanta  fiorini  fanza  fallo 
Iv*  entro  fitti  alla  lancia  fovrana. 

13.  Queflo  fu  quel ,  che  fi  corte  a  cavallo; 
E  tutti  e  tre  fi  corfer  per  vendetta 

Di  quel,  che  fé  Caftruccio  in  noftro  (tallo  « 

14.  E  fer  bandir  predo  a  Lucca  predetta. 
Che'  Cittadini ,  ed  anche  i  foreftieri 
Fofler  ficuri  ;  onde  quello  s5  accetta . 

15.  E  molti  a  veder  venner  volentieri , 
Che  dentro  poi  ficuri  rientraro  ; 
Mad  e'  n'  ufcfr  dugento  Cavalieri , 

16.  Che  per  trattato  non  vi  ritornaro, 
Col  Gobole  Tedefco  Caporale  ; 

Il  qual  fu   poi  a  lor  grande  avverfaro. 

17.  Ma  Mede  re  Alamanno  principale, 
Ch'era  Lucchefe  ,  e  noltro  Capitano 
Malvolenner  lafciava  lor  far  male  ; 

li.  Anzi 


AN.  DI  CRISTO  1330.  E  SEGG.  47 

18.  Anzi  lafciò  lor  feminare  il  grano, 
Dicendo ,  che  facie  per  lo  migliore , 
Acciocché  s' arrendeiTer  più  dì  piano. 

19.  Ma  per  noi  ritornò  pure  il  pìggiore ,• 
Perch'egli,  *£*  fuo'  conforti  n'arricchirò, 
E  da  que*  dentro  ricevien  di  fuore . 

20.  Onde  fentendol  que'di  noftro  giro, 
Fer  nuovo  Capitan,  fé  chiaro  veggio, 
Un  Cantuccio  d'Agobbio,  onde  fofpiro. 

21.  Che  fé '1  primo  fé  mal,  quefti  fé  peggio, 
Com' ancora  udirai  a  motto,  a  motto; 
Ma  quel ,  che  prima  avvenne ,  dir  ti  deggio. 

22.  Che  tutti  que'  del  Valdamo  di  fotto , 
Ch*  eran  raccomandati  a' Fiorentini, 

Si  fottomifer  fenz'  altro  condotto. 

23.  E  quefto  fecer ,  perchè  i  Ghibellini 
Reggevan  Lucca,  di  cui  eran  prima 
Originali,  e  veri  Contadini; 

24.  Ed  obbrigarfi,  com' io  dico  in  rima, 
Di  darci  ogni  anno  ,  alla  fella  fovrana , 
Ogni  Caflello  un  cer  di  certa  ftima. 

25.  Nel  detto  tempo  venne  in  Chiarentana 
Il  Re  Giovanni  al  Duca  fuo  cognato, 
Movendo  di  Buemma  (c)  sì  lontana  . 

26.  Come  Brefcia  il  fentì  quivi  arrivato, 
Ambafciador  gli  mandò  di  coverto , 
Con  tutto  generale ,  e  pien  mandato . 

27.  Etfendo  fottopofti  al  Re  Ruberto, 
La  Signoria  gli  diero,  e  ferne  fefta, 
E'l  Vicaro  del  Re  n  ebber  cacciato. 

28.  Tor- 


t 


4$  CENTILOQTJIO    CANTO   LXXIX. 

28.  Torno  all'  attedio,  perchè  fu  richieda 
Noftra  amidà,  e  di  molti  paefì 
Vi  traffe  molta  gente  manifefta. 

2p.  Allora  sbigottir  molto  i  Lucchefi , 
E' Fiorentini  con  gli  altri  Sovrani 
La  cerchiar  tutta  di  gente  ,  e  d*  arnefi . 

30.  Ma  pur  certamente  da'  Pifani 
Eran  forniti ,  che  palefemente 
Non  volien  far  contr' a' patti  certani, 

31-  Allora  i  Fiorentin  fubitamente 
Tra  Lucca  ,  e  Pifa  fero  una  badia 
Si,  che  paffar  non  vi  potie  niente. 

32.  Quando  (i  vider  ferrata  la  via, 

A  vender  cominciar  vino  inacquato, 
E '1  pane  a  pefo  con  gran  caredia. 

33.  Ailor  co' Fiorentin  tenner  trattato, 
E  Metter  Gherardin  dovia  lafciare 
La  fignoria  ,  quand'  e'  futTe  pagato 

34.  Diì  primo  coflo ,  e  la  Goda  disfare, 
E  ventiquattro  fanza  alcun  dimoro 

Di  Lucca  Cavalicr  fi  dovien  fare 

35.  Pe*  Fiorentini ,  e  ciafchedun  di  loro 
Dovie  donar ,  per  mantener  queir  atto 
Almanco  cinquecento  fìorin  d'oro. 

36.  E  veramente,  che  venia  fatto, 
Se  non  fotte  la'nvidia   di  molti, 

Che  cominciar  da  canto  nuovo  patto  j(d) 

37.  I  qua' trattati  infieme  furo  avvolti, 
V  un  guadò  l'altro,  dice  l'Autore, 
Cfee  fu  de'  primi  tracpatori  fciolti . 

38.  At- 


AN.  DI  CRISTO  1330.  E  SEGG.  49 

38.  Attento  giunfe  il  novello  Rettore, 
E  Capitan,  Cantuccio  Gabrielli 
D' Agobbio,  il  qual  ci  fece  (e)  poco  onore; 

3p.  Perocch' avendo  palTato  un  di  quelli 
Soldati  in  parte  fuo  comandamento  ,  (f  ) 
Il  fé  pigliar  per  punirlo;  mad  elli 

40.  Era  de' Borgognon  ,  eh' eran  fecento,(g) 
I  qua' s' armaro,  e  traffèrlo  di  mano 
Alla  famiglia ,  e  d'  ogni  impedimento  . 

41.  E  morti  ne  lafciarono  in  fui  piano, 
Da  fette  in  fu  de' fuoi  masnadieri, 

Ed  anche  avrebb:r  morto  il  Capitano, 

42.  Se  non  follerò  i  favj  configlieri; 
Ed  ifeoofitti  favamo  a  furore 

Se  Lucca  avuti  aveffe  Cavalieri . 

43.  Onde  Mefler  Gherardin  prefe  cuore» 
E  poch'egli  ebbe  inteiì  noitri  affanni, 
Non  volle  più  trattar  di  tal  tinore  . 

44.  Ambafciadore  mandò  al  Re  Giovanni , 
E  diegli  Lucca  per  man  di  Notaio, 

Se'  fuo'  danar  gli  deffe  fenza  inganni  • 

45.  Egli  accettò,  e  mandò  di  Febbraio 
A'  Fiorentin  ,  promettendo  lor  pace , 
Sed  e' iafeiaffer  1*  attedio  primaio. 

46.  E  fu  rifpofto  :  La  pace  ci  piace  , 

Ma  F  offe  ,  eh* è  a  Lucca, è  per  la  Chiefa, 
E  per  lo  Re  Ruberto,  ed  in  lor  giace. 

47.  E '1  Re  Giovanni,  la  rifpofìa  intefa, 
Raunò  gente  d'ogni  condizione; 

E  così  i  Fiorentin  ,  per  far  difefa 
Tom.  VI.  D  48.  Sol- 


£0  CENTILOQyiO    CANTO   LXXIX. 

48.  Soldar  del  Balzo  Metter  Beltramone, 
Ched  ifcambiato  per  Orlando  Roffo , 
Allora  allor  (ty  tornava  di  prigione  , 

49.  E  ferlo  Capitano,  ed  e*  fu  modo. 
L'altro,  che  v'era  fi  tornò  a  Gobbio: 
Beato  a  lui  ,  che  fi  trovò  rifcoilo  . 

50.  Ma  e'n'andò  con  vergogna,  e  con  brobbio,  (0 
Che  per  guidar  tanta  gente  a  fue  colle , 
E*  non  valea  un  mazzo  di  marrobbio. 

51.  Quando  Metter  Beltramon  fu  nell'ode, 
E  certi,  poch/  el  fu  giunto  nel  campo, 
In  Lucca  fé  n'  andaron  fanza  forte  ; 

'52.  Ed  egli  fcritte  qua  per  noftro  fcampo, 
Ch'egli  era  me',  che '1  campo  fi  partiffe, 
Che  (tare  a  rifchio  di  maggiore  inciampo. 

53.  Onde  fu  fcritto,  che  fé  ne  venitte 
Coli' ode  per  tal  modo,  che  non  paia, 
Che  per  temenza  la  gente  fuggifie . 

54.  Partirli  quindi,  e  prefe  Vivinaia  : 
Quella  guafìaro  ;  ma  fer  come  'I  nibbio , 
Che  lafcia  l'oca,  e  prende  il  topo  all'aia: 

55.  Con  poco  onor,  come  gente  da  flibbio, 
Tornarono  a  Firenze,  ciò  mi  pare; 
Nota,  Lettor,  colà,  dov'ora  affibbio: 

56.  Che  di  fua  iraprefa  giammai  gloriare 
Non  fi  dovrebbe  perfona  veruna , 

Né  di  fuo  male  fiato  difpejrare  ; 

57.  Che' Fiorentini  in  profpera  fortuna 
Fidandofi  ,  in  un  punto  vidon  porfi 
Dov' ella  dimoftrò  fua  faccia  bruna, 

5Z.  Ed 


AN.  DI  CRISTO  1 3  3  O.  E  SEGG.  $  l 

58.  Ed  i  Lucchefi  a  firernità  sì  fcorfi, 
Che  poco  tempo  fi  potien  tenere, 
In  un  fol  punto  fi  vidon  foccorfi  . 

59.  E  così  fa  il  Signor,  che  n'ha  podere, 
Che  quando  noi  crediam  montar  nel  palco , 
Ifcender  ci  conviene  al  ho  piacere. 

60.  I!  primo  dì  di  Marzo  il  Malifcaico 
Del  Re  Giovanni,  ed  i  fuoi  ottocento 
Entraro  in  Lucca;  nota  ov'io  cavalco. 

ór.  Che  Metter  Gherardin,  che  flava  attento 
Di  non  arroger  legne  alli  fuo*  danni, 
Ufcì  di  Lucca  molto  malcontento. 

62.  Dolendofene  poi  col  Re  Giovanni, 
Gli  diffe  :  Traditor,  tu  m*  abacini, 
Ed  ha'  giucato  meco  con  inganni  ; 

63.  Che  tu  volie  dar  Lucca  a' Fiorentini  ; 
E  lettera  moftrogli  ricevuta  ,- 

Siedi'  el  perde  trentamila  fiorini. 

64.  Appretta  i  Fiorentin  ,  per  la  venata 
Del  detto  Malifcaico  fignorile , 
Guadarono  ogni  piccola  tenuta, 

65.  Borgo  a  Buggiano  ,  e  la  Cotta ,  e  'J  Cozzile  ; 
E  quefto  fecer  ficcome  difereti, 

Perchè  non  fotter  de' nemici  ovile. 

66.  E'1  Malifcaico  fé  ne  venne  in  Greti, 
Prefe  ,  e  guaftò  Coiligonzi ,  ed  Agliana  , 
E  fece  trilli  qua'  paefi  lieti  ; 

67.  Cento  prigion  ne  menaro  a  lor  tana, 
E  più  di  quattrocento  bettie  grotte , 

E  dumiia  minute  colla  lana . 

D  2  68.  Niun 


fz  CENTILOQUIO    CANTO    LXXIX. 

68.  Niun  de'noftri  corfe  alle  rifcofle, 
Che  ben  pocevan  riparare  a' palli; 
Ma  confentiro,  però  niun  Ci  moffe . 

69.  Quando  fi  feppe  ,  furon  tutti  caffi; 
Ma  quefto  non  fu  tantp  a  tal  difetto  , 
Che  ftrafcinar  fi  volean  fenz'afli. 

70.  Di  Marzo  Orlando  Rofl'o,  per  difpetto 
Del  Cardinal ,  die  Parma  al  detto  Re  \ 
Modena  ,  e  Reggio  fer  fimile  effetto . 

71.  Nel  detto  tempo,  come  pare  a  me, 
La  guerra  cominciò  tra7  Catalani 
Dall'una  parte,  e  dall'altra  per  fé 

72.  Infieme  Genovefi ,  e  Veneziani , 
Per  ruberia  ;  ma  per  piccola  menda 
Fer  pace,  poiché  unte  ebber  le  mani. 

73.  Nel  dett*  anno  di  Marzo  vo' ,  che  Stenda, 
Signor  di  Colle  effendo  V  Arciprete 

Co*  fuo' fr ategli  infieme  ad  una  tenda, 

74.  Agnolo,  e  Mefier  DelTo ,  cui  monete, 
Cioè  ,  lor  fignoria  (piaceva  tanto 

Al  popol ,  eh*  a  pigliargli  ordì  la  rete  ; 

75.  Ed  ordinar  con  gli  amici  d'accanto, 
Crie  un  giorno ,  eh*  effi  ufeien  (k)  da  definare , 
In  fulla  piazza  dimorati  alquanto, 

76.  Furo,  affiliti ,  e  morti,  ciò  mi  pare, 
In  prima  l'Arciprete,  Agnolo  appretto, 
E  tutto  avvenne  per  lo  lor  mal  fare* 

77.  Grande  difefa  fece  Meffer  De  fio  ; 
Ma  poiché  1*  ebbe  forte  inaverato 
Agnol  Granelli,  fé  n'andò  con  effb  ; 

73.  Poi 


AN.  DI  CRISTO  1 3  3  O,  E  SEGG.  $  J 

j2*  Poi  in  pregione  l'ebbe  ftrangolato , 
Ed  un  fanciul,  che  di  coca'  fentenze 
Non  era  degno,  fue  incarcerato  j 

70.  E ']  popol  fer  con  molte  provvedenze, 
E  per  franchigia  d'ogni  popolano, 
Dieder  la  guardia  al  Comun  di  Firenze , 

80.  Chiamando  Podeftà  ,  e  Capitano 

Di  quinci,  e  non  d'altronde  fanza  fallo, 
E  ripofarfi  di  queto,  e  di  piano. 

Si.  Nel  dett'  anno  le  porti  di  metallo 
Si  cominciaro  a  San  Giovanni  avanti 
Per  Maftro  Andrea  da  Pifa  in  quello  dallo; 

82.  E  Giovanni  Villan  pe' Mercatanti 
Compilatore  fu  dritto,  e  leale, 

Di  quella  porta  pagando  i  contanti. 

83.  Nel  detto  tempo  per  lo  Cardinale 
Da  Roma  nato,  e  deli' Orfa  gentile  > 
Di  Badia  di  Firenze  Caporale, 

84.  Giovanni ,  fece  alzare  il  Campanile 
Della  detta  Badia;  ma  niuno 

Pagò  danar,  fé  non  la  Chiefa  umile. 

85.  Negli  anni  mille  trecento  trentuno 
Morirono  in  Firenze  due  fanti  uomini 
Vivuti  in  penitenza,  ed  in  digiuno, 

26.  E  la  Ior  fanticà  vuol  ,  eh*  io  lì  nomini  5 
Barduccio  1'  uno  al  luogo  Romitano , 
E  1'  altro  ancora  ,  ne'  detti  anni  Domini  , 

87.  Giovanni  (I  chiamò  da  Vefpignano, 
Ch'èinSan  Pier  Maggior  tra  gli  altri  fcapoli$0} 
E  di  lor  pigli  effempro  ogni  Criftiano* 
D  3  88.  Né 


54  «ENTILOQUIO    CANTO    LXXIX. 

88.  Né  fìa  alcun,  che  l'anima  Aia  macoli, 
Ma  feguici  lor  fanto  portamento, 
Che  Iddio  per  ior  rftofìrò  molti  miracoli. 

8p.  Nel  dece'  anno  d'Aprii  fer  parlamento 
Legato,  e'1  Re  Giovanni,  e  *n  fullo  fpaccio 
In  bocca  fi  baciar  di  buon  talento. 

pò.  V  altro  dì  infieme  mangìaro  a  Piumaccio^ 
Per  la  qual  cofa ,  ficcom'  io  ti  dico, 
Dubbiaroi  Guelfi,  e' Fiorentin  più  avaccio  ,* 

91.  Che '1  Re  Giovanni  era  Ior  nemico 
Si  per  le  imprefe  fatte  nuovamente, 
E  sì  pe '1  padre  Imperadore  Arrico, 

92.  Ed  a  riparo  fer  (m)  (ubitamente 
Lega  col  Re  Ruberto  contro  a  lui , 

E  contro  a  chi  con  lui  fofle  feguence. 

93.  E  quello  dibafsò  molto  coftui; 
E  chi  guarda  fottìi  ficcorne  faggio 
Conofcerà  ,  che  fu  non   rnen  d'altrui. 

94.  Nel  prederanno,  del  mefe  di  Maggio 
EfTendo  in  grande  buono  fiato  Rimine, 
E'  Malatefii  molto  di  vantaggio , 

$$.  Non  fo  per  qual  delitto  ,  e  per  che  crimine 
MelTer  Malateftin  cacciò  i  conforti , 
E  focene  morir  ,  per  quel ,  eh'  io  (limine ,  (n) 

$5.  Dicendo  ,  eh'  effi  fi  facevan  (°)  forti  , 
Per  cacciar  lui,  e  eh' el  vedeva  lume 
Tanto,  quant'effi  a  così  fatti  porti. 

97.  Ma'  Rornagnuoli  hanno  femore  in  coflume 
Di  tradire,  e  cacciar  l'un  l'altro  via, 
Perch'  ognun  vuol  per  fé  'l  tuorlo,  e  Y  albume,  (p) 

98.  No* 


AN.DI  CRISTO  133  I.  E  S£GG.  55     . 

pS.  Nota  ,  eh'  ogni  mondana  fignoria , 

Quando  più   par,  ch'abbia  fermo  fuo  flato 
Volge  la  rota ,  e  china  la  balia  ; 

pp.  E  fpeiTe  voks  è  il  cacciacor  cacciato , 
E  quegli,  che  in  fortuna  più  fi  rìda, fa) 
Colui  e  quel ,  eh'  è  più  fpeilò  ingannato . 

ioo.  Dunque  non  far  la  fortuna  tua  guida, 
Spera  m  quel,  che  non  mancherà  mai, 
Non  feguir  l'orme  dell'avaro  Mida  , 

Ch'  el  (èppe  poco  ,  e  tu  viemen  faprai . 

FINE     DEL     CANTO     LXXIX. 


NOTE    AL    CANTO    LXXIX. 

Arg.  (})  Srr.  e  di  quel. 

5.  (ai  MagJ.  Allor  prefer . 

9.  (b)  Tem.  come  . 
25.  (e)  Tem.  Buemmo  . 

36.  (d)  Tem.  cominciava».  Magi,  a  vivo  patU . 
38.  (e)  Magi.  le  fé. 
3»,,  (fj   Magi,  comandamenti  . 
40.  (g)  Magi.  Saccenti  . 
48.  (h;  Tem.  allora  . 
50.  (1)  Srr.  e  Tem    ohlrobio . 
75.  (k)  Magi,  che  ufiic u  . 

87.  (I)  Srr.  e  Tem.  Statoli  .    Nel  tefto  Magi,  quefto  fe- 
condo verfo  è   pofpofto  al  terzo  feguente. 
92.  (m)   jMagl.  al  riputo  far  . 

95.  (n)  Magi,  fi  i  mone  . 

96.  (o)   Magi,  che  fi  facevau  .   Str.  cìf  efft  facevan , 

97.  (p)  Magi,  truorh ,  e   albume.  Tem.  il  tarlo. 
99.  (<])  Magi,  e  Sur.  E  quel ,  che  più  in  fortuna  . 


D  4  CAN« 


5& 

CANTO        LXXX. 

ARGUMENTO. 

VILLANA 

ANNI  di  Di  Firenze  intr  addetta  per  la  Pieve  ,        l.io.c.i$2. 

CR.  1 3  3 1.      Edi  Barga  ,  e  del  fuoco  ,  e  de'  Leoni ,       e  fegg. 

e  fegg.        E  diPiftoia,  e  Siena,  e  Majfa  in  brieve  ,  (f) 
Di  Santa  hip  erata  ,  e  di  Cortona  , 
E  che  Bologna  alla  Cbiefafi  dona  . 

1. /^Oncioflìachè'l  Legato  di  Tofcana 
V-j  Avuta  avefls  dal  Papa  la  Pieve 
Santa  Maria  Imprimerà  M  fovrana , 

2.  A' Buondelmonti  quello  fu  sì  grieve, 
Perchè  ne  fon  padron,  che(b)  lignoria,- 
Non  gli  lafciar  pigliar  quivi  di  lieve. 

3.  Al  Comun  fpiacque,(c)  perchè  la  Badia 
Gli  dovea  baftar,  fìccom'  è  detto, 
Sanza  voler  ciò,  eh' è  di  qua  in  balia* 

4.  Onde  pofe  in  Firenze  lo    ntraddetto, 
Mille  trecentrentun  dinanzi  conti  ; 

E  dicennove  (<*)  mefi  con  effetto 

5.  Si  tenne,  per  amor  de' Bondelmonti , 
E  farebbe  tenuto  ancor  più  anni , 

Ed  e'  fur  bene  i?.Ua  difefa   pronti . 

6.  Nel  dett'anno,  ordinato  il  Re  Giovanni 
Di  rimettere  in  Lucca  i  Guelfi  a  fri  ti, 
Più  tempo  flati  di  fuor  con  affanni , 

7.  Vi  ritorna  rom  certi,*  e  que' redditi, 
Parve  a'  Fiorentlli ,  che  foffe  il  peggio , 
Perchè  gli  àvverfi  non  eran  partici. (e) 

8.  Poi- 


AN.  DI  CRISTO  133  I. E  SEGG.  $7 

8.  Poiché  Morioni  ,  Lucca ,  Parma ,  e  Reggio, 
Ch'  erari  fue  Terre,  ficcom'  io  riparlo, 
Riformate  ebbe,  poi,  fé  chiaro  veggio, 

9,  Lafcìò  con  gente  in  Lucca  il  figliuol  Carlo; 
Ed  el  fi  mode  ,  per  fare  altri  uficj , 
Come  diren  quando  fia  da  contarlo  . 

io.  Nel  dett'  anno  Meffer  Simon  Tedici, 
Vicar  di  Lucca,  fece  attediar  Barga,- 
Di  che  i  Fiorentini  eran  felici  ; 

11.  E  perchè  quelf  attedio  lì  difparga, 
Mandar  Metter  Amerigo  Donati 

Sopra  a  Buggian,  perchè  lo  Re  s'allarga, 

12.  Mafinadieri  Lucchefi ,  e' lbldati 
Ruppero  i  noftri ,  eh' eran  quattrocento, 
Benché  que'fofler  due  cotanti  armati; 

13.  De' quali  vi  rimafer  più  di  cento, 
Gli  altri  fuggirono  in  Monte  Catini,  (Q 
Con  Metter  Amerigo  a  faivamento . 

14.  Nel  dett'  anno  di  Luglio  i  Fiorentini 
Per  tradimento  perderono  Uzzano , 
Che  poi  apprettò  guerreggiò  i  vicini. 

15.  E  ricomunicò  il  Papa  Melano, 
Come  eh'  andarle  ;  e  così  fatto  giuoco , 
Nel  detto  tempo  fece  al  (g)  Marchigiano. 

16.  Nel  predett'anno  ancor  s  apprefè  il  fuoco 
Al  Ponte  Vecchio,  e  ventidue  magi oni 
D'artefici  arfe,  e  non  camparo  un  moeoj 

17.  E  morti  vi  rimafer  due  garzoni, 
Ed  arfe  in  parte  la  caia  de'  Frieri 
Di  San  Sepolcro ,  e  loro  abitazioni  - 

18.  Ed 


58  CENTILOQyiO    CANTO    LXXX. 

18.  Ed  appreffo  s'apprjfe  a'  Soldanieri , 
Ed  arfe  alquante  cafe  da  quel  Jagio  , 
E  morir  fei  perfoae  in  ta' rnjftieii .  (h) 

ip.  Nel  detto  tempo  arfe  il  noftro  Palagio 
Del  Podeftade  per  una  mondana, 
Che  Iafciò  il  lume,  per  dormire  adagio. 

20.  Appretto  in  quel  dell'  Arce  della  lana 
Aveva  un  pregion,  che  per  campare 
Vi  mife  fuoco  colla  mente  vana, 

21.  Perocch' a  lui  non  fu  chi  diferrare, 
Arfe  il  Palagio ,  ed  egli ,  ed  anche  un  fante , 
Che  r  Uficial  per  guardia  facea  ilare . 

22.  Nell'anno,  ched  ifcritco  abbiam  davante, 
Ci  nacque  due  leon  vivi ,  e  non  morti , 
Com'  hanno  detto  già  perfone  alquante  5 

23.  Ma  fubìto  a  poppar  furono  accorti. 
Ancor  Giovanni  li  vide  palefi  , 
Siccome  par,  che '1  fuo  libro  ci  apporti. 

24.  Nel  detto  tempo  effondo  i  Piitolefì 
Del  Reggimento  in  grande  zenzeria  , 
Che  cexti  a  libertà  s'erano  accefi, 

25.  E  molti  altri  volien  la  fignoria 
Del  Comun  di  Firenze,  i  Fiorentini 
Vi  mandar  tutta  lor  Cavalleria  . 

2(5.  Corfer  la  Terra  ,  e  poi  li  Cittadini 
Per  un  anno  dier  loro  il  fignora£gio , 
E  confinaron  Guelfi,  e  Ghibellini; 

27.   Ed  infra  V  anno  poi  a  lor  vantaggio 
La  Signoria  al  Comun  di  Fiorenza 
Due  anni  dier,  poche  videro  il  faggio. 

28.  E' Fio- 


AN.  DI  CRISTO  1,33  I.  E  SEGG.  S9 

28.  E' Fiorentin  con  ogni  diligenza 
Senza  gravezza  in  pace  al  lor  podere 
Sempre  gli  tenner  lenza  violenza  ; 

29.  E  fecervi  W  il' Caiiel  di  lor  volere, 
Acciocché  fofTe  loro  in  gola  un  olio, 
Da  non  levare  il  capo  di  leggiere . 

30.  Nel  dettò  tempo  il  Sanefe  fu  modo 
Coi!' ode  contro  a' Conti  a  Santa  Fiore, 
Ed  effendo  ad  afTedio  ad  ArcidoiTo, 

31.  I  detti  Conti  moffer  con  furore, 
Andando  coli'  aiuto  de'  Lucchefi  , 

Per  foccorrer  la  Terra,  e  loro  onore. 

32.  Quivi  (confitti  furon  da'Sanefi, 

E  perderò  il  Cartello,  e  con  affanno 
Rimafer  di  lor  molti  morti,  e  prefi . 

33.  Appreffo  cavalcaron  nel  dett'  anno 
A  Balchi  di  Maremma  gli  Orvietani , 
E  d'  intorno  al  Cartel  fer  molto  danno . 

34.  Nel  detto  tempo  appreflb  ì  MaiTecani 
Rubellar  da'  Saneiì ,  e  cacciar  tofto 

1  Ghiozzi  (k)  fuori,  e  dieronlì  a*  Pifani. 

35.  Nel  predett'anno  i  Cacalan,  d' Agofto, 
A'Genovefi  grattar  sì  la  tigna, 

Che  non  fi  medicar  per  piccol  corto . 

36.  Poi  dier  la  volta ,  e  andaronne  in  Sardigna , 
E' Genovefi  penfando  per  certo, 

Ch'è  mal  per  lor,  fé  tal  briga  s'alligna, 

37.  Rimifer  nelle  man  del  Re  Ruberto 
Ogni  quiftione ,  e  cosi  T  altro  face . 

E  quel  Signor,  ficcome  favio,  e  fperto  , 

38.  Gli 


6o  CENTILOQUIO    CANTO    LXXX. 

38.  Gli  acconciò  infieme ,  e  mi  fé  nella  pace 
Il  Fiorentin  ,  perchè  contro  agli  ufdti 
Di  Genova  era  flato  pertinace. 

30.  E  per  gli  patti  da  quèfto  ibguiti, 
In  Genova  tornaro  i  Ghibellini 
Con  altri  patti,  ch'io  non  ho  fcolpiti « 

40.  Ma  poi  infieme  tutti  i  Cittadini 

La  fignoria  prolungar  per  cinque  anni 
Al   Re  Uberto,  e  non  giunfe  a' confini. 

41.  Nel  dett'  anno  il  Legato  fanz' inganni 
Sopra  Furlì ,  che  s'  era  ribellato  , 
L'ofte  mandò,  e  diegli  molti  danni. 

42.  Quinci  alla  Chiefa  aiuto  fu  mandato , 
Poi  di  Novembre  ufcì  di  quelle  pene, 
E  diefll  a  patti  a  Meffer  lo  Legato. 

43.  Nel  prederanno  il  Duca  d'  Atens 
Pafsò  in  Romania  con  gente  magna , 
Volendo  racquietar  quel,  ch'egli  tene; 

44.  Com'  addietro  dicemmo, -la  compagna, 
S'  a  battaglia  con  lui  foller  venuti  , 

Il  Duca  era  Signor  fanza  magagna . 
45*  Ma  que'  della  compagna  antiveduti 
Tenner  le  Terre ,  e  non  fer  colla  lancia , 
Che  tutti  que' paefi  avrien  perduti. 

46.  E '1  Duca,  che  credea  di  prima  mancia 
Tutto  quel  fuo  Ducato  racquietare 

Con  danno ,  e  con  vergogna  tornò  in  Francia . 

47.  Nel  detto  tempo  effendo  a  vendemmiare 
Que' di  Buggian  con  certa  compagnia 

Di  Cavalier  Lucchefi,  ciò  mi  pare, 

-48.  I  no- 


AN.  DI  CRISTO  133  I.  E  SEGG.  01 

48.  I  noftri  Cavalieri ,  e  Infanteria 
Percofter  loro ,  e  furonne  felici , 
E  poi  perfeguicando  con  follia  , 

4p.  Siccom'era  ordinato  pe' nemici, 
Di  Pefcia  ufciron  Cavalieri  ftaboli , 
Che' noftri  mifer  tutti  alle  pendici} 

50.  De' qua' rimaler  cinque  Coneftaboli, 
E  cinquanta  Scudieri,  e  mafcalzoni, 
Ed  altri  ,  di  cu'  io  non  fo  i  vocaboli . 

51.  Di  Lucca  poi  Cavalieri,  e  pedoni 
Audar  per  prender  Caftel  di  Popiglio, 
E  difmontati  tutti  degli  arcioni, 

52.  I  cavalli  lafciar  di  lungi  un  miglio, 
Ch' e' bifognava  0)  ad  entrar  nel  Cartello  j 
Onde  que'  dentro  veggendo  il  periglio  , 

53.  La  campana  fonarono  a  martello; 
La  gente  traile,  e  prefe  i  lor  cavagli, 
E  que' dentro  difefer  bene,  e  bello, 

54.  Sicché  camparon  tutti  ne' travagli , 
E  fuvvi  morto  il  traditor  palefe , 

Che  non  valfe  per  altro  un  rmzzo  d'agli. 

$$.  Ciò  fu  Meffer  Filippo  Pilìolefe , 
E  pochi  ne  campar  dell'  alerà  gente, 
E  quel  Caftel  per  fé  molti  ne  prefe. 

56.  Nel  detto  tempo  in  Marzo  vegnente, 
Cavalcando  i  Lucchefi  a  prender  MaiTa , 
Que' di  Monte  Catìn  fubitamente 

$7.  Percofler  loro  ,  a  quella  gente  abbaffa 
Ogni  valore ,  e  tatti  di  leggiero 
Furo  feonficti ,  come  gente  lafla , 

58.  E  vea- 


6l  CENTILOQUIO    CANTO    LXXX. 

58.  E  vennerne(m)a  Firenze  più  bandiere; 
Chi  vi  fu  morto,  e  chi  campò  legato,  (n) 
Come  fi  convenia  a  tal  meftiere. 

59.  Nel  detto  tempo  quel  di  Monferrato 
I  Borghi  prefe  di  fuor  di  Tortona; 
Onde  que' dentro  veggendo  il  mercato, 

60.  Per  viltà,  ,e  trifìezza,  fi  ragiona, 
Che  dell'alerà  Città  votaro  il  caffo, 
E'1  Marchefe  pafsò  dentro  in  pedona , 

di.  Ed  ufeiflene  fuor  Mfcffer  Galaffo 
Fratel  del  Re  ba (lardo  ,  e  quanto  può, 
Per  ifeampar  la  pelle  ifludiò  il  palio. 

62.  Nel  dect' anno  d'Ottobre  crebbe  il  Po 
Per  ogni  verfo  sì  fuor  di  ragione , 
Che  quali  tutto  il  paefe  guaito , 

6$.  Ed  affogò  diecimila  perfone, 
Allagò  il  Mantovano,  e '1  Ferrarefe 
Per  modo  tal,  che  furo  a  condizione. 

64.  Nell'anno  fopraddetto,  ed  anche'lmefe, 
Abbandonata  la  Chiefa  maggiore  , 
Per  non  aver  di  che  fornir  le  fpefe, 

6$.  Ricominciò  la  guerra,  e  fu  '1  migliore, 
Per  lavorare  alla  Chiefa  fovrana , 
Perchè  v'eatravan  più  danar  tutt'ore. 

66.  E  per  comune  all'Arte  della  lana 
Quel  lavorio  fu  raccomandato, 

Ed  affegnato  quel ,  che  qui  Ci  fpiana  : 

67.  Che  di  ciò,  ch'era  di  cornuti  cavato, 
In  camera  lanciava  fenza  inganno 

Per  lira  due  danari  ogni  foidaco. 

62.  Do- 


AN.  DI  CRISTO  1 3  3  I.  E  SEGG.  6$ 

68.  Dodicimila  lire  montò  1'  anno  , 
E  le  cadette  ancor  valfer  di  piano 
Più  di  domila ,  come  moki  fanno . 

6p.  Soldi  otto  allor  valfe  lo  /lai* del  grano. 
Dinanzi  caro  era  flato  due  anni, 
E  però  parve  a  molti  alquanto  ftrano . 

70.  Nel  dece' anno  in  Buemma  il  Re  Giovanni 
Tanca  gente  menò  fera ,  e  mattina , 

Che  cinquemila  ne  fé  lenza  inganni . 

71.  Concioilìacofachè  '1  Re  d'  Appollina ,  (°) 
Quel  d'  Ungheria ,  Stariicchi ,  e  Bavieri 
Addoflò  gli  venien  con  gran  ruina, 

72.  Con  quindici  migliai'  di  Cavalieri , 
Ed  in  Buemma  paffar  francamente, 
Guadando  ciò  ,  che  poter ,  volentieri , 

73.  Ed  ifconfiìTer  due  volte  fuo  gente  , 
Non  fenza  fuo  grandiffimo  dannaggio  * 
Della  qual  cofa  fu   molto  dolente  . 

74.  Nell'anno,  che  di  fopra  detto  e'  haggio , 
Il  Re  di  Francia  difle  in  parlamento, 
Ch'egli  incendeva  di  fare  il  paffàggio 

75.  Indi  a  due  anni, e  eh' ognun  fofTe  attento, 
Che  richiedeva  Prelati,  e  Baroni, 

Che  folTer  fotto  fuo  comandamento, 

76.  E  fcriffe  al  Santo  Padre ,  e  'n  fuo'  fermemi 
Domandò  grazia,  ed  aiuto  alla'mprefa, 
Ber  ventifette  capitoli  buoni; 

77.  Tra' quali  chiefe  il  tefor  della  Chiefa, 
La  decima  in  tutta  (p)  Criftianitads 

Per  a«ni  fei ,  ed  aiuto  alla  fpefa , 

78.  De' 


64  CENTILOQyiO   CANTO    LXXX. 

78.  De'  Benificj  rutta  quantitade , 

Che  infra  'i  tempo  vacaflero ,  o  vacati 
FoiTero  in  tutte  quante  fa)  lue  contrade. 

79.  Ancor  volea ,  che  privilegiati 

Ne  fofTer  due,  il  figliuolo,  e '1  fratello, 
Com' udirai  pe'verfi  feguitati. 

80.  Che  del  Reame  d'  Adi  il  figliuol  bello 
Incoronato  fofle ,  e  sì  di  Vienna 

Folle  Carlotto  Signor  fanza  appello. 
Si.  Veggendo  il  Papa  quel,  che  '1  Re  accenna  , 
Rifpofe,-  E'  fon  pattati  anni  quaranta, 
Ch'egli  hanno  avuto  i  fiioi  cotale  ftrenna 

82.  Per  cagion  del  paffaggio,  e  tutta  quanta 
L' han  confumata  in  far  guerra  a'Criitiani, 
E  non  a' Saracin,  come  fi  vanta. 

83.  Ma  s'el  fi  muove  a  andar  fopr' a  Pagani , 
La  Santa  Chiefa  è,  fìccome  leale, 
Apparecchiata  a  porci  ambo  le  mani 

84.  Col  temporale,  e  col  fpi  rituale ,  (r) 
S'  e'  bifognaffe  ancora  di  por  pegno 

La  Mitra  ,  Ammanto ,  Chiavi ,  e  Pasturale . 

$5.  Per  qual  domanda  ,  e  diporta  difdegno 
S'ingenerò  tra'l  Papa,  e  la  Corona 
Sì,  che  cìalcun  di  mal  voler  fu  pregno, 

$6.  Nel  predett'anno,  come  fi  ragiona, 
E  MefTèr  Pier  Saccon  ,  con  fuo  valore 
Tenne  trattato  d' acqui (br  Cortona, 

87.  Con  Meffer  Cuccio  fratel  óq]  Signore, 
Che  confentia  di  darla  agli  Aretini, 
Per  difcordia,  eh'  avia  col  fuo  Maggiore. 

88,  E  mof. 


AN.  DI  CRISTO  I  3  3  I.  E  SEGG.  6$ 

88.  E  modo  con  foldati ,  e  Cittadini, 
in  Cortona  palefi  i  ma'  penfieri 
Far  prima,  che  pafTatTero  i  confini» 

89.  Onde  il  franco  Signor  Meffer  Rinieri 
Fé  pigliar  Meffer  Guccio  fuo  fratello , 
E  trent' altri  con  lui  de' buon  guerrieri; 

90.  I  qua' trenta  impiccar  fé  di  novello, 

E  Meffer  Guccio  in  pregion  per  modi  ftrani 
Fé  morire  ficcome  tapinello  . 
pi.  Nel  detto  tempo  gli  ufeiti  Pifani 
Lega  fecer  con  molti  Ghibellini 
Luccheil,  Genovefi,  e  Parmigiani, 

92.  E'n  quel  di  Pifa  paffaro  i  confini; 
Di  che  i  Pifani  ebbero  gran  temenza , 
Per  gli  amici,  e  parenti  Cittadini, 

93.  E  per  foccorfo  mandaro  a  Fiorenza  , 
E  Cavalier  y' andaron  cinquecento, 
Difpoffi  tutti  a  loro  ubbidienza. 

94.  Gli  ufeiti  fi   partirò  per  pavento; 
Ma  fé  '1  foccorfo  non  vi  foff'e  andato  , 
Pila  mutava  fiato,  e  reggimento. 

9$.  Nel  predett'  anno  tanto  fé  il  Legato, 
Che  Bologna  in  perpetua  fottomife 
A  faota  Chiefa-fuo  libero  fiato; 

96.  Perocché '1  Padre  Santo  lor  promife 
Per  lettere  bollate  a  fuo  fusello 
Abitare  in  Bologna,  e  poi  il  dimife; 

97.  Ma  tantoché  mutato  fu  il  Caffello  , 
Sotto  color  di  Papale  abituro, 
D'oggi  in  domani  gli  pafeea  di  quello. 

Tom.  VI.  E  98.  Ed 


66  CENTILOQyiO    CANTO   LXXX. 

p8.  Ed  altre  cofe  lor  moftrate  furo, 
Che  s'  annullaron,  poiché '1  Cardinale 
Si  vide  nel  Caftel  force,  e  ficuro. 

99.  Ma  quel  Signor,  che  punifce  ogni  male, 
Quel  od  Legato  non  lalciò  impunito  , 
Che'n  breve  in  fé  ricevette  altrettale. 

ioo.  Corri'  el  tradì  altrui,  fu  poi  tradito, 
E  fu  cacciato  con  danno,  e  vergogna, 
Come  più  innanzi  diren  ,  di  quel  fico  , 

E'Cittadin  li  camparo  in  Bologna. 

FINE     DEL     CANTO     LXXX. 


NOTE     AL    CANTO    LXXX.# 

Arg.  (f  )  Magi,  ma  femhrava  . 
i.  (a)  Magi,  e  Str.  in  Pianeta* 

2.  (b)  Magi,  con . 

3.  (e)  Str.  e  lem.  piacque;  errore     * 

4.  (d)  Vili.  e.   182.  dieci  otto  . 
7.  (e)  Magi,  parenti .  -i 

13.  (f)  Magi.  Catino  ;  e  per  corrifpondenti  ',  il  Fiorenti- 
no :   il  vicino . 

15.  (g)  Magi,   anno  fé  .  Str.  Nel  detto  fé . 

18.  (h)  Magi,  omette  tutta  quella  terzina. 

29.  (1)  Magi,  e  Str.   E  fervi  . 

34.  (k)  Magi.  Gozzi.  Vili.  e.  189.  Giozzi , 

52.  (1)  Magi.  E  bìfognava . 

58.  (m)  Magi,  vennene .  Tem.  vennero,  (n)  Magi,  e  chi 
vi  fu  legato  . 

71.  (o)  Str.  e  Msgl    d'  Apollonia  ;  ma  fuor  di  rima, 

77.  (p)  MSS.  di  tutta. 

78.  (q)  Magi,  e  Str.  in  tutte  fue . 
84.  (r)  Magi,  e  Str.  e  spirituale  . 

CAN- 


6j 
CANTO        LXXXI. 

ARGUMENTO. 

anni  di  Degli  Ubaldini ,  e  poi  di  Firenzuola  ,  villani 

CR.  i  3  3  2.      E  de  Turchi,  e  diBrefcia,  e  comeBarga  1. 1  o.c  202. 
e  fegg.        Volfc  mantello ,  ed  altri  vi  fé fittola ,  203.6  fegg. 
De7  (f)  Genovefi ,  e  di  Sangimignano  , 
E  de'  Marc befi [confitti  nel  piano  . 

1.  A  Nili  mille  trecento  trentadue 

MjL  Correva,  quando  per  gran  differenza  9 
Ched  infra  gli  Ubaldin  dell4  Alpe  fue, 

2.  A  gara  tutti  al  Comun  di  Fiorenza 
ProfFerfer,  che  s'è' fo(Iér  ribanditi, 
Ch*  e' fanen  fempre  a  fua  ubbidenza. 

3.  Ma' Cittadin,  eh*  eran  favj,  q  Tentiti, 
Si  ricordar,  che  pe' tempi  paffati 
Eran  venuti  a  flrnili  partiti , 

4.  Poi  a  lor  pofta  s'  eran  rubellati  ; 
Onde  fi  coniglio,  e  non  ci  arrogo, 
Che  gli  Ubaldini  foflero  accettati 

5.  Sì  veramente ,  che  di  là  dal  Giogo 
Si  facefle  una  forte  Terricciola, 

E  così  fatta  fue  in  un  bel  luogo. 

6.  E  poi  tenendo  del  fuo  nome  fcuola, 
Rimefib  fu  in  Giovanni  Villani  , 

Ed  e'  le  pofe  nome  Firenzuola  , 

7.  E  la  Chiefa  maggiore  alle  fue  rr?ani 
Fu  per  lui  nominata  San  Firenze  , 

E  fur  dieci  anni  efenti  i  Terrazzani, 

E  2  8.El'ar- 


68  CENTILOQLJIO    CANTO    LXXXr. 

8.  E  Tarme  le  fi  die  per  fue  fentenze , 
Che  fo/Te  mezza  Croce,  e  mezzo  Giglio, 
Per  lo  Comune,  e  Popò]  di  Firenze; 

p.   E  tratti  fur  di  bando  ,  e  di   periglio 
Gli  Ubaldini ,  ed  affai  della  Montagna, 
Ch'ai  fatto  diero  ed  aiuto,  e  conlìglio  • 

io.  Nel  detto  tempo  Conte  di  Romagna 
Il  Papa  fé  il  Legato  Bolognefe  , 
Perchè  franca  (Te  tutta  la  camp3gna . 

li.  Apprettò  ,  a  lui  fi  diede  il  Forlivefe , 
Ed  el  come  Signor  difcreto  ,  e  faggio, 
Senza  indugiar,  di  fubito  la  prefe  . 

12.  Nel  predett' anno,  del  mefe  di  Maggio 
I  Turchi  vennero  addotto  a'  Crittiani, 
Per  fare  a  Coftantinopoli  oltraggio; 

13.  Ss  non  che  i  Genovefi  >  e'  Viniziani, 
Che  v'  eran  forti ,  pigliaron  la  guerra 
Incontro  a' Turchi   peflìmi ,  e  villani, 

14.  Veramente  ch'egli  avien  la  Terra: 
L' liòia  d'Arcipelago  guaftaro , 

Poi  fi  partirò,  fé 'i  libro  non  erra, 

15.  E  diecimila  Greci  ne  menaro , 

E  que'di  Negroponte,  a  non  dir  ciancia, 
Siccome  tributar),  a  lor  giuraro. 

16.  Sentendo  quefto  il  Papa  ,  e  'i  Re  di  Francia  , 
Sì  ordinaro  ,  che  '1  feguente  anno 

Si  vendicaffe  cosi  fatta  mancia  . 

17.  E  così  fero,  e  diedi  lor  gran  danno, 
Come  diremo  ancor  ;  ma  qui  fi  cala  > 
Volendo  ragionar  d'un  altro  affanno» 

18.  Nel 


AN.  DI  CRISTO  I  3  3  2.  E  SEGG.  6$ 

l8.  Nel  dece'  anno  i  Brefchn  Guelfi  fotc'  ala  (a) 
Del  Re  Giovanni,  vivendo  tapini, 
Di  Giugno  dieni  al  Signor  della  Scala. 

ip.  E  cacciaronne  fuori  i  Ghibellini, 
E  la  gente  óqì  Re,  ed  il  CafteJla, 
Ch' ancor  tenie  force  i  ino'  confini, 

20.  Incorno  1*  alTediaron   bene,  e  belìo; 
Poi  s1  arrender  que'  dentro  pe  '1  migliore 
A' quattro  dì  di  Luglio  fenza  appello. 

21.  E  così  fu  MeiTer  Maflìn   Signore 

Di  Brefcia  ,  e  come  per  me  s' inverga  mo  ,(*>) 
Per  dare  alle  mie  rime  alcun  colore, (c) 

22.  Di  Settembre  ebbe  (ignori  a  di  Bergamo, 
Ch'  era  del  detto  Re  ,  che  già  montato 
Per  nuovi  modi  era  \\  cima  del  pergamo . 

23.  Poi  contr' a  lui,  e  contr' ai  Baver  nomato 
Infleme  tutti  fer  lega  per  cerco 

Que',  ch'io  racconcerò  per  loro  flato. 

24.  Di  Cavalier  tremila  ,  e  ?i   Re  Ruberto 
Fu   principale,  e  po' furo  i  Marcheii, 
E'  Fiorentini  appreflò  di  feoverto , 

25.  Verona,  Mantovani ,  e  Melanefi. 
Nota,  Lettore,  e  nel  mondo  ti  rìda, 
Se  tu  vo' ,  poich' arai  mie'  verfì  intefi  ; 

26.  Che  que' ,  che  fogliono  eflèr  capo  ,  e  guida 
Di  parte  Guelfa,  il   Re,  e' Fiorentini, 
Col  fuo  nimico  ciafeun  li  rannida 

27.  A  fuo  vantaggio,  e  fer  co' Ghibellini , 
CorrT  hai  udito,  lega,  e  compagnia, 

E  fu  lo  fcampo  loro,  e  de' vicini. 

E  3  28.  Nel 


JO  CENTILOQyiO    CANTO    LXXXf. 

28.  Nel  detto  tempo  la  Cavalleria 

Del  Re  Giovanni ,  e  de*  Lucchesi  avendo 
Barga  afl'ediata ,  con  gran  maeftria , 

20.  Di  Luglio  i  Guelfi  Fiorenrin  volendo 
Fornir  la  Terra,  v'andar  molto  groffi, 
Gol  Capitan  di  Piftoia  movendo. 

30.  Ma  per  gli  bactifolli,  e  pe'gran  foffi, 
Che  vi  trovaron ,  non  ebber   valore 

Di  poter  far  quel,  per  che  s' eran  modi. 

31.  Dieder  la  volta  per  lo  lor  migliore, 
E  per  un'afpra,  crudel  via,  e  lunga, 
A  Firenze  tornar  con  poco  onore. 

32.  E  poi  volendo  pur  vincer  la  punga  , 
Col  Marchefe  Spinetta  Ghibellino 
Trattaron,  non  perch'  egli  a)  danno  aggiunga. 

33.  El  fi  vantò,  perch*  egli  era   vicino, 
Che  fornirebbe  Barga  certamence., 

E  comperrebbe  per  forza  iì  cammino. 

34.  Con  quattrocento  Cavalier  predente 
A  Barga  fu  di  botto  cavalcato  ; 

E'1  Capitan,  con  tutta  V  alerà  gente 

35.  A  Monte  Chiari,  ed  ebbel  dal  fuo  lato, 
E  Vivìnaia ,  (d)  e  poi  con  ardimento 

Al  Peggio  del  Mugello  fu  montato  , 

36.  E  quivi  fi  fermò  ar  rttendrrrfetìtiy, 
Che  fé  Spinetta , fornifie  la  Terra, 
QVnemici  parciflòn  per  pavento, 

37.  Di  fare  a   Lucca  poi  una  gran  guerra; 
E  non  venendo  Tun,  nò  l'altro  fatto, 
Subitamente ,  le  '1    libro  non  erra  * 

38.  II 


AN.  DI  CRISTO  I  3  3  2.  E  SEGG.  7 1 

38.  Il  Capitano  a  Barga  mandò  racco, 
E  richiefe  i  nemici  di  baccaglia; 
Ma  e' la  rifiucaro  al  primo  tratto, 

39.  Perchè  dentro  non  era  vitcuaglia, 
Ed  egli  il  fapien  ben  ,  fecondocrt  odo , 
E  ftrinferfi  più  force  alla  vifaglia. 

40.  Allor  veggendo  sì  ferrato  il  nodo 
I  Fiorentin  ,  fi  levaron  dai  giuoco 

Per  lo  miglior  ,  che  non  v'er*  alerò  modo; 

41.  E  fé  prima  acquetarono  onor  poco , 
Con  molco  men  cornaro  ,  a  dire  '1  vero, 
Alla  feconda  volta  di  quel  leco . 

42.  A' cinque  dì  d'Ottobre  s'arrenderò 

I   Borghigiani ,  ed  ebbene  in  Fiorenza 
Gran  riprenfion;  che  fornir  la  poterò 

43.  Con  trecenco  fiorin  fanza  fallenza» 
Che  più  di  centomila  fu  pòi  il  coito, 
Ed  anche  fi   perdo  per  nigrìgenza. 

44.  Nel  predert'  anno  ,  a'  dì  venti  d'  Agofto 
Anda ro  i  Geno vefi  in  Catalogna 

Con  grande  armata,  ed  animo  difpofto 

45.  Di  vendicar  l'oltraggio,  e  Ja  vergogna, 
Che? Catalani  a  Genova  avien  fatta, 

E  fornir  chiaramente  lor  bifogna; 

46.  Perchè  ,  fecondochè  il   libro  tratta , 
E' danneggiar  Maiolica,  e  Alinone 
Sì,  che  pareva  rifola  disfatta. 

47-  Ancor ,  fecondochè  per  me  fi  aiorica , 
De' Catalan  trovar  cinque  galee 
Al  cornar,  come  qui  la  penna  corica; 
E  4  48.  Del- 


JZ  CENT1L0QUI0    CANTO    LXXXI. 

48.  Delle  qua',  (e)  ficcome  penfar  fi  dee, 
Prefer  la  gente,  e 'i  navilio  di  piano, 
E  tornar  con  triunfo,  e  con  nome.1  .  O 

49.  Nel  dett' anno  qiie' di  Saogiroignaap  , 
Col  Podeftà,  con   levate  bandiere, 
Nel  Fiorentino  affalir  Campo  Urbiano, 

50.  Perchè  gli  ufciti  loro  in  queir  oftiere  , 
Credendo  flar  ficuri,  alcuna  volta 

Si  ruducien  ,  quand'era  lor  meftiere. 

51.  Prefer  la  Terra,  e  la  roba   ricolta, 
Vi  miter  fuoco,  ed  arfero  il  Cartello, 
Poi  il  partir  con  allegrezza  moka. 

52.  Quando  pe'Fiorentin  fi  feppe  quello, 
Contro  al  Comun  cominciaro  a  procedere  ? 
E  contro  al  Podeftà,  e  più  con  elio  ; 

53.  E  poiché  fatti  fur  tutti  richiedere  , 
Perchè  non  comparirò  alla  primaia  ,  (f  ) 
Fur  condannati,  e  ben  lo  mi  può'  credere , 

54.  Prima  il  Comnne  in  cinquanta  migliaia,  \ 
E'1  detto  Podefìà,  ch'era  Sanefe 

Con  quarantotto,   perchè  più  fi   paia. 

55.  Perchè  furono  infieme  a  tali  ofTefé 
Fur  condannati ,  come  ancora  parfi 
Per  la  fcrittura  ,   che  te  '1  fa  palcfe , 

$6,  Tutti  nel  fuoco,  cioè  d'eller  arfi  \ 
E' Fiorenrin  fanza  niuna  difcordia 
A  cavalcarvi  non  erano  fcarfi . 

$7.  Ma  quand'egli  il  fentiro ,  di  concordia 
Mandarono  a  Firenze  Ambafciadori 
Con  pien  mandato,  per  mifericordia. 

58.  Dir 


AN.  DI  CRISTO  1 3  3  2.  E  SEGG.  73 

58.  Diliberotfi  pe' Signor  Priori, 
Che  foffer  tutti  quanti  ribariditi 

Sì  veramente  ,  che  per  loro  errori 

59.  Doveffer  dentro  rimetter  gli  ufcici , 
Mendare  il  danno  dal  piede  alla  cima 

Di  que',che'n  Campo  Urbian  furo  aflaliti, 

60.  Secondochè  ne  folle  fatto  ltima 

Pe'  Fiorentin  ,  eh' a  ciò  furon  chiamati, 
E  non  valefle  ciò,  ch'eletto  prima. 

61.  Nel  dett' anno  d' Ottobre ,  per  trattati 
Dovendo  il  Melanefe  aver  Chermona , 
E  già  molti  de;  fuoi  v'erano  entrati, 

61.  Que' della  Chiefa,  come  fi  ragiona, 
Gliene  cacciar  con  lor  danno,  e  vergogna  «» 
Poi  Meffer  Azzo ,  co' fuoi  in  pedona 

63.  Ai  Modanefe  da  grattar  die  rogna  ; 
Onde  al  Legato  già  non  parve  giuoco , 
E  di  Romagna  fi  tornò  a  Bologna  , 

C4.  Nell'anno  (g)  in  San  Martin  s'apprefe  il  fuoco,- 
Arfs  tre  cafe  ,  e '1  palagio  de*  Giugni, 
E  quattro  ne  morirono  in  quel  loco. 

65.  Potrefti  dir  Lettore  :  li  cor  mi.  pugni 

A  far  menzion  di  quel,  che  non  montava, 
E  perchè  sì.  vii  cola  al  libro  aggi  ugni  ? 

66.  Rifpondoti ,  eh'  ognor  ,  che  s'  appigliava,- 
(E  queft'  è  quei,  perch'io  tQ9ì  fp  palefij,) 
Che  quafi  tutta  la  Città  s'armava. 

67.  Nel  prederanno  avendo  il  Ferrar;: 


C. 


Affediato  il  Caftel  di  San  Felice  , 
Qual  era  dd  Contado  Modanefo,(h) 

68.  Car- 


74  CENTILOQJJIO   CANTO  Lxxxr. 

68.  Carlo  del  Re  Giovanni  ,  ciò  fi  dice, 
Venne  co' fuoi  a  foccorrer  la  Terra, 
Ed  il  Legato,  per  farlo  felice, 

6p.  Gli  mandò  gente,  fé  '1  libro  non  erra, 
E  comandò,  che  mai  niun  (»)  fi  parta 
Dal  fuo  voler,  durante  quella  guerra. 

70.  E  quando  Carlo  quefto  ebbe  per  carta, 
Non  afpettò ,  che  venifie  la  gente  ; 
Veggendo  quella  de*  nemici  fparta  , 

71.  E' percoffe  a' nimici  arditamente, 
E  durò  la  battaglia  quiviritta(k) 

Da  Nona  a  VcfprojO)  ma  pur  finalmente 

72.  Il  detto  Carlo  in  volta ,  e  in  ifconfitta 
Mife  tutta  la  gente  de* Marche/!; 

E  fu  sì  grande  allor  quella  trafitta, 

73.  Che  più  di  cinquecento  morti,  e  prefi 
Rimafer  da  cavallo  in  quel  femiero. 

E  moiri  fanti  a  pie  per  terra  fteiì. 

74»  Meffer  Giovanni  da  Campo  San  Piero 
Col  Capitan  ci  rima  fé  pregione 
Fra  gli  altri,  di  cu' io  non  ho  penderò. 

75.  Fu  di  Novembre,  e  per  con!  cagione 
Il  Re  Giovanni  ne  montò  in  itfato  , 
E  molto  migliorò  fu  a  condizione. 

76".  Similcmente  ne  montò  il  Legato , 
E  dar  volendo  a'  Marcheii  più  fcandoli, 
Nel  lor  mandò  fuo  pente  d' nino  lato; 

77.  I  quali  arion  la  Villa  di  Sàrtfiridoli  $(») 
Po'  ii  partirò  ,  e  tornaro  a   Bologna  ; 
E  li  Marcheiì  poi  perieguicandoli 

78.  Nel 


AN.  DI  CRISTO  1332,  E  SEGG.  J$ 

78.  Nel  Bolognefe  ,  fanza  dir  menzogna  , 
Arfer  la  Villa,  che  fi  chiama  Cenci, (n) 
E  tornarli  in  Ferrara  a  lor  bifogna  • 

79.  E  Metter  Azzo  con  fuo'  trattamenti 
Al  Re   Giovanni  tolfe  poi  Pavia, 
Salvo  il  Catte!,  che  ritenner  fuo  genti: 

80*  Il  qual  con  battifolli,  e  con  baftia 
Fu  circundato,  ficchè  fanza  affanni 
Alcun  non  v' entrav' entro  ,  e  non  ufcia.fc) 

81.  Con  molta  gente  appretto  il  Re  Giovanni 
Dalf  una  parte  ad  un  patto  fi  fìrinfe  , 
Non  fenza  molti  fuoi ,  ed  altrui  danni  ; 

82.  E  combattendo,  il  badalucco  vinfe, 
E  brievemente ,  per  non  darti  tedio  , 
Alquanta  viuuaglia  dentro  pinfe  ; 

83.  Poi  fi  partì,  e  rimafe  1' attedio, 

E  per  tal  modo  venne  rinforzando, 

Che  per  que*  dentro  non  vi  avea  rimedio, 

84.  E  poi  di  Marzo,  la  roba  mancando, 
Ed  un  Tedefco  con  ardito  volto 
Diede  la 'ntrata  ,  merito  fperando. 

85.  Onde  i  Conti  rinnalzaron  molto , 
E  '1  Re  Giovanni  ne  dibafsò  forte , 

Ed  ebbe  in  altra  parte  il  penfier  volto 
26.  Subitamente,  ed  andoffene  in  Corre, 
E  menò  più  Baron  di  Val  di  Rodano  , 
Perchè  del  Re  Uberto  terme  forte. 
87.  E  que' del  Re  Uberto  allor  s'annodano 
Infieme  ,  a  riparar  con  lor  potenza 
Contr'a  que'  di  Buemma ,  s' egli  approdano . 

83.  Ma 


y6  CENTILOQUIO    CANTO   LXXXI. 

88.  Ma  perchè  il  Papa  avia  data  licenza 
Levò  coftor  di  quella  oppenione, 
E' Pugliefi  ubbidirò  a  fuo  fentenza  . 

8p.  Accanto  il  Re  Giovanni  fu  in  Vignone, 
E  ficcom'egli  a' pie  del  Papa  giunte, 
E '1  Papa  gli  fé  grocce  di  leone, 

pò.  Ed  in  palefe  con  parole  il  punfe , 
Dicendo ,  eh*  e'  facie  contro  alla  Chiefa  , 
E  poi  in  fegreto  colle  dolci  V  unfe  ; 

pi.  Perocch'  egli  avia  facca  ogni  fua  'mpreia 
Di  voler  del  Legato  ,  e  '1  Re  di  Francia  ; 
Ma  e*  non  fece  feufa,  né  difefa  , 

p2.  Come  ordinato  fu  di  prima  mancia  \ 
Ma  con  benignità  chiefe  perdono, 
E  perdonogìi ,  e  baciogli  la  guancia. 

P3.  Tutti  que'  fatti ,  eh'  antidetei  fono  , 
Fé  il  Re  Giovanni,  difendendo  l'alia 
Pe'l  Papa,  e  per  color,  ch'io  ci  ragiono. 

P4.  Perchè  la  Chiefa  fi  fé  madre,  e  balia 
Del  Re  di  Francia ,  acciocché  '1  fuo  fratello 
Incoronato  foffe  Re  d*  Italia . 

95.  11  Re  Giovanni  dopo  tal  zimbello 
Mette  in  Corte,  ficcome  difereto, 
Quindici  giorni ,  e  cialcun  dì  novello 

p6.  Era  col  Papa  a  configiio  fegreto. 
Ed  ordinaro  iniìeme  molte  cofe , 
Come  ancor  ti  dirà  noftro  dicreto. 

07.  Ma  sì,  ch'affai  ne  rim^fer  nafeofe, 
Perocché  forfè  quel,  ch'era  penfato, 
Iddio  in  altri  termini  difpofe. 

98.  Par- 


AN.  DI  CRISTO  1332,  E  SEGG.  77 

98.  Partiffi  il  Re  Giovanni,  e  cavalcato 
In  Francia  fu ,  per  dare  efecuzione 
A  ciò,  eh'  a  via  col  Papa  ragionato. 

09.  E'1  Re  di  Francia,  ed  ogni  fuo  Barone 
Incontro  gli  fi  fecion(p)con  gran  fefta , 
E  per  quel ,  ch'ai  intefo,  avien  ragione. 

100.  Lettor,  tu  hai  l'Abbiccì  manifesta, 
Poi,  come  vedi,  il  nome  mio  rimato, 
Perch'è'l  bifogno  ,  rallargo  la  fefta: 

Or^fì  convien,  che  Dio  fia  ringraziato.  00 

FINE     DEL      CANTO      LXXXI. 


NOTE     AL     CANTO    LXXXI. 

Arg.  (f)  Magi  E  de'. 

18.  (aj  Magi,  e  Str.  Neil'  anno  ec.  Tutti  sfotto  V  ala . 

1 1  (b)  Magi,  sì  veggiamo  .  Str.  e  come  qui  fi  rinvergamo  . 
(e)  Magi,  dolore  .     35.  (d)  MòS.  Viviana  . 

48.  (e)  Magi.  Delqual.  Tem.  Della. quale .  (*)  Magi,  fl??? 
onore  . 

53.  (f)  Str.  eMzgì.  alla  prima',  errore. 

64.  (g)  Magi.  Nel  detto  anno . 

67.  (h)  Magi.  Melanefe. 

6$.  (i)  Magi,  e'  non  . 

yt.  (k)  Str.  e  Tem.  quivcritta.  (1)  Magi'.  Vefper  ;  e  così 
fpeftb  altrove  .  77.  (m)  Vili.  e.  211'.  Confandali  . 

78.  (n)  iv.  Ceriti . 

So.  (o)  Magi,  non  v'  iutr ava  ,  né  ufeia  . 

09.  (p)  Magi    e  Str.  fer  . 

zoo.  (q)  Vuol  dire,  che  qui  termina  il  dittico  zi  Antoni» 
Pucci  Fiorentlli  fé  tonica  -  De  le  fue  rime  a  la  pre finte 
Cronica ,  s  e  cominciano  a  prenderli  tutte  le  lettere 
del  Deo  grati  as ,  per  principi  di  ogni  Canto  feguente  . 

CAN- 


7» 

CANTO      LXXXII. 


ARGU    MENTO. 


anni  di  Di  Cimpo  ,  del  Legato  ,  e  7  Re  Giovanni,  villani 
ca.  1332.      Come /confitto  fu  preffo  a  Ferrara  ,        1. 1  o.c.  2 1 4. 
e  fegg.        Zi  rtW/tf  Compagaia  de'  Bianchi  panni ,    e  fegg. 
Z*  ^<,7/tf  Porta  a  Verzaia  ,  e  degli  Or/ini 
Da'  Colonnefi  morti  in  fu'  cammini .  (t) 

1.  l|^\Ico,  ch'avendo  i  Pifan  tolto  Mafia 
X-^  A'  Sanefi  per  forza  ,  com'  è  decco , 
Nel  trentadue,  eh' ancor  qui  non  patta, 

2.  Per  far  loro  ancor  più  onta  ,  e  difpetto 
Mandaron  poi   Metter  Din  della  Rocca, 
A  attedio  00  ad  un  Cartel  di  lor  d ift retto .  (ty 

3.  Onde '1  Sanefè,  che  la  guerra  imbocca, 
Poich'ebbe  moki  Cavalieri  avuti, 

In  quella  parte  per  foccorfo  fiocca  ; 

4.  E  trovando  i  Pifani  fprovveduti  , 
Dei  mefe  ài  Dicembre  gli  (confitte, 
E  fornirò  il  Cartel,  come  fapuci . 

5.  E  poi ,  fecondochè  fì  Maeftro  fcrifle , 
A  pregion  ne  menaron  grande  fchiera, 
E'1  Capitan,  come  di  ver  fi  ditte. 

6.  E  poich*  egli  ebber  guaita  la  Valdera, 
Alla  Città  di  Siena  fur  tornati 

Con  gran  triunfo  fotto  lor  bandiera. 

7.  Onde'  Pifan  contro  a  loro  adirati 
Fer  tra  loro  primamente  danari, 
E  poi  condutter  dimolti  foldati, 

8.  E  fer* 


AN.  DI  CRISTO  1 3  3  2.  E  SEGG.  79 

8.  E  Terne  Capitan  OmpoW  Scolari, 

Il  qua!  fi  molle  di  Febbrai'  vegnente, 
E  cavalcò  contro  a'  loro  avverfari , 

9.  Ardendo,  e  dibruciando  crudelmente 

Per  quel  di  Siena  ,  e'1  Bagno  (d)  a  Macereto. 
Perchè  i  Sanefi  allor  non  avien  gente , 
io.  Tornar  per  vai  di  Strofa ,  (e)  e  poco  lieto 
Fer  quel  paefe  ,  e  la  Badia  a  Spugnole 
Ebber  con  gli  altri  infieme  del  racqueto  j 

11.  Ched  il  valer  di  tre  fufine  prugnole 
rfNoa  vi  lafciaron  ,  ficcom'  io  ti  canto, 

E  le  mie  rime  (f)  alla  matera  giugnole. 

12.  E  così  fero  infino  a  Corpofanto , 
E  faria  fiata  la  gente  più  folle 

A  cercare  il  Contado  tutto  quanto  ; 

13.  Se  non  che'1  Fiorentin  mandò  a  Colle 
Gente  ,  non  in  fervigio  de'  Sanefi  ; 

Ma  perchè '1  fuo  Contado  guardar  volle. 

14.  Onde  que'  fi  tornaro  in  lor  paefi 

Con  pregiani,  e  con  preda,  ed  alla  fchiena 
A  Pifa  ne  portar  dimoiti  arnefi. 

15.  Ver'è,  ch'eiTendo  fopra  quel  di  Siena, 
Mandaron  qua  i  Sanefi  a  mano ,  a  mano 
Per  gente,  e  fu  negata  a  bocca  piena, 

16.  Perchè  favamo  in  pace  col  Pifano, 
E  romper  non  fi  volle;  donde  poi 
Ogni  lor  danno  di  queto,  e  di  piano 

17.  Interamente  fi  recar  da  noi. 

E  pare  a  me ,  che  Y  uon  fé  fteflb  inganni , 
Se  ferve  altrui ,  guaftando  i  fatti  fuoi . 

18.  Nel 


So  CENTILOQUIO    CANTO    LXXXI. 

18.  Nel  detc'anno  il  figliuol  del  Re  Giovanr' 
Da  Parma  venne  a  Lacca  a  far  dimoro  , 
E'  Lucchefi  fer  fefta  con  tor  danni  ; 

ip.  Perocché  '1  detto  Carlo  impuofe  loro  , 
Come  colui,  che  di  quel  fi  notrica, 
À  lor  quarantamila  fiorin  d'oro. 

zc.  De'qua' rifeofle  con  moka  fatica 
Venticinque  migliaia ,  e  in  Lombardia 
Si  tornò,  poiché  di  danar  fé  bica, 

21.  Incontro  al   padre  fuorché  rivenia 
Con  centomila  fiorin  d'or  di  Francia, 
Che  '1  Re  gli  die,  e  con  gran  Baronia; 

zi.  E  di  Febbraio  in  Parma ,  a  non  dir  ciancia  , 
Si  ritrovò  domila  cinquecento 
Buon  Cavalieri  apprettò  alla  fua  pancia. 

2j.  E  poi  foccorfe  con  molto  ardimento 
Il  Cartel  di  Pavia  ;  e  non  poflendo 
Di  quello  avere  il  fuo  intendimento  , 

24.  Quel  di  Melano,  e  di  Bergamo  ardendo, 
Andò  colla  fua  gente  ,  e  ritornato 
Di  Marzo  a  Parma  fu  ,  s'i' ben  comprendo, 

-5.  Nel  predetc'anno  il  Lombardo  Legato 
I  Fiorentin  pregò  molto  coperto, 
Ch'  e* rompeirer  la  lega  dal  lor  lato, 

26.  Che  co?  Lombardi  avien  ;  onde  per  certo 
Rifpofro  fu:   La  Lega  co' Tiranni 

Ci  Ùcq  fare  il   Papa,  e'I  Re  Ruberto, 

27.  E  non  faremo  mai  sì  fatti  inganni, 
perocché  quella  lega  è  ordinata 

Contro  al  Bavero,  e  contro  al  Re  Giovanni: 

28.  E  di 


AN.  DI  CRISTO  133  2.  E  SEGG.  8j 

28.  E  di  prefente  P  ebber  confermata, 
E  fu  gran  fenno ,  di  farfi  i]  minore 
Nemico  amico  per  quella  fiata, 

2p.  Per  riparar  l'oltraggio  del  maggiore; 
Ma  ciò  ,  che  '1  detto  Legato  argomenta , 
Fé ,  perchè  noi  il  chiamaffimo  Signore . 

30.  Appretto  gente,  ch'egli  avea  in  Argenta 
Cavalcò  a  Colandoli ,  dov'  era 
La  gente  de'  Marchefi ,  ali*  arme  attenta  ; 

3  f .  I  qua' pe  reo  ile  r  colla  loro  fchiera 
Sì,   che'  Marchefi  ,  ficcom* io  dico  mo, 
Furo  feonfitti  fotto  lor  bandierai 

32.  E  fu  prefo  il  Marchefe  Niccolò, 
Ed  altri  affai ,  come  qui  fi  dichiara  , 
Onde  il  Legato  in  fuperbia  montò  \ 

33.  E  fubito  mandò  Torte  a  Ferrara, 
Con  tanti  Bolognefi ,  che  d* intorno 
La  cerchiar  tutta  per  vincer  la  gara 

34.  Per  modo,  che  di  notte,  né  di  giorno 
Non  ne  poteva  alcun  fanza  fofpiro 
Ufcir  ,  né  entrar  ,  tane'  era  il  campo  adorno 

35.  Onde  i  Marchefi ,  e  gli  altri  sbigottirò, 
E  raddoppiati  arebbono  i  penfieri , 

Se  non  fotte  la  lega,  fé  bea  miro. 

36.  Mandarvi  quattrocento  Cavalieri 
I  Fiorentini ,  e  guardargli  con  arte 
Metter  Francefco  Strozzi,  Ugo  di,  Vieri. 

37.  Quefti  far  que\  che  toccavano  in  parte 
Al  Re  Uberto,  e  la  fua  gente  ftefa 
Alle  frontiere  nofìre  fu  da  parte, 

Tom.  VI  $  38.  Per- 


82  CENTILOQyiO    CANTO   LXXXII. 

38.  Perchè  di  grazia  volle  tale  imprefa 
Da' Fiorcntin,  non  volendo  mandare 
Della  fuo  gente  alcun  contro  alla  Chiefa. 

30.  E  que' convenne ,  eh*  andaffer  per  mare, 
Poi  a  Verona  fermar  loro  itile, 
E  far  molto  onorati,  ciò  mi  pare. 

40.  Mille  trecento  trentatrè  ,  d'Aprile, 
Il  Re  Giovanni  a  pafquar  col  Legato 

t    Venne  in  Bologna  molto  ignorile  . 

41.  A'  Bolognesi  non  piacque  il  mercato, 
Che  ventimila  (g)  fiorin  delle  colle 

Si  traifer  per  lo  Re,  e' ho  nominato, 

42.  Perch'  egli  andaffe  a  Ferrara  nelf  ofte, 
Ed  el  mandò  il  Conte  d' Armignacca  (h) 
Innanzi  al  campo  ,  con  trecento  polle  ; 

43.  Ed  a  Parma  tornò,  quafi  in  iftracca , 
Per  ordinar  fua  moffa  di  prefente, 
Avendo  gli  avverfar  per  men  d'un  acca. 

44.  VQgg^nào  i  Fiorentini   veramente 
Il  Legato  col  Re  legato  ft  retto, 
Mandar  di  botto  a  dire  alla  lor  gente 

45.  Il  contrario  di  quel ,  eh' avien  lor  detto; 
Che  'i  Legato  crattaffer  per  nemico , 

Che  e' così  P  aveano  tutto  a  pretto. 

46.  Ed  eiTendo  per  crefeer,  com' io  dico, 
L'affedio  del  Legato  fanza  ftima, 
Giugnendo  con  fuo  gente  il  bell'amico, 

47.  Ordinar  que' della  lega ,  che  prima 
Si  foccorrefìe  Ferrara  ,  e  mandaro 
Ciafcun  fua  gente ,  come  qui  fi  rima . 

48.  E  quat- 


AN.  DI  CRISTO  1 3  3  3«  E  SEGG.  83 

48.  E  quattrocento  Cavalier  v'andaro 

Pe'  Fiorentini ,  oltre  a  que'  quattrocento  , 
Che  per  lo  Re  Uberto  s' affegnaro. 

49.  Giunta  la  gente  con  gran  valimento 
Prefer  partito  di  coraggio  fino 

De*  nemici  aftalir  fenza  pavento; 

50.  E  per  la  porta  ufcir  di  Francolino, 
Chf  era  '1  più  forte  lato  per  ragione, 
Per  metter  la  baftia  loro  al  dechino  ; 

51.  E  T  altra  gente  di  porta  Leone 
Tutti  ad  un  cenno  fer  F  aflalto  grande, 
Popolo,  e  Cavalier,  quella  ftagione . 

52.  Ma  tutto  quefto  non  valie  tre  ghiande; 
Se  non  che '1  Fiorentin  coli*  Avvogaro  (0 
Si  ftrinfe  allora  con  molt'  altre  bande, 

53.  E  da  cinquanta,  che  vi  fi  trovaro, 
De*  noftri  ufciti  al  Giglio  fpiegato 

Con  gli  altri  fur,  né  mai  V  abbandonare; 

54.  Ed  affalir  di  dietro  lo  (leccato, 

E  per  forza  paflaro  appoco,  appoco 
Dove  quel  d*  Armignacca  era  fchierato 

55.  Con  fecento  cavai  di  Linguadoco , 
I  qua'  percoflero  ;  e  quella  battaglia 
Più  d'  un'  ora  durò,  con  afpro  giuoco. 

56.  Ai  fine  i  noftri,  con  que' della  taglia 
Mifer  per  terra  la'nfegna  diritta 

Del  Re  Giovanni,  dando  gran  travaglia, 
5j.  Allor  la  gente  volle  in  ifeonfieta  ; 
Mad  il  fuggire  a  lor  poco  giovò  , 
E  chi  vi  fu  fa,  fe(k)  mente  la  fcritta  ; 
F  2  58.  Per- 


§4  CENTILOQyiO    CANTO    LXXXU. 

58.  Perchè  fuggien  verfo  il  fiume  del  Po, 
Dov'era  pien  di  gazzare,  e  di  legni, 
Che  combatterò  il  Ponte ,  ben  lo  io  ; 

59.  E  pochi  ne  campar  per  loro  ingegni, 
Perchè  molti  provar  del  Po  la  fonte  , 
Che  fenza  partorir  d'acqua  fur  pregni. 

60.  Cadde  per  carco  de' fuggenti  il  Ponte, 
E  molti  ne  fur  morti,  e  fra' pregio  ni 
Fu  d'Armiguacca  il  fopraddetto  Conte, 

61.  Di  Linguadoco  molti  gran  Baroni, 
E  di  Romagna  gente  /ignorile, 

E  Cavalier  di  Bologna,  e  pedoni; 

62.  E  fue  a' dì  quattordici  d'Aprile. 
Così  i  Marchefi  rimafer  feiici , 

E  tennero  il  Legato,  e  '1  Re  a  vile, 

63.  Ed  arricchiron  di  quel  de' nemici; 
I  Bolognesi,  ed  altri  al  lor  viaggio 
Lafciaro  andar ,  per  farglifi  ad  amici .  0) 

64.  Nel  predett'  anno  in  Firenze,  di  Maggio, 
D'  uomini  vaghi  ,  con  dolce  dottrina 

Si  fecer  due  brigate  di  vantaggio  : 

65.  E  T  una  fu  nella  via  Ghibellina  , 
Che  fur  trecento  vertici  di  giallo, 
Chetavano  in  goder  fera,  e  mattina. 

<56\  L' altra  fu  viepiù  ricca  fanza  fallo , 
Che  cinquecento  fur,  vediti  a  bianco, 
Che'i  Corfo  de*  Tintor  feciono  (tallo. 

67.  E  1'  una ,  e  l'altra  fanza  niun  manco. 
Dararo  infino  al  dì  di  San  Giovanni  > 
Né  di  fpendere  alcun  fi  vide  ftanco , 

68.  Qual 


AN.  DI  CRISTO  1 3  3  3.  E  9EGG.  8$ 

68.  Qual  fi  veflì  di  drappo  ,  e  qual  di  panni, 
Ed  ebbevi  di  que',  che  fur  sì  pazzi, 
Che  a  foddisfarc  poi  penar  più  anni. 

6p.  Così  regnaro  in  giuochi ,  ed  in  follazzi , 
A  coppie  andavan  con  molti  /tormenti 
Per  la  Città  ,  quando  non  eran  guazzi , 

70.  Danzando  cerei  con  be'  reggimenti , 
Altri  cantando  dinanzi  al  Signore 
Incoronato  con  molti  ornamenti, 

71.  Tenendo  («0  coree  ,  e  correndo  a  cuttore 
Con  larghe,  e  belle  fpefe  convitando, 
Uomini,  e  donne,  con  pregio,  ed  onore  j 

72.  Alcuna  volta  a  cavallo  armeggiando 
Andavan  ,  dando  alla  gente  diletto, 
E  le  donne  d'intorno  vagheggiando. 

73.  In  buona  fé  ti  giuro,  ed  imprometto, 
Che  de*  gran  fatti,  eh' i' vidi  fra  Joro , 
Tre  n'ho  quafi  men,  che  nulla  detto. 

74.  Ma  tanto  ti  vo' dir,  ched  un  teforo 
Valfer  gli  arnefi,  e  la  predetta  feda 
Collo  più  di  femila  fiorin  d'oro. 

1$>  Ed  altre  fé  ne  fecer  dietro  a  quella, 
Ma  indovini  fi  facieno  affai , 
Dicendo  :  Ancor  ci  tornerà  in  tempefta* 

76.  E  così  fu,  come  tofto  udirai, 

Che  Firenze  ebbe  appretto  tale  feorta? 
Che  ricordar  fé  ne  dee  fempremai. 

77.  Nel  detto  tempo  fi  fondò  la  porta 
Bella  a  Verzaia  ,  che  è  in  fui  cammino 
Di  Pifa  ,  e  i  ftìo'  medefimi  conforta  . 

E  3  78.  Nel 


85  CENTILOQUIO    CANTO    LXXXII. 

78.  Nel  predett' anno ,  di  Luglio,  il  Dalnno 
Etfendo  ad  ofie  in  un  forte  Cafteilo 

Del  Conte  di  Savoia  fuo  vicino  , 

79.  Andando  un  giorno  d'intorno  a  vederlo  , 
Per  darvi  la  battaglia  (labilità  , 

Ferito  fu  d'un  malvagio  quadrello, 

80.  Portato  via ,  per  curar  la  ferita 
Alla  trabacca  tua ,  a  mano ,  a  mano 
Allo  sferrar  pafsò  di  quella  vita. 

Si.  Ma  nota,  che  non  dee  un  Capitano 
Metter  fé  fieffo  a  periglio,  ed  altrui j 
Ma  de' andare  sì,  eh1  e' ritorni  fano. 

82.  Ver*  è ,  che  que',che  feco  avie  cottui , 
Come  valenti  al  Caftel  fi  fermaro, 

E  tanto  fer ,  che  Y  ebber  dopo  lui  ; 

83.  E  tutti  que' ,  che  dentro  vi  trovaro, 
Fuor  (n)  delle  mura  manganar  per  certo, 
E  poi  più  Terre  d'intorno  acquiftaro. 

84.  Poi  fu  fatto  Dalfin  MelTère  Uberto, 
Ch'era  in  quel  tempo  a  Napoli  palefe, 
Perocch'era  col  ziefo  Re  Uberto; 

85.  Il  qual  (°)  venuto,  che  fu  in  fuo  paefe, 
Per  configlio  di  que',  che  può  con  gioia 
Affolver  que',  che  dimetton  1' offe  fé, 

8(5.  La  pace  fé  col  Conte  di  Savoia  , 
Che '1  Re  di  Francia  di  Vienna  Sire 
Eller  volea  ,  ed  altrui  era  a  noia  . 

87.  Ne!  dett'anno,  di  Maggio,  fé  venire 
Il  Re  Giovanni  in  Bologna  il  Legato, 
E  parlato  con  lui  il  fé  partire. 

88.  E  poi 


Atf.  DI  CRISTO  I.333.  E  SEGG.  87 

88.  E  poi  di' Giugno  a  lui  fu  ritornato 
Con  gente ,  per  {occorrer  Mercatello  , 
Che'i  Comune  d'Arezzo  avie,  aiìediato  , 

Sp.  E  per  Bologna  ranco  fé  drappello  , 
Non  cavalcando  colla  fuo  polianza, 
Che  gli  Aretini  prefero  il  Gattello . 

pò.  DiiTeiì  pei ,  che  '1  fé  a  loro  iìanza  ; 
Onde  il  Legato  ne  prefe  diidegno, 
Ed  e,  chi  ie  n  accorfe  per  fembranza , 

pi.  Sanza  conruato  lì  partì  dal  fegno , 
Torneili  a  Parma  ,  e  di  Luglio  feguente 
Ne  venne  a  Lucca,  ch'era  fuo  ritegno. 

pz.  Quindicimila  fiori n  di  prefente 

A  i  Luccheli  impofe ,  e  poi  d'  Agofto 
A  Parma  fi  tornò  cella  fuo  gente  • 

93.  Nel  dett'anno,  com'è  qui  propofto, 
ElTéndofi  più  volte  infieme  offefi 
Duo  gran  Cafati,  ciafeun  mal  difpoflo  ; 

P4.  Di  Pvcma  ,  dico»  Or/ini,  e  Colonnefi > 
Il  Conte  d'  Anguillara  ,  e  fuo  Cognato 
Bertoldo  Orfin ,  con  altri  de'paeh", 

pj.  Andando  a  ragionar  certo  trattato 
Col  Cavalier  de' Colonnefi  antico, 
Mettere  Stefano  favio  ,  e  pregiato  ; 

96.  lttefano  ,  figliuol  di  Sciarra,  dico, 
Co' fuo i  compagni,  più  di  co/ìor  forti , 
Avendo  quegli  ciafeun  per  nemico, 

97.  Ad  attalirgli  fur  pretti ,  ed  accorti. 
Que' fi  rivolfer  valorofamente, 

,   Ma  da'  foperchi  (p)  ameudue  fur  morti . 
F  4  98.  La 


88  CENTILOQJJIO    CANTO    LXXXII. 

98.  La  cui  morte  principio  veramente 

Fu  di  viemaggior  mal,  da  quel  feguito  , 
Ne  mai  vi  fue  amor  perfettamente. 

99.  E  puoflì  dir ,  che  Romì  a  mal  partito 
Venuta  fia  per  queftì  due  Cafati, 

Che  ognun  vuol  edere  il  più  riverito. 

100.  Ma  fé  que'  d'  oggi  guardano  i  paflaci , 
Vedranno  lor  grandezza  andare  a  terra, 
E  d'ogni  parte  gli  uomini  fcemati  : 

E  certo  fia,  che  così  va  di  guerra. 

FINE     DEL     CANTO     LXXXII. 


NOTE    AL    CANTO    LXXXII. 

Atg.  (f)  Tcm.  DiCclonneJi  morti  in  fuoi  cammini . 

2.  (a)  MSS.  Ajfedio  ,  fenza  il  fegnacafo .  (b)  Magi,  ài  fora 
ftretto  . 

8  (e)  I  MSS.  tanto    fopra,    che  qui  par e ,  che  leggano 
coftantemente  Ciupo  . 

9.  (d)  Vili.  e.  214.  a  Macerata  . 
io.  (e)  Vili,  ivi •.  Strova  * 
11.  (f)  Magi,  e  Str.  lafcia  rime . 
4'«   (g)  Vili.  e.  217.  quindicimila. 

42.  (h;.  Magi.  Ormignacca  .  Stv.Ermiguacta'j  e  tosi  apprefT* . 
52.  (i)  Vili  e.  218.  Avogadro . 
J7.  (k)  Magi,   pò,  fi;  ovvero,  pofe  . 
<Sj.  fi)  Magi,  e  Tcm.  per  far  gli  fi  amici . 
71.  (m)  Magi.  EJfendo. 
83    (n)  Magi.  Fer  . 
8$y  (o)  Magi.  In  quel. 
5>7.  (p)  Magi,  de' fopercki.  Tem-  del  fopenhit  < 


CAN- 


*9 
C    A    NT    O      LXXXÌII. 


AAGVMBNTO 


ani*i  di  Qui  dì  Morrocco,  (f)  ep$i  del  Re  Uberto  ,    Villani 

cr.  i  3  3  3 .      Di  Siena ,  Maffa  ,  Francesco  Ardi laffi,  1. 1  o.c.2  2  *, 

e  fegg.       IV  Malatefti  ,  (•  J*  Cefena  accerto  ,         e  fegg» 

Del  figlino  l  di  Caftmccio  ,  t?  <//  quifiione , 

G6?  7  Pipa  fece  della  Vifione  , 

j.  T?Ra  nel  ibpraddecto  trentatrè, 
JJi  Quando  que' di  Morrocco,  e  di  Granata 
Saracin  ,  contro  ad  ogni  noftra  fé , 

2.  Venner  con  una  grandirtima  armata 
Ad  un  Cartel,  ch'ha  nome  Giubelcaro, 
Ch'è  nelia  Spagna  verfo  lor  contrata  ♦ 

3.  Col  Caftellan  tradimento  crattaro  ; 
Ond' e'  li  dipani  con  fua  compagna, 
E' Saracin  con  patti  dentro  entrare 

4.  E  come  quefto  feppe  il  Re  di  Spagna» 
V'andò  ad  ofte  fanza  dimorare, 

E  di  gente  ebbe  feco  turba  magna  - 

5.  E  s'  e'  non  fotte  il  fopraftare  in  mare* 
Veracemente  l'avrebbe  riavuto; 

Ma  la  fortuna  contado  l'andare. 

6.  E  fé'  nimici  1'  averter  faputo  , 

Egli  eran  tanti ,  che  fenza  riguardo 
Avrebber  morto  chi  vi  forte  ifluto  • 

7.  Nel  predett' anno ,  di  Luglio,  Adoardo 
Re  d'Inghilterra,  artediò  con  fua  gente 
La  Città  di  Vernicca ,  fé  ben  guardo. 

8.  0:r 


90  CENTIL00J/I0    CANTO   LXXXM. 

8.  Onde  Davit  Re  di  Scozia  poffenrc, 
A  cui  apparteneva  fanza  forfè, 
Alla  difefa  fu  fubitamente , 

9.  E  con  tacca  fua  forza  la  foccorii  , 
E 'ncontanente  fu  alla  vifaglia 

Degl'  Inghilefi  ;  onde  1*  un  l'altro  morte. 
io.  Ma  finalmente  tutta  fi  fparpaglia 
La  gente  di  Davic,  in  vericade  , 
Ed  Adoardo  vinfe  la  battaglia, 

11.  Ed  ebbene  pregioni  in  quanticade 
Di  trentamila ,  e  poi  la  Signoria 
Libera  egli  ebbe  di  quefta  Cittade. 

12.  Nel  detto  tempo  lo  Re  d'Ungheria, 
Con  AndreaiTo  fuo  fìgliuol  fecondo 

In  Puglia  venne,  con  gran  Baronia. 

13.  A  Manfredonia  arrivato  giocondo, 
Dal  Duca  di  Durazzo  fu  innoraco,(a) 
Come  s'è*  fofle  Imperador  del  mondo. 

14.  A  Napoli  da  lui  accompagnato  , 
Inconrro  gli  fi  fé  con  allegrezza 

Il  Re  Uberto,  ed  ebbelo  abbracciato; 

15.  Baciollo  in  bocca  con  (b)  gran  tenerezza 
E  ben  fi  convenia  tutto  quello, 
Principalmente  per  la  fuo  grandezza  > 

16.  E  poi  perch'era  figliuol  del  fratello, 
Che  benché  quefii  averle  nome  Carlo, 
E*  fu  figliuol  del  buon  Carlo  Martello , 

17.  E  fuccedeva  a  lui,  conV  io  ti  parlo, 
Il  Reame  di  Puglia  a  cofcienza, 
Perchè  Ruberto  non  ha  cui  lafciarlo; 

18.  Pe- 


AN.  DI  CRISTO  1333.  t  SEGG.  Oi 

18.  Perocché  Carlo  Signor  di  Fiorenza, 
E  Duca  di  Caiavra,  era  già  morto, 
E  lalciò  due  fanciulle  alla  partenza  ; 

ip.  Delle  qua'  1'  una  ,  come  molto  accorto 
Il  Re  Ruberto  die  ad  And  reaffò, 
Fig'iuol  del  Re  ri*  Ungheria , eh'  i'  t'ho  porco . 

20.  Quando  per  lor  (ì  venne  a  quello  palio  , 
A  vie  cinqu' anni  la  fanciulla,  e  fette 

Il  mafehio,  ricche  ciafeuno  era  baffo. 

21.  Papa  Giovanni  quefto  concedette, 
E'i  fanciuì  fece  di  Calavria  Duca, 

E  poi  Cicilia,  e  Puglia  gli  prometee; 

22.  E  vuol,  che  dopo  il  Re  per  lui  riluca, 
Che  cofeienza  molte  il  Re  Uberto , 
Siccome  fpeflb  altrui  morde,  e  manuca. 

23.  La  feita  grande  cominciò  per  cerco; 
Uomini,  e  donne  per  Napoli  andaro, 
Danzando,  ed  armeggiando  a  vifo  aperto; 

24.  E'  Fiorentini  allora  vi  mandaro 
Otto  gran  Cavalier  con  ricca  veffà  , 
Che  cinquanta  corize!  con  lor  menaro. 

25.  Quando  compiuta  fu  la  detta  feda 
Quei  d'Ungheria  fi  tornò  in  fuo  paefe, 
ET  fuo  figliuo]  col  Re  Uberto  refta. 

26.  Nel  detto  tempo  eiTendo  molte  offefe 
Per  la  Città  di  Mafia  tra'Pifani, 
E'Cittadin  della  Città  Sanefè, 

27.  Ed  effendo  rimetti  nelle  mani 

De* Fiorentini,  e  del  Vefcovo  noftro; 
I  quali  acciocch' egli  fiefler  più  fani , 

28.  Dier 


pi         CENTIL0Q1JIO    CANTO   LtfXXIir, 

28.  Dier  fentenza,  come  qui  ti  mo(rro, 
Che  T  un  ,  gè  1'  altro  di  quella  Cittade 
Àveflè  a  far,  come  dice  lo  'nchiortro; 

29.  Ma  ch'ella  rimanefle  in  libertarie, 
E  '1  detto  Vefcovo  a  fua  cofcicnza 
Tre  anni  vi  mandafle  Poteftade; 

30.  Il  qual  vi  mandò  Tempre  da  Fiorenza . 
Così  s'  ebbe  la  pace  compimento, 
Benché  non  foffe  con  benivolenza  , 

31.  E  diecimila  marche  d' ariento 
Dovea  pagar  chiunque  (c)  la  rompefle 

A  quel,  eh'  avefle  danno,  o  'mpedirnento. 

32.  E' Fiorentini  fecer  le  promette 

Per  ciafetadano ,  ed  a'  morfi  ,  ed  a'  graffi  O 
Fer  poi;  e  poco  par,  che  s'  attenefle. 

33.  Nel  detto  tempo  Francefco  Ardilaffi,(d) 
Signor ,  che  folev'  ett'er  di  Forlì , 
Eflendone  tratto  fuori  co'  raffi 

34.  Di  Santa  Chiefa  ,  come  dice  qui , 

E  datone  di  fuor  buon  pezzo  a  freno  , 
Nafcofamente  poi  rientrò  11  ; 

35.  Perocché  in  una  carrata  di  fieno 
Si  fé  portare  dove  avie  fuo  (tallo, 

E  mandò  per  gli  amici  in  un  baleno. 

36.  I  qua'  s'armaro,  ed  e'montò  a  cavallo, 
E  cacciò  fuor  quella  gente  rubefta > 

Ed  e' ri  ma  fé  Signor  fanza  fallo. 

37.  Nel  detto  tempo  Metter  Malatefla 
Co'fuoi  feguaci  rientrò  in  Rimine, 

Per  una  porta,  ch'egli  ebbe  in  podeftaj 

38.  Cac- 


AN.  DI  CRISTO  I333.ESEGG.  P3 

3  8.  Cacciò  la  Chiefa,  e  per  quel  eh'  io  n*  eftimine, 
Qual  fu  rubato ,  e  quai-di  morte  pena 
Porrò  fanza  riguardo  d' alcun  crimine . 

39.  Nel  detto  dì  dalla  Chiefa  Cefena 
Anche  fi  rubellò ,  falvo  il  Cartello, 
Là  ,  dove  i  fuoi  rifuggiron  di  vena  ; 

40.  Il  qual  fu  aifediato  bene  ,  e  bello , 
Po'  s'  arrendè  la  rinchiufa  compagna  , 
Né  fanza  gran  cagion  fu  fatto  quello  ; 

41.  Perocché  tutti  i  Capi  di  Romagna 
Pregion  fur  per  la  Chiefa  dei  Marchefe, 
Ed  il  Legato  poi  di  Jor  fi  lagna. 

42.  E  ricolferfi  tutti  a  loro  fpefe, 

Ned  a  ior  volle ,  fecondoch'  io  intendo , 
Dar,  né  preftar,  che  valefie  un  rornefe. 

43.  Nel  predett'  anno ,  di  Maggio,  veggendo 
Il  Re  Giovanni  mancar  la  vendemmia 

Di  quel ,  che  fi  credea ,  s' i'  ben  comprendo , 

44.  E  recandoli  a  soia  ogni  beftemmia, 
Per  lo  miglior  pensò,  co*  fuoi  faldati 
Partir  d'Italia,  e  tornarfi  in  Buemmia. 

45.  E  dando  in  Parma ,  per  molti  trattati 
Cercò  con  Pifa  ,  e  con  Firenze  attento, 
Di  dar  Lucca  a  chi  più  n*  avefle  dati. 

46.  E  poi  parendogli  far  fallimento, 
Rattemperoffi  di  sì  fatto  cruccio. 
Ned  al  trattato  diede  compimento. 

47.  Sentendo  quefto  i  figli  uo'W  di  Caftruccio, 
Ch'eran  col  Re  Giovanni  per  iftatichi , 
Temendo  forte  del  cuoio,  e  del  buccio, 

48.  E  eh* 


94  CENTILOQyiO   CANTO   LXXXIII. 

48.  E  ch'egli  il  loro  flato  non  diradichi, 
Fuggir  di  Parma  »  e  girne  in  Carfagnana 
Arditamente,  come  franchi  ladichi  , 

49.  E  raunar  molta  gente  fovrana  , 

Colla  qual  di  Settembre  in  Lucca  entraro, 
E  fenza  offefe  d'  anima  Criftiana 

50.  Corfer  la  Terra,  e  non  trovar  riparo, 
E  tutta  quanta  ,  falvochè  V  Agofta  , 
Tutto  quel  giorno  la  fignoreggiaro  . 

51.  Sentita  il  Re  Giovanni  la  propofta, 
Che*  figliuo' eli  Caftruccio  eran  fuggiti, 
Con  tua  gente  fi  molle  (0  fanza  folla. 

52.  Andonne  a  Lucca,  e  que'  furon  partiti, 
E  '1  Re  corfe  la  Terra  con  ardire  , 

E  racquiftolla  pe'  prefìi  partiti; 

$}.  E  poi  li  fé  condannare,  e  sbandire, 
Siccome  traditori  ,  e  con  ingegno 
Munfe  i  Lucchefi  innanzi  al  fuo  partire. 

54.  E  finalmente   Lucca  diede  in  pegno 
Per  trentacinque  migliai'  di  fiorini, 
A'  Rofil  Parmigiani,  e  tornò  al  fegno, 

SS-  E  poi  da  Parma  prefe  altri  cammini, 
E  lafciò  Reggio  al  Signor  di  Fogliano, 
Modiha  die -e  ad  altri  più  vicini . 

56.  E  da  tutti  ebbe  danari  in  fu  a  mano, 
Non  fo ,  con  quanti  giunfe  a  fuo  magione, 
Che'l  Re  fi  credett' effere  Taliano  » 

S7»  Nel  dett'  anno  piuvicò  in  Vignone 
Il  Papa  ciò ,  che  fu  diliberato 
Per  gli  Mìliti,  di  fua  oppenione; 

58.  Cioè, 


AN.  DI  CRISTO  1333.  E  SEGG.  5)5 

58.  Cioè,  che  prima  aveva  fermonato  , 
Che  non  pocea  per  lua  fanticade 
Alcun  di  quella  vita  trapaflato 

59.  Vedere  il  vero  Dio  in  Trinicade, 
Ala  folamente  potean  vedere 

Di  Gesò  Crifto  la  umanitade; 

60.  E  quefta  vifion  dovieno  avere 
Infino  al  giorno,  e  l'ora  del  giudicio  , 
Al  fonar  della  tromba,  al  mio  parere: 

61.  E  che  poi  fempre  avranno  M  benificio, 
La  Trinicà  vedran  tutti  i  Beati 
Perfettamente,  per  diritto  uficio. 

t>2.  Cosi  ria  per  contradio  de' dannati, 
Come  que'  per  ben  fare  al  primo  tratto 
Non  fieno  interamente  meritati  ; 

63.  Così  dice,  che  per  aver  mal  fatto, 
Sarien  Je  pene,  e'martirj  imperfetti, 
Finché  '1  Signor  dirà  con  fermo  patto  : 

64.  Gite  al  fupplicio  eterno  maladetti. 
Nota,  ch'e'mofìra,  fecondo  il  fermone, 
Che 'nferno  prima  non  abbia  fuo' effetti» 

6$.  E  quefta  così  fatta  vifion! 

Provò  per  molti  modi  accidentali , 
Dando  alcuno  autor  per  teftimone. 

65.  E  ciò  difpiacque  a  molti  Cardinali; 
Ma  nondimeno  el  fé  comandamento 
A'  Prelati ,  e  Maeftri  naturali , 

67.  Che  poneffero  a  ciò  lo 'ntendimento , 
E  fopra  la  quiftion,  eh'  avia  formata, 
RapponafTero  a  lui  lor  fentimento; 

63.  E  prò- 


9<5  CENTILOQUK)   CANTO    LXXXIII. 

68.  E  protetto,  che  per  determinata 
Alcuna  delle  parti  non  avea  , 
Ma  fol  per  difputar  V  avia  trovata . 

6p.  E  nondimen  fi  ditte,  eh*  e*  credea 
La  detta  oppinion  :  dall'altro  lato 
Per  vera  fperienza  fi  vedea  ; 

70.  Perchè  quando  venia  alcun  Prelato, 
Favoreggiafle  alquanto  i'  fuo  penfieri , 
E  che'l  fuo  detto  gli  avefl'e  approvato, 

71;  Egli  il  vedea  poi  più  volentieri, 
Ed  aveva  da  lui  grazia  ,  e  fervigj , 
Dove  moftrava  agli  altri  gli  occhi  fieri . 

72.  La  qual  quiftion,  fermonando  in  Parigi 
Àppreflò  al  General  de'  Fra' Minori, 
Che  Caorilno  prefe  i  panni  bigi, 

73.  Fu  riprovato  pe'  Predicatori  , 

E  per  gli  Romitani,  e  Carmellini  , 
Col  dir  de*  Santi ,  e  di  molti  Autori, 

74.  E  per  altri  Maeftri  Parigini. 
Dal  Re  Filippo  molto  fu  riprefo , 
Dicendogli  ccyj  moki  afpri  latini  : 

75.  Se  non  rivochi  quel,  ch'abbiamo  intefo, 
r  ti  farò  morire  incontanente, 

Siccome  Paterin  nel  fuoco  accefo  ; 

76.  E  fé 'J  Papa,  che  mode  il  convenente, 
Voleffe  quefto  foftener  di  piano , 

Colla  ragione  il  fare' ricredente . 

77.  Dunque  fi  pregherieno  i  Santi  invano, 
Se  per  alcun  di  lor  non  fi  vedette 

la  Trinitade  T  alto  Dio  Sovrano  ; 

78.  E  per- 


AN.  DI  CRISTO  133  3.  E  SEGG.  ^ 

78.  E  perdonanza  data,  o  che  fi  defle. 
Sarie  per  cerco  di  niun  valore, 
S^  'ì  giudicio  di  Dio  non  procederle  ; 

70.  La  qual  cofa  farebbe  grande  errore, 
E  guaftamenco  della  Fé  Cri/liana  , 
E  recico  è  ciafcun ,  che  V  ha  nel  core . 

§0.  Dico ,  che  tale  oppenione  è  vana  , 
E  non  fé  ben  chi  di  prima  la  icriffe  , 
Né  tu  provando  cofa  sì  villana . 

81.  E  comandò  innanzi  eh' e' il  parade, 
,  Il  contrario  diceffe  fermonando  ; 

E  così  fece ,  e  poi  aggiunfe ,  e  diffe  : 

82.  Ciò,  eh'  i'diffi,  Signor,  fu  quiftionando , 
Bench'io  moftraffi  di  voler  provare, 
Veruna  parte  s' intende  affermando  ; 

83.  Ch'  i'  credo  ,  e  tengo  fanza  dubitare 
Ciò,  che  la  Chiefa  Santa  per  lo  cerco 
Ne  tiene,  ed  ufa  in  canto,  e 'n  predicare 

84.  Appreffo  il  Re  di  Francia,  e '1  Re  Uberto 
Sentiero  al  Papa  :  Le  cofe  predette 
Merican  più  riprenfion,  ch'alerò  merto. 

85.  E  chi  moveilè  le  quifìion  fofpette(s) 
Dovrebbe  difeerpar  voftra  pofianza , 
Non  che  muoverle  voi  sì  maladecte. 

i>6~.  Ond'e'fì  vergognò:  e  'I  Re  baldanza 
Prefe  fopra  di  lui  sì ,  che  dimefla 
Non  era  fua  domanda  per  certanza . 

87.  Quella  fu  gran  cagion  della  'mprometia, 
Che  gli  fé  il  Papa  della  Signoria 
D'Italia,  e  dello  'mperio  innanzi  Mefla 
Tom.  VI.  G  pS.  Per 


98         CENTILOQinO    CANTO    LXXXIII. 

8?.  Per  gli  trattati,  che  già  rneflj  avìa 
Il  Re  Giovanni,  a  cui  venner  le  force 
Più  in  contrario ,  che  non  fi  credia . 

89.  La  quiftion  detta  fi  trafficò  in  Corte, 
Vivendo  Papa  Giovanni,  ed  un  anno, 
E  più  appreso  dopo  la  fuo  morte, 

90.  E  finalmente,  come  moki  fanno, 
Pe*  favj  dichiarata,  e  riprovata 

Fu  come  falfa  ,  e  piena  d'  ogni  inganno» 

pi.  Siccome  ancor  diremo  altra  fiata  ; 
E  fé  fallai  ho  io  nei  dir  preferite, 
La  ignoranza  mia  fia  biafìmata: 

p2.  Ch'i' credo  In  Dio  Padre  Onnipotente, 
Col  fuo  Figliuolo ,  e  lo  Spirito  Santo , 
Come  de* creder  la  Cnftiana  gente. 

P3.  Lafciamo  ftar  quefta  quiftion  da  canto, 
E  torneremo  aila  noftra  Cittade, 
Di  cui  di  niciftà  ci  è  dire  alquanto, 

94.   Per  raccontar  la  grande  avverfitade, 
E  '1  gran  pericol  ,  paura,  e  tremore, 
Ch'ebbe  la  gente  per  tal  novitade. 

9$.  Poiché  da  Carlo  Magno  Imperadore 
Firenze  fu  rifatta  ,(')  li  ragiona, 
Che  non  avelTe  avvertita  maggiore; 

96.  Perchè'n  quel  tempo  non  ci  fu  perfona , 
Ricco,  nò  pover,  che  non  fi  credette 

Di  fubito  morir ,  come  qui  fuona  , 

97.  Sì,  che  fu  degno,  che  fé  ne  faceffè 
Per  noi  memoria,  poiché  per  lo  fiume 
D'Arno  venimmo  a  cosi  fatte  re(Te  ; 

98.  E  l'Au- 


AN.  DI  CRISTO  1333.  E  SEGG.  99 

98.  E  T  Auror  credette,  che'l  volume 
Di  quefto  libro,  dopo  sì  gran  pondo, 
Avelie  fine,  e  rinnovar  coftume. 

99.  Perocché  come  rinovóe  il  Mondo 

Pe '1  gran  diluvio,  quafi  tutto  quanto, 
Firenze  rinovò  lo  flato  a  tondo . 

100.  Ma  perch'  io  non  mi  credo  ftarci  tanto, 
Che  per  me  far  fi  potefle  altro  tetto , 

Di  fare  aitro  volume  non  mi  vanto, 
Ma  quanto  Iddio  vorrà,  feguirò  quefto. 

FINE     DEL     CANTO     LXXXIII. 


NpTE    AL    CANTO    LXXXIII. 

Arg.  (f)  Vili.  Morocchio  ;  oggi ,  Marocco  . 
13.  (a)  Tem.  onorato. 
15.  (b)  Scr.  e  con  . 

31.  (e)  Magi,   chimiche.  Tem.  qualunque . 

32.  {*}  MSS.  amoro/ì,  e  graffi,  o  a  graffi . 

33.  (d)  Vili  e.  **j.  Or delafi'. 

47.  (e)   Magi,  il figliuol;  e  così  altre  volte. 

51.  (f)  Magi.//  mife  . 

8?.  fgj  MagL  fopraferitte . 

S_9l.  (h)  Tem.  non  Ji  traffico  . 

05.  (i)  Magi,  fatta  .  Tem.  disfatta  . 


G  i  CAN. 


ICO 

CANTO       LXXXIIL 


ARGUMENTO 


annidi  Capitolo,  che  parla  /blamente  villani 

CR.  1333.      Della  gran  peftilenzia  del  diluvio  ,  1. 1 1 .  ci. 

e  te%%>        Che  in  Firenze  offefe  tanta  (f)  gente  , 

Cy  a  voler  far  ciò  ,  (a)  cb'  ci  fé  ,  mani f e  fio , 
Non  bafieria  maggior  libro  ,  che  qiufio . 

I. /^\Gnor,  ch'i' mi  ricordo  del  millefimo 
\^J  Trecento  trenta  ere,  me  canto  oltraggio, 
Ch'i'  efeo  quali  fuor  di  me  medefirno, 

2.  Confideranno ,  che  fé  Giugno,  e  Maggio 
Firenze  fiat'  era  (b)  in  fefta,  e  in  letizia , 
Come  dinnanzi  ne  vederti  faggio, 

3.  Poco  durò,  che  dopo  la  dovizia 
Dell'allegrezza  tutti  i  fuoni ,  e  canti 
Le  tornarono  in  pianto  4  ed  in  triitizia  . 

4.  Dico  ,  che  la  mattina  d'Ogniffanti 
Incominciò,  lenza  reftare,  a  piovere 
Nella  Cittade  ,  e  luoghi  circuitane!, 

5.  Né  mai  fi  vide  cai  modo  rimuovere 
La  notte,  e '1  dì  ;  iicchè  continuando 

Fé  moki  cuori  a  lagrimar  commuovere  j 

6.  Perchè  l'aria  tonando,  e  balenando 
Diventai  era  tanto  fpaventevole, 
Che  non  ci  fi  dormia  dubitando. 

7.  Lunedì  cominciò  il  tempo  ipiacevole, 
Ei  Cafentin  ,  Pian  d'  Arezzo,  e  '1  Valdarno 
Guaftaro  i  fiumi,  eh' ognun  fu  nocevoie. 

8.  Mec- 


AK.  DI  CRISTO  1333,  ESEGG.  IO£ 

8.  Mettendo  poi  la  Siave  groffa  in  Amo  , 
Guadando  venne  colla  fua  rapina 

Pian  di  Sanfalvi,  Ripoli,  e   Bifarno , 

9.  PeCcai' rompendo,  gualchiere,  e  molina  > 
Perfone,  e  beftie ,  e  cofe  moltitudine. 
Innanzi  fi  mertea  fera  ,  e  mattina 

io,  SI.  che  favamo  in  grande  amaritudine 
Dimenticata  avamo  ogni  altra  guerra , 
E  tutta  gente  con  follecitudine 

li.  Chi  fi  fuggia  di  fuori  della  Terra, 
Con  tutta  iuo  famiglia  di  concordia, 
Chi  nell'altezza  od  vicin  (c)  fi  ferra. 

12.  Da  giorno  a  notte  avea  poca  discordia, 
Tant'era  tenebro fo  in  ogni  canto, 
Gridando  in  boce  ognun  ,  mifericordia . 

13.  Fuor  della  Terra  crebbe  l'Arno  tanto, 
Che  dalla  Croce  la  porta  fortifiìma 

Mife  per  terra;  onde  raddoppiò  il  pianto, 

14.  Veggendo  giugner  la  piena  grandiffima* 
E  quefto  fue  il  mercoledì  notte. 

E  poiché  T  acqua  ci  fu  tanto  altiffima , 

15.  Ebbe  le  mura  di   Lungarno  rotte  , 

E  'I  mur  de'  Fra'  Minori ,  e  più  d?  un  cubito  OD 
Alzò  tra  lor,  crefcendo  a  tutte  l'otte. 

16*.  Onde  in  fui  tetto  della  Chiefa  fubito 
Fuggirò  i  Frati,  e  fecervi  l'Altare, 
Temendo  di   morir:  di  ciò  non  dubito. 

17.  E  quivi  poi  con  divoto  cantare 
Differ  la  Meffa  con  gran  luminaria  » 
Né  le  campane  flavan  di  fonare  . 

G  3  18,  Tane' 


10  2  CENTILOQUIO    CANTO    LXXXIV. 

18.  Tant'era  fcura  ,  e  tenebrofa  l'aria, 
Che  la  veduta  rì'  uomini ,  e  di  donne 
Con  tutti  quanti  i  lumi  era  contraria  . 

io.  E  come  appretto  qui  memoria  fonne, 
Continuando  a  San  Giovanni  il  crefcere 
L/  acqua  ,  alzò  più  ,  che  mezze  le  colonne, 

20.  E  l'Arno  già  non  riftava  di  mefcere  , 
E  guaftò  in  parte  il  Cartello  altra  fonte 
Dov'era  il  fai,  eh' a  molti  ne  fé  increfeere. 

2 1.  Di  quattro  non  rimale  altro ,  eh*  un  ponte , 
Tre  ne  fece  cader  la  piena  orribile  , 
Che  un  braccio  ,  e  più  fu  fopra  il  Rubaconre. 

22.  E  come  fu  a  molti  alTai  vifibile, 
Cadder  le  caie,  ove  fi  facie  l'arte 
Di  Cervelliere,  ch'era  affai  poffibile. 

23.  E  cadde  allor  la  ftatua  di  Marte 
A  cui  gli  antichi  facean  riverenzia 
Siccome  a  Dio  (e  queflo  abbi  per  carte) 

24.  Ch'ai  Ponte  vecchio  facie  rifedenzia> 
E  mai  non  fi  rivide  fua  figura. 

Poi  dimoftrando  l'Arno  luo  potenzia, 

25.  Fece  cader  la  torre,  colle  mura, 
Lungarno,  a  San  Frian  ,  come  qui  dicojo  , 
E  po' quelle  del  Prato  in  gran  mifura. 

26.  Se  ciò  non  fotte  flato ,  a  gran  pericolo 
Era  quefta  Città  ;  che  ben  tei  braccia 
Ci  fu  l'acqua  alta  per  alcun  ramicolo; 

27.  Ma  come  aperto  fu  da  quella  faccia, 
L'  acqua  della  Città  cominciò  a  feendere , 
E  r  aria  alquanto  a  cornare  in  bonaccia. 

28.  La 


AN.  DI  CRISTO  1333. E  SEGG.  £03 

28.  La  terza  notte  poi ,  per  darti  a  Stendere, 
Rimafe  la  Città  piena  di  mota , 
Siccome  fanza  detto  puoi  comprendere . 

29.  La  gente ,  eh*  era  in  quella  notte  nota , 
Fuggita  alle  montagne  ,  s'  allegrarono  , 
Quando  d'acqua  fentir  Firenze  vota. 

30.  Niente  allor  le  porti  fi  ferrarono  ; 
Sicché  innanzi,  eh*  apparile  il  giorno, 
Uomini,  e  donne  alla  Città  tornarono. 

31.  Ed  io  fu'  i'  un  di  que\  che  fé'  ritorno, 
E  poich'  alquanti  dì  così  fu  varico,(e) 
Non  parve  (lato  mai  cotale  feorno. 

32.  Ma  pur  fi  cominciò  nuovo  rammarico, 
Perocché  tra*  poiTenti  furon  certi  , 

Che  di  danno  ponaron  grande  incarico. 

33.  E  perchè  allo  fgombrar  non  furo  efperti 
Perderò  biada,  e  cofe  fenza  noveri  ;(Ò 
Onde  fé*  ricchi  fur  così  diferti  , 

34.  Deh  penfa  ,  come  dar  dovieno  i  poveri  (g) 
Che  quand  e  il  tempo  più  bello ,  e  più  magno , 
Trovan  di  rado  alcun,  che   li   ricoveri  . 

35.  Ma  Iddio  provvide  ,  e  diede  lor  guadagno , 
A  fgombrar  per  le  volte  l'acqua  torbida, 
Ed  altre  cofe,  ch'erari  d'altrui  lagno; 

3(5.  Perchè  que',  eh*  erano  ufi  a  vita  morbida  * 
Non  potean  così  durar  l'affanno, 
Come  que',  che  fempre  la  fer  forbida» 

37.  A  larga  ftima,  ricevette  danno 
Il  Comun  di  fiorin  dugentomilia, 
Siccome  molti  chiaramente  fanno; 

G  4  38.  E'Cic- 


104         CENTILOQJ7I0    CANTO    LXXXIV. 

38.  E' Ciccaditii  ancor  di  gran  mobilia, 
Che  tale  avie  fatto  endica  di  grano, 
Che  poi  non  ebbe  per  la  fuo  familia. 

39.  Dalla  parce  di  lotto  per  lo  piano 
Legnaia,  Brozzi ,  Campi,  con  Peretola  , 
Ed  altre  ville  feminaro  invano. 

40»  E  come  cafa  mai  murata  fgrecola, 
Di  molte  V  Arno  fé  lungo  la  riva  , 
Ed  io  il  fo  ,  bcnch'  i*  fia  un   pafcibietola  « 

41.  Da  ogni  parce  la  gente  fuggiva 
Infìno  a   Fila,  (iccom'io  t' incronico  ,  (h) 
Alla  montagna,  per  trovarli  viva. 

42.  E  fé  non  folle  il  grande  follo  Arnonico , 
Là,  dove  l'Arno  (I  volfe  alla  fchifa, 
Cacciava  in  terra  di  Fifa  ogni  inconico.  (') 

43.  E  pur  così  le  die  caro  di  rifa, 
Concioffiacofach'  al  fubico  giagciece 
Allagò  la  maggior  parte  di  Pila, 

44.  E  di  paura  a  molti  fé  il  cor  pugnerei) 
Sì,  che  avrefti  veduto  d'ogni  grado 

La  gente  per  temenza  gii  occhi  mugnere  ; 

45.  E  molto  danno  fece  in  quel  Contado 
Di  p?rfone,  e  di  cafe  nel  fuo  correre, 
Iniinchè  vicitò  San  Piero  in  Grado. 

46.  E  quivi  poco  fi  potò  foccorrere  ; 
Ma  piangendo  chi  v'era  ad  aiti  boce  , 
A  faivamento  s'incecnò  ricorrere. 

47.  Come  1'  empito  d'  Arno  mife  in  foce 
Più  di  trecento,  a  cui  tolto  avie  ?!  vivere, 
11  mar  cacciò  di  fuor  da  fé  veloce 

48.  Gli 


Atf.  DI  CRISTO  1333.  E  SEGG.  IQ$ 

48.  Gli  alberi  dibaribati,  e  vigne  livere, 
Semente  guaite,  e  moki  panni,  e  lana, 
Non  fen  potrebbe  chiara  ftimaCO  fcrivere. 

49.  Nò  (blamente  qui  fu  la  fiumana  > 

Che  tutti  i  fiumi  ufciron  di  lor  termini, 
General  ,  quafi  per  tutta  Tofcana , 

50.  E  trailer  della  terra  molti  vermini, 
I  quali  ufciron  d'alcuna  montagna, 
Dove  mi  par,  che  tal  fementa  germini. 

51»  Appreffo  nelle  Terre  di  Romagna, 
Gran  danno  moftra,  che  faceflfe  il  Tevero, 
Ed  a  Caftello  ,  e  al  Borgo,  e  fua  compagna 

52.  Perugia,  e  Todi,  e  fuor  del  corfo  fcevero 
Romagna  ,  ed  Orbivieto  ,  e  'n  quel  di  Siena , 
Ed  in  Maremma,  come  qui  perfevero . 

53.  E'  Fiorentini ,  dopo  quella  mena, 
Non  fi  trovaron  di  farina  polvere , 
Per  le  mulina  guafte  dalla  piena,- 

54.  Mancando  loro  diiinare ,  e  fciolvere,- 
Da'  vicin  fur  foccorfi  per  certanza 

Di  farina ,  e  di  pan  ,  faccendo  folvere  , 

55.  Prato,  e  Piftoia  cominciar  la  danza, 
E  Colle  ,  e  Poggibonizzi ,  follecito 
Ciafchedun  fu,  e  mifonci  abbondanza. 

$6.  Per  la  qual  cofa  ,  al  mio  parere ,  è  lecito 
Di  mantenergli  fempre  per  amici , 
E  non  dimenticar  quel,  eh' io  ti  recito. 

57.  Veggendo  i  Fiorenti.n,  che  pe' dirle j 
Delle  pefeaie  ,  e  de'  mulin  terragnoli  , 
Firenze  fu  per  gire  alle  pendici , 

58.  Per 


10(5         CENTILOQyiO    CANTO   LXXXIV. 

58.  Per  ifgombrare  all'  Arno  fuo'  rigagnoli , 
Si  riformò,  che  mulin  ,  né  pefcaia 
Dumila  braccia  fotte  predo  a' Magnoli, 

$9.  Ned  infra*  Ponti,   a  pena  di  migliaia, 
Non  fi  dovette  alcun  rìirkio  mettere, 
Ne  dal  lato  di  (otto  alla  Carraia . 

60.  Non  eran  quali  rafciutte  le  lettere, 
Che  que\  che  fece  la  legge,  davante 
A  tutci  gli  altri  la  volle  dimettere. 

61.  E  però  ditte  bene  il  noftro  Dante: 

„  U  un  dì  fi  fanno  leggi  con  gran  prolaghi , 
„  E  l'altro  dì  (on  guafte  tutte  quante. 
61.  Feflì  quiftione  apprello  fra  gli  Scrolaghi, 

E  Naturali,  e  Savj  in  ifcrittura, 

Religiofi  ,  e  Maeftri  Teolaghi  : 

63.  Se  quefto  fu  per  corfo  di  natura, 
Per  accidente  ,  o  per  divin  giudizio» 
O  donde  nacque  tal  difàvventura . 

64.  E  molti  difter ,  che  cotale  indizio 
Fu  per  congiurazion  d'  alcun  pianeto , 
Al  qual  convenne  far  cotale  ufizio . 

65.  Ed  un  Maeftro  laputo,  e  difcreto, 

Di  que'  di  San  Francesco,  ditte  in  predica* 
Ched  ogni  altro  giudicio  avea  divieto  , 

C6.  Salvochè  quello,  che  mai  non  impedicai(m) 
Cioè,  il  volere  di  Dio,  che  dà,  e  tolla 
Al  fuo  piacer ,  cosi  ferifce  ,  e  medica  ; 

6y.  E  quefto  fu  cosi,  come  Iddio  volle, 
E  contro  al  fuo  voler  non  ha  rimedio: 
E  più  figure  fé»  e  dichiarali^ . 

68.  Ma 


AN.  DI  CRISTO  1333.ESEGG.  107 

68.  Ma  non  volendo,  Lettor,  darti  tedio, 
Le  lafcìo  fìar,  che  feguendo  il  tenore, 
Diretti:  Quefti  m'ha  pofto  l'attedio. 

6p.  Or  végno  a  dir  quel ,  che  dice  F  Autore  , 
Di  quelle  avverfità ,  che  nel  preterito 
I'  ho  veduto ,  alla  Città  del  Fiore  , 

70.  E  raccontarne  alcune  non  mi  perito. 
Prima  la  divifion  ,  che  ancor  non  manca, 
Tra* Guelfi,  e' Ghibellin  cori  afpro  merito  $ 

71.  Apprettò  poi  la  parte  Nera;  e  Bianca, 
Che  ogni  amor  di  Firenze  fece  mietere 
Per  modo  tal,  che  ne  rimafe  flaiica. 

72.  Poi  Metter  Carlo  racconciò  le  cete  re , 
Cacciando  i  Bianchi  ,e  diede  vinto  il  giuoco 
A'  Neri ,  di  cui  più  non  vo'  ripetere . 

73.  Poi  nel  trecentoquattro  il  crudel  fuoco: 
Nel  dodici  la  guerra  dello  'mpero , 

Che  fece  a  noi  gran  male ,  e  a  f e  ben  poco? 

74.  Ch'avendo  Arrigo  grande  defidero, 
Nel  tredici  morì  per  gli  cammini , 
Còme  dicemmo  quando  fu  meftiero.(n) 

75.  E  poco  dopo  li  detti  confini 
Venne  in  Firenze  la  grande  mortalità, 
Poi  la  feonfitta  di  Monte  Catini. 

76.  Maraviglia  è  ,  come  perfona  ci  alita  , 
Che  della  guerra  fi  riprefe  il  fafeio, 
Né  moftrò  la  Città  d' ettere  infralita. 

77.  Appretto  fummo  feonfitti  a  Altopafcio, 
Po'  il  caro  grande  alla  Città  famelica , 
Che  parte;  eh* io  lo  ferivo,  ne  trambafeio. 

78.  Ma 


108         CENTIL0QTJI0    CANTO    LXXXIV. 

78.  Da  men  Firenze,  che  non  è  Maccelica  , 
Per  le  pene  (offerte  effer  dovrebbe, 

Ma  formontata  n'  è  per  grazia  Angelica. 

79.  Dall'una  all'altra  piccol  tempo  v'ebbe, 
Fiorini  fpefe  a  feme  di  papavero 

Tanti ,  eh'  a   raccontar  poco  farebbe  . 

80.  Poi  ,  come  dilli    ci  fu  contro  il  Bavero, 
Che  ci  crebbe  anche  le  pene ,  e  gli  affanni , 
Po' fi  partì  a  guifa  di  Mugavero  . 

8 1.  Appreffo  avemmo  contro  il  Re  Giovanni , 
Po' il  diluvio,  onde   viene  la  fentenzia 
Dell'Autor,  che  dice  fanza  inganni: 

82.  Effendo  tutte  quante  in  una  effenzia, 
Non  farebber  ,  fecondo  il  parer  mio  , 
Quanto  portò  la  detta  piftolenzia. 

83.  Ma  quefta,e  l'altre  avvertirà  prov' io, 
Che  non  dobbiam  recarleci  ad  ingiuria, 
Ma  per  l'offefe,  che  facciamo  a  Dio  , 

84.  Vivendo  in  avolterio,  ed  in   luffuria, 
11  proflìmo  offendendo  ogni  itagione , 
Con  ogni  difonefto  modo,  e   furia,* 

85.  E  fé  non  foffer  le  buone  perfone  , 
Avvifo  me  ,  che  1'  alto  Re  di  gloria 
Ci  avrie  battuti  con  peggior  bailone. 

86.  Quando  recata  fue  alla  memoria 
AI  Re  Uberto  noftra  avverfitade, 
Si  dolfe  molto  di  sì  fatta  ftoria . 

87.  Una  lettera  fcriffe  con  pietade  , 

A  que',  ch'erano  allor  nel  Prioratico , 
Con  fanti  detti ,  ed  altra  aucoritade , 

88.  £  tre 


AN.  DI  CRISTO  1 3  3  3.  E  SEGG.  IOp 

88.  E  tre  parti  contenne,  com'  io  pratico  5 
L' una,  che  noi  comportaffimo  in  pace 
L'avvenimento  dell'Arno  falvatico  ; 

89.  E  la  feconda  ,  che  molto  mi  piace  , 
Che  de'  peccati  noi  ci  correggeffimo, 
Ed  ammendaffimo  il  tempo  fallace. 

pò.  La  terza  fu  ,  che  noi  di  lui  prendemmo 
Verace  ficurtà,  ch'alia   bifogna 
Non  mancherebbe  in  ciò,  che  noi  chiedeffimOé 

91.  Non  fé  così  il  Legato  di  Bologna; 
Ma  funne  lieto ,  e  dille  :  E'  mi  feonfiffero 
Predo  a  Ferrara  ;  e  non  diffe  menzogna . 

92.  Dopo  il  diluvio  certi  Grandi  diflèro: 
Rompafi  il  popolo,  e '1  Ponte  fi  tagli, 
Acciocché  que'dilà  non  ci  affaliflero. 

93.  Ed  un  de' Rolli  fedio  un  ce' Magli , 
Qual'  era  popolan  ,  s' i'  ben  confiderò, 

E  '1  popol  s'  armò  tutto  a  que'  travagli . 

94.  E  quando  gli  altri  Grandi  quefto  videro , 
Non  "feguitaro  il  male  cominciato, 

E 'ncorno  al  fatto  con  fenno  provvidero. 

95.  Onde  quel,  che '1  fedì,  fu  condannato, 
Come  fi  convenia  fecondo  l'ordine, 

E '1  popol  fi  rinaafe  nel  fuo  (lato. 

9(5.  Non  fo  ,  Lettor  ,  fé  tu  ,  com'  io  ,  ricordine , 
Che  certi  paflando  Arno  in  una  nave, 
Si  vclfer  fortofopra  ,  per  poc' ordine . 

97-  Quindici  n'  affoga  ro  in  men  d'un  Ave, 
Gli  altri  campar  per  grazia  dell'  Altiffimo  9 
E  non  fenza  paura,  e  pesa  grave,- 

98.  Pe- 


HO         CENTILOQUIO    CANTO   LXXXIV. 

98.  Perocché  l'Arno  allora  era  grandiffimo; 
Ma  tanto  furon  d*  intorno  foccorfi  , 
Ch'  egli  fcampar  di  punto  si  forciflimo , 

$9.  E  forfè  bevver  più  di  cento  foro*. 
Poi  di  legname  ponti  s  ordinarono , 
Che 'n  picciol  tempo  finiron  jor  cord, 

100.  E  forti,  e  belli  poi  s'edificarono, 
Come  fon  oggi ,  né  credo ,  che  mai 
Fotta  n  mancar,  tanto  ben  fi  fondarono; 

E  del  diluvio  detto  abbiamo  affai. 

FINE     DEL     CANTO     LXXXIV. 


NOTE    AL    CANTO    LXXXIV. 

Arg.  (f)  Magi,  molta  .  (a)  iv.  'fame . 

2.  (b)  Magi,  fteffi. 
11.  (e)  Magi,  che  v' era . 

1$.  (d)  Str. gumb ito  .  Tem.  guhito  .  Ma*\.  gombito . 
31.  (e)  Tem.  7  quarto  dì  così  fu  varco .  E  (otto  per  corrifpon« 
deriti ,  rammarco  ,  e  incarco  . 

33.  (f)  Str.  e  Magi,  novero. 

34,  (g)  Magi,  povari.  E  appreflb  ,  ricovari . 

41.  (h)  Magi,  t*  intonico. 

42.  (i)  Magi,  tonico  . 

44.  (k)  Magi,  fer  col  piagnere .  Str.fir  col  pugnere  . 

48.  (1)  Magi,  e  Str.  chiaramente  . 

66.  (m)  Magi,  ti  pedica . 

74.  (n)  Str.  mìffierio  . 


CAN- 


Ili 


CANTO        LXXXV. 

ARGUMENTO. 

anni  di  Del  Legato  cacciato  di  Bologna  ,  villani 

cr.  1 3  3  3 .      Del  fondamento  del  bel  Campanile ,         L 1 1  .e.  y . 
•  fegg.       È  'iRé  Giovanni ,  per  farci  vergogna  ,      e  fegg. 
Donò  per  carta  Lucca  al  Re  di  Francia  , 
Ma  elfufavio  ,  e  tutto  V  ebbe  a  ciancia . 

i.  /^  là  era  giunto  il  termine  alle  (t)  criegue 
vJ   Fatte  col  Re  Giovanni ,  e  col  Legato 
Dall'una  parte,  e  dall'altra,  che  fegue 

2.  La  lega,  dove  il  Giglio  era  appoggiato, 
Quando  ciafeuna  parte  fé  configlio , 

Se  fotte  da  rifar  cotal  mercato. 

3.  Ver* è,  che '1  Cardinal  dava  di  piglio, 
Purché  la  triegua  ancor  fi  rifermaffe , 
Perchè  la  guerra  gli  era  gran  periglio. 

4.  La  lega  moftra,  che  diliberafle 

Per  lo  miglior,  che  nel  nome  di  Crifto, 
La  dura  guerra  fi  ricominciafle, 

5.  E  confermaron  di  nuovo  il  conquido; 
Cioè ,  che  '1  Melanefe  in  fuo  dimino 
Chermona  aveffe ,  come  addietro  è  vifto, 

6.  E  Parma  foffe  di  Mefler  Martino  , 
Reggio  del  Mantovano;  e  del  Marchefe 
Modina  ,  e  Lucca  poi  del  Fiorentino, 

7.  Onde  tutta  la  forza  Melanefe 
Subito  cavalcò  fopra  Piagenza , 

A  W  Parma  il  Mantovano,  e '1  Veronefe, 

8.  E  cosi 


112     CENTILOQUiO  CANTO  LXXXV. 

8.  E  così  gli  altri ,  ognun  con  fua  potenza 
Cavalcò  ,  dove  difiava  il  maio , 

Ed  a  Buggian  la  forza  di  Firenza. 

9.  Nel  trencatrè  ancora  di  Gennaio 

Fu  ciò ,  eh*  ho  detto  ;  e  così  i  collegati 
Ricomincia'r  la  guerra,   e  di  Febbraio 

io.  EiTendo  della  lega  cavalcati 
A  Parma  quattrocento  Cavalieri , 
Trovar  que'  della  Chiefa  apparecchiati 

il»  Co'  Parmigiani  ;  e  come  arditi,  e  fieri 
Percofler  lor  sì,  che  li  fer  trafporre. 
Ed  ifeoniitti  furo  in  que'  (èntieri. 

ì  2.  E  rimafevi  prefo  il  Conte  Ettorre , 
Ed  altri  molti;  ma  per  quel,  eh'  1  fenta, 
Pochi  ve  ne  morirò  al  dare,  e  torre. 

13.  Di  Marzo,  eflendo  la  Città  d'Argenta 
Da'Marchefi  attediata  ,  fu  mandato 

Dal  Papa,  perchè  guerra  folle  fpenta, 

14.  Uno  Arcivefcovo  favio,  e  'nfegnato; 
Il  quale ,  eflendo  a  Cartel  di  Peschiera 
Co'Caporal,  per  cui  avea  mandato, 

15.  Tre  cofe  domandò  ;  e  la  primiera 
Fu  ,  di  disfar  la  lega  ,  e  di  far  pace  5 
E  la  feconda ,  di  levar  la  fchiera  ,* 

16.  La  terza,  eh' a' Marchefi  più  difpiace, 
Fu,  eh*  e' lafciafler  fanza  niun  cofto 

Il  Conce  ,  e  gli  altri ,  di  cui  qui  fi  tace  • 

17.  Allor  per  un  Fiorentia  fu  rifpofto , 
Che  rimaner  non  potea  la'mprefa, 
Poiché  'a  tal  parte  il  termine  era  porto  ; 

18.  Ma 


AN.  DI  CRISTO  1333.ESEGG.         113 

18.  Ma  fé  lafciata  fotte  dalla  Chiefa 
Libera  Parma,  l'ode  cederebbe, 
Ma  non  d'Argenta  fanz'  altra  conte  fa , 

ip.  Ne  pe'Marchefi  mai  fi  fofterrebbe 
Lafciare  il  Conte,  né  gli  altri  minori; 
Che'i  Papa  prima  contento  farebbe, 

20.  ChJ  e' rimanefler  del  tutto  Signori, 
Dando  alla  Chiefa  ogni  anno  il  ccnìo  ufato, 
E  Umilmente  d'  Argenta  Maggiori. 

al.  L' Ambafciadore  allor  preie  commiato, 
Termine  domandando  alia  rifpofta, 
Ed  a  Bologna  fé  ne  fu  andato; 

22.  Argenta  s'arrendè  in  poca  fotta. 
Avuta,  che' Marchefi  ebher  la  Terra, 
Con  tutta  quanta  lòrO>)  gente  alla  corta 

23.  Sopra  quel  di  Bologna  fecer  guerra; 
E  '1  Legato  mandò  fuo'  Cavalièri 

A  riparare;  e,  fe'i  libro  non  erra, 

24.  Fece  armar  di  (<0  Bologna  due  quartièri , 
Per  mandargli  in  così  fatti  fervigi , 

Ma  egli  ufcivan  fuor  malvolentieri, 

25.  Levoffi  allora  Metter  Brandaligi, 
Con  altri  vaghi  di  mutare  flato, 

E  dell'  altrui  empier  le  lor  valigi , 

26.  E'n  Piazza  infilila  ringhiera  montatoi) 
Gridò  con  molti,  colle  fpade  in  mano; 
Viva  il  Popolo,  (e)  e  muoia  lo  Legato, 

27.  E?l  popol  con  furore,  a  mano,  a  mano 
Li  feguitò,  e  andaronne  col  fuoco 

Al  Malifcalco,  ed  al  luogo  del  grano, 
Tom.  VI  H  28.  Qui- 


114    CENTlLOQyiO  CANTO  LXXXV. 

28.  Quivi  gridando  :  Muoia  Linguadoco  ; 
N*  uccifer  molti,  ed  arfero,  e  rubaro 
Ciò,  che  poteron  giugnere  in  quel  loco, 

29.  Poi  il  Caftel  del  Legaco  affediaro: 
Quefto  di  Marzo  fu  di  diciaftette  ; 
A  qual  fortuna  non  ebbe  riparo. 

30.  E  nota,  che  le  cofe  Sopraddette 
Gli  Bvvenner  tutte,  per  far  fi  nemici 

I  Fiorentini ,  e  molto  ben  gli  flette . 

31.  Che  s'è* gli  avefle  avuti  per  amici, 
Non  farie  flato,  come  fu,  (confitto, 
Né  di  fuo  flato  meflò  alle  pendici  ; 

32.  Ma  pe'  modi,  eh*  e' tenne,  fu  trafitto, 
E*  Fiorentin  della  novella  udita 

Si  rallegrane,  e  fu  quafi  diritto. 

33.  Ma  nondimen  per  campargli  la  vita, 
Vi  fi  mandaro  quattro  Ambafciadori, 
Con  trecento  a  cavai,  gente  fiorita, 

34.  E  baleflrieri,  e  fanti  de' migliori. 
Giunti  a  Bologna ,  con  molta  fatica 

II  ficurar  dalla  porta  di  fuori , 

35.  Fafciato  tutto  della  gente  amica  ; 

Gli  Ambafciador  d' intorno ,  com'  io  moftro, 
Rammorbidando  la  parte  nimica, 

36.  Dicendo  al  popcl ,  come  '1  Comun  noftro 
Sempre  fratel  fu  di  quel  di  Bologna, 
Ed  altro  più,  che  non  dice  lo'nchioftro. 

37.  Ma  tutte  qaefte  cofe  fur  menzogna, 
Ch'  a  gran  pericol  fu  fqor  del  Caftello  ; 
Ed  ifgridando  con  molta  vergogna  , 

38.  Vcn- 


AN.  DI  CRISTO  1333.  E  SEGG.  11$ 

38.  Vennero  infino  al  Ponce  a  Sa' Ruffello, 
E'  Contadini  infino  a  Lucignano 
Per  fimil  modo  gli  orlano O  il  cappello. 

3£.  E  fé  non  fofle  flato  fuo  guardiano 
Il  Fiorentino ,  egli  era  con  Aia  gente 
Morto,  e  rubato  da  ogni  villano. 

40.  Il  Cartel  fu  disfatto  incontanente 
SI ,  che  appena  fi  cerniva  dove 
Le  mura  flate  foffèr  primamente  ; 

41.  E  come  fu  piacer  del  Sommo  Giove, 
Nel  trentaquactro  con  mille  trecento 
Del  detto  Marzo,  ed  a' dì  dicennove(0 

42.  Entrò  in  Firenze  con  grande  ornamento, 
Poi  donato  gli  fu  fanza  dimoro 

Cera,  (g)  confetti,  ed  altro  guernimento, 

43.  E'n  un  bacin  domila  fiorin  d*  oro* 
I  quali  addietro  rimandò,  dicendo, 
Ch' el  conofceva  la  vita  per  loro; 

44.  E  ben  lo  potie  dir,  fé  ben  comprendo. 
Dì  due  d'Aprile  ufcì  poi  delle  porte, 

E  'nfino  a  Pifa  ,  fecondoch'  io  intendo 

45.  Accompagnato  fu  con  grandi  fcorte  ; 
I  quali  in  Pifa  fletter  con  lui  tanto, 

Ch'  egli  entrò  in  mare ,  ed  andoflene  in  Corte  • 

46.  E  quando  giunto  fu  al  Padre  Santo, 
In  Conceftoro  piuvicò  con  fretta  , 

"^Si  dolfe  molto  ,  quafichè  con  pianto , 

47.  De' Bolognefi,  gente  maladetta, 
Dicendo ,  come  grandi ,  e  piccolini 

Gli  furon  contro  ;  ond'  el  chiedea  vendetta . 
H  z  48.  Ap- 


II*         CENTILOQUIO   CANTO   LXXXV. 

48.  Appreffo  ditte,  come  i  Fiorentini 
Gli  avieno  allor  campata  la  perfona  , 
E  ficuratol  per  tutti  i  cammini  ; 

49.  Onde  la  Santa  Chiefa ,  e  la  Corona 
Era  tenuta  in  ogni  fuo  dicreto 

Di  meritar  quel ,  che  qui  fi  ragiona . 

50.  Cosi  nel  Conceftor  ;  ma  nel  iegreto 
AI  Papa  ditte  :  V  vi  parlai  coperto 
De'  Fiorentin  ,  per  cui  fon  poco  lieto  : 

51.  E  fiate,  Santo  Padre,  molto  certo, 
Perch'io  col  Re  Giovanni  fé' compagna, 
Che' Fiorentin  fon  que',  che  m'handiferto  ; 

52.  Che  rubellar  ci  fero  la  Romagna, 
Po* ci  furo  a  fconfigger  nondimeno, 
Ufando  contro  a  noi  ogni  magagna  : 

53.  Ma  poiché  dato  m'ebbero  il  veleno, 
Mi  diero  il  mele  ;  ed  altre  cofe  affai 
Diffe,  di  che  la  penna  tengo  a  freno. 

54.  D'allora  in  qua   Papa  Giovanni  mai 
I  Fiorentini  né  veder,  né  udire 

Più  non  volea,  ficcom' udito  hai. 

55.  E' Bolognefi  poi,  dopo  ?1  partire 
Del  Legato,  rimafer  malcontenti, 
E  poco  uniti,  come  udirà' dire, 

56.  Perchè  gli  amici  fuoi  eran  fofpetti: 
Onde  dugento  Cavalieri  armati , 

Con  due  Ambafciador,  che  furo  eletti, 

57.  Dal  Comun  noftro  vi  furo  mandati. 
Se  ciò  non  foffe,  pe' fegni  palefi, 

Al  Veronefe  fi  farebber  dati. 

58.  La 


AN.  DI  CRISTO  I$34.  E  SEGG.  117 

58.  La  detta  gente  vi  flette  duo  mefi  j 
Partita  poi  coir  animo  Giudeo  , 
S' azzuffaron  fra  loro  i  Bolognefi  ; 

$p,  E  finalmente  i  figliuo'di  Romeo, 
Ch'  eran  di  gente,  e  di  moneta  caldi, 
La  forza  dimoftrar  con  ogni  reo , 

Co.  E  cacciar  fuor  Sabatini ,  e  Rodaldi  , 
E  Bovattieri,  e  più  altri  Cafati , 
Guadando  i  beni,  ed  e' rimafer  faldi. 

6*1.  Apprefìo  fecer  molti  confinaci, 
E  mille  cinquecento  n'  ufcir  fuori , 
Tra  di  lor  voglia ,  e  che  furon  cacciati  ; 

62.  E  fé  non  folle,  che  gli  Ambafciadori 
De'Fiorentin  vi  tornaron  con  gente, 

E  ripararo  a  viemaggior  dolori , 

63.  Bologna  era  diferca  veramente, 

E  convenia,  che  veniffè  a  Tiranno; 
Ma  pur  fi  racquetaron  finalmente. 
6*4.  Di  Giugno  fu  ciò ,  che  contato  t*  hanno 
Quelli  mie' verfi,  e  con  diritto  ftile 
Ritorno  addietro  non  mutando  Tanno. 

65.  Nel  predett' anno ,  nel  mefe  d'Aprile, 
La  Lega  cavalcò  fopra  Chermona , 
Tremila ,  e  più  di  gente  (Ignorile . 

66.  Di  Maggio  s'arrenderò  alla  perfona 
Del  Signor  di  Melan ,  fé  chiaro  veggio , 
Con  alcun  patto  ,  che  non  fi  ragiona . 

67.  Poi  diero  il  guafto  alla  Città  di  Reggio, 
E  fopra '1  Modonefe  a  mano,  a  mano, 
Per  fimil  modo  fecion  male,  e  peggio. 

H  3  (58.  Poi 


Il8    CENTILOQLNO  CANTO  LXXXV. 

68.  Poi  volendo  attediare  il  Parmigiano, 
Udirai  quel,  che  prima  era  ordinato, 
Segreto  in  Coree  di  queto  ,  e  di  piano . 

69.  Il  Cardinal  di  Bologna  cacciato , 
Con  molti  Coneftaboli  de'  loro  , 
Per  un  mezzano  a  vie  fermo  trattato 

70.  Di  dar  cinquantamila  fiorin  d'  oro , 
E  que' dovien  dar  prefi  in  fuo  dimino 
I  Capi  della  lega  di  coftoro. 

71.  E  per  potergli  pigliar  per  lo  crino 
Incominciar  tra  lor  certa  tendone; 00 
Ma  rivelato  fu  a  Mefler  Mattino , 

72.  Che  Torte  fé  partir  per  cai  cagione, 
E  di  que'traditor  fur  prefi  alquanti, 

E  tutti  guafti  fur  delle  perfone  . 

73.  Gli  altri  fuggirò  in  Parma  tutti  quanti, 
Ciafcun  Tiranno  fi  tornò  a  fuo  Terra > 

E  quella  cofa  non  fu  piùe  avanti. 

74.  Po',  ficco m' era  ordinata  la  guerra, 
I  Fiorentini  a  Lucca  di  prefente 
Mandar  lor  forza  ,  fé  '1  libro  non  erra . 

75.  Quivi  priemer  dovia  tutta  la  gente  ; 
Ma  per  la  detta  cagion  furon  vani 
Tutti  gli  avvifi  fatti  primamente  , 

76.  Nota,  Lettor,  che  gli  avvifi  mondani 
Difcerne  Iddio,  e  termina  a  fentenza  , 
E  fpefle  volte  van  per  modi  flrani. 

77.  Nel  detto  tempo  vennero  in  Fiorenza 
Di  Santo  Iacopo ,  e  di  Santo  Aleflò 
Orlique  degne  d'ogni  riverenza, 

78.  E  di 


AN.  DI  CRISTO  I3H»  E  SEGG'  * 19 

78.  E  di  quel  drappo,. che  vefiì  apprettò 
Gesù;  e  nelf  Aitar  di  San  Giovanni 
Quéi  graziofo  acquifto  allor  fu  metto  — 

yp.  E  tal  procaccio  fece  fanza  inganni 
Un  Monaco  di  que'  di  Valembrofa  ; 
E  per  iuo  amor  que',  che  veftun  que' panni, 

80.  Debbono  ettèr  graditi  in  ogni  cofa, 
Ne  detti  lor  lafciar  ricever  torto, 

Ma  fempre  mantenergli  in  pace  ,  e  fn  pofa . 

81.  Nel  prederanno  ad  Orvieto  fu  morto 
Quel  Nepol uccio  ,  che  n'era  Maggiore, 
Da  un  Mettere  Currado  Tuo  conforto, 

82.  E  cacciò  fuor  con  danno,  e  difinore 
Tutti  i  feguaci  fuoi ,  e  come  truglio , 
Incontanente  li  fé  far  Signore. 

83.  Nell'anno,  a' di  dicennove  di  Luglio, 
Della  Chiefa  maggiore  il  Campanile 
Fondato  fu  ,  rompendo  ogni  cefpuglio , 

84.  Per  Maftro  Giotto ,  dipintor  fottile , 
Il  qual  conduffe  tanto  il  lavorio, 
Che*  primi  intagli  fé  con  bello  flile . 

$5.  Nel  trentafei ,  ficcome  piacque  a  Dio, 
Giotto  morì  d'  età  di  fettant'  anni , 
E'n  quella  Chiefa  poi  fi  foppellfo . 

86.  Pofcia  il  conduffe  un  pezzo  con  affanni 
Quel  folenne  (0  Maeftro ,  Andrea  Pifano, 
Che  fé  la  bella  porta  a  San  Giovanni; 

87.  Ma  per  un  lavorio,  che  motte  vano, 
Il  qual  fi  fece  per  miglioramento, 

Il  maeftro  gli  fu  tratto  di  mano  ; 

H  4  88.  E  gui- 


120         CENTILOQJ/IO    CANTO   LXXXV. 

88.  E  guidol  poi  Francefco  di  Talento, 
Infinchè  al  tutto  fu  abbandonato, 

Per  dar  prima  alla  Chiefa  compimento  . 

89.  Nel  trentaquattro  ,  eh'  io  avea  lafciato 
Si  rifondò  il  Ponte  alla  Carraia  , 

Che '1  diluvio  per  terra  avie  cacciato. 

90.  E  fo  memoria  qui,  perch*  e*  fi  paia, 
Che  di  fiorini  al  Comun  venne  cofto 
Compiuto  ben  ,  venticinque  migliaia  • 

91.  Nel  predett'  anno  ,  del  mefe  d'  Agofìo 
Mefler  Maftin  Colorno  ebbe  affediato , 

Il  quale  è  predo  a  Parma,  ed  ebbel  tofto* 

92.  Nel  detto  tempo  s'ebbe,  per  trattato  00 
Di  Meffer  Beltramon  ,  Cartel  d*  Uzzano, 

E  predò  a  Lucca  poi  fu  cavalcato .  0) 

93.  Nel  detto  tempo,  eflendo  in  Francia  fano 
Il  Re  Giovanni,  donò  al  Re  di  Francia 
Ogni  ragion  ,  eh'  a  Lucca  avie  ,  di  piano . 

94.  E  'l  Re  Filippo  già  non  V  ebbe  a  ciancia } 
A'  Fiorentini  ferirle  il  fatto  aperto  , 

Ch'  a  Lucca  non  faceller  mala  mancia . 

95.  Non  fi  lafciò  però*  e  '1  Re  Uberto 
Riprefe  il  Re  di  Francia  fuo  nipote, 
Che  buona  imprefa  non  facie  per  certo, 

$6.  Appreflb  il  priega  ,  quanto  fa  ,  e  puote  , 
Che  quella  ila  da  lui  abbandonata , 
E  fé  fa  contro  ,  a  fé  fteflb  percuote  ; 

97.  Perocché  quel,  che  glief  avea  donata, 
'Non  gliel  potea  donar ,  eh'  a  tradimento 
L'avea  per  fé  medefirnp  acquiftata. 

98.  On- 


AN.  DI  CRISTO  1334.  E  SEGG.  121 

98.  Onde  '1  fuo  priego  fu  comandamento 
x\l  fuo  nipote ,  e  con  diferezione 
Rimafe  ne'  fuo'  termini  contento  ; 

99.  Né  voile  mai  pigliar  la  poffeffione  f 
Nò  mai  pafsò  in  Tofcana  di  fua  gente, 
Che  fi  fapeffe ,  per  cocal  cagione . 

100.  Così  lafciò  la'mprefa  di  prefente, 
E  parmi ,  che  faceffe  fuo  onore  ; 

E  bafti  quefto  di  tal  convenente  : 
Neil' alerò  Canto  muteren  tenore. 

FINE    DEL     CANTO     LXXXV. 


NOTE     AL     CANTO    LXXXV. 

1.  (|)  Magi,  della. 
7.  (a)  Magi,  e  Tem.  E. 
il.  (b)  Str.  e  Magi.  Con  tutta  lor . 

24.  (e)  Magi,  per  . 

26.  (d)  Magi,  /alito,  (e)  Stz.Povilo,povila.  Teffl.  P*pó*> 
lo ,  popò  le . 

25.  (*)  Tem.  gli  ornarono . 

41.  (f  )  Vili.  1.  1 1.  e.  6.  a*  dì  3 1.  di  Marzo  .  (g)  Magi.  Orti  < 

71.  (h)  Tem.  quiftione. 

86.  (i)  Magi,  follecito  . 

92.  (k)  Magi,  hfeia  ji  tre  verfi  4i  fopra .  (1)  Magi,  ftfwfc 

€9  tofto  . 


CAN- 


122 

CANTO        LXXXVI. 


ARGUMENTO 


ANNI  di  Come  in  Firenze  ehbe  fette  Bargelli  ,  (f)      villani 
Cr.  1334.      E  della  morte  di  Papa  Giovanni ,  1. 1 1  .e.  1 6. 

t  fegg.        E  de'  Turchi  /confìtti  crudi ,  e  felli  ,         e  fegg. 
De*  Genoveji ,  e  di  Fra  Vent urino  , 
Che  per  invi  dia  fu  meffo  al  dechino  . 

1.  TJ  Egnanrìo  il  trentaquattro  ,  innanzi  detto, 
-IV.  Ed  eflendo  in  Firenze  affai  ciardelli, 
Che  uccidevan  gli  uomini  a  diletto, 

2.  Di  nuovo  fi  crear  fette  Bargelli  ; 

Due  n'  ebbe  Oltrarno,  un  per  ogni  altro  Sefto, 
Mostrando  di  dar  freno  a  tutti  quelli . 

3.  Ma  per  altra  cagion  fi  facie  quefto, 
Perchè  ogni  Reggente  Cittadino 
Volie  potere  andar  ficuro  ,  e  pretto  ; 

4.  Perocché  allor  fi  rifè  (a)  Io  fquittino, 
Ed  i  detti  Bargelli  ogni  ftagione , 

La  notte,  e'l  dì,  da  fera,  e  da  mattino, 

5.  Cercavan  di  sbandici,  e  di  tencione 
D'arme ,  e  di  giuoco ,  e  fepper  sì  ben  fare, 
Che  non  durò  più ,  che  quella  lezione . 

6.  Nel  detto  tempo  i  Genovefi  in  mare 
I  Catalani  tanto  danneggiaro  , 

Che  farebbe  imponibile  a  contare. 

7.  Quattro  galee  in  Sardigna  pigliaro , 
E  quattro  cocche  in  Cipri  delle  loro, 
E  'n  Cicilia  altre  quattro  ne  rubaro , 

8.  Con 


AN.  DI  CRISTO  1334.  E  SEGG.  12* 

8.  Con  tanca  roba,  che  valfe  un  teforo, 
ET'mpiccaro  fecenco  Catalani, 
Ed  altri  molti  in  mar  gittati  foro, 

p.  Ed  ucciferne  affai  colle  lor  mani, 
E  poco  ebbe  dall'  una  all'  altra  offefa , 
Sicché  di  lor  ne  campar  pochi  fani. 

io.  Nel  dett'  anno  Tarmata  della  Chiefa, 
Del  Re  di  Francia  ,  e  di  Vinegia  andando 
In  Grecia  a  far  contr'  a'  Turchi  difefa, 

11.  I  quali  andavan  tutto  dì  rubando; 
Effendo  già  in  Costantinopoli  ita, 
Degr  Infedeli  poco  dubitando, 

12.  Trovar,  che' Turchi  eraa  gente  infinita, 
E  combatter  con  loro,  e  finalmente 
Sconfitti  fur  da  noftra  gente  ardita  . 

13.  Quindicimila  Turchi  certamente    _ 
Quivi  morir  tra  que' ,  che  fur  percoffi, 

E  que',  ch'andar  per  mare  alla  più  gente  ; 

14.  E  ben  centocinquanta  legni  groffi, 
Ed  altri  molti  fur  recati  a  fine 

Col  fuoco,  e  poi  di  fubito  fur  mofii. 

15.  E  gir  guaftando  tutte  lor  marine, 
Levando  prede,  e  dando  lor  gran  danni, 
Che  par,  che  foffer  fentenzie  divine. 

16.  Nel  dett*  anno  morì  Papa  Giovanni 
A'  quattro  di  di  Dicembre  in  Vignonc , 
E  mori  ben  difpofto ,  fanza  inganni  ; 

17.  E  rivocò  vivendo  la  quiflione, 

Che  moda  avie  ,  dicendo ,  che  '1  Beato 
Di  Dio  non  avie  piena  vifione; 

18.  E  ciò 


114         CENTILOQIJIO   CANTO   LXXXVI. 

l8.  E  ciò  fé  per  coniglio  del  Legato 
Cacciato  di  Bologna,  fuo  nipote, 
Ovver  fìgliuol  per  amore  acquetato  ; 

I j.  E  la  rivocazion ,  con  piene  note 
Lafciamo  nella  profa ,  con  difio 
Di  dirne  in  brieve  quel,  che  dir  fi  puotc. 

20.  Giovanni  fervo  de*  fervi  di  Dio , 
San  della  mente,  dico,  ch'io  fallai 
Della  quiftion,  eh/  i'  modi  al  parer  mio. 

21.  Ed  altre  cofe  ditte,  ch'io  lafciai; 
E  com'egli  ebbe  fuo  detto  finito, 
D'  efta  vita  pafsò ,  com'  udirai . 

il.  E  poi  a  grande  onor  fu  foppellito, 
E  di  Dicembre  poi  fanza  dimoro 
L/  efequio  qui  fen  fé,  com' hai  udito. 

23.  E  dopo  lui  fi  trovò  di  teforo, 
Fdico  folamcnte  di  coniati, (b) 
Diciotto  milion  (*)  di  fiorin  d'oro, 

24.  E  più  vafellarnenti  molto  ornati , 
Corone ,  Mitre  ,  e  di  molte  ragioni 
Croci,  ed  anella,  ed  altri  don  pregiati, 

25.  Valuta  ben  di  fette  milioni . 

La  maggior  parte  par ,  che  raunattè 
Il  detto  Papa  di  prefenti ,  e  doni . 

2<J.  Non  moftra  ,  ched  allor  fi  ricordale 
Di  quel,  che  ditte  Crifto  nel  Vangelo, 
Acciocché  tutta  gente  l'ottèrvafle: 

27.  Non  tefaurizzate  qui,  ma  in  Cielo. 
E  a  chi(c)'l  ne  riprendea  come  faggio, 
SI  rifpondea;  Il  faccio  per  buon  zelo, 

28.  A'nten- 
\ 


AN.  DI  CRISTO  1334.  E  SEGG.         12$ 

28.  A 'ntendimento  di  fare  il  paflaggioj 
E  col  nipote  cominciato  avia  , 
Quando  a  Bologna  gli  die  fignoraggio  ; 

29.  E  poi  per  farlo  grande  in  Lombardia , 
Àvea  già  dato  al  fuo  tefor  tal  botto, 
Che  s' io  il  diceffi ,  parrebbe  bugia . 

30.  Quefti  tenne  il  Papato  anni  diciotto , 
E  novanta  n'  aveva  naturali  , 
Quando  di  quella  vita  andò  di  fotto. 

31.  Aveva  trentaquattro  Cardinali, 
Che  tutti  fi  trovaro  allora  in  Corte, 
Moftrandofi  di  lui  molto  carnali . 

32.  E  poi  appreffo ,  dopo  la  fuo  morte, 
Dal  Sinifcalco  dello  Re  Uberto, 

Che  ftringer  li  dovea  a  quella  forte, 

33.  Di  fubico  rinchiufi  fur  per  certo 
In  Conclavi,  per  far  nuova  lezione 

Di  Papa,  il  quale  fofle  favio,  e  fperto. 

34.  Ma  fetteggiando,  fu  tra  lor  tencione  ) 
È  quel  di  Pelagorgo,  Caporale 
Dell'una  fetta,  come  il  libro  pone, 

35.  La  boce  aveva  da  ogni  Cardinale 
Della  fuo  fetta,  non  in  fuo  fervigio, 
Che  forfè  non  fi  riputava  tale , 

3(5.  Ma  pe'l  fratel  del  Conte  di  Comigio, 
Al  qual  diffe  :  Tu  mi  giurerai, 
S' i' ti  fo  Papa,  come  qui  ti  ligio, 

37.  Ch'  a  Roma  colla  Corte  non  andrai; 
Ed  e'  rifpofe  :  Gran  mercè  ,  fratello  ; 
E  quel  prometter  non  gli  volle  mai, 

38.  Di' 


Il6         CENTlLOQyiO   CANTO   LXXKVT. 

38.  Dicendo:  Innanzi  lafcere'il  Cappello. 
Onde  la  cofa  fu  rimefcolaca  , 

E  come  piacque  a  Dio,  chiamaron  quello  , 

39.  Ch'  era  il  minor  di  tutta  la  brigata , 
Ed  una  boce  non  ebbe  di  manco, 
Faccendo  ognun  da  beffe  tal  chiamata  • 

40.  E  cosi  Papa  fu  il  Cardinal  Bianco , 
DI  venti  di  Dicembre,  anno  predetto, 
Che  di  Ceftella  Abate  era  flato  ancoj 

41.  Poi  fu  chiamato  Papa  Benedetto; 
Il  qual  diffe  com'è' fu  confermato: 
Un  afino  per  Papa  avete  eletto. 

42.  Poi  del  tefor,  che  l'altro  avie  Iafciato, 
Per  non  voler  cotal  fervigio  indarno, 
Cento  migliai*  di  fiorin  die  lor  da  lato. 

43.  Nei  detto  tempo  crebbe  tanto  l'Arno, 
Che'  ponti  del  legname  via  ne  manda , 

E  poi,  come  dett'è,  fi  rifondarno. 

44.  E  così  fecero  i  fiumi  di  Landa ,  (<*) 
E'1  fimigliante  fé  il  fiotto  marino 
Per  le  marine  Terre  di  Silanda.(e) 

45.  Nel  detto  tempo  un  Frate  Venturino 
Da  Bergamo  ,  de'  Fra'  Predicatori , 

Per  predicar  con  divoto  latino, 

46.  Converti  molti  grandi  peccatori 
In  fuo  paefe ,  con  bella  dottrina , 
Ladri,  e  micidiali,  e  rubatori  ; 

47.  E  diffè  loro:  Fvo'per  medicina, 
Che  voi  vegnate  pe'l  voftro  fallire 
Con  meco  2  Roma ,  a  far  la  quarantina  ; 

48,  E  fé- 


AN.  DI  CRISTO  1334.  E  SEGG.         127 

48.  E  fegli  tutti  ad  un  modo  veftire 
Colla  gonnella  bianca,  con  effetto, 

E'1  mantel  perfo  ,  e  poi ,  a  non  mentire, 

49.  Una  Colomba  bianca  avie  nel  petto, 
Ch'aveva  in  becco  un  ramucel  d'ulivo, 
E  perch*  io'l  vidi,  lo  ferivo  a  diletto, 

50.  E  fu  viemaggior  fatto,  eh'  1  noi  ferivo; 
E  tutti  andavano  ordinatamente 
Siccome  Frati  a  quel,  che  non  è  vivo. 

51.  Ogni  brigata  innanzi  avie  prefente 
La  Croce ,  con  alcun  fegno  per  via , 
Quali  eran  pochi  infieme,e  qua* più  gente. 

52.  E  vo',  che  fappi,  che  di  Lombardia 
Ne  crafie  diecimila ,  ed  a  cavallo 

Ve  n'ebbe  affai,  co*  qua' dietro  venia. 

53.  Quando  a  Firenze  giunfer,  fanza  fallo 
Eran  crefeiuti  sì,  che  la  Cittade, 
Tutta  fu  piena,  Chiefe,  ed  ogni  ftallo; 

54.  E  li  buon  Cittadin  ,  per  caritade  , 
eccome  per  gli  amici  s'apparecchia, 
Ciafcun  chiamava  la  fua  quantitade. 

SS-  Nota  , Lettore ,  e  nel  mio  dir  ti  fpecchia, 
Quel ,  eh'  a  Metter  Valor  de'Buondelmonti 
Vid'  io  fare  ,  in  fulla  Piazza  Vecchia . 

56*.  1' dico,  eh5  egli, e  molti  altri  fur  pronti 
A  apparecchiare  a  quelle  genti  Arane 
Menfe ,  e  tovaglie ,  con  allegre  fronti , 

57.  Da  ogni  parte  giugnendo  le  zane 
Piene  di  roba,  e  chi  mandò  il  barile 
Pien  di  buon  vino,  e  chi'lfacco  del  pane* 

58.  Uo- 


Ii8         CENTILOQUIO   CANTO    LXXXVI. 

58.  Uomini,  e  donne  di  flato  gentile 
Veduto  avrefti  alzare  alla  ritonda, 
E  la  gente  fervir  con  atto  umile. 

5p.  Quella  Piazza  era  piena  da  ogni  fponda; 
Come  mangiato  avien  certe  brigate  , 
Si  rifornia  per  la  gente  feconda  . 

60.  Quindici  di  durò  ,  perocché  '1  Frate 
Andava  dietro  a  tutti,  al  mio  parere, 
E  gli  altri  fi  ftendien  per  le  villate. 

di.  E  quando  entrò  in  Firenze  ,  dei  fapere  , 
Che  donne,  e  uomini,  grandi,  e  minori, 
Per  maraviglia  il  tratterò  a  vedere • 

di.  E  fé  non  fofTero  i  noftri  Rettori, 
Da' quali  e*  fu  francamente  rifeoffò, 
La  gente  commettea  di  grandi  errori . 

63.  E  pur  così  gli  fu  ftracciata  indoffo 
Tutta  la  cappa  ,  perocché  beato 

Si  tenne  ognun  ,  che  n  ebbe  quant'  un  groflb  . 

64.  Poich'  al  Convento  fi  fu  ripofato  , 
In  fulla  Piazza  venne  a  predicare , 
Ch'  era  piena  di  gente  d*  ogni  lato . 

65.  Bella  loquela  avea,  e '1  fuo  parlare 
Fu  della  pace ,  e  in  quel  luogo  fovrano 
Di  morte  d'  uom  parecchi  (O  ne  fé  fare . 

66.  Quand'ebbe  predicato  a  mano,  a  mano, 
In  Pergamo  rizzoffi  un  Vefparino  , 

E  ditte;   Io  fono  flato  nel  Frignano 

67.  Ben(g)  quarantanni,  rubando  il  cammino, 
E  più  di  centoventi  uomini  ho  morti: 
Or  m'ha  converto  Frate  Venturino  ; 

68.  E  pia- 


AK.  DI  CRISTO  1334*  E  SEGG.  I  2  9 

6$,  E  piace  a  lui,  ch'i' tal  vergogna  porti 
Infino  a  Roma,  per  mia  penitenza  j 
Pregate  Iddio,  ch'ai  ben  farmi  conforti» 

óp.  Partiti!  il  Frate,  e  gli  altri,  e  di  Fiorenza 
Alisi  ,  volendo  poner  giù  la  foma 
De' peccati ,  il  feguir  con  riverenza. 

70.  Con  quelli ,  e  con  molti  altri  giunfe  a  Roma, 
Perocché  tanti  ne  crebber  d'intorno, 
Che  maggior  gente  fu  ,  che  non  fi  noma. 

71.  Poi  dille  lor  ;  Farete  qui  foggiorno 
Tanto,  eh' i*  torni,  ed  io  andrò  a  Vignonc 
Per  grazia  al  Papa ,  e  farò  qui  ricorno . 

72.  Così  fi  molle  eoa  divozione, 
Credendo  a  que?,  che  P  avien  fluitato  , 
Acquiftar  grazia  di  reminone. 

73.  O  per  invidia,  o  per  altro  peccato, 
Com'  el  fu  giunto  in  Corte ,  di  refia 
Al  Sommo  Sacerdote  fu  accufato  j 

74.  E  efaminato ,  come  fi  dovia , 

Fu  ritrovato  vero ,  e  buon  Criftiano , 
Di  fanta  vita  fìato  tuttavia. 

75.  Ma  perchè  difle  di  queto,  e  di  piano 
Con  più  prefunzion ,  che  non  richiede 
L' effer  prefente  al  fuo  Paftor  fovrano  : 

76.  Non  è  diritto  Papa,  fé  non  fiede 

A  Roma  in  fulla  fedia,  ove  San  Piero 
Tenne  il  bafton  diritto  della  fede  ; 

77.  Penfoflì  forfè  il  Papa  di  leggiero: 
Quefti  potrebbe  con  dolci  latini 
Contro  a  me  molti  mutar  di  penderò  ; 

Tm.  VL  l  '  78.  Ed 


130         CENTILOQUIO    CANTO    LXXXVI. 

78.  Ed  a  Frafacca  il  mandò  a'  confini, 
E  cornandogli ,  eh'  el  non  confeflaffe  , 
Ne  predicadè;  ed  e' con  gli  occhi  chini, 

79.  Benché  li  fuoi  malvolencie-r  lafciafle  , 
Per  forza  gli  convenne  far  V  andata  , 
E  credo  pur,  che  molto  gli  gravaiTe. 

80.  La  ciurma,  che  afpettava  la  tornata, 
Come  pecore  fan  fenza  '1  paftore , 

Si  fparfe  tutta  quanta  fconfolata; 
Si.  Tornarti  a' lor  paefi  con  dolore, 
E  tal  pe'l  Frate  s'era  convertito, 
Che  s  el  fu  prima  reo,  fu  poi  piggiore. 

82.  11  detto  Frate,  eh*  a* confini  er' ito, 
Era  di  trentacinque  anni  d*  etade, 

E  ,  quanto  vedi ,  al  mondo  fu  gradito  ; 

83.  Ma  s'è' con  pace,  e  con  umilitade 
Sofferfe  quello  efiiio,  eh/  i*  t'  ho  detto, 
T  credo,  ch'eia  pien  di  fantitade; 

84.  E  non  credo,  che  Papa  Benedetto 
Sanza  cagion  1  aveffe  confinato  : 
Lafciamo  fìar  di  cui  foffe  il  dìferto. 

85.  Nel  detto  tempo  in  Genova  tornato  , 
Come  dett'è,  per  pace  il  Ghibellino  ,(h) 
E'1  Re  Uberto  avendovi  mandato 

86.  Per  guardia  un  Uficial  da  Tolentino, 
Con  alquanti  a  cavai,  con  molti  fanti, 
E  per  Podeftà  v'  era  un  Fiorentino, 

87.  (Qualfu  Meflcr  Giannozzo  Cavalcanti , 
Ch'ancora  per  lo  Re  v'era  col  Giglio, 
Ch'a'  Ghibellin  difpiacque,a  tutti  quanti,) 

88.  Tra* 


AN.  DI  CRISTO  1334.  ESEGG.  131 

83.  Tra'  Guelfi ,  e  Ghibeilin  nacque  bisbiglio , 
E'nfieme  s'  azzuffa r  fanza  dimoro, 
E  furo  i  Ghibellini  a  gran  periglio. 

8p.  Al  fine  i  Guelfi  fi  rupper  tra  loro, 
Poi  co' Ghibeilin  parte  s' accozzaro, 
E  più  che'  Guelfi  fur  forti  coftoro  , 

pò.  E  gii  altri  Guelfi  ,  e  '1  Re  fuor  ne  cacciaro  , 
I  qua'  11  andaro  a  Monaco  per  certo, 
E' Ghib^liini  poi  fignoreggiaro  . 

pi,  Appreifo  con  disdegno  il  Re  Uberto 
L'  armala  vi  mandò  ,  che  tenne  ftretca 
La  Cittade ,  e'1  Contado  fu  diferto. 

pi.  Allora  i  Ghibeilin  con  molta  fretta 
I  Guelfi,  che  gii  ataro  ,  cacciar  fuori, 
Sicché  de' veri  Guelfi  fer  vendetta. 

p3»  AppreiTò  degli  Spinoli ,' e  degli  Ori 
Fecer  due  Capitan,  ciaicuno  altiero, 
I  qua' potean  far  come  Signori. 

94.  Nel  trentacinque,  elTsndo  Meffer  Piero 
Sacpon  Signor  d'Arezzo,  e  di  Cartello, 
E  di  Mafia,  e  del  Borgo,  e  d'altro  oftiero, 

9$.  Ed  avendo  diferti  fanza  appello 
I  Conti  a  Mxjntefeltro,  e  gli  Ubaldini, 
E  i  figliuoli  di  Tano,  e  lor  pennello, 

pò.  E  que' da  Monte  Doglio,  e  gli  libertini, 
Qae' da  Faggiuola,  ed  altri  fimilmente, 
E  tolta  Gallinella  a' Perugini, 

97.  Efiì  trattaron  poi  fegretamente 

Co' Perugini  ,  e'1  Borgo  a  San  Sipolco  P) 
Tollero  a  Me/Ter  Pier  fubitamente , 

I  2  98.  A' dì 


X32       CENTlLOQyiO    CANTO   LXXXVI. 

98.  A' di  otto  d'Aprii,  nel  tempo  dolco, 
Salva  la  Rocca  co'  fuo'  confidati , 
Che'nfino  a  venti  dì  tennero  il  folco; 

pp.  De'qua' Mefler  Uberto  de*  Tarlati 
Caporal  era,  e,  falve  l.e  perfone, 
S'arrenderono,  e  fur  di  fuor  mandati. 

100.  E  que',  che  prefer  la   podèffione , 
Col  Peragino  all'Aretina)  fer  guerra,- 
E  di  lor  fatti  non  fo  più  menzione, 

Perchè  fon  giunto  ove  '1  cammin  fi  ferra, 

FINE     DEL     CANTO     LXXXVI. 


NOTE     AL     CANTO     LXXXVI. 

Arg.  (f)  Magi,  battagli  ;  errore . 
4  (a)  Str.  e  Tem.  fi  fece  . 
13.  (b)  Magi,  di  contanti  .  (*)  Tem.  migliaia  , 
27.  (e)  MSS.  E  chi  . 
44.  (d)  Tem.  dy  Irlanda  .  Vili.  e.  2.  Olanda  .  (e)  iv.  dt  Sir- 

landa . 
6$.  (£)  Tem.  ripete,  in  quel  luogo* 
<>7'  (g)  Str.  e  Magi.  Pia  di. 
H$.  (h)  Tem.  /w  pace  .  Str.  e  Magi.  /  Ghibellini . 
97.  (i)  MSS.  Sipolcro . 
100.  (k)  Magi,  e  V  Artin  . 


CAN- 


133 


CANTO       LXXXVII. 


ARGUMBNTO 


anni  di  Della  Montagna  ,  onde  ufciro  i  Serpenti ,      villani 

€R.  1335.      Degli  Aretini  ,  e  di  Meffer  Muftino ,        Li  1  .e. 25. 

e  &g£>       Com'ebbe  Lucca  a'fuo\\)  comandamenti  ,  e  fegg. 

E  come  nel  dett'  anno  del  vainolo 

Ci  morì  di  fanciulli  grande  (z)ftuolo  . 

1.  A     Voler  féguitar  Ia'mprefa  fatta 
jl\  Delia  materia,  che  qui  fi  ragiona, 
Mi  convien  dir  ciò,  che  la  Profa  tratta. 

2.  Nel  trentacinque,  che  dinanzi  fuona, 
Una  Montagna,  ch'era  tutta  falda, 
Per  tremuoto  (ty  feofeefe  in  Falterona 

3.  Predo  a  Firenze  una  sì  grande  falda, 
Che  tenne  il  rovino  più  di  ere  miglia, 
Di  Maggio,  eh' ancor  l'aria  non  è  calda. 

4.  Albori,  cafe ,  e  beftie,   quanto  piglia 
Si  mifè  fotto,  ed  afeirne  ferpeoti 
Tanti,  eh*  a  dir  parrebbe  maraviglia» 

5.  Con  quattro  piedi ,  e  con  aguti  denti 
Se  ne  trovaron  due  ;  che  corri'  un  cane 
Era  ciafeuno,  al  parer  delle  genti. 

6.  A  Decoman  dalle  perfone  vane 
Portati  furo  ,  e  molta  gente  china 

A  ciò  veder,  perch'eran  cofe  ftrane  » 

7.  Appreffo  poi  della  detta  mina 
Ufcl  acqua  sì  fatta,  che  di  lieve 
Avvelenata  avrebbe  la  marina  ; 

I  3  8.  E  w 


134         CENTILQQyiO    CANTO    LXàXVII. 

8.  E  tutti  i  fiumi  d'intorno,  e  ia  Sieve, 
E  T  Arno  intorbidò  per  tal  cagione 
SI, che  a  lavai*  la  gente  andava  in  Grieve. 

p.  Nel  detto  tempo  Aìeflèr  Beltramone 
IV  Fiorencin  di  guerra  Capitano, 
Come  dett' è  dinnanzi  per  ragione, 

io.  Un  battifolle  avie  pò  ito  a  Baggiano, 
Dal  qual  tornando  ,  da  nimica  genre 
Riporta  in  guato  fu  psrcotfb  (<0  al  piano; 

li.  Ond*  e' fi  voife  valorofamente  , 
Co' Tuoi ,  i  quali  erano  cencinquanta  , 
E  feonfifie  i  nemici  incontanente  . 

12.  E  fecondochè  '1  Libro  dice,  e  carità, 
Fu  morto  un  lor  Coneftabole  quici  , 
E  venti  preli,  fé  *i  dir  non  millanta. 

13.  Poi,  com' avieno  ordinato  i  nemici, 
Ufcir  di  Peicia  dugento  barbute, 
Che  i   nofiri  mifer  tutti  alle  pendici  . 

J4.  Un  ne  fu  morto  ,  e  preiì  con  fé  rute  . 
Ne  furor*  più  di  trenta,  g  li  confinì 
Gli  altri  fuggir,  come  bedie  fmarruté. 

15.  Nel  detto  tempo  eifendo  i   Perugini, 
E  'I  Cortonefe  andato  in  Val  di  Chiana  , 
Guadando  in  quella  parte  gli  Aretini  , 

1(5.  E  Atelier  Pier  con  fuo  gent<2  fovrana 
Si  fece  loro  incontro,  ed  in  perfona 
Co' fuoi  percofie  a  quella  gente  vana. 

17.  Que' fi  rivolfero  inverfo  Cortona, 
Quafi  con  fuga  si  male  ordinati, 
Che  Atelier  Pier  feguitando  gli  forona  - 

18.  So* 


AN.  DI  CRISTO  1335.  E  SEGG.  1 3 5 

18.  Sopraggitti  ch'egli  ebbe,  fceverati 
Li  mifc  in  iiconfìtta  ,  e  più  di  cenco 
Cavalier  Perugia  vi  far  legaci , 

io.  E  più  di  due  cotanti,  ciò  non  mento, 
Di  que' da   pie  rimafer  preft ,  e  morti, 
E  Meffer  Piero,  e'  Tuoi  con  ardimento 

20.  Verfo  Cortona  ,  infin  predo  alle  porti 
Li  feguitò  ,  e   pofcia  non  s' indugia  ; 
Con  gli  luoi  Cavalier  gagliardi  ,  e  forti 

zi,  E' cavalcò  fopra  quel  di  Perugia, 
E  'a  cinque  giorni,  di  ciò,  che  trovaro, 
Non  vi  campò  valer  d'  una  grattugia  ; 

21.  Ed  alle  forche  loro  poi  impiccaro 
Alquanti  Perugia  col  gatto  allato, 
Ed  a' brachieri  ior  laiche  appiccaro; 

23.  A  dimoftrar,  iiccome  avea  giucato 
Con  lor,  col  gatto,  e  co' fai  fi  penfieri, 
Il    Perugin  Cacalafche  chiamato  .(<*) 

24.  Ma  i  Perugin  ,  fìccome  arditi  ,  e  fieri , 
Non  come  gente  fconfitta ,  venire 

Di  Lombardia  fer  mille  Cavalieri. 

25.  E' Fiorentin  fanza  afpettar  d'udire 
Loro  ambasciata  ,  o  d' e  de  ine  richiedi, 
Manda'r  della  lor  gente  al  lor  fervire 

26.  Dugento  Cavalieri  arditi,  e  predi, 

La 'nfegna  del  Comun  con  lor  portando, 
Acciocché  1'  amiilà  fi  manifedi . 

27.  Nel  predett'anno  di  quinci  padando 
Dugento  Baleftrieri  Genoved  , 

A  Meder  Pier  Saccon  d'Arezzo  andando, 
I  4  28.  Co' 


I$6         CENTILOQUIO  CANTO  LXXXVH. 

28.  Co'(e)  pennon  degli  Spinoli  difìed, 
Ch'  avien  per  fopranfegna  gli  aguglini  ; 
Onde  i  fa  ne  in*  veggendoli  palefi, 

29.  Tutti  gridar:   Muoiano  i  Ghibellini; 
Onde  i  briganti  furo  apparecchiati , 

E  tutti  li  ruba'r  per  gli  cammini  . 

30.  Sicché  tornaro  addietro  peggiorati  * 
E  fediti  di  lor  furono  alquanti  , 

E  ritornarli  a  chi  gli  avea  mandati, 

31.  Convenne  poi,  che' notòri  Mercatanù 
Del  detto  danno  faceffer  l'ammenda, 
E  forfè  la  fer  più  di  due  cotanti  - 

32.  E' Perugin,  feguendo  la  leggenda, 
Riprefer  cuore,  e  fer  gente  per  certo, 
Per  dare  agli  Àretin  mala  profenda . 

33.  Nel  dett' anno  di  Giugno,  \\  Re  Uberto 
Mandò  gran  gente  fopr*  a'  Cieiliani 
Perchè 'i  paefe  lor  folle  diferto: 

34.  La  qual  guidar  due  franchi  Capitani  * 
De' qua' fu  Y  uno  il  Conte  Chiaramente 
E  T  altro  fi  fu  il  Conte  Curuliani  * 

3$*  E' Fiorentini  vi  mandaron  pronti; 

Cento  barbute,  e  non  più,  perchè  andata 
Era  la  gente  a  vendicare  akr' onte. 

3C).  E  ben  due  mefi  (lette  queir  armata 
NelPlfola,  e  dovunque  egli  arrivaro, 
Col  fuoco,   e  ferro  non  lafciar  derrata  ; 

37.  Ma  nulla  Terra  però  v'acquiftaro: 
DiiTefi  allora,  che  1  Chiaramootefo 
Non  v'era  flato  colf  animo  chiaro; 

38.  E  bea 


AN.  DI  CRISTO  1335.  E  SEGG.  1%J 

3S.  E  ben  lo  dimoftrò  affai  palefe  ; 
Che  ficcome  L  armata  fé  ritorno, 
Dal  Re  ii  fu  partito  alla  cortefe: 

39.  Al  Bavero  n'andò  fanza  foggiorno , 
Poi  al  fervigio  di  Metter  Maftino 
Con  fuo  compagna  v^nne  molto  adorno. 

40*  Nel  prederanno  cffendo  il  Fiorentino» 
Con  gli  altri  infieme ,  intorno  a  Parma  groffi* 
La  Terra  iiretta  sì,  ch'era  al  dichino, 

41.  Mefter  Marfilio,  ed  Orlando  de'Roflì, 
Ch'  avien  la  Signoria  di  Parma  in  mano, 
Veggendofi  così  intorno  percoflì, 

42.  Meffer  Àzzo  Vìfconti  da  Melano 

Di  Parma,  e  Lucca  vollon  far  contento; 
E  ciò  fenccndo  di  queco  ,  e  ài  piano 

43.  I  Collegati  fecer  parlamento  , 

Nel  qual  fu  il  fopraddetto  Mefler  Azzo, 
E1 Fiorentini ,  e  gli  altri  del  convento. 

44.  Quivi  lì  fece  di  più  acque  guazzo;  (Q 
Cioè,  fcoprendo  colla  faccia  accefa 

Tra  lor  più  falli,  fuor  d'  ogni  follazzo  . 

45.  E  Mefler  Azzo  volie  pur  la  'mprefa 
Cominciata  feguir  co'  Parmigiani  ; 
Ma' Fiorentini  ne  fer  gran  contefa, 

46.  Perchè  Lucca  non  fotfe  alle  fue  mani  ; 
Ma  viepiuttofto  amavan,  che  T  avefle 
MeiTer  Maftin  ,  eh'  aJcun  di  que'  Sovrani , 

47.  Avendo  fede  nelle  fuo  promette  , 
Che  più  volte  avie  decro  tra' Magviori, 
Di  darla  a*  Fio  renna  ,  fed  el  potè  ile . 

48.  E  do. 


138  CENTILOQUIO    CANTO    LXXXVII. 

48.  E  dopo  il  dir  di  molti  dicitori  , 
Rimefìa  fu  con  molta  diligenza 

La  Ior  quiftion  rie' noftri  Ambafciadori  : 

49.  I  quali  appretto  dieder  per  fenten/a  , 
Che  Parma  folle  di  Metter  Mattino, 

E  poi  la  Lega  acr.uiftatte  Piagenza, 

50.  E  fimilmence  il  borgo  a  San  Donnino, 
E  l'uno,  e  l'altro  avette  il  Melanefe  , 
Pcich' acquiftato  fotte,  in  fuo  dimino. 

5  1.  E  confermato  tutro  di  palefe  , 
Non  afpettando  i  Rodi  da  perfona 
Alcun  foccorfo  nelle  lor  difefe  , 

52.  Tractaro ,  e  dierfi  al  Signor  di  Verona. 
Metter  Marfilio  di  Carrara  in  quella 
Quiftion  fu  mezzo,  come  fi  ragiona. 

53.  Pontriemoli ,  con  altre  più  Cartella 
Dovean  rimaner  libere  Ioro^ 

A' Roflì ,  dico,  ed  abitare  in  ella  , 

54.  E  cinquanta  migliai  di  fiorin  d'oro 
Dovieno  avere  ogni  anno,   tutti  gli  amii  j 
E  Metter  Pier  de' Rotti  il  Tenitoro, 

5$.  Ch'  avie  di  Lucca,  per  lo  Re  Giovanni, 
Promife  dargli;  e '1  Veronefe  accordo 
Col  detto  Re  trovò  poi  fanza  inganni , 

$6,  Montandoli  ne' parti  molto  ingordo, 
A' noftri  Ambafeiador  più  volte  ditte: 
Ciò,  ch'i*  ne  fo,  per  voi  Fiorentini  ordo; 

57.  Ed  al  noflro  Comune  ancor  lo  fcriffe, 
E  eh' el  faria  con  tutto  fuo  podere 
Contro  al  frate!,  fé  manco  ne  veniffe . 

58.  A' dì 


AN.  DI  CRISTO  1335.  E  SEGG.  I39 

58.  A' cllvencun  di  Giugno  ,  al  mio  parere, 
Ebbe  Meffer  Martin  Parma  per  cerco  ; 
Ma  già  n' er' ito  a  Verona  a  giacere. 

59.  E  '1  fuo  fratel  carnai ,  Me  (Ter  Alberto 
Entrò  in  Parma  per  quella  cagione, 
Con  fecencò  a  cavai,  d'arme  coverto, 

6"o.  Ed  offervaro  i  patti ,  per  ragione  f 
Come  fi  convenia,  al  Parmigiano, 
Finché  di  Lucca  ebber  la  poffeffione. 

òli  E  poco  sppreffo  i  Signor  di  Folliano , 
Con  certi  patti ,  per  tema  di  peggio  , 
Trattar  col  Veronefe  di  lontano  , 

6ii  E  diérglì  a*  quattro  dì  di  Luglio  Reggio  ; 
Il  quali  com'  ebbe  quella  Città  vaga, 
Pe'  patti  della  Lega ,  fé  ben  veggio , 

6}.  La  ridonò  a' Signori  (g)  da  Gonzaga, 
Con  pacci,  eshed  ogni  anno  in  fua  prefenza 
Portatl'ero  un  Falcon ,  perchè  gli  appaga. 

64;  DI  vencifecre  di  Luglio  Piagenza 
Si  diede  a  M effe  re  Azzo  de'  Vifconti , 
E   pochi  dì  regnò  in  fua  potenza  . 

65.  1  Piagéntin,  eh3  al  volger  furon  pronti, 
Si  rubellaro  da  lui  ,  e  trattaro 
Col  Re  Uberto;  ma  fur  corti  i  ponti. 

66    Non  giugnendo  il  foccorfo  s9  àccordaro 
Con  Meffer  Azzo  ,  fecondochè  odi , 
E  di  Dicembre  i  fuoi  vi  riromaro. 

67.  Nel  detto  tempo  per  fienili  modi , 
A  Meffer  Azzo  ,  con  patti  dille  fi 
Anche  fi  diede  la  Città  di  Lodi. 

<52.  Di 


I40         CENTILOQJJtO    CANTO    LXXXVII. 

68.  Di  Maggio  apprettò,  fecondoch'io 'ntefì , 
Modina  s'arrendè  a' Colligati, 

E  conceduta  fu  poi  a'  Marche/!. 

69.  E  cosi  fur  tutti,  i  patti  fervati 

A  cialchedun,  come  qui  fi  rattegna , 
E   folo  i  Fiorentin  furo  ingannati. 

70.  Per  lor  non  fu  nò  patto  ,  né  convegni  ; 
Le  promette  di  Lucca  s'  annullaro, 
Siccome  fa  chi  di  ma]  far  s'ingegna. 

71.  Onde  gran  guerre  poi  ne  feguitaro 
Da' Fiorentini  al  Martin  ,  com'  udire  ' 
Ancor  potrai,  come  Ci  vendicaro. 

72.  Ma,  vuoili  pur  dell1  altre  cofe  dire, 
Ched  in  quel  tempo  fur,  come  fi  canta, 
E  'i  proposto  poi  potren  feguire . 

73.  Nel  dett'  anno  tenendo  Pietrafanta 
Niccolai'de'  Pogginghi  con  affanni , 

Che  l' ebbe  in  pegno  ,  come  ancor  fi  vanta, 

74.  Per  diecimila  fìorin  fanza  inganni 
Dal  Coneftabol  di  Francia,  mi  pare, 
Quando  a  Lucca  fue  col  Re  Giovanni; 

75.  Niccolai' non  polendola  guardare, 

La  diede  in  guardia  al  Comun  di  Fiorenza; 
La  Rocca   tenne  per  lo  fuo  abitare. 

76.  E  'I  primo  Capitan  ,  fariza  fallenza  , 
Con  dugento  a  cavai  prodi ,  e  gagliardi , 
E  trecento  pedoni  a  ubbidienza, 

77.  Metter  Gerozzo  fu  di  cafa  i  Bardi; 
E'1  terzo  dì,  poche  vi  fu  in  perfona, 
Viemaggiormente  convien  ,  che  fi  guardi  ; 

78.  Pc 


AN.  DI  CRISTO  1335.  E  SEGG.  I4I 

78.  Perocché  ,  ficcome  qui  fi  ragiona  , 
Cerci  ufcici  ài  Lucca ,  con  valore 
Prefer  con  altri  il  Poggio  alla  Pedona, 

7p.  Qual  è  tra  Piecrafanca  ,  e  Carnaiore. 
Volendolo  afforzare,  e  fare  il  foffo, 
Per  poterlo  difendere  a  furore  , 

80.  Vi  cavalcò  co'  fuoi  Meffer  Pier  Roffo,(M 
Ed  affediolli ,  eh'  eran  mal  forniti; 

E  que'  veggendofì  tal  gente  addoilò , 

81.  Non  afpetcaron  W  d'  efiere  affaliti , 
A  Meffer  Piero  s'arrender  di  botto; 
E  poich' a  Lucca  a  pregion  furono  iti, 

82.  Mefier  Pier  fé  impiccar  di  lor  diciotto; 
Tra' qua',  ficcome  fi  vide  palefe, 

Due  de' Pogginghi  pagaron  lo  feocto. 

83.  Nel  detto  tempo  Meffer  Mattia  prefe 
La  tenuta  di  Lucca  (Ignorile, 

E  Mefier  Pier  n' ufcì  fanza  contefe. 

84.  E  Nicolai' Pogginghi  poi  d'Aprile, 
Per  undici  migliaia  di  fiorini, 

Gli  concedè  Pietrafanta  gentile  . 

85.  Poi  die  comiaro  a  tutti  i  Fiorentini, 
E  mifevi  la  gente  del  Tiranno, 
Onde  fi  turbar  grandi ,  e  piccolini . 

36.  Ma  prima,  che  compieffe  il  detto  sano, 
Meffer  Maftino  appofe  a  Niccolaio , 
Che  con  gli  Fiorentin  trattava  inganno , 

87.  E  fel  pigliar  quand'egli  era  più  gaio, 
E  di  ciò,  ch'egli  avea,  come  Signore, 
Non  gli  lafciò  il  valere  d"  un  danaio . 

88.  Cosi 


142.  CENTILOQUIO   CANTO    LXXXVII. 

88.  Così  tradico  fu  il  traditore 

Da  quel,  che  contro  alla  Tuo  cofcienza 
Ci  moftrò  quel  ,  che  non  avea  nel  cuore  • 

Sp.  Nsl  trencacinque  fu  la  peftilenza 
Tra  gii  fanciulli,  e  del  mal  del  vainolo 
Domila  ,  e  più  ne  morirò  in  Fiorenza  , 

pò.  Onde  a'  lor  padri,  e  madri  fa  gran  duolo, 
Che  tal  s'  aveva  un  fanciul  piccolino  , 
Che  giammai  poi  non  acquietò  figliuolo,. 

91.  Nel  dece' anno  trovandoli   Bacino 

Di  Grofleco  Signor,  che  fu  per  guerra 
in  Siena  {lato  più  tempo  a  confino, 

92.  Perchè  i  Sanefi  prefo  avien  la  Terra, 
E  perch'egli  era  fapuco  ,  e  difereco, 

l!  tenien  quivi ,  fé  '1  Libro  non  erra  ; 

93.  Faruìiii  un  giorno,  ed  andonne  a  Grolfeco 
Con  certi  fuoi  compagni  alle  code, 
Caccionoe  i  Beffi ,  ed  e'  rimafe  lieto . 

94»  Ma  deffi  vi  cornar  di  botto  ad  ode 
E  diervi  la  battaglia  dall' un  lato, 
E  di  lor  morci  alfai  fur  fe'nza  (òde. 

95.  Poi  di  Novembre,  per  f^Ifo  trartaco, 
Fu  darò  loro  una  porta  di  faldo,(k) 
Per  la  qua!  ,  come  prima  era  ordinato, 

$6.  Il  Capican  lor ,  Conce  Marcoyaklo 
Dentro  pafsò,  con  trecento  foldaci , 
I  qua' fur  prefi,  ed  el  pafsò  con  caldo; 

97.  E  poi  vsggendo  i  Beffi  raddoppiati, 
fiatino  andóe  a  Pifa  alla  celata, 
E  fecento  a  cavallo  zbbz  menati . 

98.  Quan- 


AK.DI  CRISTO  1335.  E  SEGG.  I43 

p8.  Quando  i  Sanefi  fenrir  Ja  brigata , 
Lafciàro  il  campo,  fuggendo  (I)  la  piena  9 
E  poi  Batin ,  colla  fuo  maflnaca 

pp.  Corfe  guadando  il  Contado  di  Siena  > 
E  menonne  di  preda  a  quefto  tracco 
Uomini ,  e  befiie  ,  con  carica  fchiena . 

100.  Poi  fé '1  Sanefe,  come  villan  matto, 
Che  dopo  grande  fua  vergona,  e  danno : 
Col  detto  Barin  fece  accordo,  e  pacco: 

Cosi  le  beflie  fpeffe  voice  fanno. 

FINE     DEL     CANTO     LXXXVII. 


NOTE    AL    CANTO    LXXXVII. 

Arg.  (f)  Magi.  Lucca  fu o\    (a)  iv.  un  grande» 

1.  (b)  Tem.  Per  fremitoti  . 
io.  (e)  Magi,  e  Str.  p er coffa . 
23.  (d)  Tem.  era  chiamato'* 
28.  (e)  Magi.  E  co\ 
4-f,  (f)  Magi,  di  Pavia  que  guazzo;  errore.  Tem.  di  più 

acqua  . 
6?'  (g)  Magi,  e  Tem.  La  donò  al  Signor» 
80.  (h)  Magi.  Pietroffo  . 
.Si.  (i)  Tem.  appettando. 
95.  (k)  Magi    di  falfo. 
98.  (lj  Magi,  e  Str.  e  fuggendo . 


CAN- 


144 
CANTO        LXXXVIII. 

ARGOMENTO. 

anni  di  Di  Maffa  ,  e  poi  di  Città  di  Capello  ,         villani 
e  R.  1 3  3  $ .      E  come  il  Re  di  Scozia  fu  j "con fitto  1 . 1 1  .e .  3  5 . 

e  fegg.       Dallo  (f  )  Re  d 'Inghilterra  prede,  e  bello,    e  frgg 
E  del  primo  di  guardia  Capitano  , 
Che  fu  (a)  in  Firenze  ,  e  pofeia  del  Pi  fa  no  . 

1.  npEnendo (b)  i  Fiorentin  nelle  lor  mani, 

i     Come  già  dilli ,  ivi  Città  di  Malia, 
Per  la  qutfììon  tra'  Sane/i ,  e'  Pifanì , 

2.  Nel  trentacinque  ,  ch'ancora  non  paffo, 
V  era  per  Podeftà  andato  quinci 

li  Tegghia  Buondelmonti ,  e  non  dibaffa* 

3.  E'I  Capitan  Zampagnon  Tornaquinci  j 
Ma  due  fette  v' avea;  1' una  palefe 
S'accorto  a' Pifan,  ficcome  a  Princi; 

4.  E  quella,  che  tenea  col  Sanefe, 
Con  Zampagnon  fi  tenea  tuttora, 
Che  non  fenza  cagion  fé  lor  difefe. 

5.  Que',  che  cenien  co'Pifani,  a  romore 
Levar  la  Terra,  e  gli  altri  volentieri 
Richiefer  Siena  d'aiuto,  e  favore; 

6.  Onde  popol  vi  venne,  e  Cavalieri, 
E  d'entrar  nella  Terra  da  quel  lato, 
Co*  loro  amici,  furo  arditi,  e  fieri. 

7.  E  di  Firenze  allor  vi  fu  mandato 

Il  Vefcovo  ,  con  altri  Arnbafci adori  » 
ter  accordar  le  parti  al  buono  flato. 

8.  Ma 


ÀN.  DI  CRISTO   1335.  E  SLGG.  I45 

8.  Ma  per  forza  i  SanefI  fur  Signori, 
Dì  ventiquattro  del  mefe  d'  Agofto, 
E  gii  amici  di  Fifa  cacciar  fuori. 

<j.  Onde  i  Pifani  fi  turbaron  tofto 
Sì  col  Sanefe,  e  sì  col  Fiorentino, 
Nelle  cui  mani  il  guardare  era  pofìo, 

10.  Ed  era  flato  ancor,  come  vicino, 
Mallevador  d*  ognun,  con  chiara  fronte, 
Se  tale  accordo  mettefle  al  dichino. 

ti.  Nel  detto  tempo  i  Marchefi  dal  Monte, 
Colla  lor  madre ,  la  qual  era  fpecchio 
Di  tutte  l'altre,  di  malizia  fonte,  (c) 

12.  Trattato  avien  con  certi  da  Montecchio, 
Ch'erano  a  guardia  in  Città  di  Cartello , 
E  lor  fedeli  fur  nel  tempo  vecchio. 

13.  La  detta  donna  fatto  avfa  il  tranello, 
Siccome  dar  dovevano  una  porta, 

E  li  Marchefi  veggendofi  il  bello, 

14.  Con  Perugini ,  ed  altra  gente  accorta 
In  quella  parte  furon  cavalcati 

Di  mezza  notte  ;  e  giunta  loro  feorta, 
i$.  I  traditori  furo  apparecchiati 
Dal  lato  dentro ,  e  levaro  il  romore  ; 
Onde  Meffer  Ridolfo  de'  Tarlati , 

16.  Che  di  quella  Città  era  Signore , 
S'armò,  e  fece  armar  tutta  fua  gente, 
Volendo  riparare  a  tal  furore. 

17.  Come  la  lingua  va  al  dogliofo  dente, 
II  Cavalier  co'  fuoi  fubito  corre 

Dove  affalir  da'  nimici  fi  fente. 

Tom.  VI.  K  18.  E  fic- 


146         CENTILOQUIO    CANTO    LXXXV1IK 

18.  E  ficcom'  el  fa  giunco,  della  Torre 
Da' fuo' gittato  fu,  per  dargli  in  tefta: 
Onde  veggendofiil  rigoglio  corre, 

19.  Afferragliar  fé  la  via  fanza  refta  , 
E  quivi  flette  a  difender  la  ferra 

Con  tutta  la  fuo  gente  armata,  e  pretta, 

20.  Mad  i  Marchefi ,  e  gli  altri,  che  di  guerra 
Erano  fperti  ,  con  molti  dormenti 

Da  più  parti  aflalir  fecer  la  Terra  ; 
si.  Laonde  molti  Cittadin  valenti 
Abbandonar  la  guardia  del  ferraglio  , 
Credendo  riparar  maggior  tormenti. 

22.  E  li  Marchefi  di  punta,  e  di  taglio 
Co*  traditor  ter  tanto,  ti  prometto, 
Che  paflar  dentro  non  fenza  travaglio; 

23.  Ed  alla  sbarra  combattendo  appetto 
A*  Cittadini,  a  cui  la  cofa  tocca, 

Pa Aaron  francamente  a  lor  difpetto. 

24.  Meffer  Ridolfo  fuggì  nella  Rocca, 
Per  ifeampar,  con  certa  fuo  brigata, 
Come  fi  fuol ,  quando  periglio  fiocca  • 

25.  E  la  Cittade  fu  corfa  ,  e  rubata, 
E  po'  da'  Cavalieri ,  e  fanti  ardici 

La  Rocca  intorno  intorno  fu  cerchiata; 

26.  E  perchè  dentro  molti  eran   fuggici , 
Facean  d'ogni  cofa  vicipero, 
Perocché  v' eran  molto  mal  forniti. 

27.  Non  poffendo  tenerli,  a  dire  il  vero, 
Ne  fperando  foccorfl  d'altri  fluoli, 

A* di  cinque  d'Agofto  s'arrenderò. 

28.  Mef- 


AN.  DI  CRISTO  1335.  E  SEGG.  147 

28.  Metter  Ridolfo,  con  due  fuo*  figliuoli, 
Ed  altri  moki,  come  qui  fi  cerna, 
N' andaron  prefi  a  Perugia  con  duoli. 

2p.  Appretto  i  Perugini  ebber  Citerna , 
E  più  altre  Cartella  del  paefe, 
Siccome  piacque  a  chi  '1  mondo  governa . 

30.  Nel  detto  tempo  il  Re  deli'  Inghilefe 
In  Ifcozia  pafsò  con  molta  gente  $ 

E  '1  Re  di  Scozia  co'  fuoi  (d)  f  arme  prefe  , 

31.  E'ncontro  gli  Ci  fece  francamente, 

E  combattè  con  lui  con  fua  travaglia  , 
Perocché  el  fu  fconfitto  incontanente  » 

32.  E  molti  degli  Scotti  alla  battaglia 
Rimafer  morti,  col  fratel  carnale 
Del  detto  Re,  Conte  di  Cornovagliaj 

33.  E  lo  Re  d'Inghilterra  naturale, 
Sanza  colpo  di  fpada  prefe  poi 
Quafi  che  tutto  il  paefe  Reale. 

34'  Veggendo  il  Re  Davitte  fé ,  e  i  fuoi 
Così  diferti,  non  gli  parve  ciancia, 
E  dolorofo,  come  penfar  puoi, 

35.  Di  fubito  n'andò  al  Re  di  Francia, 
E  da  lui  ricevette  onor  fovrano  ; 

E  quefto  bafli  di  fua  mala  mancia. 

36.  Nel  dett* anno,  di  guardia  Capitano 
Creato  (e)  fue  in  Firenze  da  quelli , 
Che  '1  reggimento  allora  avieno  in  mano . 

37.  Da  Gobbio  il  primo  fu  de' Gabrielli 
Metter  Iacopo  ,  eh*  ebbe  contanti 
Mille  fiorini  il  mefe  (f)  buoni,  e  belli, 

K  2  38.  Con 


I48         CBNTIL0QU10   CANTO   LXXXVIII. 

38.  Con  cinquanta  a  cavallo,  e  cento  fanti, 
E  pieno  albitro  fanza  findacato  , 

Ed  abitò  ,  cóme  trovi  davanti» 

39.  In  quel  palagio ,  che  fu  edificato , 
Pe' Figliuopetri,  e  poi  da' creditori 
Settemila  fiorin  fu  comperato 

40.  Per  lo  Comun,  perch'  è  preflò  a'  Priori, 
E  fece  un  anno  si  rigido  uficio , 

Che  'l  temer  Grandi ,  mezzani,  e  minori, 

41.  E  per  tema,  eh' avien  del  fuo  giudicio, 
Molti  sbanditi  paflarono  i  Monti, 

E  non  ci  fi  faceva  un  malifìcio. 
.42.  Vennegli  a  mano  il  Roflb  Buondelmonti , 
Ch' avea  bando,  non  per  micidiale, 
Ma  perchè  feguitò  molti  (g)  altri  pronti , 

43.  Faccendo  contro  al  bando  generale 
Del  fuo  Comune  incontro  a  Montalcino 
Pe' Tolomei,  e  colfegliene  male. 

44.  Se'J  giorno  andava  alcun  buon  Cittadino 
A  pregar  di  fuo  fcampo,  più  di  cento, 
Dicean  ,  Ja  notte  eh' el  mettefle  al  chino. 

45.  Veggendo  il  Capitan  lo  'ntendimento 
De'Cittadin,  eh* andavano  a  quell'otte, 
Al  Rodo  dille  con  molto  ardimento: 

46.  Per  te  faria,  che  mai  non  foffe  notte; 
E  tenuto,  che  l'ebbe  in  (ùa  podefla 
Alquanti  dì,  rimife  poi  le  dotte, 

47.  E  fubito  gli  fé  tagliar  la  tefta , 
Eflèndo  (lato  un  uom  molto  temuto, 

E  che  avea  molta  gente  a  fua  richieda . 

48.  Quel 


AN.  DI  CRISTO  1335.  E  SEGG.         I49 

48.  Quel  Capitano  era  vecchio,  e  fparucoj 
Ma  el  fi  potie  metter  era  gli  arditi, 
E  parte  qui  ne  puoi  aver  veduto. 

4p.  E' condannò,  per  tenere  sbanditi 
Molti  Comuni ,  e  popoli  d' intorno  , 
E  molti  Cìttadin  de'  più  forbiti , 

50.  E  finalmente  a  Gobbio  fé  ritorno . 
S*  e'  ne  porrò  danar  ,  dir  noi  faprei  ; 
Ma  credo,  che  a  raccolta  fonò  il  corno. 

51.  Nei  mille  con  trecento  trentafei, 
Fu  dopo  lui  Me  (Ter  Accorimbono  (h) 
Da  Tolentino ,  come  faper  dei  : 

52.  Il  qua!  fu  favio  Capitano,  e  buono; 
Ma  fra '1  tuo  tempo,  fé  '1  Libro  non  erra, 
Avvenne  quel,  eh'  appreflò  ci  ragiono. 

53.  Meffer  Niccola  Agobbin  dalla  Serra, 
Podeftà  noftro  flato  finalmente , 

Ebbe  di  petizioni  una  gran  guerra: 

54.  L*  afleguitore  eifendo  fuo  (0  parente  , 
Noi  volle  condannare ,  e  non  volea  , 
Che1  Sindachi  il  faceffer  fimilmente. 

55.  Meffer  Accorimbon  con  lui  tenea, 
Ed  al  Nipote ,  Meffer  Fidefmido , 
Podeftà  nuovo ,  ancora  difpiacea . 

50*.  V  affeguitore ,  e'fiioi  miffero  a  grido 
Tutto  il  palagio,  come  gente  pazza, 
E*  Sindachi  fof'pinfer  fuor  del  nido  ; 

57.  Onde  gran  gente  traffe  in  fulla  piazza, 
E  furo  allor  parecchi  de'  fuo'  fanti 
Fediti,  qual  di  pietre,  e  qual  di  mazza; 
K  3  5$*  E  qu*' 


150       crNTiLooyio  canto  lxxxviiu 

58.  E  que' del  Capitan  prefero  alquanti 
De*  noftri  Cittadini ,  e  raddoppiando , 
Venne  la  gente  al  fuo  palazzo  avanti  • 

$p.  Né  per  comandamento,  né  per  bando 
Non  fi  potea  far  la  gente  partire  ; 
E  s'  e'  fbfTer  partiti ,  al  fuo  comando 

60.  Da  quattro   in  fu  ne  facea  morire  j 
Ma  per  tema  del  popolo  adirato 
Non  ebbe  di  guadare  alcuno  ardire . 

61.  Me/Ter  Niccola  fu  pur  condannato; 
E  feffi ,  che  d'  Agobbio  Poteftade 

Fra  certo  tempo  non  fofle  chiamato  . 

62.  Appretto  venne  un'altra  novitade  , 
Che '1  Capitano  ebbe  informagione , 
Che  tradir  fi  dovea  quefta  Cittade 

63.  Per  certi ,  che  '1  faceano  a  petizione 
Del  Veronefè  Can  ,  Mefler  Martino , 
Contro  a*  quali  formò  la 'nquifizione . 

64.  E  della  Tofa  fu  T  un  Mefler  Pino, 
Che  più  d'un  mefe  dinnanzi  era  morto; 
E  l'altro  fu,  ficcorne  qui  dicrino, 

65.  Feo  di  Meflere  Odaldo  fuo  conforto; 
Degli  Ubaldin  Mainardo  fue  il  terzo. 
Non  fo ,  fé  'n  quefto  ricevevan  torto  ; 

66.  Ma  io  fo  ben,  ficcorne  M  qui  ti  sferzo, 
Che  '1  fi'  di  Meflèr  Pino  fu  collato 

Per  tal  cagione,  e  non  gli  parve  fcherzo.  P) 
6j.  E  non  trovandoti  vero  il  trattato , 
Il  Capitan  per  altro  die  fentenza 
Contro  a  Mefler  Pin  morto,  e  fotterrato, 

tfS.  Di- 


AN.  DI  CRISTO  1335.  E  SEGG.  151 

68.  Dicendo,  eh*  e'  fanza  alcuna  licenza 
Avea  voluto  Lucca  comperare, 
A  petizion  del  Comun  di  Fiorenza, 

6p.  E  fecegli  una  fua  cafa  disfare 

In  fui  frafeato  ;  e  gli  altri  fur  profciolci 
Con  poco  onor  del  Capitan,  mi  pare. 

70.  Diflètt  per  la  Terra  poi  per  molti, 
Che  per  invidia  fu  cotal  partito,    ■ 

E  chi  Tappofe  a' fuo' conforti  (tolti. 

71.  E  poiché  '1  Capitano  ebbe  finito 
V  uficio  fuo ,  non  ci  furon  chiamati 
Più  Capitan  ,  perch/  egli  avea  fallito  . 

72.  Nel  trentacinque,  dopo  più  trattati 
Fatti  col  Veronefe  per  Orlando 

Di  Lucca  ,  a  noftra  ftanza  ragionati , 

73.  Ed  il  Maitin  promettendo,  e  giurando, 
Che  per  gli  Fiorentin  tutto  facea, 
Acciocché  avetter  Lucca  al  lor  comando, 

74.  Metter  Pier  Rotto,  che  la  pottedea, 
Se  ne  partì  di  Dicembre  per  certo, 
Perdi' a  Metter  Martin  data  T-avea, 

75.  Ovver  per  lui  a  Metter  Giliberto 
Tedefco,  il  quale  avea  (m)  Vicario  fatto 
Capo  di  cinquecento  favio,  e  fperto. 

76.  E  Metter  Pier,  ficcom'  era  di  patto, 
Prefe  Pontriemoli,  ed  altre  Cartella, 
Che  gli  fur  concedute  al  primo  tratto. 

77.  Ancor  per  tutta  la  detta  novella 
Dicea  Metter  Martin  ,  che  procacciato 
Fé'  Fiorentini  aveva  Lucca  bella  ; 

K  4  78.  E  fic 


152    CENTILOQyiO  CANTO  LXXXVIU. 

78.  E  ficcorn  altre  voice  avea  giurato 
Con  fallita,  ancor  giurò,  e  dille, 
Che  '1  detto  fuo  noa  verrebbe  fallato  ; 

70.  Ed  a  Firenze  falfamente  fcrifl'e  , 
Che  prima  Lucca  riformar  volia  , 
E  poi  dirie  ,  che  '1  Fiorentin  venule  . 

80.  Ma  prefa,  ch'ebbe  intera  fignoria, 
Ogni  prometta  fatta  fece  vana* 
Siccome  traditor  pien  di  follia , 

81.  Signoreggiar  credendoci  Tofcana* 
Ma  la  fperanza  gli  venne  fallata, 
Come  diremo  ancor,  con  mente  lana* 

82.  Nel  detto  tempo  eilendo  dibaiTata 
La  forza  de' Tarlati,  e  '1  Perugino 
La  fua  avendo  cresciuta ,  ed  alzata  * 

83.  Coli' aiuto,  eh/  avie  del  Fiorentino, 
E  d'  altri  molti  a'  lor  fervigi  accorti  y 
Ripofto,  eh' ebber  Montefanfovioo  , 

84.  Arezzo  corfero  infino  alle  porti  » 
E  fecer  gran  paura  alla  Cittade , 
Perocché 'ntorno  v' eran  molto  forti, 

85.  E   rupper  per  più  volte  lor  mafnade  : 
E  vergendo  Cennina  ,  e  Galatrone, 

Dv'  quali  Arezzo  aveva  libertade , 
S6.  Che  non  potieno  in  niuna  (n)  afflizione 
Alcun  foccorfo  aver  dagli  Aretini, 
Si  mifer  quafi  eh' a  difperazione , 
87.  E  dierfi  pe '1  migliore  a' Fiorentini , 
A*  dì  due  di  Novembre  ;  e  per  cinque  a;ini 
Francaci  fur,  corn  amici,  e  vicini  j 

88.  Ed 


AN.DI  CRISTO  1335.  E  SEGC.  l$$ 

88.  Ed  ogni  anno  dovevan  fanza  inganni, 
Ciaicun  di  loro  un  bel  cero  offerere 

DÌ  Giugno,  per  la  Fefta  a  San  Giovanni. 

89.  Nel  predett' anno  Pifa  ,  al  mio  parere, 
EtTendo  fiata  per  un  grande  fpazio 
Partita,  e  non  unita  d'un  volere; 

50.  Che'  Reggenti  tenien  col  Conte  Fazio , 
L'altra  parte  eran  fofficienti ,  e  buoni, 
Fuor  degli  uficj,  ma  non  fuor  del  dazio, 

pi.  E  Metter  Benedetto  Maccaioni , (<>) 
E  Mefler  Ceo,  amendue  de' Gualandi 
Fur  Caporali  in  tutte  le  quiitioni, 

92.  E  con  più  altri  Popolani,  e  Grandi 
Vollero  il  Conte  mettere  al  dichino , 
Sperando,  che  a  lor  (p)  Lucca  gente  mandi, 

93.  Come  trattato  avea  Meffer  Mattino, 
A  cui  dovean  poi  della  Cittade 
Conceder  fìgnoria  in  fuo  dimino; 

94.  Del  mele  di  Novembre  il  Poteiìade 
Rubarono,  e  cacciar  fuor  delle  mura, 
E  rupper  le  prigion  di  volontade  , 

95.  Ed  arfer  del  Comune  ogni  fcrittura, 
E  combatteron  cafa  gli  Anziani , 

I  quali  allor  non  fur  fanza  paura. 

96.  E'1  Conte  Fazio,  e  gli  altri  Popolani 
Erano  in  falla  piazza  di  San  Sifto 
Alla  difefa  ,  con  armate  mani . 

97.  La  parte  avverfa  ,  fecondoc*  ho  vifto. 
Alia  porta  alla  Piaggia  fi  diltefe, 

E  quivi  s'afforzar  per  altro  acquifto  ; 

98.  Cioè, 


IJ4         CENTlLOQyiO   CANTO   LXXXVIII. 

p8.  Cioè,  d'avere  il  foccorfo  Lucchefe 
Il  quale  era  già  giunco  preflò  Afciano, 
Quando  la  notte  al  Conte  fu  pale  fé. 

PS>.  Ed  el  co'  tuoi  percofle  a  mano ,  a  mano , 
E  cacciaron  di  Pifa  al  primo  tratto 
I  fopraddetti  colla  fpada  in  mano . 

loo.  E  quando  i  Fiorentin  fcntiro  il  fatto, 
Mandaron  gente  in  aiuto  óqì  Conte  : 
Non  bifognaro;  e  rimandogli  ratto, 

E  ringraziò  il  Comun  con  chiara  fronte. 

FINE    DEL     CANTO    LXXXVIII. 


NOTE    AL    CANTO    LXXXVIII. 

Arg.  (t)  Magi.  eTem.  Dello,  (a)  Magi.  Cb*è. 

I.  (b)  Magi.  Venendo. 
II.  (e)  Tem.  fronte. 
30.  (d)  Magi,  e  Str.  la  fifa. 

36.  (e)  Magi.  Citato  . 

37.  (f  )  Magi,  d'oro. 
4».  (g)  Magi,  molto. 

51.  (h)  Magi.  Agorìmbono. 

54.  (0  Magl./>i«. 

66.  (k)  Tem.  Ma  fio  io  bene .  Magi,  che  come . 

(1)  Mzgl.ficomo. 
75.  (m)  Tem.  ave  a  per  lui  . 
96.  (n)  Magi,  a  ninna  .  Tem.  a  nulla. 
91.  (o)  Vili.  1.  ii.c.+i.MattacQni.  Tem.  Iaf.ii  tutta  qu* 

ita  terzina  . 
91.  (p)  Magi,  cb'  a  Lucca  • 


CAI 


1*5 

CANTO      LXXXIX. 

ARGUMENTO» 

anni  di  Siccóme  furon  traditi ,  e  'ngannatt  villani 

cr.  i  3  3  5.     /  Fiwentin  da'  Tiranni  Lombardi  >        I.i  i.c.42» 

e  fegg.        Co1  quali  in  prima  sy  eran  (t)  collegati  %    e  fegg» 
E  con  Arezzo fir  guerra  a  diletto  , 
E  poi  del  nuovo  Papa  Benedetto  1 

i.TL  Conte  Fazio  dal  popol  Pifano, 
JL   Poche  cacciati  fur  tutti  quelli, 
Che  gH  eran  contro ,  fi  fé  Capitano , 

2.  E  fé  disfar  tatti  i  ben  de'  rubelli, 
Ed  effi  a  Lucca  tutti  fé  n'  andaro, 

A  que' ,  che  fatti  11  (*)  s*  avie  fratelK  * 

3.  Allora  que' di  Pifa  s'afforzaro 

Di  gente  ,  d'  arme  ,  e  d'  ogni  guernimento > 
Per  far  contro  a'nimici  buon  riparo* 

4.  E  feguitando  il  fuo  proponimento 
Di  voler  Pifa  il  Signor  Veronefe, 
Siccome  pregno  d'  ógni  mal  talento , 

5.  Tanto  ordinò,  che  Spinetta  Marchefe 
Fé  rubellare  a' Pifan  Serez2ana,(b) 

E  dello  per  Meffer  Martin  la  prefe. 

6.  Quando  fentir  la  novella  villana 

Il  Conte  Fazio ,  e  gli  altri  di  fuo  fetta , 
Ch'  avien  perduta  Terra  sì  fovrana , 

7.  Contro  a  Mefler  Mattino,  e  Spinetta 
Si  turbarono  allora  oltramifura , 

E  volentier  n'avrien  fatto  vendetta; 

8.  E  gior- 


l$6  CENTILOQUIO   CANTO   LXXXIX. 

8.  E  giorno,  e  notte  vivieno  in  paura 
Della  Città,  cotal  vicino  avendo, 
Ed  a  tutt' ore  guardavan  le  mura. 

9.  Nel  detto  tempo  i  Fiorentin  veggendo 
A' Tiranni  moftrar  luna  per  fole, 
Faccendo  male,  e  bene  in  promettendo, 

io.  E  che  gli  avieno  tenuti  in  parole 
D'  oggi  in  doman  tanto ,  che  fur  Signori 
Di  Lucca ,  donde  ancor  molto  mi  duole , 

li.  Mandarono  a  Verona  Ambafciadori  , 
Per  frper  chiaro  il  loro  intendimento, 
E  fé  di  fede  egli  eran  mancatori . 

12.  E  poiché  fur  con  loro  a  parlamento, 
E  con  gli  altri  Legati  a  quefti  fatti , 
Domandar  Lucca  con  molto  ardimento  , 

13.  Moftrando  lor(c),  com'egli  era  ne*  patti 
Della  lor  lega ,  e  poi  continuando , 

Si  yedevan  trattar  iiccome  matti . 

14.  E  poi  Meffer  Martin  fece  ad  Orlando 
Co'  Fiorentini  di  Lucca  trattare  , 

Gran  quantità  di  danar  domandando  ; 

15.  Perchè  coftava ,  ed  era  per  coftare, 
Volendo  pace  aver  col  Re  Giovanni, 
Ch'offefo  fi  tenea  di  quello  affare. 

1(5.  Gli  Ambafciadori  fcrid'er,  che*  Tiranni 
Mancavan  lor  di  tutte  lor  prome(Te,(d) 
E*  danar ,  che  chiedien  fopra  gi'  inganni  • 

17.  Quinci  rifpofto  fu,  fé  non  vi  aveffe 
Altro  rimedio  ,  eh*  e'  foflero  attenti 
A  patteggiare  il  me',  che  fi  potette. 

18.  I  qua- 


AN.  DI  CRISTO  1335.  ESEGGé  l$7 

18.  I  quali  dopo  più  ragionamenti  , 
Metter  Mattino  ,  e  Mettere  Alberto 
Della  profferta  furo  affai  contenti, 

ip.  Dovendo  in  alcun  termine  aperto 
Aver  trecento  feffanta  migliaia 
Di  fiorin  d*  or  da' Fiorentin  per  certo* 

20.  E  nota,  e  maraviglia  non  ti  paia, 
Che  Lucca  aver  fi  potè  ne'  pattati 

Per  men,  che '1  terzo,  per  altra  callaia. 

21.  Non  volle  Iddio,  per  purgare  i  peccati 
De' Fiorentini ,  e  Lombardi,  e  Lucchefi; 
Ma  poche  i  danar  furo  apparecchiati, 

22.  Que' della  Scala,  traditor  palefi , 
Per  lo  configlio  di  quel  di  Melano, 
E  di  molti  altri  contro  a  noi  accefi , 

23.  Che  moftrar  lor ,  eh' e'potean  di  piano 
Acquiftar  di  Bologna  fignoria , 

Poiché  fuor  n'era  il  Cardinal  fovrano, 

24.  Ed  avendo  Bologna  in  lor  balia, 
Leggier  cofa  era  poi  aver  Fiorenza, 
E  quella  avendo,  era  fatta  la  via; 

25.  Che  Terra  poi  non  faria  refiftenza, 
Perchè  queft'era  pur  la  più  fovrana 
Di  tutta  Italia,  e  di  maggior  potenza; 

25.  E  eh' el  farebbe  Signor  di  Tofcana  , 
Parendo  loro  averla  già  in  dimino , 
De* Fiorentin  per  la  fperanza  vana; 

27.  Dicendo  loro  il  giovane  Mattino 
Ambiziofo ,  pien  di  fellonia  , 
Qual  non  voJea  né  pari ,  né  vicino , 

28.  Cre- 


1^8        CENTILOQyiO   CANTO   LXXXIX. 

18.  Credendo/!  Tofcana ,  e  Lombardia 
Signoreggiar,  come  colui,  che  vede 
Di  lungi  il  porto ,  dove  andar  difia , 

2p.  Non  riguardando  prometta ,  né  fede  > 
Ma  con  parole  faccendo  ripari, 
Verfo  gli  Ambafciador  così  procede  ; 

30.  Se  voi  volete  Lucca  ,  amici  cari , 
Come  la  vifta  infino  a  qui  dimoftra , 
E  voi  l'avrete,  ma  non  per  danari . 

31.  Ma  noi  voglian,  che  colla  forza  voftra 
Siate  con  noi  ad  acquiftar  Bologna , 

E  noi  vi  daren  Lucca,  eh' è  ora  noftra. 

32.  Veggendo  i  Fiorentin  tanta  menzogna 
Regnare  in  que'  Tiranni  Veronefi  , 

E  che  per  loro  ogni  cofa  s'agogna, 

33.  Diliberaro  ne*  configli  pale(J , 

Di  lafciar  Lucca  prima,  e  poi  Fiorenza, 
Ch*  effer  volefle  (e)  conpro  a'  Bolognefi  ; 

34.  Alla 'mbafceria  fcriffer,  che'n  prefenzi 
De'  Signor  della  Scala  proteftaffe , 
ComVfacean  contro  a  lor  fentenza; 

35.  E  fatto  quello  fubito  voltaffe  . 
Cosi  fero  ,  dicendo  :  Maraviglia 

Non  ve  ne  fate,  s'altro  ne  'ncontrafle. 

36.  Ma  non  fur  dilungati  molte  miglia 
Dal  Veronefe  ,  che  '1  detto  Tiranno 
Mandò  fua  gente  con  irate  ciglia 

37-  ln  fu  quel  di  Firenze,  con  inganno, 
Senza  richieda,  ovvero  sfìdamento, 
Con  ferro,  e  fuoco,  faccendo  ogni  danno, 

38.  E  in 


AN.  DI  CRISTO  I33J.E  SEGG.         IJ9 

38.  E  in  Valdinievole  dier  tal  tormento; 
Dall'altra  parte  così  danneggiane 

Il  Modonefe,  che  n' avia  pavento- 

39.  Gli  Ambafciadori  a  Firenze  tornaro 
Del  mefe  di  Febbraio ,  e  rapportato 
Ch' ebber,  come  i  Tiranni  gli  trattaro, 

40.  Il  Comun  dì  Firenze  fu  crucciato , 
Ed  ordinar,  che  con  ambo  le  mani 
Meffer  Mattino  foflè  guerreggiato  . 

41.  E 'ncontanente  fer  fei  Terrazzani, 
Ch*  ebbon  piena  balia  fopra  la  guerra  » 
E  far  due  Grandi,  e  quattro  Popolani. 

42.  Quattordici  trovar,  fe'l  dir  non  erra, 
Ch'ebbono  a  trovar  modo,  che 'n  comune 
Danar  veniffer  da  que'  della  Terra. 

43.  E  così  tutti  tiraro  a  una  fune , 
Dicendo  :(f)  Mettali  avere,  e  perfona, 
Se  riparar  vogliamo  alle  fortune. 

44.  Perocché  detto  avea  quel  di  Verona, 
Che  in  fui  Maggio,  chiar,  come  criftallo, 
Ci  verrebbe  a  veder,  come  qui  fuona» 

45.  Con  quattromila  uomini  a  cavallo, 
Abbatterebbe  V  argoglio  Reale  , 

E'1  Fiorentino  fanza  niun  fallo. 

46.  E  ben  potea  far  quefto ,  e  maggior  male  » 
Perchè  fignoreggiava  fua  potenza 

Dieci  Città  colla  fua  principale , 

47.  Verona,  Brefcia,  Padova,  Vicenza, te) 
Trevigi ,  Feltro ,  Civita ,  e  poi 
Modona,  Parma,  e  Lucca  a  ubbidenzaj 

48.  Sic- 


\60         CENTILOQyiO    CANTO   LXXXIX. 

48.   Siedi'  egli  avea  di  rendita  da'  fuoi 
Settecento  migliai' di  fiorin  d'oro 
Ogni  anno  ,  e  più  ,  corri'  avvifar  ti  puoi. 

40.  Non  fa  di  quìe  a  gran  pezzo  dimoro 
Niun  Signore,  per  quel  ch'io  abbia  udito  , 
Ch*  abbia  d'  entrata  ogni  anno  tal  teforo . 

50.  Sicché  a* Fiorentini  era  afpro   partito, 
Ricominciando  guerra,  effendo  fianchi 
Del  giuoco,  che  non  era  ancor  finito; 

51.  Ma  nondimen  d'  un  voler,  come  franchi  » 
E  vertudiofi  fi  recaro  a  mente 

Qiie',  che  ftat'eran  lor  di  fede  manchi; 

52.  Ed  in  un  punto  fero  tanta  gente, 
Ched  infino  a  Verona  cavalcaro, 
Guadando  il  fuo  Contado  fieramente. 

53.  Quivi  co' lor  danar  tanto  ordinaro, 
Che  facien  colla  Chiefa  i  Modonefi 
Rubellar  poi,  fé  non  fofle  il  riparo, 

54.  Che  fer  contra  ciò  i  Bolognefi  ; 
Concioflìacofachè  fecondo  il  patto 
Modona  doveva  effer  de'  Marchefi. 

SS*  E'Fiorentin  fi  dolfero  a  quel  tratto 
De*  Signor  della  Scala  ,  che  in  aperto 
Gli  avien  traditi ,  e 'ngannati  in  ogni  atto, 

56    E  nuova  lega  fer  col  Re  Uberto, 
E  con  altri  Signori  Italiani , 
Per  dibaflare  il  Martino,  ed  Alberto. 

57.  Nel  detto  tempo. ancora  i  Colligiani, 
Compiendo  il  tempo ,  od  era  per  compiere, 
Che  fatto  avieno  i  Fiorentin  fovrani, 

58.  Da 


AN.  DI  CRISTO  1335.  E  SEGG.         l6l 

$t.  Da  capo,  come  fu  di  lor  piacere, 
Per  ere  anni  die  lor  la  libertade 
Maggior,  che  non  avieno,  al  mio  parere; 

5j.  E'  fiorencin,  per  maggior  (ìcurcade , 
Di  lor  voler  vi  fero  a  mano,  a  mano 
Una  P,occa  ,  pagando   per  metade 

do.  La  fpefa  d'ella;  ed  anche  il  Cartellano, 
Con  cèrti  fanti   per  lo  modo  detto 
Furon  pagati  di  queto ,  e  di  piano. 

61.  Nel  prederanno  Papa  Benedetto 
Più  Conceftori  avea  fatti  in  Vignone  , 
Con  più  Maeftri  di  grande  intelletto, 

61.  Per  voler  dichiarar  Toppenione, 
Se  poi  '1  Giudicio  lo  fpirito  gaio 
Crelcerà  gloria, (h)  o  no,  come  fi  pone* 

63.  Ed  a*  dì  ventinove  di  Gennaio, 
In  Conceftoro  fu  determinata  , 
E  dichiarato  ogni  dubbio  primaio  ; 

$4.  Cioè,  che  tutta  la  gente  beata, 
Hanno  compiuta  grolia ,  e  perfetta, 
E'  Santi-wr  vita  eterna  ogni  fiata 

65.  Veggion  la  Trinitade  benedetta  , 
E  che  dopo  il  Gindicio  fia  ftenfiva 
Al  corpo,  e  all'anima  la  gloria  detta; 

6(5.  Ma  che  non  crefea  all'  anima  fenfiva 
Più,  che  fi  fo(Te  prima  certamente 
Neil'  anime  beate  ;  e  perchè  viva 

67.  Cotal  fentenza,  ordinò  di  prefente, 
Che  chi  altro  crede  (le ,  folle  eretico, 
E  in  tutto  fuor  della  Criftiana  gente. 
Tom.  VI.  L  **.  Ma 


l6l         CENTILOQiJIO   CANTO    LXXXIX. 

(58.  Ma  per  lo  meglio,  ufciam  di  tal  farnetico, 
Che  volendo  alerò  dirne,  non  faprei , 
E  ritorniam  dov'  io  lento  il  (bilenco .  P) 

tfp.  Nel  mille  poi  trecento  trentafei , 
A  mezzo  Aprii ,  fentendo  il  Fiorentino  , 
Stando  in  guardia  de'  nemici  rei , 

70.  Che  00  Meffer  Pier  de' Tarlati  Aretino, 
Per  far  guerra  a  Perugia ,  ed  a  Fiorenza  , 
Trattava  lega  con  Meffer  Martino  , 

71.  Diliberar  con  tutta  lor  potenza 
Aperta  guerra  fare  alla  Cittade 

D'  Arezzo,  e  darle  grieve  penitenza, 

72.  E 'ncontanente  romper  fer  le  ftrade. 
Chi  dille  allorO)  ch'avam  rotta  la  pace, 
E  chi  il  contradio  ,  e  fu  più  veritade  ; 

73.  Confiderando,  quanto  fu  fallace, 
Quando  a  Caftruccio  prima  diede  aiuto 
Contra  di  noi ,  come  qui  non  fi  tace , 

74.  E  nuovamente,  ficcom'  hai  faputo, 
Volle  far  lega  con  quel  della  Scala, 
Sempre  nimico  di  Firenze  iffuto. 

75.  Ma  quando  i  Fiorentini  ftender  P  ala 
Vider  de'  fuoi  fanza  mifericordia 
Verfo  di  lor,  la  paura  non  cala  ,• 

76.  E  falfamente  cercaron  concordia 
Con  Firenze  ,  e  Perugia  ,  e  finalmente 
Fur  conofeiuti ,  e  crebbe  la  difeordia  ; 

77.  Perchè  afpettavan  da  Verona  gente , 
Della  qual  già  eran  giunti  in  Romagna 
Ottocento  a  cavai  fubitamente. 

78.  E  Fio- 


AN\  DI  CRISTO  I  33?5.  E  SEGG.  16*3 

78.  E' Fiorentin  fencendo  cai  cÒHipagnà  , 
Per  con  gii  amici,  che  rriilleddgehto 
Ve  ne  mandaro  di  que' delia   Magna. 

70.  Ed  ogni  pallj  ,   fecondoch' l' lento 
Tennero  a  quella  gente  tutta  (late  , 
Nò  provar  di  pattare  ebbe  ardimento^ 

80.  E  mentrechè  le  vie  eran  ferrare    ' 
A*  Caval.;er  dd  Miftiti  traditore, 
Corrr  hai  intefo  lotto  brevitade  , 

Si.  E'i   popol  di  Firenze  con  valore, 
Dì  tre  di  Luglio,  ciò  dicon  le  carte, 
A  Arezzo  cavalcò  con  gran  furore  , 

82.  E'  Perugini  fur  dall'  altra  parte  ; 
Poi  s'  accozzaron,  per  effer  più  forti, 
E  cominciaron  della  guerra  l'arte. 

S3.  A  danneggiar  fur  d'un  volere  accorti, 
Sicché  d'intorno  Arezzo  fer  ghirlanda ,  (m) 
Coi  fuoco  ardendo   infiu  prelTo  alle  porti, 

84.  Rubando,  divampando  d'ogni   banda, 
Menandone  (n)  pregioni,  e  roba  aiFai  , 
Come  richiede  la  guerra  ,  e  comanda  ; 

85.  E  quivi  li  fermar  ,  corri'  udii'  hai  , 
Predò  alla  Terra  ,  e'nfinchè  non  fu  guafto 
Da  ogni  parte  ,  non  fi  partiron   mai . 

8(5.  Ma  poich'  egli  ebber  ben  carico  il  bailo 
Agli  Aretini,  a' dì  otto  d*  Agofto 
Si  dipartiron  fanza  alcun  contado  , 

87.  Ed  a  Firenze  iì  tornaron  tolto  , 
Cantando  chfchedun  col   vifo  lieto; 
E  qui  da' fatti  d'  Arezzo  mi  feofto. 

L  i  88.  Nel 


IÓ4  CENTILOQyiO   CANTO   LXXXIX. 

88.  Nel  detto  tempo  i  Guelfi  di  Spoleto  , 
Coli' aiuto  de* Guelfi  Perugini, 
Che  alla  richieda  lor  non  fer  divieto , 

$9.  Cacciaron  della  Terra  i  Ghibellini , 
Ed  efli  Guelfi  rimafer  contenti: 
Balli  di  loro,  e  torno  a*  Fiorentini • 

90.  Nel  detto  tempo  i  noftri  Reggenti 
Penfando,  eh* avien  fatta  l'alta  imprefa 
Contro  a'  Signor  della  Scala  poftenti , 

5)1.  E  non  vedendo  da  far  loro  offtfa, 
Se  non  a  Lucca  (  e  qued' era  tal  ferra, 
Che  ci  gittava  gran  periglio,  e  fpefaj) 

92.  Cercar  de*  modi  da  levar  la  guerra 

Di  quefte  parti,  e  di  mandar  gli  affanni 
In  Lombardia,  fe'l  Libro  non  erra. 

93.  E  fopr*  a  ciò  tentar  molti  Tiranni  ; 
Ma  niua  volle  appiccare  il  fonaglio, 
Temendo  a  le  non  raddoppiare  i  danni. 

94.  Sentendo  i  noftri ,  eh*  erano  in  travaglio 
Que'  della  Scala  contro  al  Viniziano , 
Che  non  gli  avea  a  capitale  un  aglio, 

95.  A  Vinegia  mandaro  a  mano ,  a  mano 
Ambafciadori ,  i  quali  traffer  lega 

Da  loro  a  noi  di  queto ,  e  di  piano . 

06.  E'1  Dugi  di  Vinegia  già  non  niega 
Cotale  accordo  ,*  ma  benignamente 
A  contentar  gli  Arnbafciador  fi  piega. 

97.  E  ftringendofi  infieme  al  convenente 
Ciafcuno  difte  quivi  fuo  volere, 
Ed  ordinaro  i  danari,  e  la  gente; 

08.  Ch'o- 


AN.  DI  CRISTO  I33&  E  SEGG.  \6$ 

p8.  Ch*  ognun  doveffe  metter  per  dovere 
A  diftruzion  (°)  di  quel  crudel  Tiranno , 
Come  più  innanzi  ancor  potrai  vedere  • 

29.  Ma  perchè  gli  altri  Capitoli  fanno 
A' cento  capoverfì  finimento, 
Ed  io  non  voglio  guaftar  (p)Tordin,  e' hanno, 

100.  Confederando ,  eh/  i'  fon  giunto  a  cento ,  fa) 
Farò  qui  fine,  per  pofarmi  alquanto; 
E  fé  de'  patti  vogli  efl'er  contento  , 

Fa,  che  tu  legga  nel  feguente  Canto. 

FINE     DEL     CANTO     LXXXIX. 


NOTE    AL    CANTO    LXXXIX. 

Arg.  (f)  Magl.furon. 

a.  (a)  Magi.  Èque  ,  che  fatti  là, 

5.  (b)  Str.  Sarrezzana  .  Tem.  Sprezzano .  Vili.  cap.  43, 

Setezana , 
13.  (e)  Tem.  allora, 
16,  (d)  Magi.  Wmpromejfe . 
33.  (e)  Str.  e   Magi,   volejfer . 
43.  (f;  Tem.  Dicendofe . 
47-  (g)  Magi,  e  Str.  Vincenza  . 
62.  (h)  Str.  grolla , 
68    (i)  Tem.  dov*  V  hp  il  folletic9  . 
70.  (k)  Magi.  Com , 
72.  (1)  Magi,  lor  y  chy  avìe, 
«3.  (m)  Magi,  grillando. 
$4.  (n)  Magi.  Ne  mandaron . 
98.  (o)   Str.  e  Tem.  A  ftruzion . 
99'  (p)  Magi,  e  Str.  lafciano ,  guaftar , 
100.  (q)  Magi.   Gttaftar,  confederando ,  e/»'  z'/à'  tf  e*»r*» 
Str.  Guaftar  ,  confederando  ,  e £' i'/ò» £/#»/# *  ««f* . 
L  3  CAN« 


ì66 

CANTO        XC. 


ARGUMENTO 


anni  di  Cóme  il  Cornuti  di  Firétizè  fi  lega  villani 

Cr.  1 3 16.      Co'  1f inizi an  contro  a  Mefj'er  Majlino  »    ].i  i  .c.49. 
e  fegg.        Ne  curò  fpefa  ,  per  metterlo  in  piega  ,        e  fegg. 
E  fé   a1  Fiorenti  n  fé  villania  , 
La  compero   infino  in  Lombardia. 

1.  À     Voler  feguitar  quel  eh* è  narrato 
±\»  Neil*  altro  Canto  ,  della  lega  egregia, 
Mi  convien  dir,  come  flette  il  mercato. 

2.  La  lega  fu  confermata  in  Vineffia 
Ccn  gì'  infraferitti  patti,  che  contare 
Udrai  leggendo,  ove  la  penna  fregia. 

3.  In  prima,  ch'ella  dove(Te  durare 

Da  San  Michele  di  Settembre  a  un  anno, 
E  di   prefeute  li  dove  Ile  fare 

4.  Per  Firenze  ,  e  Vinegia  fanza  inganno 
Domila  Cavalieri,  ed  altrettanti 
Franchi  pedoni  a  (offerir  T  affanno, 

5.  Che  suerregsiaiTer  Trevigiana  avanti, 
E  fé  maggior  quantità  bifbgnaffe  , 
Soldar  poteffon  Cavalieri  ,  e  fanti  ; 

6.  E  che  un  buon  Capitano  fi  chiamafle, 
E  di  ciafeun  Comun  che  feco  ave  (le  (t-) 
Due  Cittadin  ,  con  cui  fi  con  figli  a  ile  > 

7.  Ed  ogni  fpefa ,  che  'n  ciò  fi  faceffs 
Folle  comune,  e  detti  Configlieri 
Porieno  ognora ,  ched  \  hv  pareffe , 

8.  Uè- 


4N.  DI  CRI  STO  1 3  3  6.  E  SEGG.  1 6j 

8.  Crefcere ,  e  ibernar  fanti ,  e  Cavalieri , 
E  fpendere  ogni  grande  quanticade 
In  ciò,  eh*  a  lor  pareffe  di  meftieri; 

p.  Rubellar  fare  o  Cartella,  o  Cictadc,(a) 
Che  fottopofta  fo  (Te,  (b)  de' fa  pere, 
A  que' Tiranni  pien  di  crudeltade. 

io.  E  ciafehedun  Comune  a  fuo  piacere 
Tener  potea  pe'  patti  palefi 
Neil'  ofte  fopraddetta  due  bandiere  • 

li.  Dovicn  dinnanzi  alla  fine  tre  meli 
I  detti  quattro  infieme  ragionare, 
E  partito  pigliar  de1  fatti  imprefi  ; 

12.  E  potean  la  lega  prolungare 
Sanza  configlio  d'altri  di  lor  Terra, 
E'n  tutto  ancor  la  potieno  annullare. 

13.  A  Lucca  i  Fiorentin  dovien  far  guerra, 
E  poi  a  Parma,  fé  quella  s'aveva, 
Dovea  f  ofte  andar ,  fé  '1  dir  non  erra . 

14.  Alcun  di  detti  Comun  non  doveva 
Far  pace,  o  guerra  fanza  cofeienza 
Dell'altro,  e'n  grieve  pena  fi  correva. 

15.  Ferma  la  detta  lega  per  Fiorenza, 
E  per  Vinegia,  il  medefimo  giorno 
Bandita  fu  eoa  molta  diligenza 

16.  Con  sì  gran  fefta,  §  modo  tanto  adorno 
Da  ciafeheduna  parte,  ch'hai  comprefa  » 
Che  dir  non  fi  potrebbe  fanza  feorno. 

17.  E  fu  ragion  ,  perchè  si  alta  imprefa 
Non  fi  f$  mai  per  alcun  Taliano , 
Come  fu  quefta,  (e  l'hai  bene  intefa. 

L  4  18.  Pe- 


1(58  CENTILOQiTIO    CANTO     XC. 

i§.  Perocché  mai  il  Comun  Viniziano 
Non  avie  lega  fatta  veramente, 
Da  quefta  addietro,  con  alcun  Cristiano, 

ip.  Salvochè  una  volta  anticamente 
Per    lo  conquido,  ov'  e'  fur  paladini 
In  Rjmania,  ed  anche  maggiormente 

20.  Gran  fatto  fu  ,  perch*  eran  Ghibellini  > 
E  ferfi  a' Ghibellini  afpri  nimici , 
Favoreggiando  i  Guelfi  Fiorentini  ;(c) 

21.  E  non  avien  cagion  d' effe  re  amici 
De' Fiorentin  ;  perch' e*  fur  colla  Chiefa, 
Quando  a  Ferrara  andaro  alle  pendici. 

22.  Ma  piacque  a  Dio,  che  per  noftra  difefa 
Quefle  due  parti  fi  faceffero  una , 
Perchè  abbatteffer  la  fuperbia  accefa 

23.  Delli  detti  Signor,  che  per  fortuna 
Erano  indegnamente  formontaci  , 

Né  credieno  aver  par  fotto  la  luna, 

24.  E  come  molto  fconofcenti  ,  e  'ngrati 
A  Dio,  e  poi  alle  genti  del  mondo, 
I  facramenti  avean  dispregiati. 

25.  Piuvicata  la  lega,  il  dì  iccondo 
I  Viniziani  dal  lor  lato  ordinaro 

Ciò,  eh' avieno  a  portar  di  cotat  pondo  a 

26.  E'  Fiorentini  eleffero  ,  e  chiamaro 
Dieci  valenti  Cittadini  ,  e  chiari , 
Con  balia   piena,  fanza  alcun  riparo, 

27.  Ch' avieno  a  trovar  modo,  che  danari 
VenifTòno  in  comune  ad  ogni  patto, 
Per  guerreggiare  li  detti  avverfari; 

28.  Ed 


AN.  bl  CRISTO  1 3  3 6.  E  SEGC.         1 6p 

28.  Ed  aflegnaron  loro  innanzi  tratto 
Fiorin  dugento  feflanta  migliaia 
Sulle  gabelle  ogni  anno  a  quefto  fatto. (<U 

ip.  E  i  detti  dieci,  acciocché  ben  fi  paia 
La  pofla  di  Firenze,  e  di  contanti 
FofTe  la  gente  pagata  in  full*  aia , 

30.  Appiccar  quefto  carco  a' Mercatanti  ; 
De*  qua*  fu  il  detto  Autore,  che  la  vita 
Ci  avrebbe  meda  in  fatti,  ed  in  fembiantu 

31.  Tra*  Mercatanti  fu  la  cofa  ordita 
Per  modo,  che  danar ,  né  vettuaglia 
Mancar  potie  infino  a  guerra  finita; 

32.  Ed  ordinaron  tra  loro  una  taglia 
D' accattar  centomila  fiorin  d1  oro  , 

De'  qua' per  dare  agli  altri  men  travaglia, 

33.  La  terza  parte  fi  pofer  tra  loro, 
E  le  due  parti  fopra  le  ricchezze 
Della  Città  pofon  fanza  dimoro. 

34.  E  perchè  no'l  teneflero  a  gravezze,  (e) 
Gli  aflegnar  loro  fopra  le  gabelle 

Del  Comun  noftro,  e  poi  per  più  certezze, 

35.  E  perchè  non  dubbiaflTer  di  cavelle, 
I  detti  Mercatanti  promettieno 

Di  pagare  efli,  non  pagando  quelle; 

36.  E  que\  che  fopra  fé  predar  volieno? 
Aver  dovefler  per  lor  guiderdone 

Per  centinaio  Pan  quindici  almeno, 
37:  Né  tenuti  erano  a  reftituzione, 
Perch'  era  configliato  primamente 
Per  gran  Maeftri  di  religione, 

38.  Che 


17©  CENTILOQyiO    CANTO    XC. 

38.  Che  si  li  potien  cor  lecitamente  , 
Benché  le  cofe  ancor  parefler  brune, 
Perchè  più  oltre  non  vedea  la  gente. 

3p.  Chi  non  voledè  credere  al  Comune, 
Da'  detti  Mercatanti  avià  la  fcritca  , 
Ma  non  tirava  a  più  d'  otto  la  fune  j 

40.  E  chi  facea  la  fcrittura  diritta  , 
Cinque  per  centinai' di  tal  fidanza 
Ricevie  dal  Comun,  come  qui  ditta. 

41.  E  chi  avea  della  detta  preftanza, 
E  foflegli  imponibile  il  predare  , 
Perchè  avetfe  di  mobile  mancanza, 

42.  Trovava  chi  per  lui  volea  pagare, 
Alcun  vantaggio  ricevendo  pria, 

Per  lui  pagava,  e  facealo  acconciare. 

43.  E  'n  quefto  modo  il  fatto  (i  fornia, 
Né  mancavan  danari  a;  Fiorentini , 
Ma  prettamente  n'  avien  tuttavia. 

44.  Speli  eh/ avien  centomila  fiorini, 
Per  fimil  modo  facieno  ogni  mefe , 
Ed  a  Vinegia  a'noftri  Cittadini 

45.  Eran  mandati,  per  fornir  le  fpefe, 
Ed  eranvi  du  altri  Ambafciadori 
Sempre  col  Doge  in  fegreto  ,  e  'n  palefe  ;  (0 

46.  U  un  Cavaliere,  e  l'altro  de' migliori 
Giudici,  che  aveflè  quefta  Terra, 
Con  fenno  eletti  pe'  nolìri  Priori . 

47.  A  dar  configlio ,  ed  ordine  alla  guerra 
Ancor  du*  altri  favj  Cavalieri 

Suvaa  col  Capitan  fempre  alla  ferra 

48.  Neil* 


AN.  DI  CRISTO  1334.  E  SEGG.  171 

48.  Nell'ofte  appretto  lui  per  Configliene 
E  per  gli  Vmiziani  fimiirnente 
Pofti  eran  certi  a  sì  facci  meftieri. 

4p.  Dato  Tarditi  del  modo  cji  prefente, 
Di  Romagna  v*  andaron  ,  fé  ben  guardi, 
Secento  Cavalier  di  noftra  gente. 

50.  Meffer  Gerozzo  Fiorentin  de?  Bardi , 
Che  nomar  fi  potea  tra'  fayj ,  e  buoni , 
Fu  Capitan  di  Cavalier  gagliardi . 

51.  Di  Firenze  v'andar  mille  pedoni 
Vediti  a  bianco,  col  Giglio  vermiglio, 
E  con  Sa*  Marco,  e  così  ne*  pennoni. 

52.  Ed  in  Vinegia  con  lavio  configlio 
Pe'  fiorentini  ,  e   per  gli  Vioizianj 

A  foldar  gente  affai  fi  die  di   piglio; 

53.  E  mille  cinquecento  OJcramdncani  (g) 
Bene  a  cavallo  allora  ebber  foldati , 
E  dimolti  pedoni  Italiani  ; 

54.  E  'n  fullà  Trevigiana  cavalcati 

La  guerra  cominciar,  faccendo  il  peggio, 
Che  far  potien  contro  a'  Tiranni  ingrati . 

$5*  Prima ,  che  giunta  folle  +  fé  ben  veggio, 
La  noftra  gente  nel  detto  paefe  , 
Si  rubellò  il  Cartello  d'  Aureggio 

$6.  Dal  Signor  della  Scala  Veronefe* 
Quel  da  Camin  gli  fece  ta?  fervigj; 
Ma  poco  il  tenne  ,  pofciach'  egli  il  prefe  $ 

57.  Perchè  Meffer  Alberto  da  Trevigi 
Subitamente  vi  fu  cavalcato, 
Dicendo:  E' converrà,  che  cu  fvaligi. 

58.  E  diev- 


IJ1  CENTILOQyiO   CANTO     XC 

58.  E  dievvi  la  baccaglia  d'ogni  laco 
Per  modo  cai ,  che  dopo  molco  affanno 
Il  detco  Cartello  ebbe  racquiftaco, 

5p.  Non  fenza  gran  pregiudicio ,  né  danno 
Di  color,  che  gli  avien  le  mura  rocce,  (fc) 
E  tolco  il  decco  Cartel  per  inganno . 

60.  Nel  decco  tempo,  di  Luglio,  di  notte 
Di  Buggian  gente  di  Mefler  Martino 
Ufcl ,  volendo  rimercer  le  docce  5 

61.  Ed  a  Cerreco  Guidi  Fiorentino 
Veriner,  faccendo  gran  danno  d'  arfione  : 
Prefero  i  Borghi,  e  miferlo  al  dichino. 

62.  Poi  quando  parve  lor  cempo,  e  ftagione, 
Gran  preda  ne  menar  con  fefta ,  e  gioia 
Sanza  conrarto  alcuno  ;  e  la  cagione 

63.  Fu,  che  la  gence  noflra  era  in  Piftoia 
Per  la  fefta  Sa'  Iacopo ,  e  temenza 
Avevan  di  ricever  maggior  noia  : 

64.  Perch*  era  allor  Piftoia  di  Fiorenza , 
E'Fiorencin  n'avean  gran  gelofia, 
Però  guardavan  con  gran  provvedenza • 

6$.  E  bifognava  bene  in  fede  mia , 
Perchè  de*  Terrazzan  poca  fidanza 
Si  pocia  aver,  come  di  gence  ria. 

66.  Appreflò,  per  la  mala  vicinanza, 
Ch'  avien  di  Lucca ,  ove  coli'  arco  tefo 
Stava  il  Tiranno  colla  gran  portanza  ; 

67.  E, per  quel,  che  mi  paia  aver  comprefo, 
Quefti  trattaci  aveva  più  di  mille, 

Ed  in(»)  più  Terre  aveva  il  fuoco  accefo* 

68.  Se 


AN.  DI  CRISTO  I336.  E  SEGG.         173 

<58.  Se  quivi  entrate  fofier  fue  faville, 
Potevan  ben  po'  dir  noftri  Reggenti , 
Che  mala  ferpe  fofle  tra  l'anguille. 

69.  Appreflo  poi  a*  cinque  di  feguenti, 
Che  da  Cerreto  Guidi  eran  partiti, 
Venner  ,  per  raddoppiar  noftri  tormenti 

70.  Da  ottocento  Cavalieri  arditi , 

Con  molti  fanti  a  pie  gagliardi,  e  chiari, 
E  Ghibellin  di  Guelfe  Terre  ufciti; 

71.  De' qua' fu  Capitan  Ciupo  Scolari, 
Della  Città  di  Firenze  rubello , 
Seguitato  da  più  noftri  avverfari; 

72.  E  gli  ufciti  di  Lucca  fur  con  elio , 

E  paffar  ¥  Arno ,  e  '1  Borgo  a  Santa  Fiore 
Guaftarol  tutto,  ch'era  molto  bello. 

73.  E  dimolt'  altre  Ville  con  furore 
Rubarono,  e  guaftaron  crudelmente, 
Sanza  mifericordia ,  e  fanza  amore . 

74.  Non  moftra ,  eh*  allor  Ciupo  avefle  a  mente* 
Che  in  San  Giovanni  fofle  battezzato, 
Né  che  in  Firenze  avefle  di  fua  gente; 

75.  Ma  ficcome  nemico  difpietato 

Fece  ardere ,  e  rubare  il  monte,  e'1  piano  ^ 
Infin  preflò  al  Caftel  di  Sanminiato , 

7<J.  Ed  albergar  due  notti  a  Martignano; 
Onde  la  gente  d' Empoli  fu  prefta , 
E  dell'altre  Cartella  a  mano,  a  mano 

77.  Valdarno,  e  Valdinievole  non  refta  ; 
Ma  tutti  d'un  voler  corfero  a'paflì, 
Com' avuto  ebber  la  prima  richieda. 

78.  E  eie 


174  CENTILOQTJIO    CANTO    XC. 

78.  E  ciò  fentertdo  i  nimici  laffi , 
Non  effendo  fornici  a  vittuaglia, 
Incominciaro  a  rallargare  i  pàlli  ; 

70.  E  per  fuggir  del  tutto  ogni  battaglia» 
A'  dì  fótte  d'Agdtfo  fi  partirò 
Quafiché  rotti  ,  e  non  fanza  travaglia  , 

$o.  Paflàndò  a  Santa  Gònda  Con  fòfpiro . 
Per  la  paura  de*  Sanminiatefi, 
Ch'  erano  ftèfi  a*  palli  ,  non  ardirò 

81.  Di  metter  fuòco,  é  molti  morti,  C  prefi 
Rimafrr  di  dolor  fenza  riparo; 

Ed  oltre  i  quèfto  ailòr  >  fé  ben  comprefj, 

82.  Fuggendo  per  campar  ne  crafelaro 
Di  loro  aiTaii  in  falla  camminata , 
Ed  in  Gufciana  molti  n'annegaro. 

83.  E  fé  la  gente  noftra  foffe  fiata 
Di  cavalcar  più  follecita  ,  allotta 
Non  farebbe  di  Jor  tefta  campata  \ 

84.  Perocché  fatto  avien  mala  condotta  , 
Ed  eranfi  già  meffi  in  luogo,  e'n  parte 
Da  effere  affatiti  in  poca  dotta,- 

85.  Ma  erano  a  periglio  (abbi  per  carte) 
Le  Terre  non  murate  del  paefe , 

Se  Ciupo  aveffe  feguitata  l'arte; 

86.  Spezialmente  (  ti  dico  palefe  ) 

Che  'n  Creti ,  (k)  ed  in  Valdarno  n'avie  affai, 
Che  non  avrien  potuto  far  difefe, 

87.  Né  fenza  lòf  molti  (0  tormenti,  C  guai 
Avrebbono  accettata  quella  gente, 

Che  di  mal  far  non  fi  faziava  mai . 

88.  On- 


AN.  DI  CRISTO  I33&  E  SEGG.         I75 

88.  Onde  il  noftro  Comun  difcretamente , 
Confederando  le  cofe  avvenute  , 
Provvide  a  riparare  incontanente, 

89.  E  parte  delle  mura ,  che  cadute 
Ad  Empoli  eran  per  diluvio  d'Arno, 
Siccome  fa  chi  pofcia  V  ha  vedute , 

90.  Compiutamente ,  e  ben  fi  racconciamo 
Sì ,  che  volendo  i  nemici  tornare  > 
Sarebber  pofcia  cavalcati  indarno  • 

91.  E  felli  allora  compier  di  murare 
Il  Borgo  a  Montelupo  molto  forte, 
E  come  bifogno  era  (m)  imbertefcare 

92.  Sì ,  che  di  guerra  non  temeva  forte  ; 
Ma  di  notte,  e  di  dì  ficuro,  e  lieto 
Potea  ciafcuno  ftar  dentro  alle  porte» 

93.  Similemente  il  Borgo  di  Cerreto 
In  brieve  fu  rifatto  per  ragione. 
Perchè  di  lor  voler  fi  fé  dicreto, 

94.  Che*  Cerretani  alcuna  efenzione, 
Ovver  franchigia  aveller  di  gabelle 

Per  certo  tempo,  che  qui  non  fi  pone; 
9$.  Ed  e*  dovien  rifar  le  mura  belle 
A  certo  tempo,  ad  ogni  loro  fpefa; 
E  così  fer  dopo  molte  novelle. 

96.  Appreflò  per  cagion  di  quella  offefa, 
Che  ci  fé  Ciupo  alla  nemica  fetta , 
Che  fu  con  lui  a  così  fatta  imprefa , 

97.  Volendo  della 'ngiuria  far  vendetta, 
Ed  ofiervar  quel ,  che  s'  era  promeflò 
D§'  patti  della  lega  innanzi  detta  ; 

9$.  Cioè, 


Ij6  CENTILOQUIO   CANTO  XC. 

98.  Cioè,  che  cavalcar  dovieno  adeflb 
In  quel  di  Lucca  fanza  niun  fallo 

I  Fiorentin,-  per  la  qual  cofa  appretto  (n) 

99.  Dimolta  gente  a  piede,  ed  a  cavallo 
Soldaro,  e  raunar  ,  volendo  fare, 

Come  dett*  è  ,  d'intorno  a  Lucca  il  ballo. 

100.  Mancaci  qui  la  Profa  per  rimare; 
Ma  fé  Villan,  figliuol  dell'Autore 
Vorrà  ,  potremo  ancora  feguitare  ; 

Se  non  vorrà,  mi  fcufo  a  te,  Lettore. (°> 

FINE    DEL     CANTO     XC. 


NOTE     AL     CANTO     XC. 

6.  (f  )  Magi,  che  aveffe . 

9.  (a)  Magi.  Caftellà  ,  e  Cittade .  (b)  Magi,  e  Str.  lafcia* 
no ,  foffe . 

20.  (e)  Magi.  Ghibellini . 

aS    (d)  Str.  e  Magi,  tratti  . 

34»  (e)  Magi,  in  gravezza  . 

4J.  (f)  Magi,  lafcia  tutta  quefta  terzina  o 

53.  (g)  Magi,  lafcia  i  tre  veri!  feguenti  ; 

59.  (h)  Str.  e  Magi,  tolte* 

67.  (i)  Magi,  lafcia  VE. 

85.  (k)  Vili.  1.  u.c.  50. Greti. 

87.  (1)  Magi,  e  Str.  omettono  »  mtiti  • 

91.  (m)  Magi,  hi 'fognò  . 

08.  (n)  Magh  e  Str.  adef» . 

*oo.  (o)  Terminando  così  il  Pucci  al  qap.  50.  del  lib.  11  f 
di  Giovanni  Villani  ,bifogna  dire,  ma  non  faprei  per 
qual  cagione  ,  eh*  e*  non  Vedefle  tutto  il  refto  de'  Ma- 
noferitti  di  lui ,  che  formano  il  rimanente  di  quefto 
l;*b.  xi.  che  contiene  142.  capitoli ,  9  tutto  iatefo  il  I.12. 

CAN- 


cu. 


177 
canto      xci.n 

ARGUMENTO. 

ANNIDI  L  ultimo  Canto  dice,  come  flava 

373.      Firenze  ,  quando  fine  (f  )  il  dicitore 

Fece  (a)  al prefente  Libro  ,  cW  e*  rimava  ,  . 

E  le  Schiatte ,  da  cui  era  abitata , 
E  com*  eli*  era  in  pregio  formontata . 

1.  OEttantatrè  mille  trecenfc)  correndo 

LJ  Mi  veggio  vecchio,  e  non  mi  dice  il  core 
Poter  più  oltre  feguicar  volendo, 

2.  Lafciando  adunque  il  dir  dell'  Autore 
Ad  altro  di  maggior  fofficienza, 

Mi  parrebbe  commetter  grande  errore, 

3.  S'io  non  diceffi  della  mia  Fiorenza 
Alcuna  cofa,  come  ficuata, 

Ed  adorna  la  veggio  in  mia  prefenza  ; 

4.  Perchè  alla  gente,  eh' ancor  non  è  nata 
Memoria  fia,  ed  a  que',  che  non 00  fanno, 
Com' ell'è  bella,  e'n  pregio  formontata. 

5.  E  ciò  fi  vede  per  gli  flati ,  (d)  e' hanno 
Racconto  i  verii  miei  del  tempo  antico, 
]^el  qual(e)  fi  fé  memoria  del  fuo  alfanno, 

6.  Secondo  il  mio  parer  ,  comincio,  e  dico,(f) 
Che  le  tre  parti  di  Firenze  è  pofta 

In  piano,  allato  all'Arno,  e  come  a  bico. 

7.  L'altro  quartier  di  là  dal  fiume  fofla, 
E  quafi  inver  Levante  alza  le  fronti, 
Perocché  'n  parte  piglia  della  colla . 

Tom.  VI  M  8.Efo- 


178  CENTILOQyiO    CANTO   XCI. 

8.  E'n  fopra  'l  detto  fiume  ha  quattro  ponti 
Bellifiimi  di  pietra,  e  di  calcina, 
Con  altri  adornamenti  non  qui  conti . 

£.  Appretto  ha  del  Comun  belle  mulina  , 
Onde  non  ha  temenza ,  che  per  guerra 
Pofs'  effere  attediata  di  farina. 

io.  Le  mura  poi,  che  cerchian  quefta  Terra 
Hanno  tre  braccia  ,  e  mezzo  di  groffezza , 
Di  fopra  ,  dico ,  e  quattro ,  e  (g)  più  fotterra . 

11.  E  dal  lato  di  fuori  hanno  d'altezza 
Ben  trenta  braccia  di  buona  milura , 
Col  barbacan  ,  eh'  è  fatto  (h)  per  fortezza, 

12.  Ed  infra  '1  cerchio  delle  belle  mura 
Tredici  porti  fon,  braccia  fettantaW 
Alta  ciafeuna,  e  venti  di  largura. 

13.  Le  Torri,  che  Y  adornan  fon  feffanta, 
Colla  groffezza  ognuna,  che  l'è  tocca, 

E  ciafeun'aka  il  menOO  braccia  quaranta. 

14.  E  li  forti  di  fuor  fon  larghi  in  bocca 
Ben  venticinque  braccia  colla  fponda, 
Che'l  terren  della  viaW  foftiene  in  cocca. 

15.  Sedici  (m)  braccia  poi  la  via  feconda, 
Con  termini,  che  moftran  vetitade, 
Perchè  il  terren  comun  non  fi  nafeonda. 

i(5.  Quindicimilia  braccia  la  Cittade 
Gira  d'intorno,  e  non  è  maraviglia, 
Contando  il  fiume  nella  quantitade  . 

17.  Se  alcun  dice,  che  gira  cinque  miglia, 
Ch'  è  per  mifura  anticamente  ufata, 
Tremila  braccia  per  miglio (n)  fi  piglia. 

18.  Fi- 


ANNI    DI    CRISTO    1373-  I7J> 

18.  Firenze  è  dentro  tutta  laftricata , 
E  fra  J'  alcre  ha  due  vie ,  che  ftanno  in  croce , 
Che  ti  dimoftran  ,  quant'è  lunga,  e  lata. 

ip.  L*  una  fi  muove  alla  Porta  alla  Croce, 
Ch'è  dal  Levante,  e  poi  verfo  'I  Ponente 
Alla  Porta  del  Prato  è  1'  altra  foce . 

20.  Dall'  una  all'altra  andando  rittamente^) 
Ha  quattromilia  fettecento  (p)  braccia  : 
Mercato  vecchio  è  il(q)  mezzo  veramente, 

si.  "E  mifurar  volendo  l'altra  faccia 
Dalla  Porta  a  San  Gal ,  eh'  è  a  Tramontana, 
Ed  al  diritto  W  feouitar  la  traccia 

22.  Infino  al  fito  di  Porta  Romana, 

La  qual  fi  chiama  San  Pier  Gattolino, 
E  tiene  in  (0  mezzo  l'Arte  della  lana, 

23.  Son  cinquemilia  braccia  di  cammino: 
Deh  come  naturalmente  comprefe 
,Quaiunque  fu  quel  caro  Cittadino! 

24.  Appretto  ha  dentro  più  di  cento  Chiefc, 
Sanza  contar  gli  Spedali,  eh*  a  onore 

Di  Dio  fon  fatte  tutte  quefteW  fpefe  . 

25.  Laicio  dell'altre,  e  vo' della  Maggiore 
Alquanto,  dir  di  Santa  Reparata  ,(u) 

O  vogliam  dir  Santa  Maria  del  Fiore. 

26. 'S'ella  fi  compie,  com'è  ftanziata  >(x) 
Sì  bella  Chiefa  non  fu  già  mill'anni, 
Come  fia  quella,  (y)  né  sì  adornata. 

27.   Appretto  quella  fi  è  San  Giovanni, 
Ch' a  tutto'l  mondo  debb' effer  notorio, 
Ch'ogni  altro  Tempio  avanza  fenza  inganni. 
M  2  28.  Di 


l8o  CENTILOQyiO   CANTO   XCU 

2&  Di  noftra  Donna  ci  è  poi  l'Oratorio, 
Che  corta  più  ,  che  non  vale  un  Cartello, 
Qualunque  ci  è  di  maggior  tenicoro.W 

2p.  Ecci  il  Palagio  de' Signor  sì  bello, 
Che  chi  cercarti  cucco  I1  univerfo  , 
Non  credo,  eh'  e*  trovarti  par  di  quello. 

30.  Cercando  la  Cictà  per  ogni  verfò, 
E' piena  di  palagi,  e  di  giardini, 

Più  bello  l'un,  che  l'altro,  e  piùdiverfo. 

31.  E  più  di  ventimila  Cittadini 

Dentro  ci  fon  tra  Grandi  ,  e  Popolari, (t) 
Lafciando  ftar  da  parte  i  Contadini. 

32.  E  quefti  fono  i  Cafati  più  cari; 

Ciò  fono  i  Bardi,  Rolli,  e  Frefcobaldi, 
E  Ca;-icciuli  infieme  ,  ed  Adimari , 

33.  E  Pulci,  Gherardini  arditi,  e  baldi, 
Tornaquinci,  Bifdomini ,  e  Donati, 

E  Cavalcanti,  e  Buondélmonci  caldi, 

34.  Cerchi, (a)  e  Nerli ,  Pazzi,  e  Giandonati , 
Uberti,  Abati ,  Amidei ,  e  Lamberti 
Ancor  ci  fon ,  benché  fieno  fermati . 

35.  Boftichi,(b)  Berlirighieri  favj,  e  fperti, 
Franzert  ,  Brunellefchi  ;  ed  or  di  quelli, 
Che  fon  di  popol ,  ti  conterò  certi . 

36.  Albizzi,  Ricci,  Strozzi,  e  Baroncelli, 
Medici,  Alberti,  Àltoviti ,  e  Guafconi, 
Vettori,  Caftellani,  e  Rondinelli, 

37.  Peruzzi,  Giugni,  Baftari,  e  Covoni, 
E  Salviati,  Mancini,  e  Magalotti, 
Oricellai,  Beccanugi,  e  Bordoni, 

38.  Sac- 


ANNI  DI   CRISTO   1373»  iSl 

38.  Sacchetti,  Pigli,  Serragli,  e  Biliotti, 
E  Soderini ,  e  Mozzi,  e  Quarateii, 
Ridolfì  ,  Pitti,   Pepi,  e  Pegoiotti  , 

39.  Que'da  Panzano ,  Davidi,  e  Bagneù", 
Boccoli ,  Rifaliti ,  e  Rinuccini , 
Ricoveri  ,  Acciaiuoii ,  ed  Antellefi  , 

40.  E  Gianfigliazzi ,  Cocchi,  e  Scali ,  e  Spini, 
Baidovinetti  >  Bucelli ,  e  Barrucci , 
Cederni,  Macchiavelli  ,  e  Guicciardini, 

41.  Agli,  Vecchietti,  ed  Afini,  e  Ferrucci, 
E  Ramaglianti ,  Magli ,  e  Canigiani , 

E  Bonaccorfi,  Velluti,  e  Rinucci  , 

42.  Aidobrandm,  Bombeni ,  e  Raffacani , 
Razzanti,  Fiiicaia,(c)  e  Manovelli, 

Ed  Attavanti,(d)  ed  Ughi,  e  Cerretani,      ' 

43.  Guadagni ,  Lupecani ,  e  Boverelli , 
Bufini ,  Siminetci  ,  e  Saffòlini , 
Manetti,  Lanfredini  ,  e  Belfredelli, 

44.  Aglioni,  e  Sirigatti,  e  Valorini , 
Que'da  Strada,  Marfili ,  e  Tigliamochi, 
E  Marignolli,  Fagiuoli,  e  Benini, 

45.  E  Paffavanti  ,  Ulimtardi ,  e  Giuochi , 
E  Compiobbefi  ,  Coni  ,  ed  Aldighieri , 
E  Maccì ,  Forabofchìi ,  e  Ggliamochi , 

46.  E  Soldanier,  Pretafiai ,  e  Manieri,  (cì 
Duranti,  Rocchi,  Armati,  e  Scodellati, 
Malegonnslle ,  Mangioni,  ed  Amieri,(0 

47.  Marchi,  (g)Magaldi,  Erri  ,e  Giambollari, 
E  Biffali,  Carucci ,  ed  Avviati, (h) 
Guidalotti ,  Ammoniti ,  (0  e  Portinaro , 

M  3  48.  Man^ 


l8l  CENTILOQyiO    CANTO    XCI. 

4S.  Manfredi  ,  Miehi ,  Figliuopetri ,  e  Zati  t 
Arnolfi  ,  Guidi  ,  Orlandi ,  e  Cordai , 
E  quo*  da  Caìtiglionchio ,  ed  Infangaci, 

49.  Girolami ,  Brancaccio  e  P'errantini , 
Ed  Arrigucci  ,  Donarli,  e  Viviani, 
Ed  Ardinghelli,  Ardinghi,  e  Tolofini. 

50.  E  Faiconier,  Pallarcioni ,  e  Villani, 
E  Caponfacchi  ,  Guardi,  e  Salterelli, 
Ed  Orlandini ,  Arcagnoli,  e  Soldani , 

51.  Benizi  ,  Botcicini ,  0)  e  CafTerelli, 

E  Corbizi,  Blandi,  e  RiccomannL  0) 
Ciuffagni,  Vai,  Garcoli7(ra)e  Carcherelli, 

52.  Angiolini,  Uganeili,  (n)  e  Figiovanni  , 
Bianciardi  ,  ed  Ammirati,  e  Tedaldi.ii, 
Sigoli  ,  Sannarnbenci,  (°)  ed  Alamanni, 

53.  E  Falconi,  Sa  ile  e  ti ,  e  Porcellini, 

Que*  da  Sommaia  ,  Chiarmonceii ,  e  Baldi , 
Baronci,  Coli,  Alfieri,  e  Cornacchini , 

54.  Aliotti,  Bellincion,  Ca(i,(p)  eT^daldi, 
Lottini,  e  Borfi,  e  poi  que'  da  Rabatta, 
Que'  della  Cafa  ,  Mazzinghi ,  e  Mónaldi, 

SS*  Bonciani,  Ardinghi ,  e  di  più  non  fi  tratta* 
Perch'ai  prefente(<ì)  non  ebbi  notizia, 
Baftinti  que',  de*  qua' memoria  è  fatta. 

56.  Firenze  governa  oggi  fua  grandizia 
Per  otto  Popolan  ,  che  fon   Priori , 
Ed   un  Gonfalonier  della  Giuftizia; 

S7»  De' qua' fon  due   Artefici  minori, 

.    Che  per  due  meli  han  del  Comun  penfieri 
Nd  Palagio  maggior  ,  come  Signori . 

58.  E  do- 


ANNI    DI    CRISTO    1373.  183 

58.  E  dodici  altri  M  fon  lor  Configlieri , 
Il  cui  uficio  per  tre  mefi  dura, 
E  Tedici  fon  poi  i  Gonfalonieri , 

5p.  Che  duran  quattro  meli  per  mifura  , 
E  quel,  eh/ è  per  coftor  diliberaco  , 
Per  due  Configli  ancora  fi  proccura. 

<5o.  L'uno  è  Configlio  del  Popol  chiamato, 
Che  fon  dugento  ,  e  delle  ventun'  Arte 
Convien ,  che  v'abbia  d'ogni  Confolaco , 

61.  E  Capitani  della  Guelfa  parte: 

E  per  non  voler  far  le  cofe  brune , 
Quel ,  che  fi  vince  qui  per  le  due  parte  , 

62.  Apprellò  va  al  Configlio  del  Comune  , 
Che  fon  dugento  ,  Popolani,  e  Grandi, 
E  'n  fimil  modo  tirando  una  fune  , 

63.  Convien,  che  poi  a  fecuzione  il  mandi 
Podeftà  ,  Capitano  ,  e   Afleguitore  , 
Quando  per  gli  Signor  ciò  fi  comandi . 

64.  E  ninno  Grande  può  effer  Priore , 
Dodici  (s)  ancora  ,  nò  Gonfaloniere  ; 
D'ogni  altro  uficio  han  parte  dell'onore. 

65.  Ne  Ghibellino  alcun ,  né  foreftiere  , 
(  Secondochè  per  legge  par,  che  fia  ) 
Cittadineico  uficio  puote  avere . 

66.  Firenze  è  Terra  di  mercacanzia , 

Ed  ecci  ogni  Arte;  pognan,  che  ventuna 
Son. quelle,  ch'hanno  del  Comun  balia. 

67.  Le  qua'  ti  conterò  ad  una  ,  ad  una, 
E  chiaramente  poi  conofeerai, 

Che  par  Città  non  è  focco  la  luna . 

M  4  «8.  La 


184  CENTILOQyiO   CANTO    XCI. 

<58.  La  prima  è  di  Giudici,  e  Notai, 
E  la  feconda  fono  i  Fondachieri 
Di  Calimala,  ficcom'udit'  hai . 

69.  La  terza,  Cambiatori,  e  Monetieri , 
Che  rifedenti  a  i  loro  (0  banchi  (tanno, 
Cambiando  lor  (u)  pecunia  volentieri . 

70.  La  quarta  è  Lana,  come  molti  fanno. 
Che  molta  gente  pafce  tuttavia, 

E  fa  ben  trentamila  panni  l'anno. 

71.  La  quinta  fi  è  Porta  Santa  Maria 
Di  Setaiuoli ,  e  di  molti  altri  ,  i  quali 
Legati  fon  con  loro  in  compagnia. 

72.  La  feda  fono  Medici,  e  Speziali, 
E  Dipintori,  e  di  più  altri  aliai, 

Ched  in  quell'Arte  fon  con  loro  iguaK. 

73.  La  fettima  Vaiai,  e  Pellicciai; 

L'  ottava  fon  Beccai  ;  e  poi  la  nona 
Sanza  compagna  (x)  fono  i  Calzolai. 

74.  La  decima  de' Fabbri  groffi  fuona , 
L'  undeci  Rigattieri ,  (ri  e  Panni  lini , 

Ch' è'nfieme  un'Arte  con  lor,  fi  ragiona. 

75.  Maeftri  (2)  della  pietra  Ciccadini 

Ch'  a'  Fornaciai  s'  accoflan  di  leggieri , 
Dodecim' Arte  fon  tra' Fiorentini. 

76".  La  terzadecima  è  de'  Vinattieri, 

Che  vendon  vin  ,  che  ne  berebbon  gli  Agnoli, 
L'altra  gli  Albergator  de'Foreftieri. 

77.  Quindecima  ,  fono  i  Pizzicagnoli, 
La  fedecima(t)  fono  i  Galigai, 
Che  fentir  fan  da  lungi  i  lor  rigagnoli. 

78.  Se- 


ANNI   DI   CRISTO    1373.  185 

78.  Seguitali  poi  Corazzai ,  e  Spadai  • 
Della  diciottefima  (*)  fon  figliuoli  , 

Con  altri  membri  infieme,  i  Coreggiai.W 

79.  Diciannovefima  fono  i  Chiavaiuoli , 
Con  Calderai,  ed  altri  lor  meftieri; 
E  ventefima  (b)  fono  i  Legnaiuoli . 

80.  L'  ultima  fon  Fornai ,  e  Panattieri  ; 

E  ciafcun'  Arte  di  quefte  (c)  è  reggente  » 
Sicché  il  governo  è  quafi  degli  Arcieri* 

81.  Quefta  Città  è  ricca,  e  fofficiente 
D* avere,  e  di  perfone,  e  di  fapere, 
E  delle  ingiurie  molto  (offerente. 

82.  Ma  quand'  ella  dimoftra  fuo  potere, 
Non  ha  Città  d'intorno  a  più  giornate* 
Che  la  fua  forza  non  faccia  temere. 

83.  Quando  alle  fpefe  le  mancan  l'entrate» 
Ed  ella  accatta  da' fuo' Fiorentini ,  (d) 

E  le  preftanze  afTegna  meritate, 

84.  E  impon  cinquanta  migliai' di  fiorini, 
Tre  per  miglia' di  ciò,  e' ha  di  valfente, 
Benché  fi  (tenda  a' più  baffi  vicini. 

8j.  E  chi  n*  ha  due  >  o  men ,  ficuramentc 
Può  venti  foldi  per  fiorin  pagare, 
Ed  aflègnato  non  glien'è  niente. 

86.  Di  maggior  fomma  chi  non  vuol  predare, 
Truova  chi  pretta  con  allegra  fronte 

Per  certo  prezzo,  e  faglili  aflegnare. 

87.  E  fé  de' creditori  è  grande  il  Monte, 
Non  ti  maravigliar,  che  molto  avanza 
L'cfnor,  che  vendicate  fon  più  onte. 

38.  E  qua- 


l86  CENTILOQyiO    CANTO   XCI. 

88.  E  quafi  d'ogni  mefe  una  preftanza 
Abbiamo  avuta ,  e  ciafcuna  è  rifcoffa 
Abilemence  ;  e  fappi  per  cercanza, 

8p.  Ched  afpramente  Firenze  («)  percofla 
Fu  pe'l  diluvio,  e  più  bella,  che  prima 
Oggi  è  rifatta,  e  crefeiura  la  porta. 

pò.  Sicché  le  fpe(e  grandi  (0  fanza  ftima  > 
Che  fecondo  i  bifogni  fon  porcate , 
Del  Monte  han  fatto  più  crefeer  la  cima. 

pi.  E  come  che  le  cofe  fieno  andate,  (g) 
Co'  danar  noftri  più  Città  d' intorno 
Abbiam  con  noi  infieme  rifrancate. 

p2.  E'1  noftro  Comune  è ,  di  pregio  adorno, 
Nella  fua  libertà  rimafo  al  fine, 
Ed  è  per  formontar  di  giQrno  in  giorno. 

pj.  E  dico,  fé  le  donne  Fiorentine 
Portar  poteffer  qui  (h)  le  gioie  loro , 
Che  in  Firenze  averie  mille  Reine 

P4»  Incoronate  d'  arienco ,  e  d'  oro  , 

Con  tante  perle,  e  con  tanto  ornamento» 
Che  veramente  vagliono  un  teforo. 

$$.  Ben  fé  (»)  chi  la  chiamò  quinto  elimento, 
Ed  io ,  per  grazia  del  Signor  verace , 
Non  ne  fu  mai ,  com'  oggi  fon ,  contento . 

p6.  Perch'  io  la  veggio  ripofata  in  pace , 
E  veggiole  recate  al  fuo  mulino 
Dimolte  Terre,  onde  molto  mi  piace. 

97'  Veggiole  fotto  in  parte  il  Cafentino , 
E  del  Valdarno  di  fopra  ,  e  di  fotto , 
E  di  Val  d'Elfa  più  Terre  in  dìmino  ; 

p8.  Agli 


ANNI   DI    CRISTO    1373.  187 

p8.  x\gli  Ubaldini  tolto  ogni  ridotto 
Dell'Alpe,  del  podere,  e  d'ogni  lato  , 
Ed  in  più  parti,  di  che  non  fo  motto. 

99.  Non  tacerei  del  bel  Caitel  di  Prato , 
Volterra,  Valdinievole ,  e  Pifloia, 
E'ntera  iignoria  di  Sanrhiniato. 

100.  E  veggio  Pifa  ,  con  Firenze  in  gioia» 
E  Lucca  a  parte  Guelfa; 00  laond'io 
Foco  mi  curo  ornai,  perch'io  mi  muoia , 

Poich' acquiftato  è  tanto  al  tempo  rató.  (0 
Deo  gratias .  (m) 

Sonetto  fatto  /opra  la  preferite  Scritturai) 

SAvio  Lettore,  quand'  io  cominciai 
Il  prefente  volume  >  i'  mi  credetti 
Al  fin  corregger  tutt' i  fuoi  difetti, 
Ghe  certo  fon,  che  ce  ne  fono  affai. 

Ma  perchè  vecchio,  e  fianco  mi  trovai, 
Dilli  i  comQ  Pilato  a'  maladetti  : 
Quod  fcripfi ,  fcrìpji \  lafciando  incorretti 
I  vedi  miei,  né  gli  rividi  mai, 

Sperando,  che  pe' favj  con  ÓiuC  (°) 
Corretta  foffe  ciascheduna  parte, 
Quando  vedeiToti  quello,  che  non  vid'ioc 

E  però  tu,  che  leggi  quelle  carte, 
Pregato  fé'  dalla  parte  di  Dio 
Adoperarvi  tuo  ingegno,  ed  arte; 
Perchè  da  me  fi  parte, 

Ed  è  partita  già  fia  la  memoria, 

Che  non  ha  luogo  in  cosi  fatta  Scoria. 

FINI   D£L    CENTILOQyiO  . 


i83 

NOTE  AL  CANTO  XCI.  ED  ULTIMO . 

(*)  Di  quefto  Canto  vedi  la  Vita  dell'  Autore  ,  cProem.gen. 

Voi.  L  e  Proem.  di  quefto  fteflb  Voi.  Arg.  (f)  MSS.finì . 
(a)  Magi.  Penne,  I.  (b)  Altri ,  Mille  trecenfettantafei  . 
4.  (e)  Magi,  no  7.  $.  (d)  Ediz.  di  Vir.  ferirti,  (e)  iv.  Ne  i  quali. 
6.  (f  )  iv.  come  io  ti  dico.  io.  (g)  iv.  0  .  11.  (h)  iv.  CV  barbacan, 

che  fi  fan  .12.  (i)  Aì./èffanta  .  13.  (k)  Ed.Fir.Hrt  ciafeun  al' 

ito  tnur.  Tem.  altra  il  men .  14.  (!)  Ed.  Fir.  terreno  comun  , 
15.  (m)  iv.  E  dieci  .  17.  (n)  Str.  migliaio  .  Tem.  migliaia  ;  e 

lafcia  il  refto  del  verfo .    20.  (o)  Ed.  Fir.  drittamente  . 

(p)  Str.  e  Magi,  fecento  .  (q)  iv.  è  nel  .il.  (r)  Ed.  Fir.  A  di* 

rittura  .  22.  (s)  Str.  e  Tem.  /'/ .  24.  (t)  Al.  quelle . 
25.  (u)  Al.  Liperata  .  26.  (x)  Ed  Fir.  fituata  .  (y)  iv.  Comecché 

fia .    28.  (z)  iv.  territorio     3 1.  (+)  MSS.  Popolani  . 
34.  (a)  Ed.  Fir.  E  Cerchi .  35.  (b)  Magi,  e  Str.  E  Bocchi  . 
42.  (e)  ÀI.  Eque*  da  Filicaia ,  (d)  Al.  Attaviatù    46.  (e)  Ed. 

Fir.  Soldanier  ,  Lachi  ,  Prateji ,  Amieri .  (f  )  iv.  Namieri  . 
47*  (g)  HT.  Macchi .  (h)  iv.  i4£/zf/ .  (i)  iv.  Ammutinati . 

51.  (k)  iv.  Bertuccioni .  (1)  iv.  Ricchemanni  .  (m)  iv.  Catelli . 

52.  (n)  iv.  Arganelli  .  (o)  iv.  Salinbeni .  54.  (p)  Magi,  e  Str. 
C^.  $?.  (q)  Ed.  Fir.  a"  alquante  .  58.  (r)  iv.poi .  64.  (s)  iv. 
De'  Dieci  .  6>  (t)  Tem.  a*  libri .  (u)  Magi,  e  Str.  la  . 

73.  (x)  Tem.  compagni .  Ed.  Fir.  compagnia  .  74.  (y)  Ed.  fir. 
Linajuoli  .    75.  (z)  Str.  e  Magi.  Zi  Maeftri .    77.  (t)  Al. 
fejladecìma  .  78.  (*;  Al.  decimottava  .  (a)  Ed.  Fir.  tramuta 
Corregiai  ,  con  Corazzai  di  fopra  •  75.  (b)  Al.  Zrf  vige  firn  a  . 
80.  (e)  Ed.Fir.  e  Tem.  E  ciafebed/ùna  di  quefle.  83.  (d)  Ed.Fir. 
Cittadini .  89.  (e)  iv.  C£*  azeramente  rotta  .  90.  (f  )  iv.  /'  è 
quafi  grande  .  01 .  (>}  "1V.  Secondo  che  le  co  fé  fono  andate  . 
03  (h)iv.^.    $-5.(1)  Str.  e  Magi.  E  benché. 
1 00.  (k)  iv.  in  libertade  .  (1)  Ed.  Fir.  pag.  1 86.  aggiugne  : 
/;;  terra  il  corpo  ,  e  in  Dio  iy  anima  fia 
Così  finifeo  V  Operetta  mia  . 
(m)  Magl.D^o  grati  a  s  Atnen  .  Tem  Deogratias  Amen.Amen. 
Il  MS.  Magliabechiano  finifee  a  car.  132.  nella  prima  colon- 
na .  In  cima  poi  della  feconda  colonna  fi  vede  fegnato  così 
da  altra  mano  diveda ,  e  più  moderna  del  MS. 

•  B°  dej  141 7.  A4  di  marzo/ 
cioè  Bernardo  ,  o  Benedetto  Dei  pofleflbre  allora  di  quefto 
Codice .  (11)  Quefto  è  (blamente  nel  Tefto  di  Cafa  Tempi . 

(0)  Così ,  fecondo  il  detto  MS. 

v  '  GUER- 


i8p 


GUERRA 
TRA5  FIORENTINI,  E>  PISANI 

DAL  MCCCLXIL  AL   MGCCLXV. 
SCRITTA     IN     OTTAVA    RIMA 

D      A 

ANTONIO   PUCCI. 


«">•■"- ^fegtato 


PRIMO    CANTARE. 


i. 


A1 


L  nome  fia  del  vero  Icsù  Crirto, 
Senza  cui  grazia  neffun  ben  fi  fa, 
E  della  Madre,  che  fé  il  dolce  acquiftoi 
Vergine  piena  d*  ogni  fantità , 
Del  gloriofo  Giovanni  Batifta, 
Di  San  Zanobi ,  e  di  San  Bemabà , 
E  di  Madonna  Sanca  Reparata  > 
E  poi  di  cucca  la  Coree  beata. 
Sia  ad  onore ,  ed  iftato  perfetto 
Della  verace  Ecclefia  Romana , 
Del  Santo  Padre  Papa  Urbano  (a)  eletto , 
E  de'  Reali  ,  di  valor  foncana , 
E  di  Firenze,  Contado,  e  diftretto, 
Di  Parte  Guelfa,  in  cui  vittoria  grana, 

Mor- 


IpO  GUERRA     PISANA 

Morte,  e  mal  de*  nimici  tuttavia, 
E  muoia  chi  non  vuol,  che  così  fia . 

3.  Signori,  intendo  dirvi  alla  ricifa 
Alcune  cofe  nuovamente  nate 

Tra'l  Comun  di  Firenze ,  e  quel  di  Pifa  ; 
Pognan,  che'n  parte  voi  ve  le  Tappiate,  ' 
Ma  non  per  rima,  né  per  ogni  guifa, 
Coni* io  ve  le  dirò,  fé  m' afcolcate  ; 
E  qui  vedrete,  eh' è  talor  migliore 
Edere  il  vinto,  eh'  efler  vincitore . 

4.  Un  Giovanni  da  Sarto  focalmente 
Tolfe  a  Pi  fa  il  Cartel  di  Pietrabuona , 
E*  Pifan  1*  alTediar  fubitamente 

Con  molta  gente,  come  fi  ragiona. 
Quando  Giovanni  vide  '1  convenente , 
A*  Fiorentin  fi  raccomanda  ,  e  dona  , 
Ed  e' v'andar;  ma  que' vinfer  la  gara: 
Or  vi  dirò,  come  corto  lor  cara. 

5.  I  Fiorentin  per  la  detta  cagione 
Diliberar  di  far  di  Pifa  firazio  ; 
Mandarvi  Torte  ,  della  qual  Campione 
Fu  primamente  Mefler  Bonifazio: 
Giunfe  a  Ghizzano  ,  (b)  e  cominciò  f  arflone 
D'  intorno  intorno  ,  per  un  grande  fpazio, 
Appreffo  die  la  battaglia  al  Cartello, 

E  s'arrendè,  che  poco  fu  ribello. 
6%  Prefo'l  Cartello,  entrar  per  la  Vaidera, 
Che  v'era  pien  di  palazzi,  e  giardini, 
Perocché  (c)  già,  e  gran  tempo  non  v'era 
Stata  la  forza  più  de'  Fiorentini  ; 

E  dal- 


PRIMO     CANTARE.  ipi 

E  dalla  mattina  infino  alla  fera 
Guaftaro,  ed  arfon  per  tutti  i  cammini; 
E  conterovvi  parte  delle  ville , 
Che  tutte  non  faprei  per  nome  dille.  (<*) 

7.  Di  Ghizzario,  e  Paterno,  e  Camigliano, 
La  Pieve  a  Pino,  e  Capannolé,  e  Gello, 
E  la  Badia  a  Tarigi,'e  Caprugnano, 

E'1  Borgo  di  San  Pietro,  con  Pianello, 
Ponte  dì  Sacco,  Metato ,  e  Libbiano, 
E  Petriuolo  e  d' intorno  al  Caftello 
Di  Pecciole ,  (e)  e  di  Forcoli ,  (f  )  ed  in  Monte , 
E  d' altre  ,  eh'  io  dirò  ,  eh'  i'  non  ho  conte. 

8.  Ifpugnole  ,  Padule  ,  e  Caftagniuolo  , 
Burro,  Solaia,  e  tutto  La  vaiano, 
Cegole(g)  in  parte,  Tavola,  e  Periuolo , 
Villa  di  Piano,  e  quella  di  Poggiano, 
Tutte  fentir  di  pianto ,  e  fiamma  duolo  > 
E  dimolte  altre  per  monte ,  e  per  piano, 
Ch'  i'  non  fo  '1  nome ,  e  però  non  ne  canto. 
Ma  fannol  ben  color,  che  n'hanno  pianto. 

9.  E'1  Capitan  general  della  guerra 
Non  era  infino  a  qui  giunto  nelf  ofte  ; 
Quando  vi  giunfe,  fe'l  mie  dir  non  erra, 
^on  allegrezza  gli  furo  alle  cofte  , 

ì  egli/e'l  campo  fermóe  alla  Terra 
jJì  Pecciole,  e  qu\  fece  alquante  fofte, 
E  mandóe  in  Maremma  Saccomanno, 
Che  di  beftie  a'  nimici  fé  gran  danno  , 

10.  Perocché  ben  femilia  (h)  beftie  groffe, 

E  più  menarne;  chi'l  vuol  creder,  creda. 

Pia- 


101  GUERRA     PISANA 

Pianamente  appettò  le  percoffe , 

Che  di  fé  fteffa  il  Fiorentin  fé  reda . 

Appretto  il  Capitano  il  campo  mode, 

Lieto  di  Pava,  e  della  ricca  preda, 

E'nverfo  Pifa  tanto  cavalcóe  , 

Ch' appreffo  al  Borgo  a  Cafcina  arrivóe* 

il»  Quivi  apparirò  a  difefa  del  foffo, 
Vietando  '1  paflb  ,  barbute ,  e  pedoni , 
E  '1  Capitan  fé  lor  priemere  addotto 
Con  molte  lance  ,  frecce ,  e  verrettoni  s 
Così  paffaro  per  lo  ftormo  grotto  , 
E  de*  nimici ,  tra  morti,  e  prigioni, 
Più  di  cento  quaranta  ne  camparno, 
E  molti  n'affogar  pattando  l'Arno. 

12»  Una  brigata  d' Ungheri  paffaro, 
Come  la  voglia  tal  fiata  fprona , 
Di  là  dall'Arno,  ed  arfero,  e  rubaro 
Ciò,  che  trovaro  d' infìno  a  Caprona* 
Cosi  forniti  a  Cafcina  0")  tornaro 
Allegri,  e  falvi  in  avere,  e'n  perfona; 
Rubato,  ed  arfo  il  Borgo,  alla  Badia 
Di  Sanfovin  n'  andò  la  Baronia  . 

j$.  E  per  farchiar  ciafcun ,  che  non  v'è  flato, 
Signor,  dal  foffo  a  Pifa  ad  otto  miglia 
Di  borgo  in  borgo  sì  bene  è  adagiato  ,00 
Ch' a  chi  noi  fa  parrebbe  maraviglia, 
Benché  più  volte  nel  tempo  pattato 
L'abbia  arfo '1  Fiorentin  con  fo  famiglia: 
Oggi,  ch'era  rifatto  alla  ficura  , 
Tutto  fu  arfo,  dal  foffo  alle  mura. 

14.  Nella 


PRIMO     CANTARE.  193 

14.  Nella  Badia  trovar  duo  Monacelli  ,- 
E  l'apparecchio  fatto  molto  grande, 
Non  già  per  lor,  ma  pe' ni  mici  felli, 
Benché  a  loro  campaffer  le  vivande  5 
Quivi  mangiar  dimolti  capponcelli , 
E'i  Capitan  delle  fuo  Guelfe  Bande 
Una  fé  por  nel  Campanil  di  fuore. 
Ch'agli  Pifan  facea  crepare  il  cuore. 

15.  Poi  fece  da  San  Marco  a  Sanfovino 
Per  lor  difpetto  correr  quattro  pai) , 
L'  un  di  velluto ,  all'  ufo  Fiorentino  , 
L'altro  corfer  co' micci   i   vetturali, 

Il  terzo  i   barattieri,  e '1  più  mefchino 
Le  meretrici ,  non  vi  fo  dir  quali  : 
Quel  del  velluto  ebbe  il  Conte  Niccola  , 
Che 'nfin  da  Roma  venne  a  queiia  (cuoia. 

16.  Popolo,  e  Cavalier  fuor  delle  porte 
Di  Pifa  ufciron  colla  'mperiale  , 

E' Fiorentini  ,  Alla  morte,  alla  morte, 
Gridaro  hiverfo  lor  colla  Reale. 
Quando  i   ni  mici  vider  tanto  forte 
La  bella  gente,  al  fuggir  miffono  ale 
Dentro  alla  Terra  ;  ma  pur  ne  fur  giunti 
Alquanti,  che  co' ferri  furon  punti. 

17.  Sotto  la  'nfegna  del  Giglio  a  raftrello 
11  Capitan  della  guerra  pregiato 

Fé  per  memoria  Cavalier  novello 
Filippo  di  Metter  Chivol  da  Prato, 
E  Bartolotto  nobile  donzello 
Di  Caia  i  Portigian  da  Sanminiato, 
Tom.  VL  N  Per 


Ip4  GUERRA     PISANA 

Per  crefcere  a  Firenze  onore  ,  e  fama , 
Con  vergogna  di   Pila,  e  di  chi  l'ama. 

18.  Quivi  tonando  tutti  gli  frumenti, 
E  tutta  l'ode  faccendo  letizia, 
Signor,  peniate,  com'  eran  contenti 
Que\  che  vedien  cantar  di  lor  creftizia; 
Potevan  dire  i  miferi  dolenti  : 
Ome' ,  che  qui  non  vai  noftra  malizia. 
E'1  Capitano  fanza  alcuno  inciampo 
Riftrinfe  la  fuo  gente,  e  mutò '1  campo. 

ip.  Tornata  Pofte  a  Ponte  di  Sacco, 
Fu  prefo  un,  ch'una  lettera  portava 
Inverfo  Pifa,  correndo  in  iftracco  , 
Che '1  Caftelian  di  Pecciole  mandava  > 
La  qual  dicea  :  Fate,  che  di  fcacco 
Y  fie  foccorfo  ,  che'l  bifogno  grava, 
Perocch'  a  mie  difpetto  fono  andati 
Per  guadagnar  di  fuor  tutti  i  foldaci  ; 

20.  E  fé  ciò  fofTe  a'  ni  mici  pale  fé , 
D'intorno  mi  farieno  incontanente; 

r  fon  con  pochi ,  e  non  fo  che  difefe 
Far  mi  potelìì  contro  a  tanta  gente. 
E'1  Capitan,  che  le  parole  intefe, 
A  Pecciole  n  andò  Ambitamente  ; 
E  que* ,  eh'  erano  andati  a  guadagnare , 
Eran  tornati,  e  volien  dentro  entrare, 

21.  E  gli  Ungheri  fpronaro  inverfo  loro, 
E  que'  quando  li  vider  dier  la  volta. 
Il  franco  Capitan  fanza  dimoro 
Intorno  intorno  a  Pecciole  s'  affrica , 

Guar- 


PRIMO     CANTARE,  ig$ 

Guardando  notte,  e  dì,  perch' a  coftoro, 
Ed  ad  ogni  altro  fia  l'entrata  tolta: 
Fé  domandar,  fé  volieno  ubbidire, 
Ed  e'  fi  fecer  beffe  del  fuo  dire . 

22.  Pifa  fenrendo  Pecciole  attediato, 

Il  qual  è  l'un  degli  occhi  del  Pifano  » 
Follò  Arilonaco  ebbe  abbandonato  , 
Dove  gran  gente  avea  tenuto  invano, 
E  perchè  avea  mal  Cafcina  0)  guardato, 
Àrfero  il  rimanente  di  lor  mano, 
E'n  Pifa  rifuggi  con  grande  lcorno. 
Ora  a'  fatti  di  Pecciole  ritorno . 

23.  Il  Capitan  fé  cominciar  la  cava , 

E  per  combatter  molti  altri  argomenti, 
Non  moftrando  que' dentro,  eh' una  fava 
Cu raffb n  tutti  quefti  ordinamenti, 
E  tutta  l'offe  al  Capitan  gridava: 
Deh  combattianla ,  che  noi  fiam  vincenti  ; 
Ed  e* non  volle,  e  fé  più  faviamente, 
Perchè  vi  faria  morta  molta  gente. 

24.  E  ffando  in  quefti  termini,  da  Siena 
Venne  a  Firenze  grande  ambafeeria , 
La  quale  ad  unger  cominciò  la  fchiena 
De' Fiorentin ,  con  bella  diceria: 

Se  vofìra  voglia  ancor  di  Pifa  è  piena, 
Deh  piacciavi,  Signor,  che  pace  fia. 
E  fu  rifpofto  :  Il  voftro  dir  ci  piace, 
Ciò,  che  fi  fa,  fi  fa  per  aver  pace; 

25.  Perocché  ci  hanno  cento  paci  rotte, 
Come  apparifee  chiaro  per  le  carte , 

N  2  Or 


< 


ip6"  GUERRA     PISANA 

Or  che  tempo  è  da  rimetter  le  dotte, 
Voglian ,  eh'  e'  riconofeano  ogni  parte  ; 
Il  piacer  voftro   faren  rutte  l'otte, 
Ch'  e*  lafceran  di  lor  malizia  l'arte; 
Quando  al  dover  faran  tornati  ,  e  noi 
Faren,  che  piacerà  a  Dio,  ed  a  voi. 

26.  Attanto  venne  dell'  ofte  novella  , 

Che  Fecciole  arrenduto  s'era  a  patto  ,-(m) 

Che  fi  può  dir,  eh*  a  quella  volpe  fella 

Foffe  di  tefta  Tun  degli  occhi  tratto; 

E  non  fé  Pifa  la  fella  sì  bella 

Di  Pictrabuona ,  come  a  quello  tratto 

Fece  Firenze  col  fuo  tenitoro 

Di  Fecciole,  che  "ebbe  per  riftoro. 

27.  Fra  gli  altri  ,  che  di  Pecciole  acquiftaro 
Onor,  fu  'i  Conte  Aldobrandin  da  Roma, 
Perchè  i  Terrier  di  lui  fi  confidaro  , 

Ed  e'  fu  lor  leal  ,  come  fi  noma  ; 
E  de' foldati ,  che  dentro  v' entraro, 
Non  portar  più,  eh' e'  voleflòn  la  foma  ; 
Ma  ciafeun  dio  ,  contentandoli  molto , 
Derrata  per  danai',  con  chiaro  volto. 

28.  E  poiché '1  Capitano,  e'1  detto  Conte 
Di  Pecciole  ebber  prefa  la  tenuta, 

Due  Torri,  che  v'  avea,  con  un  ponte, 
Che  l' una  già  per  cava  era  caduta, 
Vcggendo  que' dell' altra ,  eh' a  loro  onte 
Si  conveniva,  T  ebber  conceduta; 
E'1  Capitan,  che  fette  in  fuo  prefenza 
Ne  fé  legare,  (n)  rnandogli  a  Fiorenza. 

20.  E  poi- 


PRIMO     CANTARE.  197 

29.  E  poich'  egli  ebbe  Pecciole  fornico , 

Di  gran  vantaggio  cavalcò  a  Montecchiq, 

E  '1  CafteJlan  fu  tutto  sbigottito  ; 

Come  dell'  ofte  vide  1'  apparecchio, 

Vollefi  arrender  con  alcun  partito  , 

Al  quale  il  Capitan  non  die  1?  orecchio  ; 

Dille:  Venite  alla  mifericordia 

De'  Fiorentin  ,  fé  volete  concordia. 

30.  Attanto  un  Arcivefcovo  mandato 

Fu  dal  Papa  a  Firenze  Ambafciadore , 
E  poiché  della  pace  ebbe  pregato , 
Gli  fu  rifpofto  con  allegro  core  : 
Il  Comun  di  Firenze  è  apparecchiato , 
Trovate  il  modo,  che  fia  con  amore; 
Ed  egli  andò.  Non  diciam  più  di  lui, 
Ma  prima  di  Montecchio,  e  poi  d*  alerai. 

31.  Il  Capitan  fé  rizzar  manganelle, 
E  con  alquante  pietre  fàiutoIJo. 
Quando  que*  dentro  fentir  ta'  novelle, 
Ulciron  fuor  colle  coregge  in  collo, 
Chieggendo  in  grazia  di  campar  la  pelle* 
E'1  Capitan  non  dilTe  mai,  farollo; 
Mad  a  Firenze,  come  qui  fi  canta, 
Legati  ne  manìlò  cento  cinquanta. 

32.  Poi  mandò  gente  ,  ed  ebbe  per  trattato 
Il  Cartello ,  e  la  Corte  di  Toiano , 

E  così  torto ,  come  fu  accordato  , 
Le  chiavi  fur  mandate  al  Capitano. 
Laiatico  ,  (o)  fentendo  quel  mercato , 
All'  ubbidenza  venne  a  mano,  a  mano; 
N  3  E'1 


ioS  GUERRA     PISANA 

E '1  Capitano  a  pigliarlo  fu  predo, 
E'n  tutte  mife  il  Giglio  manifefto . 

33.  Partirli  da  Montecchio,  e  cavalcaro 
Appreflò  a  Montefofcoli  a  guadare  , 

E  perchè  quivi  avea  d'acqua  gran  caro» 
Non  vollon  di  foperchio  dimorare  ; 
Per  rinfrescarli  a  Fabbrica  cornaro, 
E  non  vi  campò  nulla  a  fabbricare  : 
Quivi  fi  rinfrefcaron  fopra  l'Era, 
Che  gran  biibgno  a  tutta  la  gente  era . 

34.  Di  quefto  luogo  il  Conte  Aldobrandino 
Tornò  in  Firenze  a  farli  Cavaliere: 
Fatto  eh/  e*  fu  pe  '1  popol  Fiorentino 
Con  ogni  onor ,  eh' a  ciò  fece  meftiere> 
Ed  e'  fé  (p)  Cavaliere  a  fuo  dimino 

.    Un  fuo  fratel,  di  tempo  più  leggiere; 
Il  Comun  di  Firenze  fé  le  fpefe, 
E  donò  lor  cava' con  bello  arnefe. 

35.  Perch'eran  degli  Orfin,  Cafa  gentile, 
E*  Fiorentin  da  Roma  hanno  nazioni  , 
Per  far  lor  maggior  fefta,  in  un  cortile 
Con  una  cerbia  mifono  i  leoni; 

L*  un  le  falcò  addotto  (ignorile, 
E  viva  mai  non  curò  (9)  gli  unghioni  : 
La  lioneffa  ,  pe  'I  gridar  foperchio , 
Saltò  le  mura,  ed  ufcì  fuor  del  cerchio • 

36.  Se  la  gente,  che  v'era,  ebbe  paura, 
Quando  tra  lor  la  vidono  sì  accefa, 
Non  ne  dimandi  alcun  ,  che  per  le  mura 
Faceva  f  un  fopra  V  altro  la  fcefa  . 

Ma 


PRIMO     CANTARE.  l}$ 

Ma  grazia  n'  abbia  Iddio ,  eh'  a  criacura 
Non  fece  male,  ed  ella  fa  riprefa. 
Tornoffi  a  Roma  il  Conce  in  fuo  contrada 
Metter  Bonifazio,  che  11  cinfe  fpada. 

37.  E  gli  foldacì  poi  mutar  quiftione 

A* Fiorentin  per  Pecciole,  ch'era  avuto, 
E  domandaro  contro  ogni  ragione 
La  paga  doppia,  col  mefe  compiuto; 
Perocché  già  per  loro  oppinione 
Non  s' acquiftò,  eh' e' non  fu  combattuto 
Onde  pe'i  meglio  al  Capitan  fi  fcriffe, 
Che  con  tutta  la  gente  fi  partifie. 

38.  Partitafi  la  gente,  i  traditori 
Di  Laiatico  furon  ribellati  ; 

Per  la  qual  cofa  li  Signor  Priori , 
E  gli  altri  Fiorentin  furon  turbati, 
E  'ncontanente  fero  ambafeiadori , 
Che  facefl'er  concordia  co'  foidati  $ 
Ed  egli  andaro  ,  e  conciarfi  con  loro, 
Bontà  di  San  Giovanni,  bocca  d'oro. 

39.  Attanto  Y  Arcivefcovo  tornato 

Fu  da  Pifa  a  Firenze,  e  quel,  che  porfe 
Non  vi  fo  dir  ;  ma  poich'  ebbe  parlato , 
A  foldar  gente  ancora  fi  ricorfe. 
Infino  a  qui  v'  ho  detto  ciò ,  eh*  è  flato  ; 
Di  feguitar  l'avanzo  metto  in  forfè. 
Non  io ,  che  fi  farà  ;  ma  pur  memoria 
W  far  del  tempo  di  cotal  vittoria. 

40.  Mille  trecento  feflantadue  anni, 
A'  dì  venti  di  Giugno  di  Fiorenza 

N  4  Si 


200  GUERRA      PISANA 

Si  mofle  r  ode ,  il  di  di  San  Giovanni 
Sopr' a' nimici  fa  con  fuo  potenza, 
Fino  al  Settembre  diero  i  detti  danni; 
Ed  io  priego  la  divina  Sapienza  , 
Ch'  a  quello  Comun  dia  forza  ,  e  valore 
Antonio  Pucci  il  fé  al  voflro  onore» 

FINE     DEL     PRIMO     CANTARE. 


NOTE   AL   PRIMO   CANTARE. 

(a)  MS.  Uberto  . 

(b)  MS.  Chiazzano. 
(e)  MS.  Però  e . 

(d)  MS.  dirle  . 

(e)  Che  anche  Peccioli . 

(f)  MS.  Forcate. 

(g)  Che  altri  dicono  Cigoli . 

(h)  Ammirato  ,  lib.  1 2.  pag.  614.  Duemila  dugento. 

(i)    MS.  Cafóne. 

(k)  MS.  adeafato.  Forfè  dall'  antico  AJto  ,  Adafio, 

(1)    M  S.  qui ,  e  altrove  Cafcine  . 

(m)  MS.  a  patti . 

(n)  MS.  e  Piandogli. 

(o)  Ammirato  ,  lib.  1 2.  pag.  61  $.  Aiaiico . 

(P)  MS.  fu. 

(q)  Quella  parala  curò  ,  p  aJtra  fimile  maaca  nel  MS. 


$ECON< 


201 

SECONDO    CANTARE. 


li  T"\Eh  Angeli ,  ed  Arcangeli ,  con  Troni 
JL/  Chcrubin,  Serafini,  e  Principato, 

Virtù  ,  Podeftà  ,  e  Dominazioni , 
Ch'ai  mie  Signor  più  preffo  avete  flato, 
Pregate  lui ,  che  per  grazia  mi  doni , 
Ch'i'feguir  poffa  quel,  e' ho  cominciato, 
A  fua  laude,  falute,  e  reverenza, 
Pace,  ed  onor  del  Comun  di  Firenza, 

2.  Signori,  io  vi  lafciai  nelf  altro  Canto, 
Come' foldati  avien  moflò  quiftione, 

E  da' nimici  fi  partiron  tanto, 
Ch'ebbon  danari  contra  ogni  ragione: 
Or  mi  convien  feguir,  come  d'accanto 
Si  diede  a  Pifa  nuova  imbandigione  > 
Ricominciando  dura,  ed  afpra  guerra , 
Com' udirete  per  mare,  e  per  terra.  ' 

3.  I  Fiorentini  due  galee  armate 
Mifero  in  mar  fornite  di  vantaggio, 
Ammiraglio  ne  fu ,  vo' ,  che  facciate , 
Meffer  Francefco  Buondalmonti  faggio. 
Mofler  da  Talamon  bene  addobbate, 
E  arrivaron,  feguendo  lor  viaggio, 
Ad  un  Caftel  chiamato  la  Rocchetta. 
E  fecer  di  Laiatico  vendetta. 

4.  Ifcefi  i  marinari  in  fulla  riva, 
Subitamente  fer  de' remi  fcale, 

Sca- 


2G2  GUERRA     PISANA 

Scalarono  il  Caftel ,  dicendo:  Viva 
ì\  Comun  di  Firenze  ,  e  la  Reale . 
La  gente  dentro  mifera ,  e  cattiva , 
Veggendo  arder  la  porta  principale  , 
Abbandonar  la  Terra  per  fofpiro, 
Quella  arfer  tutta,  e  pofcia  fi  partirò. 

5.  Sentendo  i  Fiorentin,  che  la  lor  gente 
S?  era  portata  così  bene  in  mare , 
Soldaron  tre  galee  fubitamente 

Sì ,  eh* eli'  eran  poi  cinque  a  guerreggiare: 
Da  Genova  Ammiraglio  fu  il  valente 
Mefler  Perin  Grimaldi,  ciò  mi  pare. 
Or  lafcio  le  galee,  per  dirvi  chiaro, 
Come  le'nfegne  a  Firenze  tornaro. 

6.  Dì  venzei  di  Settembre  coir  ulivo 
Vittoriofe  tornaron  le'nfegne, 
E'1  Capitan  da  Camerin  giulivo, 
Che  l'avea  fatte  di  vettoria  degne; 
E'1  Comun  di  Firenze,  com'  io  ferivo, 
Gli  fece  onor,  che  mai  non  gli  fi  fpegne, 
Che  moltiflima  gente  per  vaghezza 

Gli  andaro  incontro  con  molta  allegrezza. 

7.  All'entrar  della  porta  i  Fiorentini 
Gli  puofer  fopra  capo  un  pallio  d'oro, 
11  qual  porta van  cari  cittadini, 
Che'ntorno  a  lui  a  pie  facien  dimoro, 
E  due  deftrieri,  i  più  begli,  e  più  fini, 
Che  fi  trovaron  ,  donati  gli  foro , 
Coverti  di  fcarlatto ,  adorni ,  e  begli , 

E  s'  egli  ebbe  altro ,  me*  di  me  '1  fepp*  egli. 

8.  Per- 


SECONDO    CANTARE.  203 

8.  Perchè  non  v'  era  più  da  ofteggiare  , 
I  Fiorencin  di  ciò,  che  fé  meftiere, 
Forniron  le  Cartella ,  e  cavalcare 
Fecion  la  gente  tutta  alle  frontiere. 
Alle  galee  vi  vo' ritornare, 

Che  conquiftando  andavano  a  podere; 
Giunfero  ad  un  Cartello,  e  di  gran  vaglia 
Scefero  in  terra,  e  diervi  la  battaglia; 

9.  E'Terrazzan  per  paura  del   guado, 
Ch'eran  vignati  intorno  per  ragione, 
Alla  difefa  fer  poco  contatto, 

Ed  arrenderli ,  falvo  le  perfone  . 

E  r  Ammiraglio  ben  conobbe  il  parto, 

Dentro  pafsò,  colla  fuo  ligione, 

E  nondimen  dalla  Rocca  piovea 

Quadretta  ,  e  pietre  ,  eh'  ancor  fi  tenea  • 

10.  Allora  dille  il  valente  Ammiraglio: 
Arrenditi  pe '1  meglio  Cartellano, 
Che  fé  da  piede  quefta  Rocca  taglio, 
Tu  chiederai  mifericordia  invano. 

Ed  e'  rifpuofe  :  V  non  vi  curo  un  aglio  ; 
Tvo' morir  per  lo  Comun  Pifano. 
Veggendo  l'Ammiraglio  i  modi  fuoi, 
Diffe:  Fammi  parlare  a' fanti  tuoi. 
il.  E  come  furori  venuti  ad  udire  * 
E  T Ammiraglio  diffe:  Or  m'intendete, 
I  Fiorentini  m*  han  fatto  venire, 
E  la  lor  porta  voi  la  vi  fapete  ; 
Se  v'arrendete  a  me  fanza  più  dire, 
Io  vi  farò  far  ciò,  che  voi  vorrete. 

Uden- 


204  GUERRA     PISANA 

Udendo  le  promeffe  la  brigata, 
Prefono  il  Cartellano,  e  dier  l'entrata, 

12.  Così  fi  prefe  il  bel  Calle!  del  Giglio, 
Che  fipuòdir,  ch'egliebbee'lnome,e'l  fatto» 
Che'l  campo  bianco  col  Giglio  vermiglio 
Sovra  la  Torre  fue  al  primo  tratto. 
Signor,  fappiate,  che  fanza  periglio 

Si   potè  ben  difendere  ad  ogni  atto; 

Ma  volle  Iddio,  che  '1  Giglio  in  Giglio  entrafle, 

Acciocché  Pifa  ad  umiltà  tornaiTe . 

13.  Pier  Gambacorti  appretto  per  trattato, 
Col  braccio  Fiorentin  cavalcò  a  Pifà  , 

E  fé  folle  ito  male  accompagnato, 
Per  certo,  ch'egli  avie  caro  di  rifa, 
Perocch'  egli  era  tradito  ,  e  Sgannato 
Da'  fuo'Pifan  ,  fecondochè  s'avvifa, 
Che  prometta  gli  avien  porta  San  Marco, 
E  dello 'nganno  avevan  te  fa  l'arco. 

14.  Avieno  fq ritto:  Vien  deliramente  , 
Che  tu  farà'  accettato  volentieri  ; 

Ma  non  menar  con  teco  troppa  gente, 
Che'i  popol  non  teme  ile  i  foreftieri. 
Egli  ebbe  fuo  confido  ,  e  faviamente 
Menò  più  di  fecento  Cavalieri. 
Quando  fu  predo  a  Pifa ,  i  quattrocento 
Lafciò  da  parte,  ed  andò  con  rìugento. 

15.  La'nfegna  Imperiale,  e  la  Pifana 
Levò  coli' arme  fua  de' Gambacorti, 
Giunfè  alla  porta  ,  e  la  (peranza  vana 
Trovò ,  perocché  della  Terra  accorci 

Tre» 


SECONDO     CANTARE.  20$ 

Trecento  Cavalier ,  gente  fovrana  , 
Ufcir,  gridando  a  lor:  Voi  fiete  morti; 
E  percolerò  a  loro,  e  que' di  fuore 
Contr' a'Pifan  fediron  di  buon  core. 

16.  Mentrechè  la  battaglia  era  più  dura> 
E  quella  gente,  che  s'era  riporta, 

Si  furon  moffi  tra  loro,  e  le  mura, 
Ed  a'  nimici  percofler  per  corta  ; 
E  que' fé  n'avvidero,  e  per  paura 
Di  peggio  fi  fuggir  fan  za  più  fofta; 
Ma  pur  ne  campar  prefi  fanza  fallo 
Quarantacinque  di  loro  a  cavallo. 

17.  Poiché  i  nimici  in  Pifa  fur  fuggiti, 
Ed  a  Pier  fallato  era  la  fperanza  , 
Sonar  le  trombe,  e  furonfi  partiti, 
E  del  rubare  incominciar  la  danza  ; 
Con  cento  pai'  di  buoi  tornar  forniti 
Alle  frontiere,  e,  ficcom' era  ufanza, 
Partir  la  preda;  e  Pier  del  tradimento, 
Che  gli  fu  fatto,  campò  malcontento. 

iS.  Signor,  tutti  i   trattati,  che  fi  fanno, 
Non  vengon  fatti  per  malizia  molta  ; 
Che  ciafcun  penfa  a  riparare  il  danno , 
Come  ciafcun  per  acquiftar  s'  affolta . 
Quel ,  che  non  venne  or  fatto  per  Y  inganno^ 
Forfè  che  verrà  fatto  un'altra  volta; 
E  dica  contro  a  quefto  chi  vuol  dire, 
Che  'ndugiare  fi  può,  ma  non  fallire. 

19.  E  dicefi  per  gli  uomini  valenti , 
Che  fé  Pier  forte  in  Pifa  ritornato, 

ITi- 


20$  GUERRA     PISANA 

I  Tiranni  in  Tofcana  erano  fpentl, 
Ed  ogni  Terra  migliorava  flato, 

E'1  Pifan  più,  che  tutte  l'altre  genti, 
Sarebbe  in  buona  pace  ripofato. 
Ma  non  fi  può  dar  pace  contra  voglia  , 
E  chi  vuol  guerra,  non  l'ha  fanza  doglia. 

20.  Cosi  faccendo  guerra  guerriata , 
Vien  talor  fatta  alcuna  cofa  bella. 
D'Ottobre  fu  la  detta  cavalcata, 
L'altra  fé  'I  Capitano  appretto  a  quella, 
E  con  gran  preda  in  prima  fu  tornata, 
Che  dell'andar  fi  fapefle  novella; 

Così  or  quinci ,  or  quindi  era  percofla 
Pifa  dal  Fiorentin  colla  fuo  poflà . 

21.  Dali' altra  parte  la  gente,  che  tiene 

II  Fiorentino  in  mar,  n  andaro  al  porto, 
E  tagliaron  le  Torri,  e  le  catene 
Mandarono  a  Firenze  per  conforto. 

Chi  v*  era  a  guardia  raddoppiò  le  pene , 
Che  furon  prefì,  ed  alcun  ne  fu  morto; 
Dodici  prigion  far ,  che  con  temenza 
Colle  catene  giunfòno  a  Fiorenza. 

22.  I  prigion  fur  menati  alla  prigione, 
Dove  della  lor  gente  affai  trovaro  » 
E  le  catene  a  memorazione, 

In  più  parti  fpezzate  s' appiccaro. 
Acciocché  le  vedeffer  le  perfone, 
E  pareffè  a  cui  dolce,  a  cui  amaro; 
E  le  colonne  ancor  ne  furo  ornate  , 
E  la  cagion  perchè ,  vo',  che  facciate . 

23.  Quan- 


SECONDO     CANTARE.  207 

23.  Quando  i  Pifani  a  Maiolica  andaro  f 
I  Fiorentin  guardar  la  ìor  Cittade 

Io  lor  fervigio  ,  tantoché  tornaro 
Vittorio*!  di  quelle  contrade, 
E 'n  fegno  di  vittoria  ne  recaro, 
Come  udirete,  alcuna  dignitade  , 
Una  porta  intagliata  di  metallo , 
E  due  colonne  chiar  ,  come  criflallo . 

24.  E  dier  le  prefe  a' Fiorentini  adeffo: 
O  le  colonne  prendete ,  o  la  porta  ; 

E  prefer  le  colonne  ;  e  quegli  appreflò 
La  lor  chiarezza  con  fuoco  ebber  morta, 
Poi  le  mandar,  com'egli  avien  promeffo, 
Fafciate  in  ifcarlatto  ,  e  'n  fede  corta . 
Quando  da'  Fiorentin  furo  sfatiate  , 
Come  furon  contenti ,  or  lo  penfate. 

25.  Vecchio  peccato  fa  nuova  vergogna  > 
E  quefto  giuftamente  fi  convene  ; 

Pifa  ha  Firenze  offefa  ,  e  non  bifogna 
Dir  quante  volte ,  eh'  ognun  noi  fa  bene  : 
Volle  di  Pietrabuona  la  fampogna  ; 
E'1  Fiorentin  delle  paffate  pene 
Fé  ricordare,  e  recoffi  alla'mprefa* 
Per  vendicare  ogni  paffata  offefa. 
2(5.  Pifa  con  fuoco  guaftò  le  colonne , 
Onde  Fiorentin  ciechi  fur  chiamati , 
Ed  or  con  fuoco  tanti  chiari  fonne, 
Che  Ci  può  dir  ,  eh* e'  fieno  alluminati, 
E  puoffi  dir,  che  gli  uomini,  e  le  donne 
Di  Pifa  tutti  fieno  abbacinati , 

P«- 


208  GUERRA     HSANA 

Perocch'  al  nafo  hanno  ora  canti  fprocchi , 
Che  mai  era  gente  alzar  non  debbon  gli  occhi . 

27.  Da  qual  porta  ufeiranno  ornai  i  Pifani  , 
Che  non  fi  veggian  confumati ,  ed  arfi 
Non  da  niuna,  che  da  tutte  mani, 

Se*  Fiorentin  vi  fur  col  fuoco  parfi  ? 
Ver' è,  ch'ancora  dicon  come  cani, 
Ch'ai  diavol  fi  daran ,  per  vendicarli. 
Ma  fé*  Pifani  al  diavo]  fi  daranno, 
I  Fiorentini  a  Dio,  e  vinceranno. 

28.  Non  penfino  i  Pifan  per  quello  dire  , 
Ch'  e'torni  adrieto  quel,  eh'  è  porto  in  fodo. 
E  s'è*  fi  legheranno  con  gran  Sire, 

E'  Fiorentini  feioglieranno  il  nodo  ; 
Con  fenno,  con  danari,  e  con  ardine 
Sapranno  ad  ogni  parte  trovar  modo  , 
E  gran  Signor  già  contro  a  lor  premette, 
E  non  gli  fi  mangiò,  come  credette. 

29.  Non  (o ,  s'è  ver  ;  ma  'ntendo ,  che  le  chiavi 
Portar  di  Pifa  a' Signor  di   Milano, 
Pregando ,  eh'  agli  lor  bifogni  gravi 

Per  Dio  piacerle  loro  por  la  mano . 
E  que'  Signor,  ficcome  molto  favj, 
Rifpofer  lor:  Voi  lavorate  invano, 
Che* Fiorentini  haii  con  noi  pace,  e  patti, 
Che  'ntender  non  polliamo  a'  voftri  fatti . 

30.  Pifa  ha  faputo  infino  a  qui  sì  fare, 
Che  tutti  i  Ghibellin  ,  che  la  folieno 
A  lor  poder  difendere,  e  aiutare, 
Or  fon  venuti  lor  del  tutto  meno  ; 

E  con- 


SECONDO    CANTARE.  20^ 

E  contro  a  lei  grati  parte  me  ne  pare» 
Perchè  la  fua  fuperbia  non  ha  freno, 
Anzi  era  tanto  ingrata,  e  fconofcente, 
Ch'  ogni  altra  fuor  di  fé  tene*  niente» 

31.  O  Pifa,  vituperio  delle  genti, 
Dille 'I  Poeta  Dance  Fiorentino; 
Non  ée  ufcito  dalle  umane  menti  W 
Quel ,  eh*  ella  fece  al  fuo  Conce  Ugolino  » 
Ed  a  quel  da  Faggiuola,  i  tradimenti, 
Che  miièr  quél  da  Porteria  al  dichino, 
E'i  tradimento  contro  a*  Gambacorti , 
Che  per  rubarli  fur  cacciati ,  e  morti . 

32.  Pifa  ha  più  volte,  e  più  rotta  la  pace, 
A'Fiorentini,  e  a  Dio  i  faramenti , 
Perchè  tradire,  ed  ingannar  le  piace, 

E  difpregiar  color ,  che  fon  perdenti  ; 
E  la  fuperbia  a  Dio  molto  difpiace, 
E  queft'è  la  cagion  de'fuoi  tormenti, 
E  non  pur  nel  prefente  è  quel,  eh' i' dico, 
Ma  sì,  e  peggio  fé  nel  tempo  antico, 

33.  Secondoch'io  per  la  Cronica  fento  , 
La  quale  fcrifle  Giovanni  Villani , 
Cinquantaquattro  con  mille  dugento 
Correva,  quando  a  Firenze  i  Pifani 
Mandar  fentendo  P  apparecchiamento 
Ambafciador  di  loro  i  più  fovrani, 
V  qua'  fi  patteggiar  co'  Fiorentini , 
Com'  udirete  con  dolci  latini. 

34.  Fra  gli  altri  patti  fu ,  che  mai  paflàggio 
Fiorencin  non  pagafle  in  quel  di  Pifa, 

Tom.  VI  O  Né 


ilO  GUERRA     PISANA 

Né  per  mercacanzia  ,  né  per  pedaggio, 
Ne  per  mar,  né  per  terra  a  loro  allìfa, 
Pefi  ,  e  mifure  tener  cT  un   paraggio 
Doyien  co*  Fiorentini  in  ogni  guila  , 
E  mai  non  dovien  far  contr'  al  Lucchefe  , 
Come  l'han  fatto,  a  ciafcuno  è  palefe. 

35.  Non  va  cercando  Firenze  di  torre 
Tiranneggiando  Cartella,  o  Cittade , 
Mad  ogni  tirannia  vorrebbe  ifporre, 
E  popoli  recare  a  libercade, 
E  per  far  quello  ciafchedun  foccorre  ; 
Non  ne  guadagna  ,  ma  gran  quantitade 
Del  fuo  vi  mette  tanto,  che  riftucca 
Eirè  più  volte,  per  rifrancar  Lucca, 

36".  La  qual  con  arte,  e  faramenti  appretto 
Pifa  ha  prometto  di  lafciar  più  voice, 
Poi  rompe  fedo  in  ciò ,  eh/  eli'  ha  promeflb  ; 
Non  lafcia  quella,  ma  dell'altre  ha  tolte; 
Collodi,  Pietrabuona  chiaro,  e  fpreffb  , 
Ed  altre  Terre,  che  fi  fanno,  molte 
Dovevan  rimanere  al  Fiorentino, 
Secondo  i  patti  di  Metter  Mattino. 

37.  Ed  altri  patti  molti  confermati 
Hanno  i  Pifani ,  e  quando  è  lor  piaciuto, 
Siccome  alquanto  fon  raflkurati , 
Di  romper  fede  han  per  niente  avuto. 
Onde  per  quefti ,  e  per  altri  peccati 
Il  lor  mal  fare  a  Dio  è  rincrefeiuto, 
Ed  addiverrà  loro,  e  fìa  ragione, 
Come  in  Egitto  avvenne  a  Faraone. 

38.  Dice 


SECONDO     CANTARE.  HI 

38.  Dice  la  Bibbia,  che'!   pò  poi  di  Dio 
Da  Faraon  fu  più  volte  icònfttto  ; 
Volle  *J  Signor  ,  perch*  e*  non  forte  pio  '9 

(*>) 

Die  lor  vittoria  contro  a  que'd*  Egitto  à 

Ed  e'  ne  fer  macel ,  come  di  cani . 

39.  Infinoattantochè  conofceranno  , 

Che  puote  più  il  lion ,  che  non  la  volpe  ; 

Ma  la  fuperbia  lor  non  falceranno 

Finché  fi  fentiran  coli' offa  polpe. 

Quando  puniti  con  vergogna,  e  danno 

In  tutto  fieri  delle  pattate  colpe , 

Ed  e*  di  ranno;  Miferere  mei  ; 

E  varrà  poco ,  e  più  eh'  i'  non  vorrei . 

40.  Ricordovi  con  fede ,  Fiorentini , 

Che  'nver  gli  amici  voi  non  fiate  ingrati, 
Che  Città  di  Cartello ,  e  gli  Aretini 
Sapete,  che  de* lor  v'hanno  mandati, 
Appretto  poi  i  Sanefi ,  e'  Perugini , 
Voftri  frate' per  gli  tempi  partati, 
Ciafcun  diceva ,  com*  egli  ha  fervito 
AI  voftro  onore;  e '1  fecondo  è  fornito. 

FINE    DEL    SECONDO    CANTARE. 


NOTE    AL   SECONDO   CANTARE. 

(a)  MS.  da  lei  umanamente . 

(b)  Manca  il  MS.  in  quelli  tre  verfi . 

TER- 


TERZO    CANTARE 


i.  T*  Priego  Santo  Pier  con  reverenza , 
X  Ch'  è  obbligato  alla  Città  del  Fiore, 
Perch'  ella  fempre  fu  con  fua  potenza 
Con  Santa  Chiefa  ,  e  col  fuo  fuccettore , 
Ch'e*  prieghi  Iddio, eh*  al  Comun  di  Fiorenza 
Contrai  Pifano  gli  conceda  onore  ; 
Del  qual  feguiti  pace  ,  eh*  io  ne  canti 
A  riverenzia  di  Dio,  e  de*  Santi. 

2.  Signori,  i'  difli,  come'1  Parmigiano 

In  quel  di  Pifa  portò  il  fuoco,  e  '1  zolfo, 
Poi  feguitai  del  Cavalier  fovrano, 
Di  Camerin  Signor,  Metter  Ridolfo, 
Ed  or  diren  del  terzo  Capitano, 
Che  fra*  valenti  non  parve  mifciolfo  , 
Metter  Pier,  eh' è  Campione  di  San  Piero, 
E  della  Santa  Chiefa,  ardito,  e  fiero. 

3.  Non  era  ancor  venuto,  ma  'chiamato 
Quando  i  Pifani  affaliro  x\Hopafcio, 

E  '1  Podeftà  di  Firenze  mandato 

Fu  contr'a  lor,  ed  e- prefero  il  falcio; 

Metter  Luigi  da  Saffoferrato 

Fornì  la  Torre  ,  e  poi  le  diede  il  lafcio , 

E  perchè  lo  Spedale  avevano  arfo 

Della  vendetta  non  fu  loro  fcarfo. 

4.  E  di  prefente  cavalcò  a  Marti , 
Con  molta  gente  fotto  foa  bandiera , 

E  die 


TERZO     CANTARE.  11} 

E  diè'l  guado  alla  Terra  da  più  parti. 
Tagliando  ulivi ,  e  vigne ,  e  ciò ,  che  v*  era  * 
A  Calvoli ,  ed  a  Legoli  difparti 
Il  fimigliante  fé  (a)  colla  fua  fchiera; 
E  tornofli  a  Firenze,  e  trovò  giunto 
Il  Capitan,  che  venne  molto  in  punto • 
5»  DI  quindici  del  mefe  di  Febbraio, 
Il  primo  giorno  della  Quarantina , 
Si  motte '1  Capitano,  allegro,  e  gaio 
Sotto  la  Guelfa  Infbgna  Fiorentina  , 
Per  acquiftar  yittoriofo  maio 
Sopra  '1  Pifan  con  fuo  compagna  fina , 
Giunfe  alle  frontiere,  e  come  faggio, 
Rifornì  le  Caftella  di  vantaggio. 

6.  Di  Marzo  poi  J  Pifani ,  che  fon  fonte» 
Di  malizia  ,  d*  inganni ,  e  tradimenti , 
Fur  cavalcati  a  Santa  Maria  a  Monte, 
Credendo  averla  con  loro  argomenti; 
Que'  fi  difefer  con  ardita  fronte  , 

Ed  e'  fi  diparciron  malcontenti, 
E  non  farie  di  lor  campato  tetta , 
.  Se  non  che  l'Arno  crebbe  fanza  retta. 

7.  Apprettò  poi ,  ed  una  notte  fcura 
A  Pefcia  cavalcar  fanza  trattato , 
Ed  ifcalaro ,  e  falir  per  le  mura 
Pochi  di  lor ,  che  fi  fcoperfe  'l  guato . 
La  gente  dentro  tratte  alla  ficura  ; 
Ond' etti  Ci  partir  con  mal  commiato M 
E  nondimen  colla  fperanza  larga 

A  pochi  giorni  cavalcaro  a  Barga. 

O  3  8.  E  poi- 


214  GUERRA     PISANA 

8.  E  poich'  una  brigata  fu  falica 

Dentro  alle  rnura,  fovra  uno  Spedale, 

La  gente  dentro  fi  fu  rifentita , 

E  li  nimici  fer  volar  fenz' ale , 

E  non  lo  quanti  vi  Falciar  la  vita, 

Chi  ruppe  il  braccio ,  e  chi  ebbe  altro  male , 

E  dipartirli  con  vergona ,  e  danno; 

Così  addivegna  d'  ogni  loro  inganno . 

p.  Volendo  appretto  i  Fiorentin  fornire 
Barga  ,  mandarvi  certi  lor  foldati, 
I  qua' furò  percoflì ,  allo  ver  dire, 
Da  maggior  gente  si,  chV  fur  piegati, 
E  que' ,  che  gli  altri  voller  guarentire, 
Prigioni  a  Pifa  ne  furon  menati  , 
De'  qua'  fu  Spinelloccio  Tolomei , 
E  'J  fuo  figliuolo ,  ed  altri  undici ,  e  fei . 

io.  Molti  Icontrazzi,  e  molti  aguati  furo 
Da  ogni  parte,  e  talora  con  zuffa, 
Che  di  mettergli  in  rima  non  mi  curo, 

.    Che  leggiermente  ne  potrei  dir  buffa  ; 
Ala   nelle  cofe  grandi  m'  aflìcuro , 
Che  fi  là  'l  ver,  quando  ¥  un  ¥  altro  arruffa* 
E  le  la   parte  mia  fofle  perdente  , 
Laido  le  rime  a  quella,  eh/ è  vincente. 

li.  Or  vi  ritorno  al  Capitan,  che  flava 
Alle  frontiere  ,  come  gli  era  importo, 
E  qua  ,  e  là  fovente  cavalcava  , 
Come  Signore  a  guerreggiar  di ( pollo  . 
Ed  in  grande  vergogna  fi  recava  , 
Ch'  alla  battaglia  non  veniva  cofto , 

Si* 


TERZO     CANTARE.  215 

Siccome  uom  vago  d'  acquiftare  onore  » 
E  cT  avanzare  il  Tuo  predeceffòre. 

12.  Veggendo  i  Fiorentin  volonterofò 
II  Capitan  del  venire  alle  mani, 
Considerando ,  quanto  era  dubbiofo 
Per  lor  venire  a  zuffa  co'  Pifani 
IfpefTo  gli  fcrivien  fanza  ripofo:     , 
Fa',  che  dalla  battaglia  t'allontani, 
Non  mettere  a  partito  co'  nimici, 
Poiché  noi  flamo  infino  a  qui  felici. 

13.  E'1  Capitan,  che  non  avie  penfiere, 
Se  fi  vedeffe  il  bel,  di  ftare  a  freno, 
Ne  di  ftare  a  difefa  alle  frontiere , 
Diceva  d'  ogni  cofa  :  Ben  fareno  \ 

E  come  valorofo  Cavaliere 

Suo  gente  fcelle,  e  volle  innanzi  meno, 

E  de'dumilia,  ottocento  menóe , 

E  'nverfo  Santo  Pietro  cavalcóe. 

14.  E  là  chiamóe  Ugolin  Sabatini, 
E  diegii  quattrocento  Cavalieri , 
E  quattrocento  (anti  de1  più  fini, 
E  diffe:  Vanne  per  cotai  fender* , 

E  guafta  il  Bagno  ad  Acqua,  e  fuo'  confini, 
Noi  faren  pretto  a  ciò,  che  fia  meftieri; 
Ed  egli  andò,  e  trovò  in  un  follato 
Da  feffanta  barbute  pofte  in  guato. 

15.  Volle  percuoter  loro,  e  là  Jevaro, 
E  furonfi  ricolti  alla  Fortezza, 

Ed  Ugolino ,  e  gli  altri  cavalcaro 
In  quelle  parti,  ch'egli  avien  vaghezza. 
O  4  Ac- 


2l6*  GUERRA     PISANA 

Atcanro  il  Capican  pregiaco  ,  e  caro 
Vide  fummar  di  Pecciole  l'alcezza, 
E  ditte  a*  fuoi  :   Addotto  ci  vien  gente  ; 
Mandò  per  Ugolino  incontanente . 
i6\  Non  Tafpettò;  ma  cavalcò  alquanto 
Verlo  i  nimìci,  e   videgli  fchieraci , 
E  priemer  lor  ìa  gente  d'ogni  canto, 
Che  dalle  lor  Cartella  eran  mandati, 
E  pensò  sì:  I*  porre*  afpettar  tanto, 
Che  colle  fpade  faremo  cacciati  ; 
E'  ninnici  tra  lor  dicevan  :  L'  Era 
De*  Fiorentini  albergo  fia  Itafera. 

17.  Quando  fu  pretto  il  Capitan,  vedendo 
La  gente  de'  Pifan  cotanto  magna , 

Ben  fècento  barbute,  e  fanti  incendo, 
Che  coprivano  il  piano ,  e  la  montagna , 
Alla  fuo  gente  fi  volle,  dicendo: 
Signor ,  per  noi  pigliar  tefa  e  0>)  la  ragna , 
E  da  fcampar  non  ci  è  altro  viaggio, 
Che  tra  color,  che  tengono  il  patteggio. 

18.  Oggi  è  la  vilia  di  Santo  Michele. 
Da  cui  i  ninnici  di  D'o  fur  cacciati; 
Oggi  è  quel  dì,  che  del  Pifan  crudele 
Noi  faren  di  vittoria  incoronaci. 
Poich' e' gridar  colf  animo  fedele: 
Mille  anni  parci,  che  liamo  abboccati; 
Fé  Cavaher  Simon  da  Camerino  , 
Che  poi  portottì ,  come  un  Paladino  • 

io.  Appretto  colle  lance  in  fulla  cofcia 
Percottero  a*  nimici  i  buon  guerrieri, 

E  qui- 


TERZO     CANTARE.  2  1 7 

E  quivi  colpi  l'uno  all'altro  crofcia; 
Ma  variaci  avevano  i  penfieri, 
E  canto  combatter ,  che  per  Y  angofcia 
Ciafcun  fi  cirò  addiecro  volentieri , 
E  ripofando  l'un  l'altro  guardava, 
Ed  ogni  parce  foccorfo  appettava. 

20.  A  Pifa  fu  porcaca  la  novella, 
Ch'egli  erano  (confitti  i  Fiorentini; 
Uomini ,  e  donne  fi  modero  in  quella 
Dalla  Cictade,  grandi,  e  piccolini , 

E  chi  s'  armò  di  lancia ,  e  di  rotella , 
E  chi  porcava  i  raffi  con  gli  uncini  > 
Credendo  far  de' Fiorencin  funaca; 
Ma  la  fperanza  venne  lor  fallata  ♦ 

21.  Ugolin  Sabacin  fu  ritornato 
Dov'  egli  avie  lafciato  '1  Capitano , 
E  poi  trovando,  eh*  era  cavalcato, 
Colla  fuo  gente  il  feguì  per  lo  piano  ; 
Da  lungi  vide  ,  eh'  egli  era  aflèmbrato 
Appetto  a  quella  gente  del  Pifano, 

E  non  volle  arrivar  da  quella  proda, 
Ch'era  dinanzi,  ed  egli  andò  da  coda. 

22.  Lafciate  fare  a  noi  co' Cavalieri, 
Agli  Ungher  diflè,  intendete  a' prigioni, 
Che  fuggiranno  ficcome  levrieri, 

Sì  gì' imberciate  fpeffo,  compagnoni. 
Appretto  ammaeftrò  li  baleftrieri  : 
Sulle  baleftra  abbiate  i  verrettoni; 
Poi  diffe  a  tutti:  Ciafcun  fia  valente; 
E  percoflc  a' ni  mici  arditamente. 

23.  E  1 


2l8  GUERRA     PISANA 

23.  E  'I  Capitan ,  che  ben  prefe  la  porta , 
Veggenrìo  i  fuoi  dall'altra  parte  andare, 
Da  quella  parte ,  oy'  egli  era ,  fi  fcofta  , 
E  la  fuo  gente  prefe  a  confortare  : 

Noi  fian  vincenti  ;  e  percolTe  per  cofta 
Con  tanto  ardir,  eh' i' noi  potrei  contare. 
E  dirizzoffi  alle  nimiche  iniègne , 
Ed  atterrolle,  com'ell'eran  degne. 

24.  Quando  la  gente  de'  Pifan  s'avvide, 
Ch' e' non  avieno  più  infegna  ritta, 
A  cavallo,  ed  a  pie  con  grandi  Aride 
Cominciaro  a  fuggire  in  iiconfìcca , 

E  Sceverzicche  fòldato  provvide 
Un,  che  facie  dell' armadura  feruta, 
E  prefe  de' Pifani  il  Capitano; 
Ciò  fu  Rinieri  da  Monte  Marano. 

25.  E  molti ,  che  ve  n'  ebbe ,  furo  accorti 
A  prender  ciafeeduno  il  fuo  prigione, 
E  prefi  furo  i  più  gagliardi ,  e  forti , 
Perchè  fletter  più  fermi  alla  tendone, 
È  dimolti  altri  fi  tròvaron  morti, 
Sanza  i  fediti ,  e  guade  le  perfone , 
Que',  che  fuggien,  feguiti  colle  fpade 
Dagli  Ungheri  eran  per  quelle  contrade. 

26.  Per  l'Era,  e  per  lo  pian  della  Pulcella, 
E  per  l*  altre  contrade  sbalorditi 
Fuggivano  i  cavalli  a  vote  felle, 

E  fcalpitando  gli  uomini  fediti. 
Per  Pifa  fi  facien  le  capannelle  , 
Dicendo  :  Qrne' ,  noi  fiamo  a  ma'  partiti  ; 

Ma 


TERZO     CANTARE.  2  ip 

Ma  non  moftravan  la  metà  tempefta, 
Che  poi  Firenze  fé  letizia,  e  feita. 

27.  Quando  in  Firenze  la  boce  Ci  fparfe, 
Che  la  nimica  gente  era  conquiia, 
Valfe  la  cera,  e'i  legname,  che  s' arfe 
Per  tal  novella  più,  che  non  vai  Pifa; 
E  fur  cortefi  le  perfone  fcarfe, 
Volendo  festeggiar  per  ogni  guifa, 

E'  vecchi  ritornaro  in  giovinezza  , 
Co' giovani  danzando  d'allegrezza. 

28.  Apprettò,  quando  giunfono  i  prigioni, 
Sonaron  le  Campane  del  Comune , 
Acciocché  vecchi ,  e  giovani  garzoni 
PotefTon  nfchiarar  le  facce  brune , 

Non  fo,  quanti  a  cavai;  ma  li  pedoni 
Venner  legati  tutti  ad  una  fune , 
E'1  Capitan  delia  fconfitta  gente 
Era  dinanzi  a  quel,  ch'era  vincente. 

29.  Dinanzi  a  lor  venien  gli  armeggiatori 
A  romper  1'  afte  ciafcheduno  fperto , 
E  raddoppiar  doveano  i  dolori 

A  que' ,  ch'eran  legati  per  lo  merto, 
E '1  Capitan  vincente  da' Priori 
Ebbe  un  deftrier  di  fcarlatto  coverto, 
Ed  una  fpada,  e  ghirlanda  notoria 
In  fegno  di  triunfo ,  e  di  vittoria . 

30.  Poi  li  prigion  da  foldo  fur  lafciati 
Sotto  divertì  patti,  e  faramenti, 
Salvochè  certi ,  che  ratto  mandati 
Furo  alle  Scinche  turbati ,  e  dolenti , 

E'I 


HO  GUERRA     PISANA 

E'1  Capitan  de' Guelfi,  e*  fu  o' faldati 
Fur  provveduti  sì,  eh' e* fur  contenti, 
Di  paga  doppia ,  e  d'  ogni  guiderdone , 
Che  chi  ben  fa  ,  riceve  per  ragione  • 

31.  Il  Fiorentino  in  molte  parti  fcrifle 
Quelle  novelle,  ch'egli  avie  gioconde, 
Ed  alcun  fu,  non  che'l  metto  veftifle, 
Ma  confurboffi  della  bella  fronde, 

E  ficcome  '1  Poeta  Dante  diffe  : 
„  S' i'  dico  '1  ver ,  V  effetto  noi  nafeonde , 
„  Amor,  né  tofla  non  fi  può  celare, 
„  Né  dolce  dello  amar  fi  può  fputare. 

32.  Acciocché 'I  tempo  non  dimentichiate 
Corrfe  mille  trecenfeffantatrè  , 

A*  dì  fette  di  Maggio,  or  lo  facciate, 

Che*  Pifani  ci  fur,  come  dett' è; 

Non  fon  però  anco*  tutte  purgate 

Le  ricevute  ingiurie  in  buona  fé; 

Ma  fpero  in  Dio,  ch'elle  Ci  purgheranno 

Con  tal  fapon ,  che  fempre  piagneranno. 

33.  Ritrovando/!  allora  di  gìuftizia 
Gonfalonier  Niccolai'  degli  Alberti , 
Per  la  memoria  di  tanta  letizia, 
Che  fi  faceva  de*  Pi  fan  diferti, 
Piacque  a' conforti ,  ed  anche  all'amicizia, 
Ed  al  Collegio  de*  Signori  fperti, 

Ch' e'  fi  faceffe  Cavalier  ,  per  mano 
Di  quel  vittoriofo  Capitano. 

34.  Onde  a'  dì  quattordici  di  Maggio  , 
Del  popol  di  Firenze  adorno,  e  bello 

Mef- 


TERZ.0     CANTARE.  221 

Mefièr  Pier  Capitan  di  gran  coraggio 

Fé  Niccolaio  Cavalier  novello, 

Poi  Meflèr  Niccolaio  allegro,  e  faggio 

Gli  die  la'nfegna  col  Giglio  a  raftrello, 

Ed  e'  la  prefe  con  ambo  le  mani 

A  finizione  ,  e  morte  de*  Pifani . 

35.  Poi  cavalcò,  e  giunto  alle  frontiere 
Si  rinfrefcò  con  fuo  cavalleria , 

Poi  veder  volle  tutte  le  bandiere 
Ad  una,  ad  una,  e  la  lor  compagnia, 
Ed  ordinò,  ficcome  fu  meftiere, 
Cavalieri ,  e  pedoni ,  e  falmeria , 
E  quindi  moffe  nel  nome  di  Dio, 
Moftrando  di  combatter  gran  difio  . 

36.  Infino  a  mezzo  Maggio  avete  intefo, 
Come  di  quella  guerra  è  ito  il  fatto, 

E  pe'l  mie  dir  potete  aver  comprefo,(c) 
Ch'egli  è  per  raddoppiare  in  ciafcun  atto, 
Nel  quarto  Canto  vi  dirò  diftefo, 
Come  feguiterà  per  ogni  tratto, 
E  come  ciò,  eh' è  futo,  è  uno  fcherzo; 
Al  voftro  onor,  Signor,  finito  èl  terzo. 

FINE    DEL    TERZO    CANTARE* 


NOTE  AL  TERZO  CANTARE . 
(a)  MS./tf.     (b)  toflo  U.     (e)  intefo. 

QUAR- 


Ili 


QJJARTO   CANTARE 


i.  /~\  Signor  mio,  ch'agli  A  portoli  tuoi 
v/  Sempre  dicevi  :  Tra  voi  ha  Ja  pace; 
Umilmente  ti  prego,  che  tra  noi 
In  Tofcana  la  mandi  ;  fé  ti  piace  , 
E  nfinch' ella  non  fpande  i  raggi  luoi , 
Donami  grazia,  Salvator  verace, 
Ch'  i*  feguiti  le  rime,  a  pregio,  e  fama 
Della  Città  del  Fiore,  e  di  chi  Pama. 

2.  Signori,  io  vi  contai  nel  terzo  dire» 
Che  l'orte  Fiorentina  s'era  moda 
Contr'al  Pi  fan ,  per  dargli  a  difentire, 
Qual  forte  di  lor  due  di  maggior  porta  ; 
Or  fi  convien  T  efercito  feguire, 
E  raccontar  per  rima  ogni  percorta. 
1/ ofte  pafsò  la  Torre  a  San  Romano, 
E  cominciò  a  toccare  del  Pifano, 

5.  E  quando  giunfòno  a  Caftel  del  Bofco 
Gente  nimica  apparve  lor  d'aliato, 
Moftrando  amici ,  e  portavano  il  tofco , 
S' alcun  di  fchiera  forte  fceverato. 
Un  Coneftabo!  dirte:  Io  li  conofco , 
ChV  fon  nimici  ;  ed  a  lor  ne  fu  andato 
Con  fuo  compagna,  e  poiché  s' abboccaro, 
N* uccifon  dieci,  e  gli  altri  là  levaro. 

£.  Appreflb  Torte  fegue  fuo  cammino, 
Guadando  intorno  per  monte ,  e  per  piano  : 

Paf- 


CLUARTO    CANTARE.  223 

Paflaron  l'Arno,  e  guaftaro  il  giardino 

Di  Val  di  Calce ,  e  tornar  ciafcun  fano  ; 

Dì  vencocco  di  Maggio  a  Sanfovino 

Si  ritrovò  il  forte  Capitano 

Più  di  tremilia  franchi  Cavalieri, 

E  più  pedoni,  e  molti  baleftrieri. 

5.  L'ultimo  dì  del  fopraddetto  mefe, 
Il  franco  Capitan ,  fé  Dio  mi  vaglia , 
Tutti  i  Pifani  ,  e  lor  gente  richiefe , 
E  mandò '1  guanto  lor  della  battaglia, 
Dicendo  :  Ufcite  a  far  voftre  difefe , 

Se  non  ch'i'  vi  darò  briga  ,  e  travaglia, 
Se  non  ufcite  fuori,  io  v'  imprometto, 
Che  vi  farò  maggiore  onta,  e  difpetto. 

6.  Egli  accettaro ,  e  fallar  la  prometta , 
Siccome  gente  piena  di  menzogna , 

E  '1  Capitan  la  fua  non  ha  dimeffa , 
Ma  penfa  di  far  lor  maggior  vergogna. 
Da  quella  parte  a  Pifa  fi  rapprefla, 
Che  po(Ta  me'fornir  la  fua  bilogna 
Allo  Spedai  di  San  Bartolommeo , 
Ch' a  veder  fempre  faprà  lor  di  reo. 

7.  E  per  memoria  far,  che '1  Fiorentino 
Vi  fotte  flato  colla  faccia  lieta  , 
Fece  tagliare  un  grandiffimo  pino, 
E'n  fu  quel  ceppo  coniar  la  moneta 
Di  tre  ragion  ;  cioè ,  nuovo  fiorino , 

E  '1  groffo ,  e  '1  picciolin ,  che  non  fi  vieta , 
Colla  volpe  rovefcio  fanza  inganni 
In  tutti  quanti  a'  pie  di  San  Giovanni. 

3.  E  di 


114  GUERRA     PISANA 

8.  Ed  in  quel  luogo,  ed  in  quella  ftagione 
Fe'l  Capitan  fei  Cavalier  novelli, 
Appretto  poi  Mettere  Amerigone 
Ditte:  Con  lor,  cariflìmi  fratelli, 
Andiamo  a  veder  Fifa  per  ragione; 

E  motter  da  feffanta  ftretti ,  e  belli . 
Come  alla  porta  s*  appreffaro  alquanto , 
E  cento  de*  nimici  ufcir  da  canto, 

9.  E  combatterò  infieme  tutti  quanti  ; 
In  fine  quelli  cento  furon  rotti; 

E  dopo  lor  ne  vennero  altrettanti , 
Mottrando  di  combatter  molto  ghiotti, 
Ed  a  Metter  Amerigon  davanti 
Giunfer  da  cento  de'  fu o'  arditi,  e  dottU 
Onde  con  loro  infieme  arditamente 
Mifero  in  volta  tutta  quella  gente. 

io.  E  que' di  Pifa  veggendofi  in  volta, 
Secento  Cavalier  con  un  Campione 
Mandar  di  fuor  con  pedonaglia  molta 
Addotto  a  quel  Mettere  Amerigone. 
E'I  franco  Cavaliere  a  sì  gran  folta 
Refifter  non  potè,  e  fu  prigione, 
E  gli  altri  la  battaglia  feguitando 
Per  Io  foperchio  vqnien  rinculando. 

il.  E  '1  Capitan  con  quattrocento  armati 
Si  motte  per  foccorfo  incontanente, 
Agli  altri  ditte;  State  apparecchiati, 
Nori*vi  movete,  fé  non' vien  più  gente; 
E  colle  lance  in  man  tutti  ferrati 
Percoffono  a'  nimici  arditamente , 

Dan- 


QUARTO    CANTARE  22J 

Dando ,  e  cogliendo  fmifuraci  colpi  ; 
Udite,  come  fur  prefe  le  volpi. 

12.  Credette  Fifa  per  coloro  (campo, 
Che  tutta  quanta  Torte  foccorrefle  , 
Penfandoli  campar  dal  loro  inciampo  W 
Con  quanta  gente  nella  Terra  avelie  ; 
Ma  quando  vider  le  fchiere  in  fui  campo 
Non  ve  n'  ebbe  niun ,  che  non  temelTe  , 
Ch*  avien  de*  Cavalier  più  d'ottocento, 
Col  popolo,  e  perderò  ogni  ardimento» 

13-  E'1  Capitan  vìttoriofo ,  e  franco, 
Con  tutti  i  fu  o*  compagni  Paladini, 
Crofciando  per  Io  petto,  e  per  lo  fianco, 
La  terra  a  molti  davan  per  confini, 
E  '1  foccorfo  a'  nimici  venia  manco  % 
Onde  pregaron  ,  ficcome  tapini ,     , 
E  furono  feonfitti  in  fulle  porti ,    ' 
E  molti  di  lor  fur  fediti,  e  mortu 

14.  Volendo  rifuggir  nella  Cittade, 
Le  guardie  mandar  giù  la  cateratta  , 
Onde  convenne,  che  gra,n  quanticade 
Ne  campafier  di  fuor  per  quella  tratta, 
E  de' pedoni  fu  la  gran  pietade, 
Che'ntorno  andavan,  come  gente  matta, 
E 'n  Arno  n'affogar  molti  fuggendo, 
E'  Fiorentin  fi  fermaron ,  dicendo  : 

25,  O  Pifan  caca  in  acqua,  o  traditori, 
Dov'è  1* argoglio,  e  la  fuperbia  voflra? 
Perchè  foffrice  tanti  difonori 
Dal  Fiorentin  ,  eh'  all'  ufeio  vi  fi  moftra  ? 
Tom.  VI.  '  P  Vi. 


2l6  GUERRA     PISANA 

Vituperata  gente ,  ufcite  fuori 
A  vendicare  i  morti  della  gioftra . 
Ma  criatura  non  ufcì  di  Pifa  , 
Perocché  dentro  avien  caro  di  rifa . 

\6.  Del  ben  li  vuol  dir  bene  ,  e  mal  del  male  ; 
Siccome  chiaramente  fi  ragiona , 
Meffer  Giacopo   Alberti  era  Uficiale 
Sopra  la  guerra,  e  quivi  fu  in  perfona, 
Accompagnato  dal  fracel  carnale , 
E  da  più  altri ,  che  più  non  fi  fuona  ; 
E'  pe  '1  Comun  fi  unifcono  a  periglio , 
Come  fìgliuo' della  Città  del  Giglio. 

17.  E'1  Capitan  veggendofi  mancare 
La  vittuaglia  ,  ch'egli  avea  portata 
Tutta  la  falmeria  fé  caricare , 
E  fé  di  campo  una  bella  levata  ; 
Uomini ,  e  donne  ulcir  fuori  a  pefcare 
Della  gente,  che'n  Arno  era  affogata, 
Che  furon  molti,  (q'ì  cantar  non  erra, 
Senza  quelli,  che  furon  morti  in  terra. 

)8.  E  de'prigion,  che' foldati  menaro, 
Furon  contenti  fanza  paga  doppia , 
Poiché  di  grazia  quefto  dimandaro, 
Mi  par  fegnal ,  eh*  e*  fur  più  d'una  coppia  * 
Ed  a  Ponte  di  Sacco  fi  pofaro  ; 
E  perchè  non  v'er'  altro,  che  la  doppia, 
Cavalcarono  a  Marti  immantinente , 
E  guadargli  d' intorno  il  rimanente  . 

ip.  Apprettò '1  Capitan,  fecondoch' odo , 
Vi  fece  dare  alcuna  battaglietea, 

E  tro- 


QJJARTO     CANTARE.  llj 

E  trovò  dell'  entrar  sì  duro  il  nodo , 
Che  non  gli  parve  da  fcioglier  per  fretta, 
E  poich'  e'  vide  ,  che  non  v'  a  vie  modo,, 
E  Torte  d'acqua  ftava  in  grande  (trecca. 
Di  quivi  fi  parciron  (ani ,  e  ("alvi , 
Ed  aflediar  d'incorno  Moncecalvi. 

20.  Quivi  fermaro  il  campo,  e  ralloggiaci 
Subito  fur  Cavalieri,  e  pedoni, 

E  poiché  facci  fur  tucci  ìnfr^/cati, 
Te(e  trabacche,  tende,  e  padiglioni, 
Que',  ch'eran  deano  furon  do. riandati  , 
S'  arrender  fi  voiean  per  prigioni, 
Se  non,  e' sJ  ai  pecca  (Ter  (b)  la  baccaglia, 
Ed  e'moftrar  non  curargli  una  paglia. 

21.  Appreflò  de*  nimici  a  guadagnare^ 
Trecento  Cavalieri  eran  venuti , 
Credendo  giugnere  all'abbeverare 

Di  que'  dell'  otìe  ;  mad  e'  fur  veduti , 
E  fur  percoli!,  e  rocti,  ciò  mi  pare, 
E  camparonne  prefi ,  ed  abbatcuci , 
E  fur  cacciati  colle  fpade  in  pugno, 
E  quefto  fu  a' fecce  dì  di  Giugno,  (e) 

22.  La  gente  de]  Cartel  poco  curava 

L' ode  di  fuor  ;  ma  bene  erano  feiocchi  ; 
E  '1  Capitan  fé  cominciar  la  cava , 
E  dirizzar  manganelle  ,  e  trabocchi , 
E  da  più  parti  dentro  bolcionava 
Sì ,  che  delle  lor  cafe  facien  rocchi  ; 
Non  fo,  come  s'  avien  dencro  doccanza , 
Ma  di  fuor  poco  ne  facien  fembianza. 
F  z  23.  Vo- 


2l8  GUERRA     PISANA 

23.  Volendo  Monte  Calvoli  fornire 
Mandarono  i  Fifan  per  Arno  carca 
Una  barchetta ,  che  nel  fuo  venire 
Da  que' dell'otte  fu  prefa,  e  difcarca  : 
Gli  uomini  fur  prigioni ,  ed  al  partire 
Guafta  eh'  e'  V  ebbon  ,  fi  fpinfon  la  barca, 
Acciocché  *n  Fifa  portale  novelle, 

Che  nel  Caftel  non  era  ito  coveJle . 

24.  Dall'  altra  p3rte  li  Pi  fa  n  i  avendo 
Sommo  Colognole  attediato,  e  ftretto; 
E  Benghi  Buondelmonti  ciò  fentendo  , 
Percottè  a  lóro  si ,  che  a  lor  difpetto 
Abbandonar  li  battifolli ,  intendo, 
Ch'alquanti  fecion  della  terra  letto, 
E*  battifolli ,  e  la  camera  loro 

In  Barga  fi  portò  fanza  dimoro. 

25.  A  Monte  Calvol  vi  ritorno  ornai , 
Là ,  dove  il  Capitano  è  pien  di  rabbia , 
Perchè  trovato  V  ha  più  forte  attài , 

Ch'  e' non  credette,  guardando  fuo  labbia, 
E  giura  a  Dio  di  non  fi  partir  mai 
Da  quel  Caftel ,  che  converrà  ,  che  l'abbia  , 
E  venie  fatto;  ma  lafciò  l'attedio, 
Volendo  porre  al  gran  dubbio  rimedio . 
26*.  Era  la  cava  già  pretto  alle  mura, 

E  guado  da  man  ritta,  e  da  man  manca, 
Quando  gli  venne  la  novella  feura 
Iu  Pifa,  e  giunta  la  compagnia  bianca, 
E '1  favio  Capitan,  non  per  paura, 
Ma  iìccome  perfona  ardita,  e  franca, 

Da 


QJJARTO     CANTAR».  22G 

Da  campo  fi  levò,  per  riparare, 
Se  '1  Fiorentin  volefle  danneggiare , 

27.  E  fuilì  alle  frontiere  ricornaco 

Per  concradire  il  parto  a  chi  venifle  ; 
La  iua  perfona  flava  in  Sanministo, 
Gli  altri  mandò  per  le  Cartella,  e  diffe, 
Che  ciafcheduno  fteflè  apparecchiato  , 
E  del  Caftel  dov'  era ,  non  ufciffe , 
Salvoch' a  fuo  comando,  e  fuo  richieda 
Ciafcun  movefl'e,   a  pena  della  tefta . 

28.  Atcanto  venne  la  novella  chiara,  (d) 
Che  le  galee,  e'l  buon  Mefler  Perino 
Avevan  prefo  il  Poggio  di  Cavrara , 
Ched  è  a  foce  di  mar  molto  vicino  ; 
E  perchè  troppo  farie  corta  cara 

La  Rocca  a  mantener  pe'i  Fiorentino, 
Rubarono,  e  guaftar  cjò  ,  che  trovaro , 
E  co'  prigioni  alle  galee  somaro. 

20.  Come  dett' è,  Mefler  Perin  Grimaldi, 
Co*  iuoi  guardava  il  mare  infino  a  foce  5 
Quando  ad  alcuna  Terra  ftavan  faldi 
Gridavan ,  Viva  i  Fiorentini ,  in  boce , 
E  fé  Pifan  trovavan,  caldi,  caldi, 
Che  poco  valie  far  di  braccia  croce , 
Incontanente  eran  morti,  e  rubati, 
E  molti  in  mar  ne  furon  mazzerari. 

30.  Venner  da  Siena  appreflo  Ambafciadori^ 
Per  trattar  pace  ,  come  fi  conviene  » 
Dicendo  a' Fiorentin  ;  Per  Dio,  Signori, 
Non  rimanga  da  voi  cotanto  bene, 

P  3  An- 


23°  GUERRA     PISANA 

Andremo  a  Fifa  ,  e  faren  co'  Maggiori  , 
E  fe"*l  Pifano  alla  pace  non  viene  , 
Vi  promectian  ,  che  'i  noftro  Comun  poi 
A  cacciarli  del  mondo  fia  con  voi, 

31.  E' Fiorentini  allor  confederando 

La  gran  mortalità,  ch'era  in  Fiorenza, 
Diflbn  :  Noi  fiam  contenti ,  quando 
Pifa  fi  rechi  ad  ogni   convenenza. 
Gli  Ambafciadori  allora  rabbreviando 
Sì  ordinar  con  molta  provvedenza, 
Che  T  una  parce  ,  e  l'altra  infieme  fotte 
Trattando  pace ,  e  Ja  volpe  percome . 

32.  Contando  vo  d' infino  a  mezzo  Luglio 
Dell'  anno  fopraddetto  ciò  ,  eh'  è  flato  ; 
Or  fon  rinchiufi  infieme  in  un  cefpuglio 
Il  lione,  e  la  volpe  a  far  mercato; 

La  volpe  è  maliziofa ,  e '1  lion  truglio, 
Ma  per  efier  leal ,  fu  qui  ingannato, 
Nel  fin  vedremo  chi  ara  più  faputo  ; 
Al  voftro  onor,  Signor,  quefl'ò  compiuto 

FINE    DEL    QyARTO   CANTARE. 


NOTE  AL  QUARTO  CANTARE 

'(a)  MS.  Penfandojì  dal  lor  malvagio  inciampo 

(b)  MS.  Se  non  s'  afpettaffer . 

(e)  MS.  per  errore,  Di  Luglio. 

(d)  MS.  manca  in  quell'ultima  voce  chiara* 


QUIN- 


231 

QUINTO    CANTARE. 


i.  ì^\  Indivifa,  ed  eterna  Trinicade, 
y^y  Che  tutti  i  Cieli  allumini ,  e  la  terra , 
Alluminami  il  cor  ,  che  con  pietade 
Canti  del  franco  Capitan  di  guerra , 
Mefler  Pier  da  Farnefe ,  cui  bontade 
E*  fi  notoria ,  che  neffun  fi  ferra  ; 
Il  qual  mori  vittoriofo  molto 
Per  la  Città  del  Fiore,  ov'è  fepolto. 

2.  Eflendo  lui  a  Caftel  Fiorentino , 
E  la  moria  vegnendo  pe  '1  paefe  , 

E  molti  di  fuo  gente  andaro  al  chino. 

Paura  di  morir  fubito  'l  prefe , 

Montò  a  cavallo,  e  mifefi  in  cammino, 

Giunfe  a' Priori,  e  di/Te  lor  palefe: 

Deh  provvedete  a  nuovo  Capitano  , 

Ch'  i'  mi  morrò,  che  muore  ogni  Criftiano. 

3.  Poi  da' Signori  alquanto  confortato, 
Ed  e*  tornò  là,  donde  s'era  moflb  ; 
Com'  el  fu  giunto ,  fi  fentl  aggravato 
Sì  della  febbre,  e  sì  del  fianco  groflb  ; 
Partirli  quindi,  andonne  a  Sanminiato, 
Dove  più  afpramente  fu  petrolio , 
Mandò  pe' Frati ,  e  poichV  fu  confeflb 
Chiefe  '1  Corpo  di  Criflo,  e  venne  ad  efTo. 

4.  E  Meffer  Pier  volendo  incontro  farfi 
Ad  Iesù  Criflo  con  divozione, 

P  4  Non 


Zìi  GUERRA     PISANA 

Non  pocea  farlo,  e  perciò  fece  atarfii 
Sì,  che  'n  fui  letto  flette  inginocchione, 
E  quando  egli  era  per  comunicarli, 
Renduto  in  colpa  con  contrizione  , 
Come  colui  »  che  già  fentia  la  morte 
Dille  piangendo ,  e  lagrimando  forte  : 

5.  Tu  fai  per  certo,  Salvator  verace, 
Ch'ogni  mia  voglia,  ed  ogni  mio  difio 
Era  di  por  Firenze,  e  Pifa  in"  pace > 
E  venivami  fatto ,  vivend'  io  ; 
L'  anima  ,  bench'  i'  fia  flato  fallace 
Ti  raccomando,  e  lo  fpirito  mio. 
AppreiTo  poi  pafsò  di  quefta  vita, 
Di  che  Firenze  campò  sbigottita. 

C.  A  raccontare  il  gran  lamento  ,  e  pianto, 
Che  quivi  fu,  non  pur  dalla  fuo  gente, 
<Ma  da'  foldati ,  e  Terrazzan  da  canto , 
Non  fi  potrebbe  dir  per  uom  vivente  ; 
Chi  fi  (tracciava  il  vifo,  e  chi  l'ammanto, 
Come  s' e'foffe  di  ciafcun  parente,* 
E  quando  i  Fiorentin  fentiro  il  fatto, 
Mandar  pe '1  corpo  fuo  al  primo  tratto* 

7.  Lafcìamo  del  Contado  ftar  k  via  , 
E  dician  come  andò  per  la  Cittade, 
Ch'era  turbata  sì  delia  moria, 
E  sì  della  fuo  morte  in  veritade; 
Per  la  qual  cofa  chiaro  fi  vedia, 
Ch'ella  venia  in  grande  avverfitade* 
Or  vi  dirò,  come  con  grande  onore 
Portato  fu  alla  Chiefa  maggiore  ♦ 

8.  II 


QJ7INTO    CANTARE.  2£3 

8.  Il  franco  Capitano  era  portato 
Da  duo  gran  deftrier  coverti  a  nero , 
Con  duo  fcudier,che  ciafcuno  addobbata 
Era  per  fimi]  modo ,  a  dir  lo  vero  ; 
Un  drappo  ad  oro  tutto  lavorato 
Copriva  l'arca,  ov' era  Metter  Piero, 
E'ntorno  ad  effa  eran  vediti  a  bruno 
Ben  da  cinquanta,  e  piagnea  ciafcuno. 

p.  Innanzi  andavan  quindici  deftrieri , 
Che  di  zendado  nero  eran  coverti, 
E'n  fella  avean  quindici  fcudieri 
Di  ner  vediti ,  graffiati  ,  e  difetti  ; 
Le  'nfegne  fue ,  come  facie  meftieri , 
Portavano  a  ritrofo  di  lor  certi, 
Il  campo  d'oro,  con  gli  azzurri  gigli» 
Che  fottofopra  portavan  gli  artigli. 

io.  Altri  portavan  le 'nfegne  della  Chiefa; 
Ch*  a  tal  memoria  ben  fi  convenia , 
Perocché  MelTer  Pier  V  avea  difefa, 
Ed  onorata  molto  in  Lombardia  , 
E  del  Comun  di  Firenze  diftefa 
Vi  fu  la  croce,  e'1  giglio  in  fede  mia, 
L'elmo,  lo  feudo,  e  la  fuo  fopravvefta* 
E  la  fuo  lancia  vi  fu  manifefta . 

11.  O  quanto  furono  amare  vivande 
Agli  occhi  Fiorentini,  ed  anche  al  core, 
Portar  veggendo  a  ritrofcTle  bande  , 
Ch'  avevan  fatto  lor  cotanto  onore  ! 
Piagnean  le  donne ,  e  '1  piccolino ,  e  '1  grande  * 
Dicendo;  Padre  noftro,  e  difenfore, 

Poi- 


234  GUERRA     PISANA 

Poich'a  Dio  piace,  che  tu  ci  abbandoni, 
E* deh  per  fuo  piata  sì  ti  perdoni. 

12.  E'I  Poceflà,  e  tutti  gli  alcri  Rettori 
Furono  a  accompagnar  quel  corpo  adorno, 
E  da  cinquanta  fanti  de' Priori 

Con  gli  doppieri  accefi  eran  d'intorno, 
E  Frati,  e  Preti,  e  Cherici,  e  Cantori 
Annoverati  non  arien    'n  un  giorno, 
Ognun  con  mezza  libbra  in  man  di  cera, 
E  ciafchedun  Prelato  libbra  intera. 

13.  In  mezzo  San  Giovanni  in  fulla  fonte 
Fu  fatto  un  palco,  e  fuvvi  una  capanna, 
Che  di  torchietti  accefi  parie  un  monte  , 
Sotto  la  qual  fi  mife  la  cifcranna  , 
Dov'era  qce' ,  la  cui  ardita  fronte 

In  quella  vita  mai  più  non  s*  affanna , 
E  tutto  San  Giovanni  molto  flretti 
Intorno  intorno  fu  pien  di  torchietti. 

14.  Quivi  fi  ditte  una  Meffa   folenne , 
E  predicoflì  della  fuo  virtute , 

E  tutta  quella  turba,  che  vi  venne, 
Pregarono  il  Signor  per  fuo  falute . 
Detto  l'uficio,  come  fi  convenne, 
E  tutte  quante  F  orazion  compiute  , 
L'  arca  del  Cavalier  ne  fu  portata 
Da' Cavalieri  in  Sanca  Liperata. 

15.  Ed  ordinoffi  ,  ch'una  fepoltura 
Di  marmo  lavorata  fi  faceffe 

Tanto  leggiadra,  e  bella  oltramifura, 
Che'n  quelle  parti  fuo  par  non  avefle, 

Con 


QUINTO     CANTARE.  235 

Con  ifcolpita ,  ed  aperta  fcritcura  , 
Che  facefl'e  notorio  a  chi  leggefle: 
Quivi  è  il  vittoriofo  Capitano , 
Che  Firenze  onorò  contr5  al   Pifano . 

16.  Non  fu  Signor  di  sì  grande  eccellenza, 
Già  è  cento  anni,   ch'ai  fuo  feppellire 
Àveffe  maggiore  onore ,  e  reverenza 

In  ogni  cola,  che  fi  puoté  dire, 
Ch'a  Meffer  Pier  fe'l  Comun  di  Fiorenza, 
Per  dare  effempro  a  ciafcun ,  che '1  molrire 
Per  tal  Comun  fi  metta  in  ogni  lato,/ 
Che  vivendo  ,  e  morendo  è  meritato . 

17.  Poiché  riporto  fu  il  Campion  liale  > 
I  Fiorentin,  per  non  iftare  invano, 
Pregar  Rinuccio  fuo  fratel  carnale, 
Che 'nfich'aveflono  altro  Capitano 
Della  lor  gente  fofle  Caporale* 
Convennegli  accettare  a  mano,  a  mano. 
Or  vi  dirò,  ficcóm'  è  di  ragione, 
Seppe  la  volpe  qui  più  od  lione  . 

18.  In  Lombardia  avea  una  compagna , 
Ch'era  chiamata  la  Compagna  Bianca, 
Tanto  crudele ,  e  con  ogni  magagna , 
Che  tutta  Lombardia  aveva  fianca . 
Firenze,  ched  ancora  fé  ne  lagna, 

La  rifiutò;  e  la  volpe  l'abbranca 
Per  feffanta  migliai'  db*  fiorin  d'oro, 
Sei  mefi  a  far  nel  Fiorentin  dimoro. 

19.  Quelli  eran  cinquemila  Cavalieri, 
E  non  fo,  quanta  fu  la  pedonaglia, 

E  ginn- 


2)6  GUERRA     PISANA 

E  gimifono  a  Piftoia  molto  fieri, 
Con  molta  falmeria ,  e  victuaglia  , 
Paffaron  Prato,  e  Campi;  e'  lor  penflcri 
A   Rifredi  fornir  fanza  travaglia, 
Che  la  moneta,  e'l  palio  vendicaro, 
E'n  più  modi  Firenze  difpettaro. 

zo.  A'  trenta  dì  di  Luglio ,  ie  ben  miro , 
Fé  ciò,  ch'ho  detto  la  gente  Inghilefe  > 
E  poi  Firenze  lafciàr  con  fofpiro. 
Che  gente  non  avie  da  far  difefe  ; 
IJ  terzo  dì  d'  Agofto  fi  fpariro , 
Poich'ebbono  arfo  tutto  quel  paefe: 
Qui  pe'l  Pifano  addoffo  a'  Fiorentini 
Fu  Capitan  Ghifel  degli  Ubaldini. 

ai.  Tornarfi  a  Pifa  ,  e*  Pifan  provveduti 
Gli  fi  levar  d' addoffo  incontanente, 
E  prima  a  Poggibonizi  venuti 
Fur,  che  di  lor  fi  fentiffe  niente; 
E  poiché*  paffi  tuttf  ebber  veduti , 
Di  notte  fi  partir  fubitamente, 
Con  preda,  e  con  prigion ,  che  chiaro  veggio, 
A'ntenzion  di  cornare  a  far  viepeggio. 

22.  E  di  Settembre  appreflb  fur  tornaci» 
Per  acquiftare  alcun  groflb  Cartello  ; 
Ma  li  crovaron  tutti  sì  guardati , 
Che  la  fperanza  lor  fallì  di  quello, 
E  cavalcando,  come  fur  menati, 
Nel  cerchio  entrar  di  Figghine  novello, 
Ch'  era  da'  Terrazzani  abbandonato  , 
Perchè  non  era  ancor  mezzo  murato; 

*3,  E  Scor- 


ta 


QJJINTO    CANTARE.  237 

23.  E'ntorno  intorno  tutto  1'  afforzaro 
Di  bercefche ,  e  di  ciò,  che  bifognava, 
Ed  a  pochi  giorni  anche  acquiftaro 
Caftel  Ghineldi ,  che  di  fopra  flava , 

E  '1  Tartagliefe,  e  Vefca  anche  pigliai, 
Che  non  valien  per  fortezza  una  fava, 
E  combatterò  per  più  volte  Cafcia  , 
E  mai  non  acquiftaro  altro,  eh*  ambafeia* 

24.  Ed  in  quel  tempo  aveva  in  quel  di  Siena 
Una  compagna  ,  la  qual  fu  condotta 

Pe*  Fiorentin ,  credendoti  di  vena 

Fare  un  drappello  a  Fifa  in  poca  dotta; 

Trattando  co*  Sanefi  ,  per  ifchiena 

Da  lor  percoffa  fu ,  feonfitta ,  e  rotta , 

Dì  fei  d'Ottobre;  donde  la  fperanza 

Falli  :  Signor ,  notate  quefta  danza  . 

25.  Tutta  la  gente  ,  che  allora  avieno 
I  Fiorentin,  mandata  era  all' Ancifa , 
Perchè  i  nimici  teneffono  a  freno , 

Che*  non  cercaffon  troppo  in  ogni  guifa: 
Rinuccio  da  Farnefe  ,  eh*  era  pieno 
Di  buona  volontà ,  con  altri  avvifa 
Per  lo  miglior  d'  ufeir  di  fuori  a  campo, 
E  così  fece ,  e  ricevette  inciampo . 

26.  Quando  i  nimici  del  campo  fentiro  > 
Che  Rinuccio  non  eravi  ubbidito, 
Con^tutta  la  lor  forza  gli  aflaliro, 

E  levargli  da  campo  a  mal  partito. 
Molti  foldati  in  qua ,  e  là  fuggirò , 
E '1  Capitan  vi  fu  prefo,  e  fedito  j 

Ma 


238  GUERRA     PISANA 

Ma  picciol  danno  fu  de'  Fiorentini , 
Perocché  non  v*  avea  de'  Cittadini . 
2.7.  Era  d'Ottobre  quindici  dì  poi, 
Ch'  ebbono  il  Borgo  dell'  Ancifà  guafto» 
A  Ripoli  pafsò  '1  Pifano,  e'fuoi, 
Che  d'  altra  gente  non  trovar  contado  ; 
Poi  partirò  con  afini ,  e  con  buoi , 
Ch*  avien  d' arnefi  cari  carco '1  bado, 
E'n  Figghine  tornar,  come  a  lor  Terrai 
Non  fi  può  più,  e  così  va  la  guerra. 

28.  I  Fiorentini  a  mandar  furon  pronti 
Un  Francefco  di  Iacopo  del  Bene, 
Savio,  e  difcreto,  il  qual  pafsò  i  Monti 
Per  afpri  tempi  ,  come  fi  convene, 
CondulTe  della  Magna  quattro  Conti 
Con  molta  gente,  eh*  a  loro  appartiene, 
I'  qua'  per  lor  prodezza  racquiftaro 
Tutto  Tonor,  com'io  vi  dirò  chiaro. 

29.  Non  fi  confidi  alcun  di  quefto  mondo, 
Perchè  talor  gli  grida  la  fortuna , 

Ch'  ella  promette  col  vifo  giocondo 
Lafciar  falir  la  rota,  e  poi  la'mpruna, 
Volgendo  chi  fta 'n  cima  poi  nel  fondo, 
E  que'  del  fondo  la  cima  rauna , 
E'n  brieve  fa  cui  ricco,  e  cui  mendico, 
E  quefta  (iom  pruova  ciò ,  eh'  i'  dico . 

30.  Mefler  Pandolfo  poi  de'Malatefti 
Fu  Capitan  de' Fiorentini  eletto: 

Non  avea  gente  ;  onde  qui  vo',  che  refli 
Di  lui  ,  eh' avea  l'animo  perfetto, 

Pe- 


QJJINTO     CANTARE.  239 

Però  non  è  ancor  molto,  che  quefti 
Francò  Firenze  ,  e '1  Contado,  e '1  diftrecco: 
Or  gli  convenne  iftar  conerà  fuo  voglia 
Per  le  Cartella,  e  ciò  gli  fa  gran  doglia. 

31.  Ed  in  quel  tempo  era  dal  Pifano 
Barga  attedialo,  con  più  batcifolli, 
E  Benghi  Buondelmonti  Capitano  , 
Colla  fuo  gente  d*  intorno  cerchiolli . 

DI  ventitré  d'Ottobre,  ufeendo  al  piano, 
Ruppe  i  Piiàni ,  e  del  lor  fangue  molli 
Ne  furon  tratti  a  fine  ben  dugento, 
E  menati  a  prigion  più  di  trecento» 

32.  E  poiché  i  batcifolli  ebber  disfatti, 
Tutta  la  roba  in  Barga  ne  mandaro, 
Manganelle ,  e  bombarde  ,  ed  altri  imbratti , 
Che  già  niente  di  fuor  vi  lafciaro. 

A  pochi  giorni  poi,  ficcome  matti, 
E  gli  Pifani  ad  ofle  vi  tornaro, 
E/  batcifolli  rifer  come  prima, 
E  rifornirgli  dal  piede  alla  cima . 

33.  Appretto  al  fin  d'Ottobre  gl'Inghilefi 
Prefon  Cintoia,  ch'era  abbandonata, 
Arfon  le  cafe,  e  portarne  gli  arnefì  • 

E  feciono  a  Fegghine  la  tornata, 
E  quivi  flette  intorno  di  duo  meli 
La  mala  gente,  cruda,  e  difperata, 
Fino  a'  dì  tredici  d'Ottobre  conti: 
Or  vi  ritorno  a  Benghi  Buondelmonti. 

34.  DI  cinque  di  Novembre  era  mandata 
Da  Pifa  alquanta  gente  a  rifornire 

1  bac- 


l+O  GUERRA     PISANA 

I  battifolli ,  e  là  preflb  arrivata  , 
E  Benghi,  che  fapeva  il  lor  venire 
Percofle  a  lor  con  Tuo  franca  brigata; 
Onde  fi  dierón  tutti  in  fui  fuggire  : 
Lafciaron  l'armi,  e  le'nfegne  di  botto, 
Delli  quali  in  Firenze  ne    venne  otto. 

35.  Or  vi  ritorno  alla  gente  Inghilefe, 
Come  fi  dipartiron  da  Figghine  , 
Come  guaftaro  e  Vifchia»  e '1  Tartagliefe, 
E  credom'io,  eh' e' faceflbno  a  fine, 
Che  ciò,  che  tien  Firenze  in  lor  paefe , 
Pecciole,  Pava  ,  ed  altre  lor  vicine 
Si  metteffer  per  terra  abbandonando; 
Ma  non  fi  fé,  com'è'  andavan  cercando* 

3<5.  E  cavalcaron  fanza  alcun  riparo 
Infino  a  Pifa ,  moftrér  loro  afprezza , 
Non  fo  quanti  prigion  fé  ne  meriaro  ; 
Ma  credom'  io  ,  e  parmi  aver  certezza  > 
Che  molta  più  di  lor  gente  lafciaro  ; 
Pognan,  che  Pifa  fé  grande  allegrezza, 
Perchè  fortuna  le  fi  moftrò  larga; 
Or  vi  ritorno  alla  guerra  di  Barga . 

37.  Avendo  Pifa  fatto  un  battifolle , 
Che  quafi  Barga  teneva  attediata , 
Quando  fornir  di  vittuaglìa  il  colle, 
Là  vi  mandò  con  molta  gente  armata, 
E  Benghi  Buondelmonti  non  fu  molle; 
Ma  con  fuo  gente  vietò  lor  l'entrata, 
Percofle  a  loro  ;  e  durò  la  battaglia 
Da  Terza  a  Nona ,  e  più  ,  fé  Dio  mi  vaglia  • 

38.  AI  fine 


QJJINTO     CANTA* E.  241 

38.  Al  fine  furo  fconfitci  i  Pi  fa  ni , 

I  qua'  ufciron  de'  battifolli  adeflb  ; 
Mentrech'  egli  eran  più  fìretci  alle  mani 
Un  altro  battifolie  ,  eh'  era  appreflb 
Abbandonato  fu,  e' Barghigiani 
Ebbon  T  onore,  e  la  roba  con  eflb; 
Di  Novembre  fue  a'  dì  vencinove  : 
Così  fortuna  la  fua  rota  muove. 

39.  Disfatti  i  baccifolli ,  annoveraro 
Que',  eh*  eran  morci  àdìc  lor  percoiTe, 
I  qua*  cento  cinquanta  li  trovaro , 

Che  ricoperti  furo  in  quelle  fofle , 
E  molte  'nfegne  a  Firenze  mandaro, 
E  coir  arme  di  Pifa  alquante  rode, 
E  più  di  cento  ne  menar  legati , 
E  cinquecento,  o  più  furo  i  cacciati  • 

40.  Appreflb  il  General  de' Fra*  Minori, 
Per  metter  pace  dal  Papa  mandato , 
Giunfe  in  Firenze ,  e  poiché  co'  Signori 
Ebbe  del  fatto  alquanto  ragionato, 

JSF  andò  a  Pifa  ,  e  tornò  a'  Priori 
Più  volte,  e  più,  feguendo  il  trattato; 
Poi  non  piacquero  i  patti  al  Fiorentino, 
E'1  General  tornò  a  iuo  cammino. 

41.  A' cinque  dì  di  Gennaio  prefènte 
Ebbono  i  Guelfi  Borgori ,  e'1  Caftello 
Mifono  al  fuoco  ,  e  alle  fpade  la  gente , 
E  tornar  con  gran  preda  al  lor  pennello; 
Appreflb  poi  di  Febbraio  vegnente 
Pecciole  riforniron  bene,  e  bello, 

Tom.  VL  (^  Ed 


34*  GUERRA     PISANA 

Ed  ufcì  loro  addotto  alcuno  aguato 
D^lli  nimici,  a*  qua' dier  mal  commiato. 

42.  Dì  tre  di  Marzo  la  gente  Inghilefe 
Fé  nel  Concado  Fiorentin  ritorno 

A  Bacchereto ,  e  rubò  quel  paefe  , 
E  Lamporecchio,  ed  altre  ville  intorno; 
Ala  perchè  quivi  avien  nmgre  le  fpefe  , 
Poich'ebbon  fatto  alquanti  dì  loggiorno  , 
Ed  e' s' andaro  a  polare  al  covile, 
Poi  ritornaron  quivi  a  mezzo  Aprile. 

43.  Dall'altra  parte  Annichin  di   M  ;ngardo  , 
Con  dumilia  barbute  a  fuo  pennello, 

P'  altrui  mandato,  fanza  alcun  riguardo 
Adoperava  1' efea ,  e '1  zolfanello. 
Quand'ebbe  fatto  alquanto  del  gagliardo, 
;  Con  gì'  loghilefi  n'  andò  nel  Mugello  , 
E  combetter  Gagliano ,  ove  fediti 
Ne  furon  molti ,  e  partirli  ichernici  ; 

44.  E  Jl  Capitan  di  guerra  Generale 
Metter  Pandolfo ,  al  Borgo  fu  mandato, 
Onde'  nimici  flettono  a  legnale  , 

A  campo  ftretti  più,  ch'ai  modo  ufato  ; 
Poiché  la  ftanza  metteva  lor  male, 
Partirli  quindi,  e  tornarono  a  Prato, 
E  benché  de' prigioni  a  teflon  prefi, 
Non  credo,  che  crefceflbn  gì' Inghilefi. 

45.  A   pochi  giorni  poi,  nel  Mattutino, 
Ne  vennon  prefi  alla  Porta  a  San  Gallo, 
E  come  apparve  il  giorno,  il  Fiorentino 
Ufcì  di  fuori  a  piede ,  ed  a  cavallo  ; 

Onde 


Q.UINTO     CANTARE.  24  J 

Onde  penfar  pigliare  alerò  cammino , 
Perchè  per  ior  non  v'era  buono  (tallo, 
Pafiaro  in  Camerata ,  ed  arfon  moki 
Palagi,  e  poi  a  Campi  fur  ricolti. 

46.  Meilèr  Pandolfo ,  non   fanza  cagione, 
Agli  Signor  Prior  chiefe  licenza 

Di  poterli  tornare  a  fuo  magione , 
E  come  l'ebbe,  fece  la  partenza; 
Poi  quando  a5  Fiorentin  parve  ftagione, 
Di  guerra  Capitan  fero  in  Fiorenza 
Il  Conte  di  Monforte  delia  Magna  ; 
Or  vi  ritorno  alla  mala  compagna. 

47.  Paflaro  a  Legnaia,  e  arfono  il  piano, 
Salirò  a  San  Sipolcro,  ed  al  Caftagno, 
Badaluccar  la  porta  a  San  Friano , 
Dove  fer  veramente  mal  guadagno, 

E  poi  mancando  loro  e  '1  vino,  e'1  grano, 
Di  quivi  fi  partir  non  fanza  lagno  , 
E  cavalcar,  volendo  mutar  vezzo, 
E  non  pofaron ,  che  furo  ad  Arezzo, 

48.  Sentendo  i  Fiorentin ,  che  dilungati 
S' eran  per  niciftà  da  loro  affai, 
Incontanente  fur  raflìcurati, 

Come  veduti  non  gli  aveflbn  mai  ; 
Nell'altro  dir  faranno  riftorati 
I  Guelfi,  che  di  quefto  han  tratto  guai: 
Come  fortuna  allegrezza ,  e  dolore 
Dà,  come  le  pare,  al  voftro  onore. 

FINE    DEL    QUINTO    CANTARE. 

Q^2  SÉ- 


244 

SESTO    CANTARE 


i.  /~\  Signor  mio,  che  detti  pazienza 
V^/  A  Giobbo  nella  luo  tribolazione, 
E  riftoraftil  d'  ogni  penitenza  , 
Quando  gli  defti  tuo  benedizione, 
Di  quel,  che  foftener  vidi  a  Fiorenza, 
Contenta  alquanto  mia  intenzione . 
E  fé  '1  quinto  Cantar  fu  con  treftizia , 
Da  ora  innanzi  fie  pien  di  letizia  . 

2.  Signori ,  i*  fé'  ciafcun  di  voi  certano 
Nel  Parlar  quinto  con  parole  accorte, 
Com'  era  eletto  nuovo  Capitano 

Per  certo  tempo  il  Conce  di  Monforte  \ 
Or  mi  convien  feguire  a  palio  piano 
L'opere  fue,  fecondoch'io  l'ho  fcorte, 
E  dirvi  chi  fu  dato  a  ilio  configlio , 
Per  innalzar  la  parte  Guelfa  ,  e '1  Giglio. 

3.  Gian  Malatacca  fu  de'  Configlieri , 

Il  buon  Mefler  Tommafo  da  Spoleto, 
Poi  fu  Mefler  Ricciardo  Cancellieri, 
E  Mefler  Manno  Donati  difcreto, 
E  Mefler  Bonifazio  Buonguerrieri , 
Ch'  i  raccontai  dinanzi  in  tal  dicreco  : 
L'effetto  lodi  sì  fatto  Collegio, 
Ch'ai  mie  parer  fon  degni  d'ogni  pregio, 

4.  Col  Capitan  diliberar  di  botto 
Di  cavalcare  a  Pifa,  e  raunaro 

Tutta 


SESTO     CANTARE.  24$ 

Tutta  la  gente ,  e  più  ratti,  eh'  al  trotto 
In  quel  di  Pifa  fieramente  entraro, 
Così  ardendo  di  fopra ,  e  di  fotto , 
Infino  appretto  alle  porti  n'andaro, 
,  E  della  Terra  ufcì  fuor  gente  grofla, 
Qual  die  la  volta,  fanza  efler  percofla . 

5.  Quand' ebbon  da  quel  lato  arfo  ilContado, 
E  MelTer  Gualterotto  de'  Lanfranchi , 
Ardendo  li  guidò  a  San  Piero  in  Grado; 
Poi  verfo'l  Porto  non  parvono  fianchi 
Ad  un'armata  torre  in  men  d'un  dado 
La  fua  W  dìfefa  ,  e  tagliarla  ne' fianchi; 
Arfono  il  Porto  ,  e  poi  fanza  foggiorno 
Subitamente  n'andaro  a  Livorno. 

6.  E  quivi  il  Capitan  con  un  palvefe 
Andò  veggendo  intorno  la  Fortezza, 
Poi  la  battaglia  fece  dar  palefe 
Alla  fuo  gente  piena  dì  prodezza. 
Que'  della  Terra  poco  fer  difefe , 

E  non  potfendo  foftener  l'afprezza, 

Chi  nelle  barche,  e  chi  fi  gittò  in  mare, 

Dove  affogò  chi  non  fapea  notare. 

7.  Signor,  Livorno  in  quel  tempo  era  pieno 
Di  molta  roba,  e  di  mercatanzia , 

E '1  Conte,  per  tener  fuo  genqp  a  freno, 
Dubbiando  de'  nimici  tuttavia  , 
Fece  ardere  il  Cartello  in  un  baleno 
Con  ciò,  che  v'era  ,  e  pofeia  s'andò  via, 
E  tornoffi  a  Firenze  a  fuo  vantaggio; 
E  quefto  fu  a'  dì  venti  di  Maggio. 

Q^3  ,  8.  Ap- 


246  GUERRA     PISANA 

8.  Appreffo  pofcia  del  feguente  mefe 

Di  quel  d'Arezzo,  e  di  quel  di  Cortona 

Si  dipartì  la  compagna  Inghilefe, 

E  'n  quel  di  Siena ,  come  li  ragiona 

Fornita  fu  ,  e  poi  di  quel  paefè 

Si  fu  partita,  e'nverfo  Lucca  fprona, 

Perchè  fentiron ,  ch?  a  Firenze  frefchi 

Giunti  eran  molti  Cavalier  Tedefchi. 

9.  Attanto  avendo  i  Pifani  attediata 
Da  capo  Barga  con  moke  baftie, 
E  quafi  tolta  sì  ciafcuna  entrata, 
Ch'  andar  vi  fi  potea  per  poche  vie , 
E  non  volendo  lor  lafciar  derrata , 
Ufar ,  com'  udirete,  lor  follie, 
Dimenticando,  com'erano  flati 

Da' Barghigian  più  volte  gaftigati. 

io.  Sommo  Conognole  avie  ferninato , 
E'  Pifan  fi  penfar  far  la  ricolta  ;    • 
Credendofi  trovarlo  abbandonato 
De* bactifolli ,  mofTer  gente  molta, 
E 'I  Capitan  di  Barga  fu  avvifato, 
Percofle  loro,  ed  e'dieder  la  volta, 
Lafciar  le'nfegne,  e  morti  con  fofpiro, 
Ne  fur  cinquanta,  e  gli  altri  iì  fuggirò. 

li.  Lafcio  di  Barga,  e  vovvi  ritornare 
Agi*  Inghilefi  ,  e  ciafchedun  m'intenda, 
Tornando  a  Fifa,  e  non  poifendo  entrare, 
Di  fuor  la  gente  d'intorno  s'attenda, 
E  cominciato  a  Pifa  a  domandare 
Moka  pecunia  di  paga ,  e  di  menda , 

Di 


SESTO     CANTARE.  247 

Di  che  i  Pifan  gii  tenieno  in  paftura , 
Ed  e*  guaftavan  d'intorno  alle  mura. 

12.  Come  fa  pece,  il  General  de' Frati, 
L*  Arcivefcovo  appreilo  di  Ravenna 
Eran  più  voice  andati,  e  ricornati, 

Per  metter  pace,  e  non  valfe  una  penna, 
Berocchè  (otto  T  ombra  de'  trattati 
La  volpe  al  iion  diede  mala  (henna, 
Ch' avendoi  quart  alla  pace   promoffo, 
I  leopardi  gli  mandò  addoflò . 

13.  E  dopo  molte  offe  fé ,  i  paciali 

Al  lor  ragionamento  ancor  tornaro, 

E*  Fiorentin  ,  pognan ,  che  molti  mali 

Aveller  ricevuti,  gli  afcoìtaro  ; 

Ma  li  Piian  chiedevan  patti  tali, 

Che  non  gli  are' forniti  il  Gran  Tartaro; 

Cartella,  e  mende  chiedieno,  e*  pa  (l'aggi , 

E  la  tornara  a!  porto,  e  più  dannaggi. 

14.  Allora  i  Fiorentin  tennon  trattato 
Con  gi'  Inghilefl,  e  col  detto  Annichino, 
E  que',  che  fanno  fare  ogni  mercato, 
Concordia  fer  tra  loro,  e '1  Fiorentino; 
Da  parte  fu'LPifano  accompagnato, 

E  gli  altri   prefono  altro  lor  cammino, 
E 'n  quel  di  Siena  andaro  a  Saccomanno, 
Ed  a  Fiorenza  increbbe  del  fuo  danno. 

15.  A*  dì  nove  di  Luglio  i  più  fovrani 
Di  Pecciole  erano  iti  a  guadagnare  ; 
Di  Laturete  ,  Cartel  de*  Pifani, 

Ufcì  lor  gente  addotto  nel  tornare, 

Qj4  I  qua- 


24»  GUERRA     PISANA 

I  quali  poiché  furono  alle  mani , 
Addrieto  in  rotea  convenne  voltare, 
E  fumé  morti,  e  prefi,  e  Laturece 
Rubato,  ed  arfo,  come  voi  fapete. 

16.  Appretto  efTendo  Capitan  di  nuovo 
Pe'  Fiorentini   Metter  Galeotto 
De'Malatefti,  di  cui  dico,  e  pruovo, 
Ch'  egli  è  di  guerra  fperto ,  favio  ,  e  dotto  3 
E'n  ogni  parte,  fecondoch' i' truovo , 
Moftrato  ha  più  ardir,  che  Lancillotto, 
Giunie  a  Firenze  tanto  adornamente, 
Che  fece  rallegrar  tutta  la  gente.  » 

17.  Giunto,  eh' e7  fu,'l  Capitan  Generale 
Dìqcq  le  'nfegne  ,  eh*  ebbe  da'  Signori , 
Ad  un  Tedefco,  Cavalier  leale, 

Di  fuo  man  die  '1  pennon  de'feriitori. 
Ed  a  Mettere  Andrea  die  la  Reale  , 
E  poi  die  l'altre  agli  altri  guidatori, 
Siccome  brievemente  dirv'  intendo, 
Chi  i'tbbe,e  quel,  eh' io  dell'armi  comprendo. 

18.  La 'nfegna  della  guardia  aveva  armato 
San  Giorgio,  come  piacque  a* forestieri, 
A  dimoftrar,  ch'ognuno  apparecchiato 
Fotte  coli' armi,  fé  fotte  meftieri, 

E  che  ninno  flette  difarmato, 
Ed  alla  guardia  andattè  volentieri, 
Quefta  col  por  del  campo  ,  e  la  levata 
Ebbono  i  Tolomei ,  e  lor  brigata. 

19.  Della  pofta  del  campo  fu  la  'nfegna 

II  campo  bianco  col  giglio  vermiglio, 

A  di- 


SESTO     CANTARE.  249 

A  dimoftrar,  che  quell'arme  raflegna 
Il  Guelfo  Fiorentin  col  Guelfo  Giglio, 
E  che  per  farla  di  vittoria  degna, 
Sopr'  a'  nimici  fermava  l'artiglio, 
E  che  dove  fi  pofa  fanza  inciampo, 
Quivi  s' intende  pollo  ,  e  fermo  '1  campo . 

20.  Dello  levar  del  campo  il  Giglio  bianco 
Sopra '1  campo  vermiglio  era  diftefo, 

A  dimoftrar,  che'i  Ghibellino  fianco, 
Tegnendofi  da' Guelfi  molto  offe  io  , 
Per  arme'l  prefe  contra'l  popol  franco ,  (*) 
Cacciato  eflendo,  come  avete  intefo, 
E  perchè  là  levar  fanza  tornata  , 
I  Guelfi  fan  di  quel  Giglio  levata. 

21.  De' baleftrieri  un  tornio,  ed  un  baleftro 
Era  '1  fegnale  ,  ed  Azzo  dell'  Antella  , 

Di  quefta  fu  guidatore,  e  maeftro, 
E'  baleftrier  dovien  feguicar  quella; 
Così  de*  Palvefari  un  Giglio  deliro 
In  un  palvefe  fé  la'nfegna  bella 
A  Boftolin  de'Boftoli  d'Arazzo; 
L'ebbe,  perch'era  ben  nell'arme  avvezzo. 

22.  La  camera  dell'ode,  e  falmeria 

Avie  per  fegno  un  mul  con  due  forzieri, 
A  dimoftrar ,  che  quando  fi  movia , 
La  dovien  feguitar  tutti  i  fomieri , 
E  Niccolofo  Gianfigliazzi  avia 
A  guidar  quella ,  e  fecel  volentieri , 
Ebbe  a  guardar  la  camera,  e  gli  arnefi 
Con  altri,  i  qua' vi  fece  ilare  actefi . 

23.  I  Mar- 


1$0  GUERRA     PISANA 

23.  1  Mammoli,  e  Paiamoli  avieno 

In  loro  infegna  la  marra,  e  la  pala, 

A  dimoftrar,  che  feguicar  dovieno 

La  'niegna  ,  e'  lor  Maggior,  dovunque  cala  , 

Andar,  come  bifogna ,  a  ilare  a  freno, 

E  rifpianare  a*  Cavalier  Ja  fala  ; 

E  capo  di  lor  fu  Nanni  Biliotti  , 

Il  qual  fece  lor  ben  francar  gli  fcocti. 

24.  La  'nfègna  de'Maeftri  una  mannaia 
Avea  colorata  per  ragione , 
Acciocché '1  lor  meftier  chiaro  fi  paia, 
E  conofciuta  fia  dalle  perfone, 

E  perchè  l'arte  ben  con  lui  s'appaia, 
Fu  data  quella  a  Riftoro  di  Cione , 
Il  qual  dovevan  gli  altri  feguitare, 
E  nel  comun  bifogno  lavorare. 

25.  I  Guaftator  portavan  figurati 
Certi  di  lor  colle  lumiere  accefe, 
A  dimoftrar,  ch'egli  eran  diputati 
Ad  ardere,  e  guaftar  tutto '1   paefè , 
E  '1  Caporal ,  da  cui  eran  guidati , 
Grande  nimico  de'  Pifan  palefe , 

Fu  Meffer  Bonfi ,  pover  Cavaliere, 
Il  quale  adoperò  ben  fuo  meftiere . 
26*.  Date  le 'nfegne  ,  e  fuori  accompagnate, 
Il  franco  Capitan  dentro  ritorna, 
E  non  fanza  Cdgion,  yo',  che  lappiate; 
Ma  pochi  dì  nella  Cktà  fogaiorna; 
Poi  mandò  innanzi  tutte  le  brigare  , 
Ed  e*  fi  molle  colla  gente  adorna 

De' 


SESTO     CANTARE.  25 1 

De' belli,  ed  onorevol  cittadini, 
E  del  Contado  lor  pafsò  i  confini. 

27.  Predo  a  Cartel  del  Bofco  ne  fu  ito, 
E  quivi  fermò  il  campo ,  per  vedere 
La  gente  d'arme,  che  l'avieri  feguito,' 
E  come  avien  da  mangiare,  e  da  bere, 
E  per  veder,  come  foffe  ubbidito; 
Molto  afpramente  fi  fece  temere  , 
Tagliando  mani,  e  piedi  a  chi  fallava, 
Onde  dell'  ira  fua  ciafcun  dottava . 

28.  Provveduto,  e  fornito  d'ogni  cofa, 
Che  bifognava  alla  fuo  'ntenzione, 

V  Arno  pafsò  coli' ofte  graziofa, 
E '1  campo  al  Borgo  a  Cafcine  ferrinone, 
Quivi  prender  volendo  alquanto  pofa, 
Fé  far  gran  guardia  con  difcrezione, 
Dicendo  a' Caporali  :  State  arditi, 
Che  da' Pifan  faremo  qui  aflaliti. 

29.  T  mi  fon  pofto  qui,  perchè  avvifati 
Sieno  i  Pifan,  per  venirci  affalire, 

E' penferan  trovarci  difarmati, 

E  prenderanno  contro  a  noi  ardire; 

Però  Signori  fiate  apparecchiati 

A  francar  voftro  onor  con  ben  ferire; 

Guardar  fé'  Genovefi  balestrieri , 

E  Tamiftà,  e' franchi  mafnadieri. 

30.  E  ficcome  pensò  ,  fanza  dimoro 

S' avvifaro  i  Pifan,  nò  più,  né  meno, 
Tra  lor  dicieno  :  Percuotiamo  a  loro  , 
Che  fenza  dubbio  noi  li  vincereno. 

Gian 


2$1  GUERRA     PISANA 

Gian  dell' Aguto,  Capo  di  coftoro 
Di  Pifa  ufcì,  che  non  cenea  freno, 
E  la  candela  fi  pofe  alla  porca, 
Onde  feguito  fa  da  grande  fcorca. 

31.  Fecion  le  fchiere  del  popol  Pifano, 
Ed  ordinar  tra  lor  con  faramento, 
Di  non  menare  niun  Taliano  ; 

Ma  ciafcun  fofle  della  vira  fpento , 
Se  '1  Fiorentin  venilfe  loro  a  mano , 
Non  renderlo  per  or,  né  per  argento; 
Onde  sì  gran  fiiperhia,  e  crudekade 
Difpiacque  alla  Superna  Maieftade. 

32.  E  giunfono  alla  guardia,  ed  affaliro 
Il  campo  da  tre  parti  fieramente, 
E' fanti  a  pie  niente  Ci  fuggirò, 

Ma  difefono  il  palio  francamente. 
Il  primo  Cavalier ,  eh'  ufcì  del  giro 
Fu'i  Conte  Arrigo,  che  della  fuo  gente 
Era  rimafo  principe,  e  Campione, 
E  mifefi  tra  lor  corri'  un  lione  . 

33.  E  parve,  che  coftui  foffe  la  chiave, 
Che  diferrafle  la  lor  prima  fchiera  * 
Giunfono  appreflò  i  Conti  di  Soave 
Più  prò,  che  liopardi ,  od  altra  fiera, 
E  la  battaglia  tempefrofa ,  e  grave 
Softenner  tanto  fuor  della  sbarrerà, 
Che  tutta  V  altra  gente  Ci  fu  armata, 
E  per  lo  franco  Capitan  guidata  . 

34.  E  prima,  ch'egli  andarono  allo  fìormo, 
Si  fero  alquanti  Cavalier  novelli 

De' 


SESTO     CANTARE.  2$$ 

De' Fiorentin,  Accora'  io  v'informo, 
Ed  altri,  ch'ai  ferir  corfon  con  elli; 
Io,  eh'  a  faperne  il  ver  niente  dormo, 
Non  fo  di  tutti,  io,  che  fu  di  quelli 
Meffer  Lotto  di  Vanni  Fiorentino , 
E  fu  d'Arezzo  Meffer  Boftolino. 

35.  Ed  afpramente  quefti  combattendo  , 
Il  valorofo,  e  franco  Capitano 
Co*  fuo'  percoffe  ,  e  iecondoch'  intendo, 
I  Pifan  dier  le  fpalle  a  mano,  a  mano, 
E'  Fiorentin  pigliando ,  ed  uccidendo  , 
Li  feguitaron  colle  fpade  in  mano, 
E  ben  mille  trecento  ne  fur  prefi  , 
E  molti  morti,  e  per  terra  diftefi. 

3Ó\  Perocch' a  Pifa  er' ita  già  la  boce: 
I  Fiorentin  fon  rotti;  Ed  e'fur  deftri 
Ad  ufeir  fuor  coli' animo  feroce, 
Forniti  d' ufolieri  ,  e  di  capeftri; 
Ma  poto  valfe  far  di  braccia  croce 
Quando  fur  fopraggiunti  da'Maeftri, 
Che  fanza  aver  d' alcun  di  lor  pietade , 
Furon  morti  pe' campi,  e  per  le  flrade. 

37.  E  vo' ,  che  certi  fien  voflri  penlieri, 
Che  fé  la  gente  foffe  fiata  preda 
A  feguitare  i  franchi  Configlieri , 
Che  de'  nimici  non  campava  terta  ; 
Ma  fonaron  le  trombe ,  e'  Cavalieri 
Si  rivolfono  infieme  con  gran  fefta  ; 
Ch'  effendo  iti  oltre,  pe'favj  s'avvifa, 
Ched  in  quei  dì  entravan  tutti  in  Pifa. 

38.  Mad 


2>4  GUERRA     PISANA 

38.  Mad  e' pur  vendicaro  ogni  difpetto , 
Che  l'anno  innanzi  fecion  gV  Inghiieli 

Al  Fiorentino,  e  'n  fuo  forza  ,  e  difhetto; 
E  fé  impedir  la  fefta  a'Piftolefi  , 
Quivi  corfono  il  parto  al  lor  difpetto, 
Ed  a  tar  ufo,  fscondoch' intefi  5 
Onde  ne  fece  grande  fefta  ,  e  gioia 
La  Cittade,  e '1  Contado  di  Piftoia. 

39.  Appreifo  in  luogo  ,  e  'n  parte  ,  che'  Pifani 
In  Culle  mura  lor  vedevan  chiaro  , 
Afini,  e  pecore,  e  montoni,  e  cani 

Con  gli  agli  preflb  alla  Città  impiccaro. 
Non  fu  piccol  dolore  a*  Terrazzani 
Sopra  quel,  eh/  avien  prima  tanto  amaro, 
Che  non  fi  potre' dir  le  ftrida,  e  'i  pianto, 
Che  p*r  la  Terra  s'  udia  d'ogni  canto. 

40.  I*  dirò  coia  incredibile,  e  vera, 
Siccome  dille  Dante  ia  fuo  bifogna: 
Che  un'  aquila  di  Pila  tutta  nera 
Dimeftica ,  per  fare  altrui  yergogna  , 
Ufcl  volando;  ma  cred'  io,  eh*  eli*  era 
Venuta  a  pafeer  di  quella  carogna, 
La  qual  da' Guelfi  fu  prefa  con  furia, 
So,  eh' a  Pifan  non  parve  buona  aguria. 

41.  Appreffo  fi  partiron  dalla  sbarra, 
Com'  io  vi  diffi ,  con  molti  prigioni  ; 
Ma  chi  diè'l  pagamento,  e  chi  die  l'arra 
Furon  lafciati  andare  a  lor  magioni, 

E  vennene  a  Firenze  in  fulle  carra 
Trecento  trenta,  a  modo  di  poponi, 

ETaqui. 


SESTO     CANTARE.  255 

E  l'aquila  impiccata   per  la  gola 
Dinanzi  a  tacci  menò  la  carola. 

42.  In  filila  Siecina ,  ov'  era  ì'  entrata 
Del  terren  aVnimici  a  rinfrefcare 
L'offe  vìtcoriofa  fu  tornata, 

Ed  ebbon  ciò,  eh*  e'feppon  domandare; 
La  compagna  Inghilefe  fu  foldaca, 
Che'n  quel  di  Siena  er'ita  a  guadagnare; 
E  qui  fur  molto  i   Fiorenria  Cv>rtefi, 
Che  ben  per  mal  renderono  a'Sanefi. 

43.  I  Paciali  ,  di  cui  io  v'ho  contato, 
L' Arcivefcovo,  dico,  e'1  Generale 
Non  lafciar  mai  della  pace  il  trattato 
Di  qua  in  là ,  per  ifpegnere  il  male  , 
E  ciafeun  fé  n' è  molto  affaticato, 
Coli' animo  ,  cred'  io,  prod' ,  e  leale; 
Chi  diceflè  altro  ,  non  direbbe  bene  , 
Ch'egli  hanno  fatto  ciò,  che  fi  conviene: 

44.  E  perchè  fi  richiede,  al  parer  mio, 
Memoria  far  di  cale  affembramento , 
Correvan  gli  anni  del  Figliuol  di  Dio 
Seflantaquattro  con  mille  trecento, 
A' dì  venti  di  Luglio,  vi  dich'  io, 
Quando '1  Pifan  perde  ogni  ardimento; 
A  feguitar  l'avanzo  i' farò  predo, 

Al  voftro  onor,  Signor,  finito  è '1  fello* 

FINE    DEL    SESTO    CANTARE  . 


NOTE   AL    SESTO   CANTARE. 
(a)  MS.  Valfi .        (b)  MS.  tip*  fianco. 


SET- 


SETTIMO    CANTARE. 


,.D 


Egna  cofa  è,  che  io  ti  renda  lode, 

0  Signor  mio,  che'n  parte ,  il  cor  m' ha  fazio  ; 
Ond'io  ne  priego  ciafchedun,  che  m'ode, 
Ed  io  per  me  ti  lodo ,  e  ti  ringrazio , 

E  priegoti  dappoiché  '1  mie  cor  gode , 
Ch'ancora  mi  conceda  tanto  fpazio, 
Che,  come  fpeflo  per  pofar  mi  fveglio, 
l'poiTa  feguitar  di  bene  in  meglio. 

2.  Signor  ,  s'i'  vi  turbai  nel  Cantar  quinto, 
Nel  fedo,  al  mìe  parer,  vi  ridorai, 
Quando  vi  diffi ,  che  (confitto ,  e  vinto 
Fu  sì'i  Pifan  ,  che  Tempre  trarrà  guai: 
Or  mi  convien  feguir  tutto  diitinto  , 

E  ripigliar  colà,  dov'io  lafciai; 
Cioè,  dell'ode, -e  come  gì'  InghilefI 
Cavalcan  contro  a'  Pifani ,  e'  Lucchefi  • 

3.  Ver' è,  che  l'ode,  ch'aveva  (confitti 

1  Pifani ,  e  lor  gente  in  lor  paefe  , 
Quidion  mutaron  conti'  a'  patti  fcritti 
Di  paga  doppia,  e  di  compiuto  mefe, 
E  come  misleali ,  e  non  diritti  , 
Fecion  più  dì  di  cavalcar  contefe . 
Quando  ebbon  pieno  il  loro  intendimento 
(Dontr'a*  nimici  andar  di  buon  talento, 

4.  E  'n  quel  di  Lucca  fi  furo  accampati , 
Per  fs  i  Tedefchi,  e  per  fé  la  Compagna. 

Qui 


SETTIMO     CANTAREi  2$7 

Qui  per  invidia  lì  furo  azzuffati 
Degi' Inghilefi  con  que' della  Magna» 
Da  ogni  parte  fur  degli  atterrati, 
Chi  ebbz  più  onor  qui  fi  rirnagna  ; 
Ma'1  Capitan  tra  lor  fece  far  triegua  : 
Or  li  convien ,  ch'i' la  materia  fegua. 
Veggendofì  i   Pifani  a  si  mal  porto  , 
Ch'  e' non  potien  quafi  etTcre  a  piggiore, 
Subitamente  il  popolo  fu  accorto, 
E  fé  Giovanni  dell' Agnel  Signore  ; 
Ond' ogni  Cittadin  prefe  conforto, 
E  dicien  1' un  coli' altro  di  buon  core: 
Quefti  ci  riporrà  in  buono  flato; 
Di  Fifa,  e  Lucca  fu  Signor  chiamato. 
Ed  infra  quello  tempo  i  Paciali , 
Quel  di  Ravenna,  e '1  General  de*  Frati 
Pareva  ,  eh*  all'  andar  mettellòno  ali , 
Che  in  un  punto  erano  iti,  e  ritornati, 
Volendo  ,  (ìccome  fpirituali , 
A  buon  fine  recare  i  lor  trattati, 
Fer  far  da  ogni  parte  ambafeeria , 
E'n  Pefcia  trattar  pace,  e  compagnia. 
E  mentrechè  la  pace  era  più  ftretta, 
E  l'ode  cavalcò 'nverfo  Mutrone , 
Per  far  granar  la  fiorita  vendetta, 
Benché  pareffe  a'  più  fanza  ragione  , 
E  quella  gente,  a  cui  mal  far  diletta, 
Non   vi  lafciaro  un  valer  d'un  bottone, 
Potar  le  vigne  de'  Pifan  d'  Agofto 
Sì,  che  ri  por  poteron  poco  morto. 
Tom.  VI.  R  8.  Non 


258  GUERRA     PISANA 

8.  Non  fi  ricorda  per  alcun  vivente , 
Che  mai  in  Tofcana  folle  rannata 
Sì  grande  moltitudine  di  gente, 
Come  Firenze  avie  quivi  aflembrata. 
E  per  moftrar,  com'  elPera  poflente, 
Non  fu  compagna  mai  turta   foldaia , 
Che  fur  più  d'ottomila  Cavalieri, 
Sanza  fuo' Cittadini ,  e  mafnadieri. 

9.  Or  chi  ne  dubbia,  che  fé 'I  Fiorentino 
Voluto  avelie  foggiogar  Tofcana  , 
Che  non  ne  avelie  avuto  a  fuo  dimino 
Qualunque  della  Terra  più  fovrans  ? 
Ma  perchè  vuol  per  fratello,  e  vicino 
Ciafcun  ,  che  vuol  ben  vivere  alla  piana, 
Serva  il  Vangelo,  dov'è  dichiarato: 

„  Chi  fi  aumilierà  farà  efaltato. 

10.  Quando  piacque  a  colui, eh' è  fommoBene, 
Di  piata  fonte,  e  di  mifericordia , 

Di  porre  fine  alle  guerrefche  pene, 
E  fpegnere  in  Tofcana  ogni  difeordia, 
Tra' Paciali,  come  fi  conviene, 
Mife  veracemente  ogni  concordia 
SI,  ch'alia  pace  fi  die  compimento 
Al  fin  d' Agofto,onde  ogni  uom  fu  contento, 
il.  Ed  è  ver,  che  'n  Firenze  n'ebbe  molti, 
Che  tenner,che'l  far  pace  fofle  il  peggio, 
Ed  io  per  me  fuM'un  di  quegli  ftolti, 
Perocché  non  vedea  quel,  ch'ora  veggio. 
Poiché  mi  furon  certi  cali  fciolti, 
Mi  piacque  sì ,  che  più  oltre  non  chieggio , 

E  de' 


SETTIMO     ©ANTARE.  t$f 

E  de*  piacere  a  chi  guarda  lo  fcuro 
Tempo  pa flato  ,  e  preferite  ,  e  futuro; 

12.  E  puote  ciafchedun  dir,  che  gli  piace 
Chi  dice 'I  vero  ,  e  chi  dice  menzogna; 
Ma  fé  alcun  vuol  dir,  che  quella  pace 
Fatta  pe'  Fiorentin  fia  con  vergogna , 
Al  mie  parere  egli  è  molto  fallace, 

E  non  riguarda  ben  <:iò,  che  bifogna; 
Ver*  è  ,  che*  Fiorentin  potien  più  fare , 
Ched  e*  non  fero,  e  quefV  è  da  lodare. 

13.  Non  fi  de'  fare  il  peggio,  che  Y  uom  puote, 
Bench'aita  pofla  il  nimico  disfare; 

Ma  balla  ben  chi  fuo  parte  rifcuote  > 

E  dolce  cofa  è  poi  il  perdonare. 

Firenze  ha  sì  purgate  le  fuo  £>nte , 

Ch' ognun,  che  l'ama,  fi  de' contentare  > 

E  de'conofcere  ogni  poco  faggio, 

Ch'  eli'  ha  del  tutto  f  onore ,  e  '1  vantaggio . 

14.  E  de*  penfare,  a  cui  penfar  ne  lece, 
Secondochè  per  me  chiaro  s  avvifa, 
Che  in  quel  dì,  che  la  pace  fi  fece, 
L'  ofte  di  Firenze  era  intorno  a  Pifa 
Ardendo ,  e  diguafìando  il  fuo  paefe  , 
E  quand'è  là,  v7  è  più  caro  di  rifa; 
Si  fé  f  accordo ,  di  che  qui  fi  tratta , 
Sì,  che  con  pregio  di  Firenze  è  fatta. 

15.  E  ben  farebbe  ragionier  d'un  fico 
Chi  ben  guardafle  nelle  cofe  fcritte, 

S'  e' non  diceffe ,  eh'  egli  è  quel ,  eh'  i'  dico, 
Sì  per  arfione ,  e  sì  per  ifeonfitte . 

R  2  E  chi 


l6o  GUERRA     PISANA 

E  chi  voleffe  dir  del  tempo  antico  , 
Qual  parte  ha  ricevute  più  trafitte 
Tra' Fiorentini ,  oda  loro  i  Fifani, 
Guardi  nel  dir  di  Giovanni  Villani, 
io-.  E  troverà,  che  negli  anni  quaranta 
Pifa  tre  volte  ifconficta  fuej 
L'  una  a  Cartel  del  Bofco  tutta  pianta 
L'anno  milledugento  ventidue, 
E  T  altra  fu  nel  due  più  dì  cinquanta 
A  Ponce  ad  Era,  e  nelle  parti  fue  , 
La  terza  nel  dugen  cinquantafei 
AI  Ponce  a  Serchio  ,  e  di  più  dir  potrei. 

17.  Lafciamo  flar  tutti  i  paitàti  fatti, 
Che  troppo  farie  già  lunga  la  tela 

A  voler  favj  far  que',  che  fon  matti, 
Perché  ignoranza  li  loro  occhi  vela  , 
E  vovvi  dir  ficcome  ftanno  i  patti 
Di  quefta  pace,  (q'ì  ver  non  fi  cela; 
E  chi  ha  bene  ogni  mie  dir  comprefo 
Giudichi  poi  chi  porta  maggior  pefo. 

18.  Prima  che  Pifa,  e  Lucca  è  una  parte, 
Con  tutti  i  fuoi  ,feguaci ,  ed  aderenti  ; 
Firenze  è  f  altra  ,  fecondo  le  carte  , 
Con  tutti  i  fuo'  fottopofti ,  e  feguenti  • 
In  San  Francefco  appunto  con  ogni  arte, 
Che  s  ufa ,  poiché  tutti  fur  contenti, 
Infieme  s'  abbracciarono  ,  e  baciaro , 

E  molti  per  dolcezza  lagrimaro. 

19.  Da  Barga,  ch'era  da  Pifa  attediata, 
E  forfè  a  mal  partito  veramente, 

I  bat- 


SETTIMO     CANTARE,  z6l 

I  battifolli ,  e  la  gente  ordinata 

Si  levò  per  gli  parti  incontanente  , 

E  come  1'  ebbon  libera  lafciata, 

Si  rifornì  di  roba  prettamente  ; 

La  pace,  perchè  flato  avien  crudele, 

A' Barghigian  fu  dolce  più,  che  mele. 

20.  E  diedero  i  Pi  fan  ,  k9l  dir  non  erra, 
A' Fiorentin  Cartel  Vecchio,  e  Ligliana , 
E  Pietrabuona,  per  cui  fu  la  guerra  ? 
Ed  Alropafcio,  e  la  Rocca  Sovrana, 
Cartel  del  Bofco  mifer  tutto  in  terra  , 
Come  ne' patti  chiaro  fi  rifpiana: 

Qual  donar  loro,  e  qual  tolto  avien  prima 5 
Pognan ,  che  tutti  fien  di  poca  flima  . 

21.  Ed  obbligarli  a  tempo  di  dieci  anni, 
Ogni  anno  diecimilia  iìorin  d'oro 
Dare  a  Firenze  il  dì  di  San  Giovanni , 
Sotto  gran  pene,  fanza  più  dimoro, 

E  tutti  i  prigion  render  fanza  inganni > 
E  per  avere  interamente  in  loro 
Una  quantità  certa  di  fiorini 
Mandarono  contanti  a' Fiorentini, 

22.  E*  Fiorentin  renderono  al  Pifano, 
Siccome  nella  pace  fu  di  patto, 
Principalmente  Pecciole  ,  e  Ghizzano , 
Pava,  e  Montecchio,  che  s'era  disfatto, 
E 'n  terra  mifon  là  Rocca  a  Toiano, 
Come  dinanzi  avie  detto '1  contratto, 

E  render  Giglio;  ma  que'del  Cartello 
Fur  malcontenti  di  volger  mantello. 

R  3  23.  E' fu 


l6l  GUERRA     PISANA 

23.  E*  fu  ne' patti,  e  non  lo  abbiate  a  motto , 
Che  gli  Lucchefi  foflòn  ribanditi, 

E  de'  Lanfranchi  MefTer  Guakerotto, 
E  fofiongli  i  fuo'  ben  riftituiti . 
S'altri  patti  ebbe  o  di  fopra,  o  di  fotto, 
Non  vi  fo  dir  ;  ma  que',  eh' i' ho  Tentiti, 
Contati  v'ho,  come  per  me  gì*  inceli , 
E  tur  mallevadori  i  Genovefi. 

24.  Né  vo',  Signor  ,  che  fia  voftro  penderò, 
Se  guafte  fur  le  Cartella  donate, 

Che  quelle  poi,  eh' a'Pifan  fi  renderò, 
Dar  Fiorentini  foffon  migliorate  ; 
Ma  non  volendo  nafeonder  lo  vero, 
E'  ricevetter  non  miglior  derrate  ; 
E  fu  ragion,  perchè  fi  dice  in  brieve: 
„  Chente  afin  dà  n  parete  ,  tal  riceve . 

25.  Rimafer  gl'Inghilefi  di  lontano 
Alquanti  giorni ,  e  non  fanza  cagione , 
E  T  ofte  bella  ,  e  '1  franco  Capitano 

A  Firenze  tornò  quella  ftagione. 
All'entrar,  certi  fur  col  palio  in  mano. 
Per  porlo  fopra  capo  a  quel  Barone, 
E  furgii  dal  Comune  allor  donati 
Quattro  deftrieri  adorni,  e  covertati. 

26.  Mad  e'  non  volle  né  palio ,  né  feda , 
Come  dilcreto  Signore,  ed  accorto, 
Perchè  *1  fratello  Mefler  Malatefta 

Di  pochi  giorni  innanzi  s'era  morto. 
A  andargli  incontro  la  gente  fu  prefta, 
E  di  niente  prendeva  conforto» 

Reo- 


SETTIMO     CANTARE.  263 

Rendè  le'nfegne  fiorite  d'onori, 
Com'è  ufanza  alli  Signor  Priori. 

27.  Appreso  perchè  gli  era  niciftade 
Di  ritornar  di  corco  a  fuo  magione  , 
Dimorò  pochi  di  nella  Cittade , 

Che  domandò  commiato  per  ragione, 
E  que'  Signor  >  eh'  avien  la  libertade  , 
Gli  fecion  buona  ,  e  gran  promelfione  ; 
Ond'  e'  profferii  al  Comun  di  Fiorenza 
Tutta  Tuo  poffa ,  a  poi  fece  partenza . 

28.  Or  vi  va'  ritornare  agl'Inghilefi, 
Che  fi   riduttori  tutti  a  Sanminiaco, 
Ragunàr  gente ,  e  poi  fopr'  a*  Sanefi 
Cavalcar,  poiché  rotto  fu '1  mercato, 
Ardendo  ,  e  dirubando  il  lor  paefe 
Per  la  Maremma  loro  ,  e 'n  ogni  lato, 
E  cavalcargli  perfino  alle  mura  , 
Dando  lor  danno,  e  di  peggio  paura. 

29.  O  gente  ingrata,  e  di  crudekà  piena, 
Che  furon  gi'  Inghilefi  pien  di  brame , 
Che  fé  non  folfe  la  Città  di  Siena  , 
Sarebbon  morti  a  Fegghine  di  fame, 

E  pofeia  li  ritenne  in  fulla  fchiena 
Più  dì  pafeendo  loro,  e  lor  beftiame  ; 
In  fine  ne  riebber  cotal  merto, 
Che  '1  fuo  Contado  fu  da  lor  diferto . 

30.  Avieno  una  brigata,  che  la  ferza 
Per  infegna  portavano,  e  d'intorno 
Facien  più  mal  dalla  mattina  a  Terza , 
Che  gli  altri  non  facieno  in  tucco  il  giorno 

R  4  Veg- 


20*4  GUERRA     PISANA 

Veggendo ,  come  cotal  gente  fcherza  9 

I  Saneli  pregar  fanza  foggiorno 

II  Fiorencin,  che  per  Dio  gli    j^ac^ifè 
Di  metter  quivi  accordo,  le  poteffe. 

51.  E'  Fiorentini  allor  dimenticando 
Le  'ngiurie  ricevute  dal  Sanele  , 
Torto  mandar  gli  Ambafciadori ,  e  quando 
Sì  ritrovar  colla  gente  Inghi-lefe  , 
Trattaro  il  concio  si  »  eh'  a  pofto  dando  5 
Fecion  ,  che  quel  Comun  fu  lor  corcefe 
Di  ventifei  migliaia  di  fiorini, 
Co.' quali  andaron  fopr*  a'  Perugini  » 

32.  T  non  incendo  più  di  feguitare 
Degi'  Inghilefi  ,  né  di  loro  andata  ; 

Ma  priego  Iddio ,  che  ogni  loro  andare 

Pofla  efl'ere ,  e  da  fanza  tornata  ; 

Ed  a  Firenze  vi  vo'  ritornare , 

E  dirne  il  parer  mio  queta  fiata  > 

E  dico,  eh*  eli' è  fonte  di  fa  pere  , 

E  quefta  doria  il  moftra  al  mie  parere  5 

33.  Perocché  fenno   fu  di  far  la  'mpfefa, 
Pudendo  ia   fuo  ngiuria  vendicare  > 

E  fenno  fu  recard  alla  difefa 
Con  gi'  lnghilcd  più,  che '1  campeggiare  > 
E  poi  la  gente ,  che  I'  aveva  odefa  , 
Gran  fenno  fu  dal  fuo  laro  recare , 
E  co' Tedefchi  vendicare  ogni  onca  , 
E  far  come  fi  fe  la  pace  pronta  . 

34.  Poi  il  gran  fenno,  e  bel  provvedimento 
Fu  di  levarfi  la  geme  da  dodo, 

E  di 


SETTI  MO     CANTARE. 

E  di  mandarne  ciafchedun  contento , 
Ed  ogni  Cittadin  parve  rifcoffo  ; 
Levar  le  fpefe ,  ed  ogni  gravamento , 
E  feciono  altro  ben,  che  dir  non  pollò; 
Dewi  badar,  che  vel  difle  l'effetto,    » 
E  tornovi  al  Signor  di  Fifa  eletto . 

35-  Que,  che  di  Pifa  prefe  fignoria , 
Cioè  Meffer  Giovanni  deli'  Agnello , 
A' Fiorentin  mandò  ambasceria, 
Se  profferendo ,  ficcome  fratello , 
Con  tutta  quanta  fuo  forza,  e  balia, 
Per  mantenere  fuo  lo  flato  bello, 
Pregando ,  che  la  pace  fi  fervaffe 
Acciocché  fempre  l'amiftà  duraffe. 

30*.  E  fu  rifpofto:  Dalla  parte  noftra 
Non  dubitare,  ch'eli' è  pofta  in  fodo, 
Ch' è '1  Comune  leale,  e  ciò  ,  eh'  e'  moftra? 
Vuol,  che  s' offervi  fanza  niun  frodo; 
Guardate  pur ,  che  dalla  parte  voftra 
Non  s'intorbidi   l'acqua  in  neffun  modo. 
Ed  e'moftraro  di  ciò  far  difio, 
Furo  onorati,  ed  andarfi  con  Dio. 

37.  Signor,  la  guerra  d'ogni  male  è  pregna, 
Ed  è  di  ciafeun  ben  diftruzione, 
E  dove  pace  lungamente  regna , 
Multiplica  l'avere,  e  le  pedone; 
Ond'io  priego  chi  l'ha,  s\  la  mantegna, 
E  poi  con  fede ,  e  con  divozione 
Ringrazi  quegli ,  che  F  ha  conceduta  ; 
Al  voffro  onor  quella  Storia  è  compiuta. 

SO- 


NETTO 

.1.0G0   DELLA   PRESENTE   STORIA 


Recando  in  fomma  in  un  brìeve  Sonetto , 
Di  quefti  mie  Cantar  dico  i'  eletto . 

TRe  volte  fu  feonfitto  Io  Pifano, 
A  Cafcine  ,  ed  al  Foffo ,  e  al  Ponce  ad  Era  , 
E  perde  la  Rocchetta,  e'1  Giglio ,  ch'era 
In  mare  un  bel  Caftello  ,  ed  un  fovrano. 
Pecciole  ,  Pava ,  Ghizzano,  e  Toiano, 
E  Montecchio  perde  nella  Valdera , 
Né  campò  cafa  intorno  a  Pifa  intera, 
Che  non  foffe  arfa  per  monte ,  e  per  piano. 
Corfonfi  quattro  pa)j  a  Sanfovino , 
Allo  Spedai  di  San  Bartolommeo 
Fé  batter  la  moneta  il  Fiorentino  ; 
E  per  difpetto  del  Pifan  Giudeo 
Afini ,  agnelli ,  e  pecore  pe  'I  crino 
Furo  impiccati  per  gran  giubbileo . 
Ciò,  eh' è  detto,  fi  feo 
Pe'  Fiorentini  dai  feiTantadue 
Fin*  al  feiTantacinque ,  e  pace  fuc. 
zAmen . 

FrNE   DELLA  GUERRA   PISANA. 

CAPI- 


capito 


INTITOLATO 

LE   PROPRIETÀ'   DI   MERCATO   VECCHK 


i.  T'  Ho  veduto  già  dimolcc  piazze 
JL    Per  diverfe  Città;  ma  de' vicini 
Vorre'  cantar  lafciando  l'altre  razze. 

2.  Bella  mi  par  quella  de'  Perugini, 
Dì  belle  cafe  adorna  per  ragione , 
Ed  anche  la  fan  bella  i  Fiorentini . 

3.  Ma  dell*  altre  Città  non  far  menzione  , 
Che  fé  ti  biiògnaffe  per  tuo  fcampo , 
Trovar  non  vi  potrefti  un  tefiimone. 

4.  Quella  di  Siena,  eh' è: chiamato  il  Campo, 
Pare  un  catino  ;  di  freddo  di  verno 

Vi  fi  confuma,  e  di  Hate  di  vampo. 

5.  Ma  quefta  ,  e  l'altre,  fé  chiaro  difeerno, 
Niente  fon  di  frutte  ,  e  di  bellezza , 

E  di  ciò,  ch'alia  gente  dà  governo, 
6\  Appetto  a  quella,  che  mi  dà  vaghezza 
Di  dirne  in  rima,  perchè  in  quella  Terra 
Nacqui ,  ov'  ella  a  tutti  dà  allegrezza  ; 
7.  Cioè  Firenze,  e  fe'l  mio  dir  non  erra» 
Mercato  vecchio  al  mondo  è  alimento , 
Ed  ad  ogni  altra  piazza  il  pregio  ferra. 

8.  Qnd'  io 


LE      PROPRIETÀ* 

S.  Ond' io  fermai  il  mio 'ntendimenta 
Di  raccontarvi  con  parole  prede, 
Le  Proprietà,  che  in  Mercato  ferito. 

p.  Le  dignità  di  Mercato  fjn  quelle; 

Ch'  ha  quattro  Chiefe  ne'  fuoi  quattro  canti , 
Ed  ogni  canto  ha  due  vie  marniere. 

io.  Artefici  d'intorno,  e  Mercatanti 
Di  più,  e  più  ragion,  parte  de' quali 
Racconterò  a  voi ,  Signor  ,  davanti . 

li.  Medici  v'ha  d'intorno  a  tutt' i  mali» 
Ed  avvi  pani  lini,  e  Linaiuoli, 
V'ha  Pizzicagnoli,  e  v' ha  (a)  Speziali. 

12.  Evvi  chi  vende  bicchieri,  ed  orciuoli, 
E  chi  alberga,  e  dà  mangiare,  e  bere, 
A  più  ragion  di  cattivi  figliuoli . 

13.  Fondachi  grotti  v'ha  di  più  maniere, 
Ed  evvi  la  più  bella  beccheria  , 

Che  ila,  di  buona  carne,  al  mio  parere. 

14.  E  fempre  quivi  ha  gran  Baratteria  : 
E  vi  fi  contan  (*>)  molti  barattieri  , 
Perchè  v'ha  pien  di  lor  mercatanzia* 

15.  Cioè  di  Predatori,  e  Rigattieri, 
Tavole  di  contanti ,  e  Dadamoli 
D'ogni  ragion,  che  fanno  a' lor  meftieri. 

16.  Quivi  da  parte  danno  i  Poliamoli 
Forniti  fempre  a  tutte  le  dagioni 
Di  lepre,  e  di  cinghiali,  e  cavrioli, 

17.  E  di  fagiani,  darne,  e  di  pippioni, 
Ed  altri  uccelli ,  eh'  al  Conte  à'  Ifprecche 
Si  converrieno,  fparvieri,  e  falconi, 

18.  Sem* 


DI    MERCATO     VECCHIO  •  a.^ 

18.  Sempre  di  più  ragion  vi  ftanno  Trecche  ; 
Diciam  prima  di  quelle  delle  frutte, 
Che  tutto  di  per  due  castagne  fecche 

i^.  Garrono  infieme ,  chiamandoti  putte  ; 
Ver' è,  che  fon  forniti  di  vantaggio, 
Secondo  il  tempo,  i  lor  panier  di  frutte. 

20.  Ed  altre  vendono  uova,  con  formaggio, 
Per  far  degli  erbolati,  e  delle  torte, 

E  raviuoli,  ed  altro  di  paraggio. 

21.  Apprellb  a  quefte  fon  le  Trecche  accorte, 
Che  vendon  camangiare ,  e  fenapino , 

E  d'  ogni  ragione  erba ,  dolce ,  e  forte . 

22.  Le  Contadine  vengon  la  mattina 
A  rinfrefear  le  cofe  alle  fantefche; 
Ciafcuna  rifornifee  fua  cucina . 

23.  Quando  le  frutte  rapparifeon  frefche, 
Vengon  le  Forefe&te  co'  panieri 

Di  fichi,  e  d'uve,  di  pere,  e  di  pefche» 

24.  Se  le  motteggi ,  afcoltan  volentieri , 
Ed  havvi  di  più  belle,  che'i  fiorino, 
Che  recan  fiori  ,  e  rofe  da'  verzieri . 

25.  Non  fu  giammai  così  nobil  giardino, 
Come  a  quel  tempo  egli  è  Mercato  vecchio, 
Che  T  occhio  ,  e  '1  gufto  pafee  al  Fiorentino. 

26.  Non  credo ,  che  nel  mondo  abbia  parecchio, 
E  ciò  fi  pruova  per  vive  ragioni  : 

Non  voglia  più  chi  del  mio  dir  fa  fpecchio . 

27.  Or  che  ricchezza  è  quella  de* poponi, 
Che  vendon  que',  che  foglion  vender  biada, 
Perchè  han  pronte  a  ciò  loro  dazioni  ? 

28.  Ogni 


LE     PROPRIETÀ' 

*  mattina  n'è  piena  la  ftrada 
iOme,  e  di  carrette,  nel  Mercato 
la  gran  prilla  ,  e  moki  (tanno  a  bada . 
y.  Gentiluomini,  e  donne  v'  han  dallato, 
Che  fpeffo  veggion  venire  alle  mani 
Le  Trecche ,  e'  Barattier  ,  ch'hanno  giucato. 

30.  Donne  di  mal  affare  ,  uomini  vani , 
Maiandrin  vi  fon,  zanaiuoli ,  e  golfi,  M 
E  tignofì ,  e  fcabbiofi  accattapani . 

31.  E  vedefi  chi  perde  con  gran  foffi 
Bsftemmiar  colla  mano  alia  mafcella  , 
E  ricevere ,  e  dar  dimoiti  ingoffi . 

32.  Ed  allor  vi  fi  fa  colle  coltella, 

Ed  uccide  T  un  l'altro,  e  tutta  quanta 
Si  turba  allora  quella  piazza  bella . 

33.  Appretto  ancor  vi  fi  traftulla ,  e  canta, 
Perocché  d'ogni  parte  arrivan  quivi 
Chi  va  truffando,  e  di  poco  s'ammanta. 

34.  E  per  lo  freddo  v'ha  di  si  cattivi, 
Che  ftanno  al  fol  colle  calcagna  al  muro, 
Perchè  sì  fon  di  veftimenta  privi , 

35.  Ch'  e'  moftran  quel ,  eh'  è  a  rammentar  duro, 
Pefcando  fpeffo  a  ripofata  lenza  , 

Perch' ognun  di  danari  è  netto,  e  puro.(<0 

36.  Quando  fa  1'  ode  il  Comun  di  Fiorenza , 
Quinci  fi  traggon  guastatori  affai, 

Per  ardere  ,  e  guaftare  ogni  femenza, 

37.  Efconne  Manigoldi,  e  Picconai, 
Di  cui  la  gente  fpeffo  fi  rammarca , 
Perchè  fi  pafeon  pur  degli  altrui  guai. 

38.  In- 


DI     MERCATO     VECCHIO. 

38.  Incoronati  v'ha,  che  della  Marca 
Vengono  a  farfi  caricar  la  fchiena  : 
Beato  è  quegli ,  a  cui  più  fpeflb  è  carca , 

39.  Quando  de' tordi  fon,  fempre  n'è  piena 
La  bella  piazza  ,  e  molti  gentilotti 

Co' dadi  in  man  fan  definare  ,  e  cena. 

40.  Talor  coftan  lor  cari  i  boccon  ghiotti, 
Che  tal  fi  crede  vincer  definare  , 

Ch'  accorda  per  altrui  dimolti  (cotti  ; 

41.  Niuno  fdegna ,  chi  v' è  ,  di  giucare, 
Che  vi  giuocan  Donzelli ,  e  Cavalieri , 
E  rade  volte  fanz'affi,  mi  pare. 

42.  Quivi  fi  danno  le  cefte ,  e'  panieri, 
Rìmondator  di  pozzi,  e  di  giardini, 
Vi   fon  di  più  ragion  cacapenfieri. 

43.  Recanvi ,  quand' è 'I  tempo,  i  contadini 
Di  mele  calamagne  molte  fome 

Da  Poggibonizi ,  e  da  altri  confini , 

44.  E  di  più  cofe ,  eh*  io  non  dico  il  nome  , 
Di  fichi  fecchi ,  e  pere  caravelle, 

Mele  cotogne  ,  e  d'  ogni  fimij  pome . 

45.  Qui  v'ha  chi  vende  taglieri,  e  fcodelle, 
Chi  vende  Iifcio,  ed  evvi  il  calzaiuolo, 
Che  vende  calze,  e  cappelline  belle. 

46.  Ed  evvi  il  ferravecchio  ,  e'1  chiavaiuolo  , 
E  quand' è'1  tempo  molte  contadine 

Con  pentole  di  latte  fanno  fluolo, 

47.  Per  carnafciale  capponi,  e  galline; 
Partendofi  dal  viver  tra  le  zolle, 
Vengono  a  farfi  a'  Cittadin  vicine . 

48.  Di 


proprietà' 


.lima  poi  agli,  e  cipolle, 
,ie,  e  fcalogni,  e  non  più  carne, 
me  a  Sanca  Chiefa  piacque,  e  volle. 
,rbette  forti  da  frittelle  farne  , 
Xecan  con  ceri,  ed  ogni  altra  civaia, 
Ched  in  quel  tempo  s'ufa  ài  mangiarne. 

50.  Appretto  quando  vien  la  Pafqua  gaia, 
Tutta  la  Piazza  pai,  che  fi  rinfrefchi, 
Che  di  giardini  pare  fatta  un*  aia . 

51.  Rinnovano,  e  racconcian  tutti  i  defchi  > 
Veggonfi  pien  di  cavretti ,  e  d'agnelli, 
Di  caftroni  noftrali ,  e  gentilefchi . 

52.  E  così  di  vitelle,  e  di  vitelli, 
E  d'altre  carni,  e  molti  cittadini 

Chi  compera  di  quelle,  e  chi  di  quelli. 

53.  Di  più  ragion  v'arrivano  uccellini 
Sì  da  tenere  in  gabbia  da  cantare, 
E  pe'fanciu'  frufoni  ,  e  paflerini  j 

54.  E  colombi,  e  conigli  da  figliare, 
E  dimolte  vi  fon  gatte,  e  gattucci, 
E  maflerizie  affai  da  comperare; 

$5.  Botti,  lertier,  caflapanche  ,  e  tettucci. 
Ed  evvi  quella ,  eh'  accatta  le  fanti , 
E  fa  d'altri  fervigi  fanza  crucci. 

56.  Del  mefe  di  Dicembre  i  bum  briganti, 
Che  quivi  fon,  fi  ragunano  ir.fleme , 

E  chiamano  un  Signor  di  tutti  quanti; 

57.  Quand'è  fatto  il  Signor,  ciafeuno  prieme. 
Per  farli  be'  di  robe  ,  e  di  cavagli  , 

Ned  allor  paion  colle  borfe  feeme. 

58.  Coir 


DI     MERCATO     VECCHIO, 

$8»  Coli*  afte  in  man  fornici  dì  fonagu 
Armeggiati  per  la  Terra  ,  ognun  sì  p* 
Che  ciaicun  par,  che  del  fuo  facto  abbagli. 

59.  E  poi  il  dì  di  calen  di  Gennaio 
Vanno  in  camicia  con  allegra  fronte  , 
Curando  poco  fci rocco  ,  o  rovaio; 

do.  E  'n  iùlia  Terza  arrivano  in  fui  Ponte  , 
Fannofi  Cavalier,  gittanfì  in  Arno, 
Dov'è  dell'acqua  più  cupa  la  fonte. 

61.  Quando  bagnati  lon  ,  corri' io  v*  accarno  , 
Mangian  cocomeri,  e  poi  al  fuoco  grande 
Ne  vanno  colle  trombe,  e  non  è  indarno. 

6z.  Quivi  le  menfe  ioti  da  tutte  bande 
Fornite  ben  d'argento,  e  d'ogni  arnefe  , 
E   per  lor  definar  molte  vivande  •_ 

63.  Poic'  hanno  definato  all'  altrui  fpefè  , 
Che  tutto  vien  lor  di  dono,  e  di  giuoco, 
Cavaican  poi  riveggendo  il   paefe. 

64.  Da  quefta  fera  in  là  fan  fanza  cuoco, 
Perocché  forfè  per  le  borfe  vote 

Non  è  chi  più  per  loro  accenda  il  fuoco  • 
6$.   Ma  ricomincian   le  dolenti  note, 
Tornando  al  pentolài  con  tal  tenore, 
Che'n  pochi  dì  fottiglian  lor  le  gote. 
66.  Nò  poflòn  dir  neiTun  maggior  dolore, 
Che  ricordarli  del  tempo  felice 
Nella  mi  feria  ,  che  diiTecca  'i  core  .  (e) 
$7»  E  dove  avean  gli  tordi,  e  la  pernice, 
La  vitella,  e' capponi  ledi,  e  arrofto, 
Hanno  per  cambio  il  porro,  e  la  radice. 
Tom.  VI.  S  (58.  E  quel- 


/4  LE      PROPRIETÀ     CO 

8.  E  quel,  ch'era  Signor,  fi  vede  fpoflo, 
E  lafciato  il  reame,  e  la  bacchetta, 
E'1  fiio  veftire  è  poi  d'un  picciol  colto. 

p.  Dopo  la  feda  poi ,  quafi  con  fretta 
Il  Comun  fece  un  portico  d'intorno, 
Di  che  la  gente  molto  fi  diietta, 

'o.  Perchè '1  mercato  ne  vien  più  adorno, 
E  benché  piova  ,  per  lo  tempo  iòzzo , 
Non  lafcia  V  uom ,  che  non  vi  vada  il  giorno . 

fi.  Appreflò  vi  fi  fé  nel  mezzo  un  pozzo, 
Che  le  Trecche  poteflòn  rinfrefcarc 
Le  cofe  loro  ,  e  tal  fiata  il  gozzo . 

72.  Non  perch'  elle  non  poffan  comperare 
Del  vino,  e  d'alerò,  come  lor  dilla, 
Ma  pe'  mariti  vegiian  rifparmiare. 

73.  Ed  ha  tra  loro  una  Monna  Maria  , 
Che  fa  sì  far  con  Ina  piacevolezza, 
Che  d'ogni  danar  fei  fa  tuttavia; 

74.  Ed  alla  gente  dà  di  fé  vaghezza 

Si,  che  perch' ella  car  fue  cofe  venda, 
La  gente  n'ha  piacere,  ed  allegrezza. 

75.  E  non  fi  cura  1'  uom ,  perch' egli  fpenda, 
Quando  trova  la  cofa  ,  che  gli  piace , 

E '1  venditor,  che  troppo  non  contenda. 
Al  vofiro  onor  finita  è  la  leggenda. 


FINIS.     AMEN 


NOTE    AL   PRESENTE    CAPITOLO. 

1 1 .  (a)  MS.  Pizzicagnoli  dy  intorno .  1 4.  (b)  MS.  E  molto  vi 
contentano .  30,  (e)  MS.  dice  altro  meno  onefto  . 

3  5»  (d)  Quefte  tre  rime,  che  alerò  diceano  ,  fi  fon  mutare 
per  decenza .  67.  (e)  Qui  non  ben  fi  rileva  il  fencimento 
dsl  MS.  CAPI- 


CAPITOLO    MORAL. 

CONTRO     ALCUNI     VIZJ, 
ED    USANZE     BIASIMEVOLI.!') 

i,  YO  priego  la  divina  Maeflade, 
JL   Superna  Altezza,  e  foroma  Sapienza, 
Lume  infinito,  eterna  Vericade  , 

2.  Che  nella  mia  ignorante  intelligenza 
Ifpiri  W  alquanto  del  beato  lume , 
Che  fa  raliuminar  la  cognofcenza  . 

3.  Riprender  voglio  alcun  brutto  coftume, 
Benché  la  maggior  parte  me  ne  tocchi 
Di  que',  che  ferivo  (b)  in  quefto  mio  volume. 

4.  Non  ne  feufando  me,  rìiballb  gli  occhi, 
Scrivendo ,  acciocché  quella  ufanza  muoia 
In  que' ,  che  'n  feguitarla  fono  feiocchi . 

5.  Configlio  ognun  ,  che  tenga  per  fua  gioia 
Quella  fcrittura ,  imprendendo  da  efla  , 
Lafciando  i  vizj ,  che  mi  fono  a  noia  • 

6.  A  noia  m'  è  quando  Ci  dice  Mefla 

Chi  pompeggiando,  e  non  con  umil  core 
Oltramifura  al  Prete  fi  rapprefla. 

7.  A  noia  m*  è  quando  s'  alza  (c)  il  Signore 
Non  s' inginocchia,  e  non  fi  tra'  il  cappuccio, 
Facendo  riverenza  al  Salvatore. 

S  2  8.  A  noia 


„,/<5  CAPITOLO 

8.  A  noia  m?  è  tanto,  eh/  i'  me  ne  cruccio, 
Chi  (la  con  donna  in  Chiefa  a  mercatare., 
Che  romper  fi  vorrie  di  buccio  in  buccio. 

o.  A  noia  m'  è  chi  in  Chiefa  al  predicare 
Va  per  udir  la  parola  di  Dio, 
E  pofeia  dorme,  quando  de' vegliare. 

io.  A  noia  tri  è  chi  per  monrìan  difio 
Ne' facri  luoghi  le  donne  vagheggia 
Pognan,  che  in  ogni  luogo  è  arco  rio. 

il.  A  noia  mrè  chi  col  Prece  (d)  motteggia, 
Quando  è  in  ateo  di  confezione  . 
Non  par,  eh/  e*  penti,  chz  Dio  fé  n'avveggia» 

12.  A  noia  m' è  quando  (lo  in  orazione 
Chi  mormorando  dinanzi,  o  dallato, 
Mutar  mi  fa  la  buona  oppenione. 

13.  A  noia  m-è  quando  egli  è  domandato 
Del  beri  per  Dio  a  que'i  che  fono  agiaci, 
Che '1  pò  ver  Ila  dal  più  ricco  (cacciato. 

14.  A  noia  m'  è  ,  che  ne'  luoghi  (aeraci 
Si  comperi  candele  più  per  rifa , 
Ch' a  riverenzia  de' Santi  beaci. 

i$,  A  noia  molto  m' è  fopr'ogni  guifa 
Chi  tratta  in  Chiefa  cola  temporale, 
Dovendo  a  Dio  tener  la  mente  fifa  . 

i(5.  A  noia  m'  è  chi  è  tanto  beftiale  , 
Che  va  ghignando  accompagnando']  morto, 
Com'è' non  fi  (ènti  (Te  effer  mortale. 

17.  A  noia  m'  è  chi  di  ragione,  o  torto 
Becca  quiftion  ,  eh'  a  lui  non  s'appartenga, 
Cerne  di  molti  già  mi  fono  accorto . 

18.  A  noia 


MORALE. 

18.  A  noia  m'è  1"  ufanza  ,  ch'oggi  k 
CIì' un  gentiluomo,  ovver  pien  di  vii. 
Se  mal  vel-ito  va,  ognun  Jo  idegna . 

ip.  A  noia  nVè  che  fi  renda  fallite 

A  un  mercenaio  ,  eh' è  bene  addobbato, 
Che  peggio  elle  mi  paion,  che  perdute. 

20.  A  noia  m' è  vedere  feoftumato 
Riprendere  altrui  dei  fallo,  eh' elli 
N'è  più  ,  (e)  che  quel  cotale  inviluppato. 

21.  A  noia  m' e  veder,  quand' un  novelli, 
Per  voler  dare  (f)  a' compagni  diletto, 
Ch'altri  daccanto  mormori,  o  favelli. 

22.  A  noia  m'  è  ciafeun  ,  che  rompe  il  detto 
D'alcuno,  e  fia  chi  vuol,  quando  ragiona > 
Perocch' al  mio  parere  è  gran  difetto  « 

23.  A  noia  m'è  cìaìcheduna  perfona, 
Che  inver  1'  amico  (g)  per  piccola  offefa 
Ingroffa  si,  che  1:  amiftà  abbandona. 

24.  A  noia  nV  è  ciafeun ,  che  fa  contefa 
D'alcuna  cofa,  che   ila  da  niente, 
Che  già  fé  n'  è  dimolta  briga  accefa  - 

25.  A  noia   m'  e  eia  fermo  fimilrnente  > 
Che  fuor  d'ogni  mifura  parla  tanto, 

Ch' e' fa  inmalinconir  chi  v'è  preferite  .(k) 
20.  A  noia  m'  è  ciafeun ,  che  lì  dà  vanto 
D'aver  fan*  egli  quel,  eh'  un  altro  ha  fatto, 
Che  faria  W  ben,  che  gii  tornaìTe  in  pianto. 
27.  A  noia  m'  è  ,  chi  e  tanto  fòlle  ,  (k)o  matto, 
Che  per  elTer  tenuto  più  gagliardo, 
Incontro  a  Dio  iparla  ad  ogni  tratto. 
S  3  28.  A  noia 


CAPITOLO 

ó.  A  noia  m'è  ciafcuno.O)  eh*  è  bugiardo, 
Pognan,  eh*  n' è  vendetta  quando  giura, 
Che  chi'i  conofee  gli  crede  più  cardo. 

jp.    A   noia  m'è  ciafeun  ,  eh*  oltrarni  fura  (m) 
Vefl'co  va  più,  che  non  ha  il  podere, 
E  vece  il  padre  ignudo,  e  non  n'ha  cura. 

30.  A  noia  m'è  qualunque  fta  a  vedere 
O  ad  afeolear  chi  vuol  parlar  di  checo,(n) 
Volendo  udir  conerà  l'altrui  volere. 

ji.-A  noia  m'è  chi  in  abito  difereto 
Parole  afcolta ,  e  ppfcia  le  ridice, 
Quando  fon  porte  per  amor  fecreto. 

52.  A  noia  m'è  chi  in  iftato  felice 
Difcaccia  tal,  che  di  virtù  l'avanza, 
Chi  ne  cercaflè  bene  ogni  radice. 

33.  A  noia  m'e  chi  ha  tanta  burbanza> 
Che  quando  è  falutato  non  rifponde  , 
Onde  fi  turba  chi  muove  la  danza . 

34.  A  noia  m'  è  chi  che  ne  (°)  aveflè  donde 
Va  pigolando,  perch' altri  s'arrechi, 

E  rollo (p)  a  tal,  che  più  di  lui  confonde. 

35.  A  noia  m'è  chi  è  di  tecomechi, 
Ch'a  te  di  me,  a  me  di  te  mal  porge; 
Onde  convien  ,  che  1'  uno  ,  o  T  altro  acciechi . 

36.  A  noia  m'è  chi  alcuna  donna  feorge, 
E  valla  motteggiando  per  la   via 

Sì,  che  fa  mal  penfar  chi  fé  ne  accorge. 

37.  A  noia  m'  e  chi  ode  villania 

Dir  d'alcuna   perfona  ,  e  poi  riporta 
Cotanto,  e  più,  ieminando  refia. 

38.  A  noia 


MORALE. 

38.  A  noia  m'è  chi  d'una  cofa  torta, 
Per  bui  piacere  a  chi  T  ha  fatta,  fregia, (4) 
E  nel  feguir  tal  opera  conforca  . 

39.  A  noia  m'  è  chi  dinanzi  mi  pregia 
Di  tal  virtù ,  che  niente  mi  tocca  , 

E  poi  con  altri  di  drieto  mi  fpregia . 

40.  A  noia  m'  è  il  parlar  di  mezza  bocca, 
Una  mi  moftra  nelle  fuo  parole, 
Un'altra  ad  operar  nel  core  accocca. (0 

41.  A  noia  tri  è  tanto,  che  me  ne  duole, 
Chi  è  invitato  alla  taverna  a  bere, 

Se  più  con  fèco  poi  menar  ne  vuote. 

42.  A  noia  nV  è  chi  drieto  vuol  tenere 

k      A  un ,  che  vada  a  bere,  od  a  mangiare 
Sanza  invitata,  fol  di  fuo  volere» 

43.  A  noia  m' è  chi  a  cena ,  o  a  desinare 
Sanza  lavar  le  mani  vada  a  menfa, 

O  di  fuor  mangi  alcun  fanza  lavare. 

44.  A  noia  m'è  per  fona  sì  milenfa ,  (0 
Che  non  Ci  fotb;  bocca  colla  mano 
Volendo  ber  ,  ma  pure  al  mangiar  penfa 

45.  A  noia  m'è  per  coftume  villano, 
Che'l  morfìcchiato  boccon  colle  dita 
Nella  fcodella  torni  a  mano ,  a  mano  • 

46.  A  noia  m'è  perfona  di  bandita, 

Che  giugnendo  W  alla  menfa  non  fallita, 
E  fé  v'  è  chi  rifponde,  non  lo  invita. 

47.  A  noia  m'è  chi  a  ravofa  fi  fputa 

Di  quel ,  che  mangia  ,  e  dice ,  che  gli  fpiaccia 
Se  la  perfona  è  udita,  od  è  veduta. 

S  4  48.  A  noia 


ITOLO 

*i  èchi  mangiando  fi  fchiaecia(u) 
aiuole,  o  noci  a  tavola  co' denti, 
?erocch' è  rifchio  ,  e  fa  turbar  Ja  faccia. 
A.  noia  rrT  è  ,  benché  a  moki  contenti  , 
Chi  (uccia  T  olio,  e  più  volte  il  ripicchia  (*) 
la  lui  taglier  ,  do/  ha  moki   prefenti . 
50,  A  noia  m' è  chi  le  gambe  incrocicchia, 
Sbando  a   menfa,  o  tanto  le  diflende, 
Che  lì  fuoi  piò  con  gli  altrui  ammonticchia. 
5  j.  A  noia  m' è  quando  il  boccon  fi  prende 
Chi  colla  bocca  va  in  fulla  fcodella , 
E  chi  il  carica  si ,  che  mezzo  fcende  ♦ 

52.  A  noia  m*  è  chi  mangiando  favella, 
E  chi  racconta  cofa ,  che  rincrefca 
Sopra  al  mangiar,  cioè  brutta  novella, 

53.  A  noia  m* è,  quando  per  più  fi  pefca 
In  ifcodella  ,  od  in  altro  d*  attorno 

Che  con  cucchiaio  vi  fi  mangi  in  trefca . 

54.  A  noia  m  è  tanto  ,  che  me  ne  fcorno, 
Chi  innanzi  a  foreftier  la  fua  famiglia 
Batte,  o  minaccia  di  notte,  o  di  giorno* 

55.  A  noia  m' è  chi  col  fervo  bisbiglia 
Stando  a  menfa  ;  che  s'io  ben  comprendo, 
Provede  mal  chi  da   fezzo  configlia. 

56»  A  noia  m*  è  chi  favella  fervendo  , 
Se  non  lo  induce  licita  cagione , 
E  tè  rifponde  quand' 10  lo  riprendo  .(y) 

57.  A  noia  m'  è  chi  foffia  nel  boccone, 
Avendo  1*  agio  di  poteri  freddare , 
Perocché  mi  pare  ateo  di  ghiottone  - 

58.  A  noia 


M     OR     A     L     E  . 

5$.  A  noia  m' è  chi  non  cura  pattare 
Dallato  del  compagno  in  fui  tagliere , 
Quando  vede  il  boccon ,  che  buon  gli  pare. 

59.  A  noia  rn' è  quel,  che  fanza  mefliere 
S'appoggia  a  menfa,  e  coli*  un  braccio  ftrigne, 
Coli' altro  mangia  come  paltoniere. 

6ot   A  noia  nV  è  chi  mangiando  fi  fcigne  , 
E  più,  che  non  richiede  l'appetito, 
Vivanda  in  corpo  oltramifura  pigne . 

61.  A  noia  m'è  chi  è  così  mal  notrito, 
Ch'ha  ufanza  a  menfa  di  berfi  la  broda, 
Siccome  porco  del  porcile  ufcito  • 

61.  A  noia  m'è  (chi  vuole  udir,  fel  oda) 
Chi  mangia  agrume ,  e  poi  tra  le  perfone 
Sanza  riguardo  a  ragionare  approda. 

6*3.  A  noia  m' è  chi  in  fulla  menfa  pone 
La  tovaglia  a  rovefcio  ,  e  più  di  dove 
Ella  fi  mena,  e  ferve  di  baftone. 

64.  A  noia  m'è  chi  di  menfa  fi  muove 
Prima  che  gli  altri ,  fé  bifogno  grande 
Non  lo  flringeiTe  pur  d' eflere  altrove. 

6$.  A  noia  m'  è  chi 'n  tal  rifo  fi  fpande, 
Specialmente  ne*  conviti  dico, 
Che  gente  a  menfa  afpetti  le  vivande. 

66.  A  noia  m'  è  chi  mangia  collo  amico, 
E'n  cafa  fua  follicita  la  moglie 

Di  bere,  e  di  mangiar  valer  d'un  fico. 

67.  A  noia  m'è  chi  fubito  non  toglie 

Di  mano  il  vino  a  colui,  che  gliel  mefce, 

To' tu,  dicendo,  e  l'altro  non  ne  fcioglie. 

Tom.  VI.  S  5         68.  A  noia 


,*  CAPITOLO 

58.  A  ncla  m'è  tanto ,  che  mi  rincre/ce, 
Il  dir  :  Va'  innanzi ,  onde  ognun  fta  'ntento  , 
Sicché  alcun  non  entra,  e  alcun  non  elee. 

5p.  A  noia  m'è  chi  va  per  via  a  lìento, 
Reftando  con  coflui ,  e  con  colui , 
E  de)  compagno  non  ha  penfamento. 

70.  A  noia  m'è  chi  vada  con  altrui, 
E  partito*  da  iui  fanza  commiato, 
Come  iri  tal  modo  già  lafciat'  io  fui . 

71.  A  noia  m'è  molto  chi  c,ie  afpettaro, 
E  del  compagno  non  cura,  che  ipaiima* 
Facendo  óq\   nienre   lungo  piato. 

72.  A  noia  m'è  chi   l'altrui  cofe  biaflma, 
E'n  prefenza  d'altrui  lodi  le  fue , 

Che  fon  men  degne, che  quelle,  per  cui  afima, 

73.  A  noia  m'è  chi  mentre  i  riderne  due 
Iftanno  ragionando  alla  celata  , 

E"  cura  men  àt\  terzo,  che  d'un  bue. 

74.  A  noia  m'è,  che  MelTèr  di  brigata 
Faccia  condannagion  troppe  villane, 
S' alcun  fi  cruccia,  la  feda  è  turbata. 

75.  A  noia  m'è  chi  col  cokel  da  pane  (z) 
Bruttura  taglia  celato,  o  palefe , 

Poi  T  ufa  a  menfa  da  fera  ,  o  da  mane . 

76.  A  noia  m'è  chi  fi  mofira  cortefe, 
E  poi  lafcia  pagare  a  quel  cotale, 
Perchè  fi  chiama  invitata  Pratefe . 

77.  A   noia  m'è,   fé  uorn,  che  poco  vale 
Invira  alcuno,  e  quel  corale  accetta, 
Ed  e' Jo  fvita  ,  onde  gliene  par  male. 

78.  A  noia 


MORALE. 

78.  A  noia  m*  è  ancor  chi  tra' compagni 
Si  me  (ce  vin  fopra  vin   nel  bicchiere  , 
Se   noi  dimanda,  acciocch'  e'  non  fi  lagf-: 

79.  A   noia  m'è  chi   troppo  è  maniere 
Allo  fcherzar  di   mano,    vota,  o  piena  , 
Che  tuttavia  non  è  l'uom  d'un  volere. 

80.  A   noia  m'  è  ,  le  cortefia   di  vena 
Ricevi  alcuna,  e  poi  di  chi  l'ha  fatta 
(t) 

Si.  A  noia  m*  è  pedona  tanto  matta, 
Che  quando  alcuna  lettera  Ci  feri  ve, 
Ovver  fi  legge,  guarda  di  che  tratta. 

82.  A  noia   m' e  chi  in  quefio  mondo  vive 
In   atti  fconci  (a)  con  (uà  volontarie, 
Che  iòno  ufanze  mifere,  e  cattive. 

83.  A   noia  m'  è,  ch'andando  per  citiade 
S'  appoggi  1'  uno  all'  altro  ,  ovver  che  pren( 
L'arme  al  compagno,  s'egli  ha  nimiflad< 

84.  A   noia  m' è  chi  tra  gente,  (è 'ntenda  , 
Che  fia  tra  loro  alcun  trafilatore, 

S'  un  altro  il  caccia  ,  donde  1'  altro  offenda 

85.  A  noia  m'è  qualunque  dicitore 
Che   dica  prima  a  celia  manifefto  , 
E  chi  nel  priega  gli  fa  poco  onore. 

8o\  A  noia  m'  è  chi  fi  profTera  predo, 
Moiìrando  difider,  che  il  cafo  naichi, 
Poi   Ci   nafconda  ,  quand'egli  è  richiedo. 

87.   A  noia  m'è,  che   femmine  con   maichi 
Scherzin   fott' ombre  d'alcun  parentado, 
Perchè  s'appiccan  tra  lor  di  ma'fiafchi. 
S  6  88.  A  noia 


Stf.  A  noia  m'  è  ,  e  io  ,  che  a  pochi  è  a  grado , 
Chi  vuol  eh*  a*  motti  fuoi  fia  dato  fede, 
Ed  e*  gli  altrui  vuole  afcoltar  di  rado. 

89.  A  noia  m'è  chi  a  cavallo,  o  a  piede 
Non  afpetta  il  compagno,  quand'è  laffo, 
Od  ha  difetto  tal,  che  non  richiede. 

90.  A  noia  m'è  chi  va  per  via ,  o  per  chiatto 
Ridando  con  altrui  dov'è  tenuco , 

E  agli  altri   viandanti  tiene  il  paffo. 

91.  A  noia  m'è,  perchè  contra  dovuto, 
Quando  la  moglie  per  la  cafa  acquifta  , 
Ed  e' fé  ne  fla  in  ozio  ben  pafeiuto  Ab) 

92.  A  noia  m'è  per  coflumanza  trilla, 
Chi  mette  mano  in  borfa  ,  fofferendo, 
Ch'  un  altro  paghi,  ed  e' vuol  far  la  villa. 

93.  A  noia  m' è ,  e  però  ne  riprendo, 
Che  quand'uno  ha  paffato  i  quaranrorto, 
Vada  per  via  cantando,  ovver  ridendo. 

94.  A  noia  m'  è  ,  che  foie'  ombra  di  motto 
Si  metean   parole  ,  che  dan,  matera 

All' uditor  di  cruccio,  o  di  rimbrotto. 
$5.  A  noia  m'è,  per  ifeoncia  maniera, 
Chi  alla  cella  i  bicchieri  avviluppa  , 
E  non  ne  acqueta  a  bifognofa  fchiera. 

96,  A  noia  m'è  chi  nel  bicchier  fa  zuppa, 
E  chi  il  di  del  digiun  mangia  palefe 

Più  volte,  come '1  citcol,  che  fi  fpuppa. 

97.  A  noia  m'è  chi  fi  mollra  cortefe, 
E  fa  convito  con  sì  fatto  rifo  , 

Ched  e' fi  perde  gli  amici,  e  le  fpefe. 

98.  A  noia 


MORALE. 

98.  A  noia  m' è ,  chi  come  matto  aflifo 
Moflra  allegrezza,  ov' altri  ila  pisgnendo, 
Dov'è  lecizia,  fta  turbato  in  vifo. 

9p.  A  noia  m' è  chi  gambetta  fedendo, 
E  negli  altrui  difetti  fi  rimpaffa, 
Ch/ e' moftra  beftia  parlando,  o  tacendo • 

100.  A  noia  m' è  chi  foriera ,  che  ftaffa 
Gli  fia  da  molti  fuoi  maggior  tenuta  , 
Che  fpeìTe  volte  uccellando  s'arraffa. 

101.  A  noia  m' è  chi  quefte  cofe  muta, 
Ovver  le  crefee  fanza  Antonio  Pucci: 

Al  vo/ho  onor  quefta  parte  è  compiuta, 
Non  lo  mutar,  fé  non  vuoi  me  ne  crucci. 

Àmen  ,  Finis .  Deo  grati as . 


NOTE,  E  CORREZIONI  DEL  MS.  RICCARDI^  NO. 

Tit.  (f)  Neil'  ottimo  Codice  Riccardiano  non  è  alcun  titolo  ; 
ma  in  quello  proprio  del  Sig.  Marchefe  Suddecano  li  leg* 
gè  :  Qjiefte  fi  chiamano  Annoie  . 
1  (a)   MS.  Jpari  •      3  -  (b)  Ivi  ,  Che  fieno  ferini  . 
7.  (e)  MS.  fi  leva  ♦  Al.  chi  vedendo  .  1 1.  (d)  MS.  col  Frate  . 
20.  (e)  MS.  Chy  e  più  .  21.  (f  )  Ivi ,  Alcun  per  dare 
23.  (g)  MS.  Al fiio  compagno  .    25.  (h)  Ivi ,  ripete,  Che  già 

fé  «'  e  dimolta  briga  acce  fa  .    26.  (i)  MS.  gli  fare'  ben . 
17.  (k)  MS  lafcia  .folle  ,0.28  (1)  Ivi »,  Chi  è  . 
20.  (m)  MS*  fuor  di  mi  fura  .  30.  (n)  Ivi,  parole  di  cheto, 
34.  (o)  MS.  Chi  non  ne  .  (p)  E  torce  .  3  8.  (q)  Ivi ,  pregia  . 
40.  (r)  MS.  gli  tocca  .    44.  (s)  Iv.  mi  de  an fa  . 
46.  (t)  MS.  Quando  ghigne  .     48.  (u)  Iv.  chi  fchì accia  . 
49.  (x)  MS.  ripiglia  .  56  (y)  Iv.  E  fi  al  chiamar  non  rifiondo, 
75.  (z)  MS.  affetto-patte  .     80.  (f)  Qui  manca  il  MS. 
82.  (a)   MS.  Rice,  lignifica  mandar  fuori  il  vento  dello  fro- 

maco  per  più.  parti .  *** 

91.  [b)  MS.  <JU4  alerà  cofa  dice  poco  onefta  . 


.  T  T  I    DIVERSI. 

I. 

Contro  la  fcoft amata  ingord'gia . 

l  ^Olto  mi  fpiace ,  e  credo ,  che  difpiaccia  , 
VX  Quando  fon  molti  a  fciolvere  ,  o  merenda, 
Ch'alcun  da  canto  di  lor  cofe  prenda, 
E  l'altro,  all'altro  feguiti  la  traccia, 
v' è  lì  cofa  ,  ched  a  loro  piaccia, 
Vada  chi  vuol  là ,  dove  fé  ne  venda  , 
Non  penfi  pagar  l'Olle,  e  far  la  menda 
Del  fallo  fuo,  dicendo:  Pro  vi  faccia, 
i*  e' rifiutar  dovrebbe  lo 'nvitato  , 
Non  che  fenza  invitar  torre  a  mafcella  00 
Quel,  che  non  v'  è  per  lui  apparecchiato, 
a  pur  fé  alcun   per  diletto  morfeila  , 
E*  non  s  afpetti  rì' efler  condannato 
Nel  mezzo  quarto,  o  nella  metadella  ; 
Che  chiaro  come  ileila  , 
Cattivo  coflume  egli  è  in  ogni  parte, 
Che  trifto  faccia  Iddio,  chi  fa  cai' arte. 

IL 
» 

MS.  a  T  afcella  ;  cioè ,  alP  afcella  .   Ma  per  miglio* 
fenfo  fcoi  leggiamo  mafcella . 


D 


SONETTI     DIVERSI. 

IL 

Contro  i  falfi  amici . 

Eh  quanto  è  d'aver  caro  un  buon  compagno, 
Mafììmamente  quand'egli  è  perfetto, 
Ufando  infieme ,  e  dandoti  diletto , 
Faccendo  maflerizia  del  guadagno; 


E  fovvenir  T  un  l'altro  come  magno, 
Ed  iicufarlo  d'  ogni  fuo  difetto  ; 
Pognam ,  che  di  vertù  e' foffe  netto, 
Lodalo  più  ,  eh/  uno  fparvier  grifagno  • 

Mad  e' fi  tiene  oggidì  un  altro  flile  : 
Ciafcuno  adaftia  quegli,  con  cui  ufa , 
Faccendo  drieto  a  fé  tenerlo  vile  ; 

E  tortamente  fua  ignoranza  accufa, 
Ad  infamarlo  già  non  è  umile  , 
Se  far  potette  fua  mente  confufa. 

E*  fempre  mi  ricufa  (a) 
Tener  la  bocca  per  volerlo  offendere , 
E  fé  potette  lo  vorrebbe  vendere. 

III. 

(a)  MS.  par  che  ripeta ,  my  accufa . 


TI    DIVERSI. 

IIL 

Antonio  da  Ferrara ,  che 
java  da  Fiorenza* 

itnonio,  i'fo,  che  di  Fiorenza, 
o  avete  il  fico  colle  mura  , 
;'l  Fiume  bello  olcramifura , 
Palagi ,  e  lor  fofficienza  , 

/  con  bella  apparifcenza  , 
3  popol  fanza  F  armadura  x 
i  Donne  »  nella  cui  figura 
e  guardafleOO  con  più  diligenza* 

(b)  ancor  la  fefta  principale  , 
defte  andare  a  prociffione , 
jmporal  collo  fpirituale  t 

/le  in  lei  giuftizia»  con  ragione, 

moka  fcienza  ,  e  fenno  naturale. 

.  mio  parere,  ed  a  mia 'menzione 

Voi  fiete  di  magione 
Fatto  adunque  vicino  (c)  di  cortei  i 
Piacciavi  fernet  ciò»  eh' è  par  di  lei. 

IV. 
£3}  MS.  gucttdap ..    (b)  MS.  Vedefti .  Così  appretto  * 
(e)  Vicim  manca  nel  MS* 


SONETTI     DIVERSI» 

IV. 

A  uno ,    che   gli  avea  venduto  una  gallina  pt 
pò  Ila  fi  r  a ,  e  non  la  potè  mai  cuocere  ,  e  che  la  fé 
porre  al  f no  co  ben  quattro  vulte. 


A 


Ndrea  ,  tu  mi  venderti  per  pollaftra 
Sabato   fera  una  vecchia  gaiiina, 
Ch'era  degli  anni  più  d'una  trentina 
Stata  dell'altre  coniatrice,  e  mafira, 


E*  non  fu  mai  sì  affamato  il  Galaflra, 
Ch' egli  mangiato  avefle  tal  cucina, 
Perocch' ella  paria  carne  canina, 
E  queir  omore  in  fé ,  che  ha  una  Jaftra  « 

Volevafi  mandare  alla  fornace  , 
E  tanto  far  bollire  ogni  frazione, 
Che  ammorbidale  fua  carne  tenace* 

Ma  primamente  il  tegolo,  e'1  mattone* 
O  calcina  faria  fiata  verace, 
Che  quella  molla  aveiTe  condizione , 

Mangiane  alcun  boccone 
Per  fame,  e  mili  a  repentaglio  i  denti, 
Però  fa' tu,  che  d'altro  mi  contenti. 


V. 


^TTI    DIVERSI. 


Contro  gF  ingrati  al  Poeta. 

cih  fammi  una  Canzon ,  fammi  un  Sonetto* 
f  Mi  dice  alcun  colla  memoria  fcema, 
E  pare  a  lui,  che  dandomi  la  tema, 
I'ne  debbi  acquiftare  un  gran  diietto". 

[a  e'  non  fa  ben  bene  il  mio  difetto , 
E  quanto  il  mio  dormir  per  lui  fi  ftrema: 
Innanzi ,  che  le  rime  del  cor  prema , 
Do  cento,  e  cento  volte  per  lo  letto» 

fcrivolo  tre  volte  alle  mie  fpefe  , 
Perocché  prima  corregger  lo  voglio. 
Che  farlo  fuor  fra  la  gente  palefe. 

fa  folo  d'una  cofa  t' sì  mi  doglio, 
Ch'i' non  ne  trovy' mai  un  sì  cortefe, 
Che  fol  dice !&:  Te  '1  danar  del  foglio* 

Alcuna  volta  foglio 
Eflere  a  bere  un  quartuccio  menato, 
E  pare  ancora  a  lor  foprappagato  • 


VI. 


SONETTI     DIVERSI. 

VI. 

A  un  Barbiere ,  il  quale  governandolo 
lo  'macco  [otto  il  memo . 

AMico  mio  Barbier,  quando  tu  meni 
Al  vifo  altrui  così  grave  il  rafoio, 
Farefti  me'  filare  a  filatoio, 
Che  rader  per  fegare  alcrui  le  veni. 

Che  quando  tu  mi  radi^tanto  peni, 
Che  di  maninconia  tra  man  ti   muoio, 
E  par,  che  ru  mi  metta  al  tiratoio, 
Tanto  piegar  mi  fai  drieto  le  reni. 

Quando  radi  però,  non  effer  lento, 
E  per  non  intaccar  la  man  provvedi. 
Come  facefli  a  me  di  fotto  il  mento. 

Deh  come  tu  fé'  fciocco  ,  fé  tu  credi , 
Che  a  radermi  da  te  più  fia  contento 
Se  avelli  ben  la  barba  infino  a'  piedi  • 

E  ver,  come  tu  vedi; 
Che'nfino  a  qui  guadagno  alcun  t'ho  dato 
Sonne  pentuto;  ond' io  non  ho  peccato. 

VIL 


sr 


contro  le  Femmine . 

SOnetto  mio  ,  di  femmina  pavento ,  (*) 
Perocch' egli  éne  in  femmina  ogn'  inganno 
Femmina  penfa  male  tutto  V  anno  , 
Femmina  è  d'ogni  bene  ftruggimento. 

Femmina  è  fempre  d'ogni  mal  convento, 
Femmina  è  dell'  uom  vergogna,  e  danno, 
Femmina  di  natura  è  proprio  affanno, 
Femmina  è  d'  ogni  mal  cominciamento . 

Femmina  a  peccare  Adamo  indufle , 
Femmina  a'  Fiefolan  fé  perder  pruova , 
Femmina  fu,  per  cui  Troia  fi  ftruiTe. 

Femmina  per  mal  far  fempre  rinnuova, 
Femmina  diavol  ben  credo,  che  fu(Te? 
Sol  una  fu,  in  cui  bene  fi  trova. 

Non  afpettar ,  che  piova 
Grazia  dalla  tua  donna,  e  fanne  callo, 
Perchè  con  femmina  non  è  buon  Hallo. 

AP. 

(a)  MS*  paventa  . 


A    P    P    E    N    D    1    C 

CAPITOLO   ATTRIBUITO    ALL'  AUTC 
SOPRA   I   MALI   DELLA   VECCHIAIA. 

i.T  TEcchiezza  viene  all'  uom,quand'ella  viena 
V    Con  ogni  male ,  con  ogni  difetto , 

E  la  forza,  e'1  diletto 
Ogni  dì  T  un  più,  che  l'altro  gli  toglie* 

2.  E$  ognor  gli  crefeon  nuove  doglie, 
E  della  fchìena  gli  fa  fare  un  arco  , 

Non  ila  fanza  rammarco, 
Ed  ogni  vembro  ha  fua  virtù  perduta* 

3.  E  fagli  il  capo,  e  la  barba  canuta, 

Gli  occhi  fa  brutti  >  e  raccorcia  il  vedere, 

E  come  dei  fapere 
Di  mezza  ftate  fa  gocciare  il  nafo, 

4.  E  mancar  la  memoria  in  ogni  caio, 

E  fa  la  carne  afeiutta,  crefpa,  e  vizza, 

Tdlor  piena  di  ftizza, 
E  'nfracidare  ,  e  perder  gli  fa  i  denti  ; 

5.  De' quali  ha  tutto  dì  nuovi  tormenti, 
U  abito  guada  ,  e  la  bocca  icombava 

Sì ,  che  '1  mento  ne  lava , 
E  non  favella,  come  fuol ,  ma  gracchia} 

6.  E  quando  parla  ,  altrui ,  e  fé  fputacchia , 
E  '1  capo  fa  menar  per  parlaflia , 

La  forza ,  e  la  balia 
Convien,  che  dalle  braccia  s'allontani; 

7.  E 


+  APPENDICE. 

.  E  fpefle  voice  fa  trinar  le  mani  , 
E  lérra  il  petco  si ,  eh'  e'  non  può  dire 

Sua  voglia ,  e  col  tollìre 
•  S'aiuta  con  fatica,  e  con  ambascia. 
».  Poco  di  notte  ripolar  lo  lafcia . 
Non  può  dormire,  e  del  giacer  fi  pente, 

E  tal  fiata  fente 
Del  fianco,  del  madrone  »  e  delle  gotte. 
).  Perde  il  mangiar  ,  ma  berebbe  una  botte» 
Non  puote  adoperar  piacer,  né  affetto  ,(a) 

La  moglie  Y  ha  *n  difpetto, 
E  cefa,  che  gli  piaccia  non  vuol  fare. 
io.  Se  s9  inginocchia  ,  non  Ci  può  levare , 
Perchè  le  gambe  non  gh  dicon  vero, 
Né  muca  di  leggiero 

I  piò  ,  perocché  'n  pochi  palli  fianca  . 
ir.  Dal  capo  al  pie  ogni  virtù  gii  manca, 

II  granchio,  e'1  capogirlo  fente  ipeiìò, 

E  crucciai  con  efio, 
E  ci  leggier  co' luoi  arrabbia,  e  grida* 
il.  Ed  avaro  diventa  più,  che  Mida, 
Ed  in  tutti  i  fuoi  fatti  feoftumato, 

E  del  tempo  pafiaro 
Là  ,  dove  fieno  i  giovani  fi  vanta , 
13.  E  con  bugie  di  più  cofe  millanta, 
Ed  ha  per  mal  quando  non  gli  è  creduto, 

Verìefi  rincrefciuto 
Agli  amici ,  a?  parenti ,  ed  a'  figliuoli . 
jt<j.  Qaefti  fon  gli  fmifarati  duoli: 

Veder,  che  quegli,  ch'egli  ha  generati, 

13.  E  con 
(a)  MS,  altro  dicea  meno  onefto. 


APPENDICE* 

Crefciuti  ,  ed  allevati , 
Perchè  fia  vecchio  >  fei  recano  a  m. 

15.  E  cialcheriun  difidera -,  eh' e' muoia, 
E  vede/i  uccellato,  ed  Schernito, 

Chiamato  rimbambito , 
Ned  ha  ,  come  folea,  la  mente  falda. 

16.  In  letto  quafi  mai  non  fi  rifcalda, 
Vorrebbe  addolTo  fette  copertoi, 

Sei  cappelline  %  e  poi 

I  matton  caldi  fi  fa  porre  a'  pie . 

17.  Triema,  dicendo  fempre  :  Omè,  omè; 
E  vuol  predo  V  orciuol  per  orinare  , 

E  volendo  altro  fare, 
Non  lo  foccorrc  figliuol ,  né  figliuola. 

18.  Alcuna  volta  guafta  le  lenzuola 

Sì ,  che  ne  pare  a  lui ,  ed  altrui  male, 

E  vuole  al  capezzale 
Per  ifputare  una  pezza  prefente. 
10.  E  perchè  e'  non  ave  in  bocca  dente  , 

II  pan  bollito  vuol  fera  ,  e  mattina , 

Non  gli  vai  medicina, 
E  eh'  ognun  faccia  di  lui  beffe  crede. 

20.  E  fé  non  ha  di  botto  ciò,  che  chiede, 
Ed  e'  fi  turba  ,  e  dice  in  boce  forte  : 

Iddio  dammi  la  morte , 
Anzi  che  vita  con  cotanti  guai . 

21.  Omè!  che  mentrechè  io  guadagnai* 
E  feci  quello,  ch'or  non  poflò  fare, 

Mi  vedea  vezzeggiare , 
Ed  or  s'i' chiamo,  non  è  chi  rifponda, 

22.    V  Ì- 


y$  APPENDICE. 

.2.  L'ira,  e  la  rema  ad  un'ora  gli  abbonda, 
S'  e~  chiana,  foctoboce  gli  è  rifpo-fto: 

Diavol  portane!  tofto , 
Non  ci  verrà  mai  men  quella  fatica  • 
'3*  Qucfte  cofb  vid'  io  a  gente  antica  , 
E  dimolce  aitre  ;  onde  quando  mi  fpecchio, 

E  veggiomi  efler  vecchio, 
Di  tutte  quante  forte  me  ne  tremo , 

4.  Perch'io  mi  veggio  apprettare  alio  ftremo> 
Ch'i' ho  degli  anni  già  fettantafei , 

E  più,  ch'io  non  vorrei, 
Di  quefte  pene  mi  fento  davante-, 

5.  E  dovendo  portarle  tutte  quante, 
La  morte  chiederei  a  Dio  di  g  azia  ; 

Ch'  io  fo ,  come  fi  ftrazia 
L*uom,  quando  ha  perduto  ogni  poffànza. 
Ó\  Mad  in  tre  cofe  ho  ferma  la  Speranza; 
L'  una ,  cho  penfo  aver  grazia  da  Dio  ; 

L'altra,  che  '1  padre  mio 
Da  me   non  fu  abbandonato  mai; 
7.  L'ultima  è,  ch'i'  mi  contento  affai 
Della  mia  donna,  e  dell'altra  famiglia» 

Che  farie  maraviglia, 
Poich'  e'  fon  buon  ,  s'è'  mi  face  (fon  male. 
.  Ricorro  adunque  al  Re  celefuale, 
Principio  d'ogni  grazia,  e  d'ogni  bene, 

Che  di  sì  fatte  pene 
Mi  dia  quante  a  lui  piace  in  quefta  vita, 
la  diami  Paradifo  alla  finita. 

FINE, 

.651- 


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